Biochimica
Pastorelli Giada Corso di laurea in dietistica
Biochimica
La biochimica è lo studio della chimica della vita e fa da ponte tra la chimica e la biologia
Acqua all’interno della biochimica riveste un’importanza fondamentale in quanto le reazioni biochimiche
avvengono tutte in ambiente acquoso. Nel nostro organismo abbiamo un 50-60% di componente fluida,
costituita in particolare dal sangue e dalla linfa, che va diminuendo con l’età. Per il suo grande rilievo essa è
sempre stata, ed è ancora oggi, oggetto di numerosi studi: nel 1976 L. Stillinger e Rahman riuscirono a simulare il
moto di 216 molecole d’acqua per 5 picosecondi e ciò permise di misurare la velocità di diffusione e il calore di
evaporazione di questa molecola. Essa è formata da ossigeno e idrogeno legati tra loro con legami covalenti
eteropolari. L’acqua è, inoltre, un elettrolita, ciò significa che si dissocia in ioni H e OH , la concentrazione di
+ -
questi ioni è all’equilibrio 10 . Essa è anche il liquido più coeso conosciuto, ha un elevata temperatura di fusione
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e evaporazione dovute ai deboli, ma numerosi legami idrogeno (in media 4,5) che le tengono unite. Sciogliere
qualcosa in acqua significa porre al suo interno un soluto polare, ad esempio uno zucchero oppure un sale, che
viene solvatato. Una sostanza lipidica, apolare per la sua presenza di carbonio e idrogeno aventi simile
elettronegatività, in acqua non si dissocia. La polarità delle molecole dipende dalla differenza di elettronegatività
fra gli atomi e dalla geometria di esse. Le sostanze polari sciolgono bene molecole polari mentre le sostanze
apolari sciolgono bene le molecole apolari. Esempi di molecole apolari sono le catene alifatiche e i gruppi
aromatici. Le molecole aventi una porzione polare ad una apolare, come i fosfolipidi e i detergenti, sono dette
anfipatiche e se poste in acqua formano micelle, strutture circolari aventi porzioni idrofobiche all’interno,
oppure vescicole, come le membrane cellulari, costituite da un doppio strato e vuote all’interno.
La concentrazione di soluto in una soluzione si può misurare in percentuale, in molarità, molalità, etc ( vedi
). La glicemia per esempio si misura in mg/100ml oppure in mM. L’energia chimica è l’energia potenziale
chimica
immagazzinata nei legami chimici che uniscono le particelle. Durante le reazioni avviene una variazione
dell’energia chimica del sistema. Anche la formazione di una soluzione è una reazione e provoca dunque una
variazione di energia. La soluzione acquista rispetto al solvente puro nuove proprietà, dette proprietà colligative
che dipendono esclusivamente dalla concentrazione di soluto. Esse sono:
• L’abbassamento di tensione di vapore 1
• L’innalzamento ebullioscopico
• L’abbassamento crioscopico
• La pressione osmotica.
Quest’ultima è la pressione esercitata dal soluto in opposizione alla pressione idrostatica sulle membrane
semipermeabili attraverso cui l’acqua può filtrare mentre i soluti no ( ). Tutte le membrane biologiche
vedi chimica
sono membrane semipermeabili e la pressione osmotica che si esercita su di esse deve rimanere costante ed è
fondamentale nei processi biologici, per esempio nella filtrazione dei gas e dei nutrienti attraverso i capillari. La
pressione osmotica nei liquidi biologici è dovuta principalmente alle proteine, a tal punto che la componente
della pressione osmotica dovuta ad esse ha un nome specifico pressione oncotica. La filtrazione nei capillari è
permessa dalla differenza variabile fra la pressione osmotica del sangue e la pressione idrodinamica dei liquidi
interstiziali. Se viene alterata la presenza di proteine plasmatiche si provocano scompensi osmotici con
conseguente formazione di edemi diffusi.
Biochimica come la chimica del carbonio
La biochimica è detta chimica del carbonio in quanto lo scheletro di tutti composti organici è composto da catene
carboniose. Il carbonio ha un elettronegatività media, è, dunque in grado di legarsi sia a ed elementi molto
elettronegativi che ad elementi con una bassissima elettronegatività. Esso ibridizzandosi è in grado di formare
lunghe e stabili catene. Le catene formate esclusivamente da carbonio e idrogeno sono dette idrocarburiche che
possono essere sature, insature, lineari, cicliche, aromatiche, etc. Sostituendo atomi di idrogeno con gruppi
funzionali possiamo ottenere altre classi di composti.
