BIOCHIMICA
GLICOLISI pagina 245
DESTINI DEL PIRUVATO pagina 256
GLUCONEOGENESI pagina 257
VIA DEL PENTOSO FOSFATO pagina 261
METABOLISMO DEL GLICOGENO (GLICOGENOLISI e GLICOGENOSINTESI) pagina
277
CICLO DI KREBS pagina 285
OSSALACETATO pagina 296
CORPI CHETONICI pagina 306
CICLO DELL’UREA pagina 314
DESTINO DEGLI AMMINOACIDI pagina 317
FOSFORILAZIONE OSSIDATIVA pagina 327
CONTROLLO DELLA GLICEMIA pagina 424
METABOLISMO AEROBICO E ANAEROBICO
ACETIL CO-A E I SUOI DESTINI
ERITROCITA ED EMOGLOBINA/MIOGLOBINA pagina 74
ENZIMI E CLASSIFICAZIONE
CICLO DI CORI
METABOLISMO DEI LIPIDI pagina
BIOSEGNALAZIONE
LE VIE METABOLICHE DEL FEGATO
Funzioni metaboliche del fegato. Metabolismo dei carboidrati: il suo ruolo è quello di
mantenere sotto controllo la concentrazione ematica di glucosio: glicogenesi dopo un
pasto, glicogenolisi dopo un periodo di digiuno; gluconeogenesi dopo un lungo periodo
di digiuno. La funzione delle proteine comporta spesso l’interazione con altre
molecole. Una molecola che si lega a una proteina viene chiamata ligando, e il sito a
cui si lega viene detto sito di legame.
EMOGLOBINA E MIOGLOBINA
La mioglobina contiene un gruppo prostetico eme, in grado di legare l’ossigeno.
Il gruppo prostetico eme è costituito da uno ione Fe2+ (ione ferroso) coordinato con la
porfirina. Il legame dell’ossigeno alla mioglobina è reversibile. Il legame del ligando in
funzione della concentrazione del ligando stesso ha un andamento iperbolico.
L’emoglobina normale nell’adulto è costituita da quattro subunità, ciascuna con un
gruppo eme. Le due subunità alfa e le due subunità beta hanno una struttura simile
tra di loro. L’emoglobina è presente in due strati strutturali diversi, T (teso) ed R
(rilassato). In assenza di O2 lo stato T è più stabile, al contrario lo stato R presenta
una maggiore affinità per legare ossigeno. Il legame dell’ossigeno favorisce la
transizione dallo stato T allo stato R.
Il legame dell’ossigeno all’emoglobina è allosterico e cooperativo. Il legame di ioni H+
e CO2 all’emoglobina ha come risultato la stabilizzazione dello stato T e la riduzione
dell’affinità per l’ossigeno.
I fattori che influenzano la transizione da uno stato all’altro sono la pressione parziale
di ossigeno, la pressione parziale di anidride carbonica, il pH ecc
In molti organismi un processo centrale di conservazione dell’energia è la tappa di
ossidazione del glucosio a CO2 in cui parte dell’energia dell’ossidazione viene
conservata nell’ATP mentre gli elettroni vengono trasferiti all’O2.
Le reazioni di ossidoriduzioni possono essere descritte come due semi reazioni; gli
elettroni tendono a spostarsi verso la semi-reazione con il potenziale di riduzione più
alto.
GLICOLISI
La glicolisi è un processo metabolico in cui viene catabolizzata una molecola di
glucosio, essa non richiede ossigeno e può perciò avvenire sia in condizioni aerobiche
che anaerobiche.
Durante la glicolisi, la molecola di glucosio, che è costituita da 6 atomi di carbonio,
viene convertita in due molecole di piruvato, un composto a tre atomi di carbonio.
Durante questo processo, parte dell'energia del glucosio viene catturata con una
produzione netta di due molecole di ATP e due molecole di NADH.
Le reazioni della glicolisi avvengono nel citosol, dove si trovano libere le molecole dei
reagenti come l'ADP, il NAD+ e il fosfato inorganico.
La via della glicolisi consiste in una serie di 10 reazioni ciascuna delle quali è
catalizzata da un enzima specifico. Di queste 10 reazioni chimiche 7 sono reversibili,
al contrario 3 saranno irreversibili. Nello specifico le reazioni irreversibili della glicolisi
sono: la reazione 1 (Fosforilazione del glucosio grazie all’enzima esochinasi da
glucosio a glucosio 6-fosfato), la reazione 3 (Fosforilazione del fruttosio grazie
all’enzima fosfofruttochinasi PFK 1 da fruttosio a fruttosio 6-fosfato) e la reazione 10
(Fosforilazione a livello del substrato con passaggio del gruppo fosfato dal
fosfoenolpiruvato all’ADP con la conseguente formazione di ATP).
