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Riassunto esame Assistenza infermieristica in medicina specialistica, prof. Maddalena Appunti scolastici Premium

Riassunto di Assistenza infermieristica in medicina specialistica per l'esame del professor Maddalena su:

• Assistenza infermieristica alla persona in situazione caratterizzata da
patologia oncologica: biopsia ossea e l’aspirato midollare, gestione della terapia antiblastica (inclusa la prevenzione e il trattamento dello
stravaso), gestione degli accessi venosi centrali;... Vedi di più

Esame di Assistenza infermieristica in medicina specialistica docente Prof. R. Maddalena

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ESTRATTO DOCUMENTO

 Inserzione di un catetere in modo che la punta si trovi nella circolazione venosa centrale

 Funzione: costituire un condotto per portare fluidi dall’esterno del corpo alla circolazione venosa centrale, entrando in

contatto con cute, tessuto sottocutaneo, pareti vascolari e sangue.

 Caratteristiche catetere:

1. Diametro sufficientemente piccolo per stare nel vaso, ma grande abbastanza per garantire il flusso desiderato

2. Deve essere sufficientemente rigido per avanzare durante l’introduzione e sufficientemente morbido per non

danneggiare le pareti del vaso.

3. Deve essere:

- Biocompatibile: non suscita reazioni umorali o tissutali

- Biostabile: resiste all’ambiente chimico-fisico-corporeo senza modificazioni strutturali.

- Poco trombogenico: causata fondamentalmente dalla rigidità del catetere

- Resistente allo scoppio

- Resistente alla tensione

- Flessibile

- Radioopaco

4. I materiali preferibili sono il POLIURETANO e il SILICONE: minor rischio di trombogenicità

- Altri materiali: Polivinilcloruro (PVC), polietilene (PE), fluoropolimeri (PTFE o FEP) e poliammide (nylon)

 Classificazione:

BREVE TERMINE Lasciati in sede per 3-4 settimane CATETERI NON TUNNELLIZZATI

MEDIO TERMINE Lasciati in sede per 1-6 mesi CATETERI NON TUNNELLIZZATI INSERITI PERIFERICAMENTE -

PICC

LUNGO TERMINE Lasciti in sede per oltre 6 mesi CATETERI TUNNELLIZZATI

CATETERI TOTALMENTE IMPIANTATI

 Inserzione di un catetere in prossimità della giunzione tra vena cava superiore ed atrio destro attraverso la vena:

1. SUCCLAVIA: è il vaso più usato perché consente un inserimento agevole, è facilmente accessibile alle

medicazioni e offre al paziente un certa libertà di movimento

2. GIUGULARE: ultima scelta e viene utilizzata per 1 o 2 giorni

3. FEMORALE

 Lumi:

1. LUME INTERNO: infusione di sangue e altri liquidi viscosi

2. LUME MEDIO: infusione di soluzioni per nutrizione parenterale

3. LUME ESTERNO: prelievo di sangue e terapia farmacologica

 I lumi non utilizzati vengono chiusi con chiusure Luer-lock

 Deve essere IMPREGNATO: cateteri impregnati di clorexidina/sulfadiazina d’argento che hanno l’obiettivo di di

migliorare la prevenzione delle CRBSI (Catheter Related Blood Stream Infections)

 Inserzione di un catetere in prossimità della giunzione tra vena cava superiore ed atrio destro

1. Mediante semplice puntura e incannulamento di una vena superficiale visibile al gomito o al braccio

(venipuntura “BLIND”)

2. Mediante venipuntura ecoguidata delle vene profonde del braccio (v. basilica o vv. brachiali) al terzo medio del

braccio

 Può essere monolume o bilume

 Si deve evitare di rilevare la pressione arteriosa e di prelevare campioni di sangue dall’estremità periferica

 Vantaggi:

1. Evita il rischio di complicanze meccaniche alla inserzione, tipico della puntura venosa centrale diretta (es. Emo-

pneumotorace)

2. Basso rischio di complicanze batteriemiche;

3. Minor rischio di trombosi venosa centrale;

4. Può essere posizionato da personale medico o infermieristico adeguatamente addestrato, non necessita di

competenze di tipo anestesiologico o chirurgico;

5. Può essere utilizzato anche in modo discontinuo, senza aumentare il rischio di complicanze ostruttive o

infettive;

6. Può essere utilizzato sia in ambito intra-ospedaliero che extra-ospedaliero

 Offrono pertanto una maggiore garanzia di durata e una maggiore sicurezza per operatori e pazienti:

1. Miglioramento delle modalità della terapia

2. Riduzione delle complicanze

3. Miglioramento della qualità di vita

4. Miglioramento della gestione del malato

5. Riduzione dei costi dei sistemi impiantabili

Cateteri tunnellizzati

 Inserzione di un catetere in un punto sottocutaneo della parete toracica o nel braccio (chiamato PUNTO DI EMERGENZA

CUTANEO o DI RACCORDO AL SERBATOIO-PORT), portato fino alla vena succlavia e fatto avanzare a 2-3 cm sopra la

giunzione con l’atrio destro

 Un cuffia (cuffia di Dacron) resta nel tunnel sottocutaneo, ancora il catetere garantendo la stabilità del presidio e ha un

impiego come barriera nelle infezioni

 Vantaggi:

1. Stabilizza il catetere

2. