GLICOLISI
La glicolisi è suddivisa in 10 tappe che portano alla degradazione del glucosio con la formazione di 2
ossidazione del
molecole di piruvato, sintesi di ATP e produzione di molecole di NADH. La completa
glucosio a CO e acqua procede con una variazione di energia libera standard di circa -2840 kJ/mol.Il
2
glucosio è costituito da 6 atomi di carbonio.
-il glucosio può essere ossidato tramite glicolisi per ottenere piruvato
-può essere depositato e stoccato sotto forma di glicogeno in caso di eccessi nel nostro organismo di
glucosio
-può subire un’altra via di ossidazione ovvero quella dei pentosi fosfati (necessario per produrre il
ribosio 5-fosfato che è coinvolto nella sintesi di acidi nucleici e formazione di NADPH usato nei
processi biosintetici riduttivi)
-può inoltre essere il precursore di polimeri strutturali di matrice extracellulare e polisaccaridi della
parete cellulare
La glicolisi è una via metabolica, rappresenta il paradigma di tutte le vie metaboliche e si compie
all’interno del citosol cellulare, ed è un processo ANAEROBICO dove i passaggi principali possono
avvenire in assenza di ossigeno. La glicolisi è organizzata in 10 tappe.
Nella glicolisi una molecola di glucosio viene degradata mediante una serie di reazioni enzimatiche,
che producono due molecole di piruvato, un composto a tre atomi di carbonio In tutto sono
necessarie dieci reazioni catalizzate da enzimi citosolici, le prime cinque delle quali costituiscono la
fase preparatoria (con dispendio di energia), mentre nelle successive cinque si ha la fase di recupero
energetico (con produzione di energia).
La reazione complessiva è: Glucosio + 2NAD+ + 2ADP + 2Pi → 2Piruvato + 2NADH + 2H+ + 2ATP +
2H O.
2
Il principale prodotto della via glicolitica ovvero il piruvato è molto versatile.
Nella maggior parte dei tessuti quando l’ossigeno è abbondante, ci troviamo in condizioni
aerobiche, il piruvato viene ossidato con la perdita del gruppo carbossile sotto forma di CO e l’unità
2
costituita dai due carboni rimanenti diventa il gruppo acetile dell’Aceti coenzima A. Il gruppo acetile
viene metabolizzato e ossidati all’interno del ciclo degli acidi tricarbossilici andando a produrre CO 2.
Alternativamente in assenza di ossigeno, in condizioni anaerobiche, il piruvato può essere ridotto a
lattato attraverso l’ossidazione del NADH a NAD ed è un processo che prende il nome di
fermentazione lattica, quando si compie un’intensa attività fisica e non si ha più glucosio da bruciare,
viene ridotto il piruvato a lattato. Invece nei microorganismi come il lievito della birra e in alcuni
tessuti delle piante il piruvato può essere ridotto a etanolo, il NADH a NAD, il processo è noto come
fermentazione alcolica.
LA VIA DELLA GLICOLISI: le 10 tappe vengono distinte in 2 fasi. La prima fase comprende la scissione
del glucosio in 2 molecole di gliceraldeide-3-fosfato, la seconda fase comprende le ultime fasi che
trasformano le 2 molecole di gliceraldeide-3-fosfato in 2 molecole di piruvato. La prima fase definita
anche di consumo energetico, infatti vi è la fosforilazione del glucosio e conversione in 2 molecole di
gliceraldeide-3-fosfato e vengono consumate 2 molecole di ATP. Mentre la seconda fase definita
anche di recupero energetico, dove vengono sintetizzate 2 molecole di ATP per ogni molecola di
gliceraldeide-3-fosfato che viene convertita in piruvato, ciò significa che vengono generate 4
molecole di ATP e il bilancio energetico netto è la sintesi di 2 molecole di ATP. Queste due fasi sono
portati avanti in maniera più o meno simile sia nei microrganismi, sia nelle piante, sia negli animali
incluso nell’ uomo; però la velocità di queste singole reazioni e il meccanismo attraverso cui queste
sono regolate vanno a differire di specie in specie.
Vi sono valori di ΔG reali che sono diversi rispetto alle
condizioni standard. Le concentrazioni allo stato
stazionario dei metaboliti della glicolisi molto spesso
non rispecchiano le condizioni cellulari reali, ciò fa si
che i valori di G reali calcolati risultano essere
Δ
diversi. La glicolisi rilascia solo una piccola parte dei -
2840 kJ/mol perché comporta una variazione di
energia libera standard di soli -85 J/mol. La maggior
parte dell’energia del glucosio si trova all’interno del
piruvato e deve essere estratta nei successivi processi
metabolici, ovvero ciclo di Krebs e fosforilazione
ossidativa.