Le altre reazioni reversibili della glicolisi sono: La reazione 2 (Isomerizzazione del
glucosio 6-fosfato a fruttosio 6-fosfato), reazione 4 (Scissione del fruttosio 6-fosfato a
gliceraldeide 3-fosfato e diidrossiacetone fosfato), reazione 5 (Isomerizzazione del
diidrossiacetone fosfato in gliceraldeide 3-fosfato), reazione 6 (Ossidazione del
gliceraldeide 3-fosfato (2) in 1,3-bisfosfoglicerato (2)), reazione 7 (Fosforilazione a
livello del substrato con trasferimento di due gruppi fosfato dal 1,3-bisfosfoglicerato
all’ADP a formare ATP), reazione 8 (Isomerizzazione da 3-fosfoglicerato a 2-
fosfoglicerato), reazione 9 (deidratazione del 2-fosfoglicerato a formare il
fosfoenolpiruvato attraverso la rimozione di una molecola d’acqua).
La glicolisi è divisa in due fasi principali: La prima fase è di investimento, infatti le
prime 5 reazioni sono endoergoniche, in quanto necessitano di ATP consumando 2
ATP, mentre la seconda fase è di rendimento in quanto le ultime 5 reazioni sono
esoergoniche, generano nello specifico 4 ATP e 2 NADH. La produzione netta della
glicolisi sarà quindi 2 piruvato, 2 ATP e 2 NADH.
Oltre al glucosio, anche altri carboidrati alimentano la glicolisi entrando appunto in
essa dopo essere strati trasformati in uno degli intermediari della via glicolitica. I più
importanti sono il glicogeno e l’amido, i vari polisaccaridi e disaccaridi assunti nella
dieta, diversi esosi come il fruttosio, il galattosio ecc.
DESTINO DEL PIRUVATO
Il destino del piruvato in condizioni aerobiche, il piruvato formato nella fase finale
della glicolisi può essere decarbossilato grazie all’enzima piruvato deidrogenasi in
Acetil CoA per poi entrare nel mitocondrio per essere ossidato a CO2 e H2O nel corso
del ciclo di Krebs oppure può essere convertito dalla piruvato carbossilasi in
Ossalacetato ed entrare nella gluconeogenesi.
Il destino del piruvato in condizioni anaerobiche, molti organismi rigenerano il NAD+
trasferendo gli elettroni dal NADH al piruvato, formando il lattato (fermentazione
lattica); oppure riducendo il piruvato a etanolo e CO2 (fermentazione alcolica).
GLUCONEOGENESI
La gluconeogenesi è un processo metabolico mediante il quale, in caso di necessità
dovuta a carenza di glucosio nel sangue, un composto non glucidico viene convertito
in glucosio, seguendo sostanzialmente le tappe inverse della glicolisi.
La gluconeogenesi avviene principalmente nel fegato e in piccola parte nei reni e
consiste quindi bella sintesi di glucosio da precursori non glucidici quali piruvato,
lattato, Ossalacetato, glicerolo e amminoacidi.
La gluconeogenesi si basa su 3 deviazioni che corrispondono alle 3 tappe irreversibili
della glicolisi, tali reazioni vengono catalizzate da enzimi specifici: (10) piruvato
carbossilasi e fosfoenolpiruvato carbossichinasi, la PEP carbossichinasi (3) e la
glucosio 6-fosfatasi (1).
L’ultima reazione della glicolisi racchiude due reazioni nella gluconeogenesi, infatti il
piruvato prima viene convertito in Ossalacetato dall’enzima piruvato carbossilasi e poi
l’Ossalacetato viene convertito in fosfoenolpiruvato dall’enzima fosfoenolpiruvato
carbossichinasi.
La gluconeogenesi è energeticamente dispendiosa, la cellula infatti usa 6 legami
altamente energetici forniti da ATP per formare una molecola di glucosio a partire da
lattato o piruvato.
La formazione di una molecola di glucosio dal piruvato richiede: 2 Piruvato, 4 ATP, 2
GTP e 2 NADH. La fase di digiuno tale processo è svolto unicamente dal fegato.
La glicolisi e la gluconeogenesi hanno 7 enzimi in comune che catalizzano le 3 reazioni
reversibili delle due vie. Queste due vie sono sottoposte a controllo allosterico
incrociato, il principale enzima di controllo della glicolisi è la fosfofruttochinasi.
PENTOSIO FOSFATO
La via del pentoso fosfato è un processo metabolico citoplasmatico che, oltre a
produrre NADPH utilizzato come trasportatore di energia chimica, dà luogo alla
produzione di ribosio 5-fosfato utilizzato come precursore di molecole più complesse
come gli acidi nucleici. Essa è una via alternativa rispetto alla glicolisi adottata da quei
batteri che non posseggono l’enzima aldolasi fondamentale nella glicolisi.
La via ossidativa del pentosio fosfato parte dall’ossidazione e decarbossilazione
dell’atomo C1 del glucosio 6-fosfato e produce NADPH e pentosio fosfato. Il NADPH
fornisce la forza riducente alle reazioni biosintetiche e il ribosio 5-fosfato è un
precursore per la sintesi dei nucleotidi e degli acidi nucleici.
La prima fase della via del pentoso fosfato è caratterizzata da 2 ossidazioni, esse
convertono il glucosio 6-fosfato in ribulosio 5-fosfato e riducono il NADP+ a MADPH. La
seconda fase comprende tappe non ossidative che convertono il pentosio fosfato in
glucosio 6-fosfato permettendo così alla via di ricominciale il ciclo. L’ingresso del
glucosio 6-fosfato nella via del pentosio fosfato o nella glicolisi è fortemente
determinato dalle concentrazioni relative di NADP+ e di NADPH.
GLICOGENO
Il glicogeno è la principale riserva di carboidrati degli organismi animali. È un
polisaccaride del glucosio ramificato ed è presente soprattutto nel tessuto epatico e in
quello muscolare scheletrico.
La differenza tra il glicogeno muscolare e quello epatico è che il glicogeno muscolare
rappresenta un fonte di energia rapidamente utilizzabile dalla cellula che la consuma
per se stessa, mentre il glicogeno epatico serve come riserva di glucosio per gli altri
tessuti quando non è disponibile glucosio alimentare, come ad esempio in una fase di
digiuno, per mantenere costante la glicemia.
La sintesi del glicogeno avviene tramite un processo denominato glicogenosintesi. La
glicogenosintesi è un processo che avviene nel citoplasma delle cellule del fegato e
dei muscoli scheletrici e consiste nella conversione del glucosio a glicogeno.
Il punto di partenza della sintesi del glicogeno è il glucosio-6-fosfato, che deriva dal
glucosio libero mediante fosforilazione da parte delle esochinasi 1 e 2 nel muscolo, e
dell’esochinasi 4 nel fegato.
Il glucosio 6-fosfato è convertito prima in glucosio 1-fosfato e poi dall’enzima UDP-
glucosio pirofosforilasi in UDP glucosio.
L’UDP glucosio è il donatore delle unità di glucosio nella reazione enzimatica di
formazione del glicogeno catalizzata dalla glicogenosintetasi, che catalizza il
trasferimento del residuo glucosidico dall’UDP glucosio a un’estremità non riducente
di una molecola ramificata di glicogeno.
Successivamente la molecola viene ramificata dall’enzima ramificante amilo-
transglucosilasi.
Il glucosio in eccesso viene convertito in glicogeno per poi essere conservato nel
muscolo e nel fegato sotto forma di grandi particelle insolubili. Il glicogeno costituisce
quindi una sostanza di deposito prontamente utilizzabile dalla cellula.
In base alle richieste energetiche, attraverso il processo di glicogenolisi, il glicogeno
viene scisso in glucosio. La glicogenolisi è quindi una via di degradazione metabolica
del glicogeno a glucosio, essa avviene per mezzo di tre enzimi: la glicogeno fosforilasi,
l’enzima deramificante e la fosfoglucomutasi.
L’enzima glicogeno fosforilasi catalizza la scissione fosforo litica all’estremità non
riducente delle catene di glicogeno, demolendolo, liberando glucosio 1-fosfato.
L’enzima deramificante catalizza due reazioni di trasferimento delle ramificazioni.
Nella prima trasferirà la ramificazione ad un’estremità non riducente, per poi nella
seconda reazione rilascerà l’ultimo residuo come glucosio libero.
Il glucosio 1-fosfato ottenuto viene infine convertito in glucosio 6-fosfato dall’enzima
fosfoglucomutasi.
I due enzimi principali, la glicogenosintetasi per la glicogenosintesi e la glicogeno
fosforilasi per la glicogeno lisi, sono sempre attivi, essi sono regolati grazie all’azione
ormonale ma di base entrambi sono resi più o meno attivi dal processo di
modificazione covalente nel quale l’aggiunta di un gruppo fosfato rende più attivo
l’enzima stesso.
Il glucosio prodotto al termine della glicogenolisi ha però funzioni differenti a seconda
se esso sia utilizzato dal fegato o dal muscolo scheletrico. Nel fegato verrà utilizzato
per mantenere costante il livello di glicemia venendo rilasciato nel circolo sanguigno,
mentre nel muscolo scheletrico subisce il processo di glicogenolisi e viene utilizzato
nel processo di contrazione muscolare.
GLICEMIA
La concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia) è regolata e controbilanciata
da variazioni indotte dagli ormoni nel metabolismo di alcuni organi. Concentrazioni
elevate di glucosio nel sangue determinano la secrezione di insulina da parte delle
cellule beta del pancreas, un ormone ipoglicemizzante che incrementa la velocita di
assunzione di glucosio da parte dei tessuti e favorisce la formazione di glicogeno
attraverso il processo di glicogeno sintesi. L’insulina ha e