Tesina - Politica economica
De Sabato Matteo, matricola 505619
"Bank dominance" e la sua evoluzione
Così come la storia economica ci dimostra, il ruolo delle banche centrali è in progressiva evoluzione. Con particolare riguardo al rapporto che le stesse banche instaurano con i governi, la tendenza degli ultimi decenni è quella di un approccio di crescente indipendenza dal potere esecutivo per quanto riguarda le manovre di politica economica monetaria. Su questo da tempo, si è acceso un dibattito.
Le banche centrali, essendo enti privati a tutti gli effetti, una totale indipendenza risulterebbe una scelta che di gran lunga si discosta dalla concezione democratica di Paesi come gli Stati Uniti e quelli dell’Eurozona perché i cittadini non avrebbero una rappresentanza diretta al loro interno. Tuttavia, le tesi a favore di un’autonomia sono molteplici infatti, gli studi mostrano che nella maggior parte dei casi una posizione di indipendenza delle banche centrali si accompagna a un contenuto tasso di inflazione e al tempo stesso non crea distorsioni nei confronti delle macrovariabili reali (disoccupazione, livello del reddito ecc.).
Come riportato nel grafico possiamo notare la relazione inversa che esiste tra tasso di inflazione e l’indice d’indipendenza della banca centrale (periodo di riferimento 1962-1990); quindi possiamo evidenziare prendendo in considerazione, ad esempio, le due situazioni più estreme come in Germania, l’indice di indipendenza di circa 13 corrisponde a una media tassi di inflazione pari a quasi il 4%, mentre in Portogallo l’indice di indipendenza nettamente più basso (circa 3) fa corrispondere una media dei tassi di inflazione molto più alta pari al 14%.
La strada verso l’indipendenza è quindi determinata dal fatto che le istituzioni in questione (banche centrali e governi) rincorrono obiettivi diversi con scadenze non coordinate, per cui ad esempio se ci trovassimo in periodo di campagna elettorale qualsiasi governo, essendo per definizione dipendente dalle elezioni, avrebbe l’intuizione e il desiderio di espandere la produzione quindi creare nuova offerta di lavoro e così aumentare i redditi per ricevere e trarre a sé voti elettorali agendo quindi per interessi di un’élite; questo creerebbe pressioni sulla banca centrale da parte del governo come ad esempio diminuire i tassi d’interesse o aumentare la base monetaria e quindi l’offerta di moneta che porterebbe però a una spinta inflazionistica dannosa per l’economia.
Proprio da quest’esempio si deduce che il governo agisce nel breve-medio periodo molto spesso per rendiconto...
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