Pressione esercitata dalla fase di vapore in equilibrio con il liquido
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Gli idrocarburi a catena corta sono volatili, insolubili e ciclizzano più difficilmente rispetto a idrocarburi a catena
più lunga. Gli idrocarburi saturi (alcani) contengono solo legami singoli, gli idrocarburi insaturi contengono
doppi e/o tripli legami (rispettivamente alcheni e alchini). Gli idrocarburi sono in grado di bruciare in presenza
di ossigeno trasformandosi in anidride carbonica e acqua con liberazione di energia. I lipidi sono molecole aventi
uno scheletro idrocarburico e per questo sono bruciati nel nostro organismo per produrre energia. Gli
idrocarburi aromatici policiclici si ottengono da frammenti idrocarburici per mezzo di una combustione lunga,
continuativa e incompleta. Essi sono estremamente tossici sia per l’uomo che per l’ambiente poiché non possono
essere in alcun modo intaccati. Gli idrocarburi aromatici policiclici derivano da diverse fonti: la combustione dei
combustibili e della legna, l'urbanizzazione, lo smaltimento dei rifiuti, il tabagismo, la cottura alla brace,
affumicatura, etc.
I gruppi funzionali sono sostituenti che danno particolari caratteristiche alla catena carboniosa cui fanno parte.
Esempi di sostituenti sono il gruppo ossidrile –OH che caratterizza i composti detti alcoli, il gruppo carbonilico –
COH caratteristico di aldeidi e chetoni, il gruppo carbossilico –COOH caratteristico degli acidi carbossilici. In
acqua gli acidi carbossilici hanno comportamento acido, perdono infatti il protone H e si stabilizzano per
+
risonanza. Facendo reagine due molecole di alcoli si forma un etere, facendo reagire un alcol con un acido
carbossilico si forma un estere, facendo reagire due acidi carbossilici si formano le anidridi. Esempi di esteri
naturali ad alto peso molecolare sono le cere, i grassi e gli oli. Un’ammina, infine, è una molecola derivante
dall’ammoniaca per sostituzione di uno o più atomi di idrogeno con catene carboniose. Esse possono reagire con
gli acidi carbossilici dando come prodotto le ammidi, composti organici con gruppo funzionale –CONH .
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PROTEINE
Le proteine, come già noto dalla chimica, possiedono una struttura primaria, che consiste nella sequenza dei suoi
amminoacidi, una struttura secondaria, dovuta ai legami idrogeno fra gruppi amminici e carbossilici, una
struttura terziaria, dovuta ai legami fra i gruppi R, particolarmente stabile in specifiche condizioni di pH,
temperatura, concentrazione salina, etc. Alcune proteine hanno anche una struttura quaternaria la quale è
costituita dalla disposizione reciproca delle subunità che la costituiscono, cioè da come esse sono aggregate fra
loro a formare la proteina. La struttura terziaria è quella che determina maggiormente la funzionalità della
proteina. Ad esempio, una proteina canale possiede una struttura tale che le permette di affacciare all’interno del
lume i residui R idrofilici atti a legare il substrato, spesso polare, e disporre i residui R idrofobici verso l’interno
lipidico della membrana aderendo a questa. Una proteina di trasporto, invece, disporrà i residui R idrofobici
verso l’interno rendendo la molecola compatta e solubile.
Le proteine si dividono in insolubili in ambiente acquoso come le proteine fibrose, strutturali e le proteine di
membrana (ex. recettori e pompe ioniche) e solubili in ambiente acquoso come le proteine di deposito,
trasporto, protezione, i trasmettitori ed i catalizzatori. La solubilità di una proteine dipende dal rapporto fra i
gruppi polari e non polari dei residui degli amminoacidi che la costituiscono.
In quanto anfoteri, cioè dotati di un gruppo acido (carbossilico) e di un gruppo basico (amminico), gli
amminoacidi possono associare o dissociare protoni a seconda del pH della soluzione. A pH basso (<pK ), ossia
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in una soluzione ricca di protoni, gli amminoacidi sono in forma cationica, protonata; a pH elevato (>pK ), cioè in
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una soluzione povera di protoni, gli amminoacidi sono in forma anionica, deprotonata. Il pH, in corrispondenza
del quale l’amminoacido si trova in forma dipolare (anfoionica) ed è dunque elettricamente neutro, viene
definito punto isoelettrico (pI). Le proteine sono dotate di un numero variabile di cariche elettriche, localizzate
in corrispondenza dei residui ionizzabili e dei gruppi amminici e carbossilici terminali. Il numero e la natura di
queste cariche dipende dal pH del mezzo. Si definisce punto isoelettrico di una proteina il valore del pH in
pK e pK rappresentano i valori di pH a cui il gruppo, rispettivamente carbossilico e amminico, di un
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amminoacido sono dissociati al 50%, ossia hanno perso la metà dei propri protoni. 2
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corrispondenza del quale la somma delle cariche positive è uguale a quella delle cariche negative, dunque, al
quale la proteina è elettricamente neutra e meno solubile. Poiché esso dipende dalla natura dei residui degli
amminoacidi che la compongono il pI di una proteina è determinato dalla sua struttura primaria. Per la loro
capacità di cedere e acquistare protoni, le proteine costituiscono uno dei più importanti sistemi tampone
dell’organismo insieme ai carbonati e ai fosfati.
Denaturazione e allosterismo
Per denaturazione di una proteina si intende ogni perturbazione della sua conformazione nativa tale da indurre
la perdita della funzione biologica della proteina stessa. La denaturazione genericamente implica una
modificazione della struttura terziaria, per rottura dei legami che la stabilizzano, dovuta a vari agenti e può
essere reversibili o irreversibile.
Le proteine presentano, inoltre, allosterismo, ossia possono alterare lievemente e reversibilmente la propria
struttura a causa dell’interazione con altre molecole e con l’ambiente. Quando l’interazione termina la proteina
torna alla struttura originaria più stabile. Il fenomeno dell’allosterismo è ciò che rende le proteine differenti dalle
altre biomolecole ed è fondamentale nella funzionalità dei recettori di membrana, delle proteine canale, degli
enzimi. Per esempio la grande efficienza di un enzima è dovuta ai legami che esso forma un complesso con il
substrato “inglobandolo” nella propria struttura, terminata la reazione la conformazione del substrato risulta
modificata e l’enzima non è più in grado di formare legami con esso.
ESEMPI DI PROTEINE
Collagene
Il collagene è la proteina più abbondante nell’organismo, costituisce il 6% del peso corporeo e le sue fibre, del
diametro di 10-300nm, si organizzano in fasci a formare un reticolo piuttosto resistente. Esso è presente in
numerosi tessuti: nel tessuto connettivo dove è prodotto dai fibroblasti, nel tessuto osseo dove è prodotto dagli
osteoblasti, nel tessuto cartilagineo dove è prodotto dai condroblasti e nei denti dove è prodotto dagli
odontoblasti. La sua struttura primaria comprende un amminoacido glicina ed uno di prolina separati da un altro
amminoacido che frequentemente è l’alanina o la lisina (Gly-AA-Pro).
La prolina, così come la lisina, possono essere presenti come tali o in forma idrossilata: gli enzimi che catalizzano
l’idrossilazione di tali amminoacidi sono la prolil-idrossilasi e la lisil-idrossilaasi i quali necessitano della
vitamina C come coenzima. Quest’ultima ha la funzione di fornire elettroni per mantenere il ferro in forma
ridotta, il quale viene ossidato dall’enzima per catalizzare la reazione. L’idrossilazione avviene grazie ad una
molecola di O di cui un atomo di ossigeno si lega alla lisina/prolina e l’altro ad una molecola di
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alfachetoglutarato il quale elimina una molecola di CO diventando succinato. La presenza di numerosi gruppi OH
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fa sì che si formino numerosi ponti idrogeno, caratteristici della struttura tridimensionale del collagene.
Il collagene non ha una struttura né una struttura ad α-elica né a β-foglietto in quanto i residui della glicina,
alanina e lisina sono di piccole dimensioni, mentre la prolina forma nella struttura un piega obbligata. In
corrispondenza di ogni glicina si avvicinano due filamenti di collegane, formando complessivamente sorta di
treccia, detta tropocollagene avente ponti idrogeno fra i gruppi OH delle lisine e proline idrossilate. Le trecce di
tropocollagene si assemblano con legami crociati in corrispondenza degli amminoacidi lisina in una struttura
fibrosa più complessa avente spazi vuoti sfalsati che le conferiscono una certa flessibilità. Il legame crociato
avviene nel seguente modo: la lisina viene ossidata, rimuovendo il gruppo amminico, a residuo aldeidico allisina
il quale viene legato o ad un gruppo amminico non ossidato di una lisina attraverso una base di Schiff, oppure ad
una seconda molecola di allisina con eliminazione di una molecola d’acqua. Questa reazione necessita della
vitamina B6, piridossal fosfato (PLP) che, avendo un gruppo carbossilico forma un primo legame base di Schiff
con il gruppo NH da rimuovere e, “staccandosi”, porta con sé quest’ultimo.
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I geni che codificano il collagene sono tre, in tal modo è possibile la sintesi di tre diversi filamenti detti α1, α2 e
α3. La diversa combinazione di tre diversi filamenti di collagene e la lunghezza variabile di questi permette di la
formazione di innumerevoli trecce di tropocollagene classificate in 5 categorie ( ).
vedi pagina 69
Patologie legate al collagene
• Osteogenesi imperfetta: è una mutazione puntiforme nel gene codificante per la glicina nel filamento di
collagene α1 il quale viene sostituito con una cisteina dall’ingombro più importante. Risulta così
impossibile la formazione della tripla elica spirale e ne risulta la formazione di un tropocollagne poco
resistene. Questa patologia provoca deformità delle ossa, fratture e frequenti emorragie.
• Scorbuto: è una patologia causata dalla carenza di vitamina C, un coenzima di fondamentale importanza
nella sintesi del collagene. Essa provoca uno scarso accrescimento delle ossa e delle cartilagini, fragilità
capillare, emorragie e scarsa cicatrizzazione.
• Sclerodermia: è una patologia di natura autoimmune dovuta all’eccessiva produzione di collagene da
parte dei fibroblasti. Essa provoca inspessimento e indurimento di tessuti, vasi, visceri, etc. con severe
complicazioni.
Elastina
L’elastina è una proteina di sostegno, codificata da un solo gene, formata dallo stesso tipo di amminoacidi, con la
stessa frequenza del collagene, ma non idrossilati e disposti con una successione casuale, senza alcuna
periodicità o regolarità. La subunità costitutiva, detta tropoelastina, si forma tramite legami pluricrociati detti
desmosina che coinvolgono sempre un amminoacido lisina e tre molecola di allisina appartenenti allo stesso
polipeptide o a polipeptidi diversi. Tali legami conferiscono al complesso la caratteristica elasticità e insolubilità,
inoltre poiché essi assorbono determinate frequenze della luce visibile al microscopio assumono una colorazione
giallastra.
Glicoproteine
Molte proteine con funzione strutturale sono in forma glicosilata; i gruppi glicidici possono essere legati a livello
del gruppo amminico oppure ossidrilico di un residuo R dell’amminoacido con legami rispettivamente N-
glicosidico o O-glicosidico. Il residuo glicidico che si lega all’amminoacido viene a sua volta glicosilato a formare
strutture ramificate più o meno complesse. Gli zuccheri non sono presenti nelle glicoproteine come tali, ma
vengono modificati: il glucosio è presente come acetilglucosammina, il galattosio come actetilgalattosammina, il
fucosio come acido sialico e il mannosio come acetilmannosammina. I primi cinque monosi legati sono comuni a
tutte le proteine. Glicoproteine piuttosto complesse sono le proteine recettoriali di cui la porzione glucidica
costituisce il recettore, il quale, per la sua ramificazione caratteristica si lega in modo specifico con il proprio
substrato. Un esempio di incastro di “alberelli glicidici” è l’infezione da parte del virus HIV o il riconoscimento
della cellula uovo da parte dello spermatozoo. Le porzioni glicidiche permettono anche alla proteine di
imprigionare acqua formando strutture di protezione: per esempio le mucine sono proteine altamente glicate le
quali possono inglobare molte molecole d’acqua formando una sostanza vischiosa detta muco. Anche i
proteoglicani, presenti nella matrice del tessuto connettivo, sono glicoproteine che differiscono dalle mucine in
quanto sono formati da una catena di acido ialuronico da cui si dipartono catene amminoacidiche piuttosto brevi
dalle quali, a loro volta, si dipartono catene lineari di zuccheri disaccaridi tra cui l’eparina, il dermatan solfato, lo
ialuronano, il controitin solfato e il cheratan solfato.
Patologie associate alle glicoproteine
• Congenital disorder of glycosylation (CDG): sono malattie metaboliche dovute alla mutazione di geni che
codificano per enzimi preposti alla glicosilazione di proteiche o lipidiche. Tali patologie comportano
severi disordini psicomotori, cognitivi, atrofia olivo-ponto-cerebellare, convulsioni, ictus, deficit visivi,
anomalie scheletriche e lipocutanee, e fibrosi epatica. 4
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• Mutazioni geniche di idrolasi lisosomiali: sono malatt
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