Tutti gli intermedi glicolitici sono fosforilati, poiché il gruppo fosforico può avere tre funzioni utili:
1. Conferisce impermeabilità alla membrana plasmatica: il glucosio rappresenta una molecola
neutra e quindi potrebbe diffondersi nella membrana, ma la fosforilazione va nella prima tappa a
porre una carica negativa sul glucosio e la membrana risulta essere impermeabile.
2. Permette di conservare l’energia metabolica (legami ad alta energia): la fosforilazione mantiene il
substrato all’interno della cellula, quindi gli intermedi glicolitici fosforilati non possono più uscire
dalla cellula e dopo la fosforilazione non è necessaria altra energia per tenere i componenti
fosforilati.
3. Riduce l’energia di attivazione ed aumenta la specificità della reazione enzimatica: il legame del
gruppo fosforico al sito attivo di un enzima produce un’energia di legame che contribuisce ad
abbassare l’energia di attivazione e va ad aumentare la specificità della reazione catalizzata data
dall’enzima. L’energia rilasciata dai legami fosfoanidrici dell’ATP viene conservata per la formazione
degli esteri fosforici come il glucosio-6-fosfato, i composti fosforilati ad alta energia che si formano
all’interno della glicolisi donano i loro gruppi fosforici all’ATP e vanno a formare del nuovo ATP.
Tappa 1: Prima reazione d’innesco
Coinvolge la fosforilazione del glucosio sul C-6 con formazione di glucosio 6- fosfato, catalizzata
dall’esochinasi o gluconasi. L’esochinasi è una transferasi, che ha bisogno di ioni Mg2+ per la sua
attività catalitica e va incontro ad un adattamento dovuto al legame con il glucosio. Il vero substrato
è il magnesio ATP (complesso del magnesio con l’ATP). La reazione è termodinamicamente sfavorita
e per avvenire richiede un apporto energetico, dunque l’energia necessaria viene fornita dall’ATP
quindi c’è un consumo di energia, il che è controproducente perché la glicolisi fornisce energia e non
la consuma. Però la reazione dell’esochinasi è considerata una reazione d’innesco, dunque un
dispendio di energia necessario per far sì che tutte le altre reazioni avvengano.
Nell’uomo esistono 4 diversi isozimi (I – IV), di cui l’esochinasi IV (o glucochinasi) degli epatociti ha
proprietà cinetiche e di regolazione peculiari, con importanti implicazioni fisiologiche. L’esochinasi 1
è la principale forma presente nel cervello, l’esochinasi di tipo 1 e 2 si ritrova al livello del muscolo
scheletrico. Gli isozimi animali sono inibiti dal prodotto cioè dal glucosio-6-fosfato, che inibiscono
l’attività esochinasica fino a quando il consumo attraverso la glicolisi ne abbassa la concentrazione.
L’isozima 4 dell’esochinasi, chiamato anche glucochinasi, si trova nel fegato e nel pancreas. Questo
isozima è specifico per il D-glucosio e presenta una K molto maggiore per il glucosio, inoltre
m
l’isozima 4 non viene inibito dal suo prodotto. Quando i livelli di glucosio sono elevati, il glucosio
viene convertito subito in glucosio 6-fosfato e immagazzinato nel fegato come glicogeno. La
glucochinasi ha la caratteristica di essere un enzima inducibile, la sua quantità presenta nel fegato è
controllata dall’insulina. Infatti, chi soffre di diabete mellito ha valori bassi di insulina e glucochinasi
ma alti livelli di glucosio. Ecco perché prima di ogni pasto subiscono un’iniezione di insulina che fa
produrre glucochinasi e far sì che i livelli di glucosio assunti nel pasto diminuiscano. Dal punto di vista
strutturale l’esochinasi è presente in un’unica forma cioè un monomero a due lobi di 50kDALTON.
Il glucosio 6-fosfato risulta impermeabile alla membrana cellulare, inoltre la conversione del glucosio
a glucosio 6-fosfato mantiene la concentrazione intracellulare di glucosio ad un livello basso, ciò
permette la diffusione facilitata del glucosio dall’esterno verso l’interno della cellula e inoltre il
passaggio è termodinamicamente favorito. Il glucosio è mantenuto all'interno della cellula dalla
fosforilazione a glucosio 6- fosfato, che non può attraversare facilmente la membrana plasmatica.
IL GLUCOSIO 6-FOSFATO RAPPRESENTA UN PUNTO DI RAMIFICAZIONE, questo metabolita può
intraprendere diverse strade:
1) la via dei pentoso fosfato
può essere trasformato in glucosio-1-fosfato, che a sua volta rappresenta il precursore nella
2.a)
sintesi del glicogeno, ovvero della principale fonte di energia immagazzinata nel fegato e nei muscoli.
dal glucosio-1-fosfato si può ottenere il glucuronato, fondamentale nella sintesi dei carboidrati.
