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Il processo riparativo

Il processo riparativo può essere modulato in relazione alla gravità/estensione del danno. Ad un agente lesivo di blanda intensità che provoca solo una limitata risposta infiammatoria/essudativa (come nel caso di ustioni di primo grado) seguirà il fenomeno della risoluzione, consistente nel riassorbimento dell'essudato da parte del circolo linfatico e nel ripristino delle condizioni emodinamiche precedenti il danno.

Diversamente, un agente eziologico particolarmente aggressivo e/o persistente può provocare una perdita netta di tessuto biologico mediante danno diretto o in seguito a fenomeni necrotici conseguenti al protrarsi del processo infiammatorio. In questo caso verranno innescati i meccanismi responsabili del processo di guarigione.

Rigenerazione e reintegrazione connettivale

Due distinti fenomeni partecipano al processo di guarigione: la rigenerazione e la reintegrazione connettivale. La prima indica il ripristino delle cellule funzionali del tessuto danneggiato grazie alla loro proliferazione mentre la seconda consiste nella sostituzione delle cellule funzionali danneggiate con tessuto connettivo.

Il grado di recupero funzionale (restitutio ad integrum) del tessuto leso dipende quindi dal rapporto rigenerazione/reintegrazione connettivale che, a sua volta, dipende dall'entità del danno e dal potenziale rigenerativo delle cellule danneggiate. In genere, quasi sempre il processo riparativo si accompagna ad un certo grado di reintegrazione connettivale e perdita di funzionalità (fibrosi).

Da quanto detto si evince che le conseguenze del processo riparativo, oltre che dall'estensione della lesione, dipendono anche dal tipo di tessuto/organo danneggiato e quindi dal tipo di cellule che lo compongono.

La riparazione delle ferite dermo-epidermiche

Durante la riparazione delle ferite dermo-epidermiche si possono distinguere diverse fasi la cui durata dipende dall’estensione della ferita, e quindi dalla quantità di tessuto da riparare, e da una sua eventuale infezione microbica.

La guarigione di una ferita dermo-epidermica non infetta a margini giustapposti avviene per prima intenzione.

  • Entro pochi minuti, il ristretto spazio presente tra i margini della ferita si riempie di sangue coagulato contenente fibrina e fibronectina, che fungono da collante tenendo ravvicinati i margini stessi. La parte più superficiale del coagulo va incontro a disidratazione formando la crosta (escara) che ha lo scopo di prevenire una possibile infezione microbica.
  • Entro poche ore si osserva l’attivazione dei cheratinociti sopravvissuti ai bordi della ferita che migrano e si fanno strada al di sotto dell’escara. Questo è sufficiente nel caso di ferite limitate. Nella maggior parte dei casi però è necessaria anche la proliferazione dei cheratinociti stessi e ciò avviene principalmente a carico delle cellule dello strato basale dell’epidermide.
  • Entro 24-48 ore la rigenerazione epiteliale è completa visto che è stato prodotto un sottile strato cellulare non cheratinizzato. Contemporaneamente il coagulo viene invaso da leucociti che procedono alla digestione del coagulo grazie al rilascio di proteasi ed enzimi litici.
  • A partire dal terzo giorno inizia il processo di neovascolarizzazione, stimolato da diversi fattori angiogenetici, prodotti principalmente dai leucociti infiltranti la ferita, stimolati dall’ipossia che si instaura all’interno del coagulo. Le cellule endoteliali dei capillari ai margini della lesione vengono così stimolate a proliferare e migrare verso il letto della ferita. È questa intensa vascolarizzazione a determinare l’aspetto rosato e granulare della ferita che gli fa guadagnare la definizione di tessuto di granulazione. Già in questa fase si osserva la proliferazione dei fibroblasti e la deposizione di collagene ai margini della ferita.
  • Entro una settimana lo spessore e il grado di cheratinizzazione dello strato epidermico sono aumentati e alla sua base inizia la deposizione di una nuova, ma ancora discontinua, membrana basale. È in questa fase che i fibroblasti raggiungono il loro picco e depositano proteoglicani e fibre collagene di tipo I.
  • A partire dalla seconda settimana, quando ormai l’epidermide e la membrana basale sono completamente maturati, si osserva la regressione della rete vascolare e la progressiva scomparsa dell’infiltrato leucocitario e fibroblastico, per apoptosi.
  • Alla fine del primo mese il tessuto cicatriziale è maturo: la cicatrice cioè è costituita esclusivamente da tessuto connettivo ricoperto dall’epidermide con perdita irrimediabile degli annessi cutanei.

Nei mesi successivi, la cicatrice raggiunge il massimo grado di maturazione e stabilità.

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Scienze biologiche BIO/13 Biologia applicata

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziagranieri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Biologia e genetica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Zavattari Patrizia.
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