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Ipotesi e coerenza nelle impressioni

Quando ci formiamo un'impressione tendiamo ad avere una sorta di coerenza nel fornire un'impressione e tale ricerca di coerenza avviene anche attraverso le ipotesi: "la domanda che noi poniamo a volte ne determina la risposta, a meno che l'individuo non ne sia consapevole", in quanto tende a essere in determinato concetto, infatti, la maggior parte delle volte siamo in grado di ricordare sia episodi di conferma delle ipotesi sia episodi di disconferma (anche se ci sono sempre dei limiti, anche in base alle personalità degli individui).

Snyder e Swann, 1978

Condussero uno studio su come le persone si comprendono a vicenda. Ad un gruppo di partecipanti viene chiesto di capire se l'interlocutore è estroverso, mentre all'altro gruppo viene chiesto di verificare se l'interlocutore è introverso. I partecipanti vengono distribuiti in maniera random sulle due condizioni. Indipendentemente dalla condizione a cui sono stati assegnati, i partecipanti ricevono 26 domande e il partecipante deve selezionare da porre all'interlocutore per verificare la propria ipotesi.

Bias e ipotesi

Bias - un elemento che può essere considerato un principio di funzionamento cognitivo. Si tratta di una forma di elaborazione sistematica, un pattern ricorrente nella maggior parte delle persone.

Quando ci formiamo un'impressione tendiamo ad avere una sorta di coerenza nel formare un'impressione e tale ricerca di coerenza avviene anche attraverso le ipotesi. La domanda che noi poniamo a volte ne determina la risposta, a meno che l’individuo non ne sia consapevole, in quanto tende a evocare un determinato concetto, infatti, la maggior parte delle volte siamo in grado di evocare sia episodi di conferma delle ipotesi sia episodi disconfirmanti (anche se ci sono sempre dei limiti, anche in base alle personalità degli individui).

Snyder e Swann, 1978

Consduce uno studio su come le persone si comprendono a vicenda. Ad un gruppo di partecipanti viene chiesto di capire se l'interlocutore è estroverso, mentre all’altro gruppo viene chiesto di verificare se l’interlocutore è introverso. I partecipanti vengono distribuiti in maniera random sulle due condizioni. Indipendentemente della condizione a cui sono stati assegnati, i partecipanti ricevono 26 domande e il partecipante deve scegliere da porre all’interlocutore per verificare la propria ipotesi.

Diciotto di queste domande erano legate all’estroversione (es. ti piace conversare con persone nuove?) mentre le altre tredici riguardavano l’introversione. Lo sperimentatore vuole vedere che tipo di domande selezioni di più in una condizione rispetto all’altra.

  • VI variabile manipolata: capire se l’interlocutore è introverso/estroverso - 2 livelli
  • VD: domande selezionate

I partecipanti, nella condizione estroversione, sceglieranno le domande legate al contatto di estroversione perché la richiesta (il tuo interlocutore è estroverso?) guida la scelta delle domande; idem nella condizione introversione.

“Se voglio sapere se l’interlocutore è estroverso, faccio domande che confermano l’ipotesi”. Infatti, il nostro sistema cognitivo procede per conferme di ipotesi (a differenza della ricerca scientifica che procede per disconferme di ipotesi), in questo modo, rischiando di raccogliere un esalto numero di falsi positivi.

Profezia che si autoavvera

Da ciò si evince che le nostre aspettative sugli altri ci spingono a procedere per conferma di ipotesi, ovvero ponendo allo stesso domande che soddisfino le nostre idee.

Example: immaginate di incontrare una persona proveniente da una zona del mondo che non conoscete e che si dice che le persone di quella zona abbiano il culto della gentilezza e dell’ospitalità. Nei confronti di questa persona abbiamo tale aspettativa (che sia una persona ospitale e gentile) ed essa guiderà anche il nostro comportamento, in modo tale da sollecitare nell’interlocutore delle risposte che confermano la gentilezza.

Non solo le nostre ipotesi ci fanno comportare in maniera coerente con le ipotesi che noi abbiamo ma sollecitano nell’interlocutore quel comportamento = profezia che si autoavvera.

Rosenthal & Jacobson, 1982

Gli sperimentatori si recano in una scuola e distribuiscono dei test di intelligenza agli alunni e raccolgono le risposte. RRJ vanno dagli insegnanti e comunicano che alcuni studenti erano estremamente intelligenti ma in realtà lo screening non era stato eseguito.

RRJ allo fine dell’anno si fanno dare la pagella degli studenti e verificano che gli studenti definiti più intelligenti avevano ricevuto voti più alti ed erano effettivamente diventati più bravi. Questo accadde perché gli insegnanti avevano delle aspettative nei confronti di questi alunni e avevano messo in atto dei comportamenti sollecitando negli studenti delle risposte a conferma.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BlueSarah di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trieste o del prof Carnaghi Andrea.
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