2.b)
Tappa 2: la fosfoglucoisomerasi catalizza l’isomerizzazione del glucosio-6-fosfato
Conversione reversibile del glucosio 6-fosfato(aldoso) a fruttosio 6-fosfato(chetoso), catalizzata dalla
fosfoesosio isomerasi (detto anche fosfoglucosio isomerasi o glucosio fosfato isomerasi). Avviene
una reazione di isomerizzazione poiché il fruttosio è una molecola più simmetrica rispetto al glucosio
6-fosfato, infatti questa simmetria sarà massima quando ci sarà la seconda fosforilazione catalizzata
dalla fosfofruttochinasi e quindi si avrà una molecola assolutamente simmetrica. La reazione
d’isomerizzazione è fondamentale, per consentire le tappe successive della glicolisi a carico di un
esosio più simmetrico e divisibile in due unità a tre atomi di carbonio. La fosfoglucosio isomerasi
richiede del Mg per poter essere attivata. La fosfoglucosio isomerasi al di fuori delle cellule animali
2+
presenta una seconda funzione ovvero fattore della crescita nervosa, infatti è nota anche come
neuroleuchina ed è secreta dalle cellule T del sistema immunitario e promuove la sopravvivenza di
alcuni neuroni spinali e alcuni nervi sensoriali. La fosfoglucosio isomerasi viene secreta dalle cellule
tumorali perché stimola la migrazione di cellule cancerose oppure nota come fattore di
differenziazione e maturazione e promuove il differenziamento di alcune cellule leucemiche. La
fosfoglucosio isomerasi sembra possa creare danni a causa di questo tipo di secrezione, può essere
dannosa dall’organismo stesso. Si è visto in studi dell’artrite reumatoide come la fosfoglucosio
isomerasi rappresenti un antigene per l’organismo stesso, viene dunque riconosciuto come not-self.
Tappa 3: Seconda reazione d’innesco
Fosforilazione del fruttosio 6-fosfato a fruttosio 1,6-bisfosfato, catalizzata dalla fosfofruttochinasi-1
(PFK-1). Questa è la prima reazione “di comando” della via glicolitica, poiché il fruttosio 1,6-
bisfosfato è un intermedio esclusivo della glicolisi, a differenza degli intermedi precedenti che
possono avere destini metabolici alternativi. L’azione della fosfoglucosio isomerasi ha spostato il
gruppo carbonilico (C=O) da C1 a C2, creando una nuova funzione alcolica; il passaggio successivo è
andare a fosforilare questo gruppo carbonilico da parte della fosfofruttochinasi. Il substrato che
fornisce il gruppo fosfato è rappresentato dall’ATP
È una reazione endoergonica perché il valore di intorno ai 16,3 kJ/mol, ma quando viene
ΔG
accoppiata con il trasferimento del fosfato dall’ATP la reazione completa diventa esoergonica e
quindi si ha una reazione spostata verso destra. Questa reazione impone alla cellula di assumere, di
metabolizzare il glucosio piuttosto che convertirlo in un altro zucchero o di andarlo a metabolizzare.
La fosfofruttochinasi (PFK-1) è soggetta ad una complessa regolazione allosterica:
•viene attivata dalla diminuzione di ATP o dall’accumulo di prodotti d’idrolisi di ATP ed ADP e
(soprattutto) dall’AMP. Un'altra molecola che va a regolare l’azione della PFK è il fruttosio 2,6-
bisfosfato (quest’ultimo è un potente mediatore della regolazione ormonale di glicolisi e
gluconeogenesi)
•viene inibita dall’aumento di ATP e di citrato. Il citrato è il primo intermedio del ciclo di Krebs ed è
anche un inibitore allosterico della PFK, ciò dipende dallo stato energetico della cellula. Quando il
ciclo dell’acido citrico raggiunge un livello di saturazione, la glicolisi (che va ad aumentare il ciclo
dell’acido citrico) rallenta e fornisce i precursori delle vie biosintetiche. Il citrato inibendo la glicolisi,
assicura che il glucosio non venga utilizzato per altri tipi di attività.
L’ATP rappresenta oltre un substrato anche un inibitore allosterico dell’enzima, infatti la PFK
presenta due siti per l’ATP: un sito ad alta affinità per il substrato e un sito regolatorio a bassa
affinità questo perché quando vi è un’alta concentrazione di ATP, la PFK si comporta in maniera
cooperativa, dunque la glicolisi deve spegnersi, inibendo la PFK diminuisce l’affinità dell’enzima per il
suo substrato (fruttosio 6-fosfato). Un altro regolatore del funzionamento della PFK è l’AMP che
inverte l’inibizione dovuta all’ATP. I livelli di AMP aumentano quando diminuiscono i livelli di ATP, ciò
è dovuto all’azione della chinasi, i livelli di ADP sono rispettivamente il 10% rispetto all’ATP e i livelli
di AMP sono l’1% della concentrazione di ATP. L’AMP attiva il processo della PFK.
