LEZIONE 1
Che cos’è la medicina di Laboratorio
La Medicina di Laboratorio è una disciplina che ricerca dati relativi alla natura e all’entità delle
alterazioni di struttura e funzione, su campioni ottenuti dal paziente e sul paziente stesso, per
elaborarli in informazioni. È compito della Medicina di Laboratorio individuare, mettere a punto e
valutare criticamente il significato clinico di analisi chimiche da eseguirsi su materiali biologici
prelevati da pazienti allo scopo di:
• Riconoscere le malattie (diagnosi)
• Controllarne l’evoluzione
• Prevederne i possibili esiti (prognosi)
• Valutare l’efficacia dei trattamenti terapeutici
Come si svolge una diagnosi
• Anamnesi: storia clinica del paziente
• Esame clinico
• Indagini strumentali: per esempio eco, radiografie, tac, risonanze
• Indagini di laboratorio
Tipologie di laboratori
• Laboratori di routine
Biochimica clinica (dosaggi di molecole semplici, es. glicemia)
• Ematologia e coagulazione
• Biologia molecolare clinica
• Microbiologia
• Virologia
• Immunologia
• Dosaggi ormonali
• Immunotrasfusione
•
• Laboratori di urgenza: h24
funzionano sia per i pazienti ricoverati che non
• Points of care: analisi effettuate nel
non sono dei laboratori ma sono che possono essere
luogo in cui si trova il paziente tipo in casa, a letto in reparto, in ambulatorio. Per esempio
possono essere utilizzati dipstick per le analisi delle urine, dispositivi palmari come i glucometri,
o analizzatori molecolari sofisticati come quelli per la rilevazione di malattie infettive
Ruolo e interfaccia tra il laboratorio e la clinica All’interno del referto - che poi verrà
portato al medico che emetterà una
diagnosi - si trovano tra parentesi i
valori di riferimento della
popolazione normale e accanto ad
essi i valori misurati al paziente. La
presenza di un * accanto a un valore
sta a indicare che siamo in presenza
di un parametro alterato.
Uso razionale dei test di laboratorio 30-50%.
Il grado di inappropriatezza dei test di laboratorio oscilla tra Ci deve essere sempre una
ragione alla base della richiesta di indagini di laboratorio per un paziente in quanto se il test
richiesto non fornisce informazioni rilevanti il suo impiego è irragionevole. Perciò, prima di
richiedere un test occorre conoscere:
• la fisiologia dell’analita: struttura, sorgente, distribuzione nel corpo, modalità di escrezione,
emivita, variazioni fisiologiche etc.
• i meccanismi patologici che possono produrre variazioni della concentrazione dell’analita
• appropriati intervalli di riferimento
• eventuali interferenze in vivo e in vitro
→
Esempio se ci troviamo di fronte a un paziente malato di diabete 1, sarà inutile prescrivere
l’insulinemia (quantità di insulina presente nel sangue) in quanto quel paziente si inietta l’insulina.
Piuttosto di dovrà prescrivere l’esame che misura il peptide C, il quale fa parte della proinsulina e
viene prodotto quindi in quantità equimolari ad essa. Quindi la misura del peptide C è indicata per
valutare la capacità di produzione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas.
→ del miocardio
Esempio nel caso dell’infarto vengono rilasciate in circolo due proteine, ovvero la
mioglobina e la troponina. Il problema è che il rilascio di queste avviene in tempi diversi, cioè il
livello della mioglobina sale dopo circa 1h dall’infarto, quello della troponina aumenta solo dopo
3h. Per cui, a seconda del tempo che è intercorso tra infarto e arrivo in ps si dovrà conoscere
questo meccanismo fisiologico in modo da prescrivere l’esame più opportuno tra i due.
A che scopo si chiedono test di laboratorio?
