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Meccanismi simili ha l’Implicit Association Test (IAT). Lo IAT consta di 5 fasi, e si basa su diversi confronti tra una

coppia di oggetti di atteggiamento (es. “uomini” e “donne”) e aggettivi ad essi alternativamente correlati (es.

“positivo” o “negativo”).

Questa volta l’elemento “distrattore” e allo stesso tempo “misuratore” non è però il dover definire l’aggettivo,

ma il dover stabilire se è vi è effettivamente corrispondenza tra quanto visualizzato ed il compito dato nella

singola fase (es. “premi K se leggi un nome femminile o un atteggiamento negativo”). Sarà sempre la velocità di

risposta misurata nelle varie prove a stabilire il grado di accordo tra atteggiamento e termini presentati.

Anche le misure implicite non sono esenti da critiche; tra esse, si segnalano le eccessive non-corrispondenze tra

dati ottenuti mediante tecniche esplicite con quelli ottenute mediante tecniche implicite (“misurano davvero gli

stessi costrutti?”), e le possibili contaminazioni legate alle modalità con le quali test come lo IAT funzionano.

APPLICAZIONI DEGLI STUDI SUGLI ATTEGGIAMENTI

Gli atteggiamenti come fattori predittivi dei comportamenti

Oltre al senso comune, anche la ricerca sociale ha dimostrato che gli atteggiamenti sono effettivamente

predittivi dei comportamenti.

Aldilà dei primi studi, come quelli di LaPierre, mediamente infarciti di errori che ne hanno minato l’attendibilità,

Aijzen e Fishbein hanno effettivamente dimostrato che gli atteggiamenti possono essere predittivi se nella

misura degli atteggiamenti e in quella dei comportamenti vi è corrispondenza, coerenza secondo 4 parametri:

azione (atteggiamento = comportamento), bersaglio (target), contesto e tempo.

Aldilà delle corrispondenze elencate, molto di ciò che è relativo a questo legame passa anche attraverso il

concetto di forza dell’atteggiamento: come il senso comune suggerirebbe, è provato che atteggiamenti forti

predicono il comportamento con maggiore probabilità di atteggiamenti deboli.

Tuttavia è importante capire che questa predizione è assai meno che esatta: l’ambito del comportamento fa sì

che esso sia meno o più prevedibile che in altri casi (ad es. è più facile misurare la corrispondenza

atteggiamento-comportamento relativamente ad un voto elettorale, rispetto all’ambito “donazione sangue”), e

tutto ciò è da scremare anche in virtù del fatto che il soggetto il cui atteggiamento è misurato potrebbe mentire.

Non ultimo, anche le differenze individuali giocano un ruolo fondamentale: è provato che persone con alto

automonitoraggio, ossia la tendenza all’autoregolazione dei propri comportamenti in virtù delle situazioni

vissute e del contesto, sono meno tendenti alla coerenza atteggiamento misurato-comportamento rispetto a

quelle che hanno un basso automonitoraggio, e sono pertanto più portate a seguire con coerenza i propri valori.

Modelli delle relazioni atteggiamento-comportamento

Diversi sono i modelli postulati per descrivere la relazione atteggiamento-comportamento. Tra essi, la teoria

dell’azione ragionata di Fishbein e Aijzen, il modello MODE di Fazio, ed il modello composito.

La teoria dell’azione ragionata e del comportamento pianificato sostiene che il predittore diretto del

comportamento degli individui è la loro intenzione, vista tanto come atteggiamento personale verso un

comportamento (positivo, negativo, etc.), quanto come conseguenza di norme soggettive sociali (es.

assecondare gli altri, aspettative, etc.) . Tuttavia questo non basta, perché non sempre possiamo avere il

controllo della situazione. Pertanto, nelle modifiche a questa teoria (comportamento pianificato), è stato

previsto che il controllo comportamentale percepito è determinato dalle credenze di controllo, ossia dalle

considerazione personale circa il possesso delle risorse necessarie per mettere in atto il comportamento.

Ciò significa, in primis, che il controllo comportamentale aumenta e riduce la fiducia di avere certe intenzioni.

In secundis, che esso aumenta e riduce la sensazione di avere controllo proprio sul comportamento stesso.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher faraday92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Di Battista Silvia.

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