REGOLAZIONE DELLA FOSFOFRUTTOCHINASI (PFK)
(FIGURA 18.9) Le curve dei grafici sono sigmoidee, la K per il fruttosio 6-fosfato tende ad
m
aumentare. Al livello cellulare però la concentrazione di ATP non varia tanto infatti se si misura la
concentrazione di ATP nel muscolo in fase di allenamento è solo del 10% inferiore alla
concentrazione di ATP quando il muscolo è in fase di riposo. Nonostante ciò, la velocità della glicolisi
varia.
All’aumentare della concentrazione del fruttosio 2,6-bisfosfato aumenta la velocità dell’enzima
stesso (PFK), viene fissato un determinato valore del substrato per poter fare il confronto con gli altri
grafici. (FIGURA 18.10)
Mentre nell’altro grafico (FIGURA 18.11) all’aumentare della concentrazione del fruttosio 2,6-
bisfosfato viene a diminuire l’inibizione della fosfofruttochinasi (PFK) dovuta all’ATP, sull’asse del x si
ha l’inibitore della reazione stessa (ATP) e non più il substrato, se aumenta la presenza dell’attivatore
della fosfofruttochinasi, diminuisce l’inibizione che l’ATP che genera sullo stesso enzima man a
meno che la concentrazione di fruttosio 2,6-bisfosfato tende ad aumentare.
Tappa 4: creazione di 2 intermedi a 3 atomi di C
In questa tappa avviene la scissione del fruttosio 1,6-bisfosfato in diidrossiacetone fosfato (DHAP, un
chetosio) e gliceraldeide 3-fosfato (un aldosio), catalizzata dalla fruttosio 1,6-bisfosfato aldolasi (o
semplicemente aldolasi). La fruttosio 1,6-bisfosfato aldolasi crea un taglio tra C3 e C4 dando origine
al diidrossiacetone fosfato e la gliceraldeldeide 3-fosfato. Il è intorno a 24 kJ/ mol, dunque la
ΔG
reazione è positiva, non avviene spontaneamente dunque il reagente non si trasforma nei prodotti;
in realtà il valore di questa reazione che si viene a creare negli eritrociti corrisponde a -0,23
ΔG=
kJ/mol (vedi tabella), dunque a concentrazioni fisiologiche questa reazione è all’equilibrio. La
reazione è l’inverso di una condensazione aldolica reversibile, che ritroveremo anche nella
gluconeogenesi. L’enzima che interviene è un’aldolasi, in natura esistono 2 classi degli enzimi
aldolasi: i tessuti animali producono le aldolasi di classe 1, le quali sono caratterizzate dalla
formazione di una base di Schiff come intermedio covalente e si viene a formare tra il sito attivo
della lisina e il gruppo carbonilico del substrato, mentre le aldolasi della classe 2 sono prodotte
principalmente dai batteri e dai funghi. La classe 2 delle aldolasi utilizza lo ione zinco, presente nel
sito attivo dell’enzima, per stabilizzare l’intermedio enolato che si forma e porta a una polarizzazione
del gruppo carbonilico del substrato. Lo ione zinco si comporta da elettrofilo, polarizza il gruppo
carbonilico del substrato e va a
stabilizzare l’intermedio enolato
che si forma.
La base di Schiff, che si viene a
formare tra il substrato carbonilico
e il sito attivo della lisina, agisce
come una trappola elettronica
ovvero aumentando l’acidità del
gruppo β- idrossile e va a facilitare
il taglio dell’aldolasi.
Tappa 5: la trioso fosfato isomerasi completa la prima fase della glicolisi
Questo passaggio comporta l’isomerizzazione del diidrossiacetone fosfato in gliceraldeide 3-fosfato,
vi è un interconversione catalizzata dalla trioso fosfato isomerasi. Questo enzima si è evoluto verso
uno stato di perfezione catalitica, in quanto se si verifica il numero di turnover di questo enzima
risulta essere vicino al limite di diffusione. Questa conversione permette che entrambi i prodotti
della reazione dell’aldolasi possano continuare la via glicolitica. La reazione avviene tramite un
intermedio enediolo che può donare uno dei due protoni ossidrilici a un residuo basico dell’enzima,
in tal modo divenire diidrossiacetone fosfato o gliceraldeide 3-fosfato. A questo punto è stata
completa la prima fase della glicolisi, dove una molecola di glucosio è stata convertita in 2 molecole
di gliceraldeide 3-fosfa
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