• screening →
Per finalità di in assenza di segni o sintomi: es. screening neonatali; screening in
gravidanza per il diabete (la placenta produce un ormone che compete con l’insulina e quindi
aumenta la glicemia, tanto che poco prima del parto quanto la placenta funziona meno il
diabete sparisce); screening per la spina bifida; screening nell’adulto
• fase diagnostica →
Nella conferma o esclusione di un sospetto clinico:
per istituire un trattamento immediato (esami d’urgenza)
• prima di attuare un trattamento generale
•
• monitorare:
Per
il decorso della malattia
• il livello dei farmaci
•
• finalità medico-legali
Per
• ricerca
Per (consenso specifico del paziente)
Tipi di campioni biologici
• Sangue venoso (il più utilizzato), arterioso (per emogasanalisi) o capillare (glicemia)
• Urine → raccolta delle urine:
Campione di più semplice raccolta
• Recipiente pulito ed in alcuni casi sterile
• Esame completo delle urine: campione della prima minzione mattutina
• Rapido invio al laboratorio
• Modalità di raccolta e conservazione: mattutina, 24h
• Precauzioni
• Modalità di raccolta per indagini microbiche
•
• Feci
• Liquidi biologici: liquido cefalo-rachidiano, liquido seminale, liquido pleurico, etc.
• Liquido amniotico, villi coriali (indagini prenatali)
Sangue
Le analisi più diffuse sono su:
• Sangue intero: elementi corpuscolati
è costituito da (globuli e
e plasma
piastrine) ed è di colore rosso scuro. Viene prelevato in una
vacutainer) anti-coagulante
provetta (spesso si usano provette chiamate contenente un in gel.
Il sangue intero si può usare, ad esempio, per l’esame emocromocitometrico (per contare le
cellule del sangue).
• Plasma: sangue privo degli elementi corpuscolati
il plasma è la e si ottiene dopo aver messo il
anti-coagulante
sangue in una provetta con un e averlo sottoposto a centrifugazione. Dopo la
sedimentazione si ottiene la separazione tra la parte corpuscolata (intorno al 45%) e la parte
liquida (normalmente circa il 55%), cioè il plasma di colore giallognolo.
• Siero: plasma privo dei fattori di coagulazione,
il siero è dato dal e infatti in questo caso nella
non anti-coagulante.
provetta c’è In questo caso la sedimentazione avviene grazie al
processo coagulativo al termine del quale dal fibrinogeno si formerà la fibrina che porterà sul
fondo della provetta sulla la parte cellulare ematica (globuli rossi, bianchi e piastrine). Anche il
siero come il plasma ha un colore giallognolo.
Quindi nel plasma trovo il fibrinogeno, nel siero non trovo fibrinogeno perché c’è stata
coagulazione.
provette tappi di colori differenti,
Le hanno a ognuno corrisponde un tipo di campione. Per
esempio nella provetta col tappo rosso non ci sono anti-coagulanti e quindi servirà per ottenere
riempita tutta
un siero, in tutte le altri ci sono anti-coagulanti diversi. La provetta va perché
l’anticoagulante che c’è è tarato per quel volume lì preciso.
Metodo di prelievo
• Bisogna eseguire il prelievo di sangue venoso evitando un’eccessiva stasi venosa che può
indurre fenomeni di emoconcentrazione
• Molti errori effettuati durante la raccolta e la preparazione del campione possono portare ad
emolisi: il 60% dei campioni non vengono processati a causa di questo errore. Si ha emolisi
quando la membrana cellulare dei globuli rossi viene distrutta con conseguente passaggio delle
componenti intracellulari, emoglobina compresa, nel siero o nel plasma (cellula in soluzione
ipertonica e ipotonica). Per evitare emolisi è importante far defluire il sangue nella provetta
spontaneamente e delicatamente.
Grandezze e unita di misura in biochimica clinica
La concentrazione di un analita può essere espressa come:
• Concentrazione di massa: massa dell’analita (g, mg, ng, pg) contenuta in un determinato
volume (L, dL, mL) del materiale esaminato
• Concentrazione di sostanza: concentrazione dell’analita espressa come molarità cioè in mol/
L. La concentrazione di sostanze ioniche (ad es. Na+,K+) è spesso espressa in equivalenti/litro
(Eq/L) dove 1 Eq = 1 mol/n. di carica. Le concentrazioni di sostanze aeriformi sono spesso
sostituite dalle rispettive pressioni parziali (ad es. pO2 pCO2)
• Concentrazione di attività: si usa per sostanze caratterizzate da una attività biochimica (ad
esempio enzimi) e corrisponde all’attività dell’analita, misurata in opportune Unità (U), presente
in un determinato volume del materiale esaminato (U/L, U/mL)
Nelle determinazioni urinarie si fa talora riferimento alla quantità (o all’attività) dell’analita
contenuta nelle urine di 24h.
Tipologie di esami biochimico clinici
• Analisi singole: analisi che, anche se effettuate contemporaneamente sullo stesso campione,
non sono correlate tra loro. Ciascuna fornisce una risposta ad un quesito specifico (es. glicemia
+ colesterolemia + creatininemia (valutazione funzionalità renale) costituiscono un insieme di
analisi singole)
• Raggruppamenti analitici: analisi tra loro correlate, i cui risultati, valutati nel loro insieme,
concorrono a fornire una risposta abbastanza esauriente a certe problematiche cliniche. Ad
spesso sete, urino tanto, dimagrisco molto”
esempio “ho classici sintomi diagnostici del
glicemia, glicosuria, emoglobina glicata
diabete; il medico prescrive: cioè tre test che
concorrono a dar conferma di una malattia. Alla fine dei tre esami, si è in grado di rispondere al
quesito diagnostico “diabete si - diabete no”.
• Prove dinamiche: le prove dinamiche consistono in analisi singole o gruppi di analisi eseguite
più volte nel tempo, oltre che in condizioni basali anche dopo una opportuna stimolazione, così
da valutare la risposta a tale stimolazione. Solitamente sono esami di secondo livello. Esempio
→ un soggetto sano ha un valore della glicemia <110mg/dL, mentre il soggetto malato ha un
valore ≥126 mg/dL. Se un soggetto ha un valore di glicemia lontano dai pasti ≥110mg/dL
(valore di riferimento) ma <126 mg/dL, è necessario approfondire con un test di secondo livello,
tramite una prova dinamica, curva da carico per il glucosio: prelievo basale al soggetto
(glicemia basale) cioè il soggetto deve assumere glucosio sciolto in acqua al 50% (circa 75gr di
glucosio) e dopo 2h si rifà la glicemia. Se ≥ 200 mg/dL = diabete. Quindi nella prova dinamica,
in caso di diagnosi di diabete, riusciamo a capire come l’organismo reagisce ad un carico di
glucosio.
LEZIONE 2
Raggruppamenti analitici
• Profilo biochimico: aspetti biochimico-
gruppi di analisi volti ad esplorare particolari
metabolici. Ad esempio le indagini emogasanalitiche (pO2, pCO2, pH, HCO3-) per valutare la
funzionalità respiratoria e l’equilibrio acido-base (acidificazione del plasma dovuta al diabete*)
• Profilo d’organo: gruppi di analisi che valutano marcatori specifici per mettere in evidenza
lesioni o disfunzioni
eventuali di un organo. Ad esempio i profili epatici possono comprendere
indagini atte a rivelare sofferenza epatocellulare, indagini indicative di colestasi, indagini che
esplorano particolari funzioni dell'epatocita (funzione proteosintetica, escretrice, ecc.). Nel
soggetto in cui il clinico sospetta epatopatia (sospetta disfunzione epatica) si valutano diversi
marcatori epatici per le diverse funzioni del fegato:
transaminasi: valutazione danneggiamento fegato
• fosfatasi alcalina: valutazione della stasi della bile
• bilirubina
• proteine plasmatiche (il fegato produce circa la metà delle proteine plasmatiche)
•
• Protocolli diagnostici: gruppi di esami atti a rispondere a un determinato quesito diagnostico
*chetoacidosi diabetica: quando si ha un deficit assoluto di insulina, il glucosio non riesce ad
entrare nelle cellule e queste si adattano ad utilizzare prevalentemente acidi grassi; il metabolismo
degli acidi grassi, in assenza di adeguate quantità intracellulari di glucosio, volge verso la sintesi
di sostanze chiamate chetoni o corpi chetonici. L'accumulo di corpi chetonici nel sangue,
l'iperglicemia e il deficit di insulina, determinano quindi i sintomi caratteristici e le complicanze
della chetoacidosi diabetica, che in situazioni estreme può rivelarsi addirittura fatale.
Controllo di qualità in biochimica clinica
Esistono dei requisiti che ogni laboratorio deve soddisfare per poter essere considerato un
controllo
laboratorio attendibile. Esiste un centro regionale (Careggi per la Toscana) deputato al
di qualità dei laboratori; questo centro invia ai laboratori (pubblici e privati) dei campioni con dei
parametri a titolo fisso che devono essere analizzati e se i risultati, che ogni laboratorio riscontra,
si discostano troppo dai valori veri il laboratorio non viene accreditato. Nella sua utilizzazione
corrente il termine “controllo di qualità” si riferisce alla fase analitica propriamente detta. Per la
verità la produzione di risultati attendibili dipende anche dalle fasi pre- e post-analitica. Il controllo
di qualità in biochimica clinica serve a garantire l’attendibilità dei risultati forniti dal laboratorio e
assicurare procedimenti
va a comprendere un insieme di interventi atti ad che i utilizzati
possiedano seguenti requisiti:
in misura adeguata i
Sensibilità limite di
piccole quantità
capacità di dosare quantificata dal
rivelazione,
dell’analita in esame cioè la quantità minima
di analita che può essere osservata
con sufficiente grado di sicurezza
Specificità esclusivamente
capacità di dosare non quantificabile
sostanza in esame
la
Precisione indici di
capacità di fornire risultati quantificata da
dispersione
(si distinguono la ripetibilità e la concordanti tra loro se derivano da (deviazione standard,
riproducibilità) analisi effettuate sullo stesso coefficiente di variazione)
campione
Accuratezza grado di
capacità di fornire valori il più vicino quantificata dal
inaccuratezza o BIAS,
possibile al valore “reale che in
formula è: (valore trovato - valore
vero) / (valore vero) x 100
Traguardi analitici →i livelli di sensibilità, specificità, precisione e accuratezza che dovrebbero
essere raggiunti. Per la precisione e l’accuratezza i traguardi analitici sono rappresentati dai
analitica) non
livelli di imprecisione (CV e di inaccuratezza (BIAS) che dovrebbero essere
variabilità
superati. Tali livelli non sono uguali per tutti gli analiti, ma dipendono dalla loro
biologica. →
Sensibilità e specificità caratteristiche intrinseche al procedimento analitico, quindi dipendono
dal metodo e dagli strumenti usati in laboratorio. Possono influenzare il grado di precisione e
accuratezza. →
Accuratezza e precisione parametri che dipendono anche dall’efficienza del laboratorio, cioè
dagli errori che possono essere commessi nel corso delle analisi di laboratorio. Per questo motivo
controlli preliminari continuativi.
questi due requisiti necessitano di e
Tipi di errori
• sistematici:
Errori errori che si ripetono ogni volta che si fa un certo tipo di analisi (es. errori
dovuti a reattivi scaduti o difetti di taratura della vetreria). Influenzano l’accuratezza.
• grossolani:
Errori sono errori macroscopici umani che talvolta possono capitare (es. viene
sbagliato l’anticoagulante oppure un’etichetta sulla provetta).
• accidentali (o casuali):
Errori sono inevitabili, quindi possono essere ridotti ma mai eliminati
completamente (es. sistemi termostatici non a punto, assenza di corrente elettrica). Influenzano
la precisione e infatti è in conseguenza di questi errori che una serie di determinazioni effettuate
sullo stesso campione non fornisce mai risultati identici.
Variabilità dei dati biochimico clinici
La variabilità dei dati biochimico-clinici può dipendere da diversi fattori: variazioni in vivo della
grandezza misurata sul campione del paziente, alterazioni alle quali può andare incontro il
materiale biologico nel periodo che intercorre tra prelievo e analisi, procedimento analitico
utilizzato (in particolare dalla sua precisione e accuratezza). La variabilità complessiva dei dati di
laboratorio è la risultante quindi di tre componenti:
• biologica
Variabilità (fattori genetici, stile di vita, lavoro, fattori ambientali, assunzione di
farmaci…). Anche considerando soggetti omogenei per tutte queste condizioni, resta sempre
una variabilità di ordine biologico che può essere distinta in intra- e inter-individuale (è a queste
due forme di variabilità biologica che si fa riferimento nella definizione dei traguardi analitici per
la precisione e l’accuratezza)
• pre-analitica
Variabilità
• analitica
Variabilità
Termini di confronto dei dati biochimico clinici
L’uso clinico dei valori riscontrati in un individuo deriva dal confronto con altri valori
• Valori di riferimento
• Valori decisionali: valori soglia
sono dei che non fanno capo ad una popolazione di riferimento
ma sono valori scelti in laboratorio in base all’esperienza clinica. Quindi il medico dovrebbe
sempre far riferimento ai valori decisionali e non di riferimento. Bisogna osservare anche i valori
precedentemente analizzati nello stesso individuo per controllare la patologia.
• Valori precedentemente osservati nello stesso individuo: permettono di analizzare il decorso
della malattia e la rispondenza ai trattamenti farmaceutici.
• Valori clinici
VALORI DI RIFERIMENTO (normali) intervallo di riferimento.
Sono generalmente
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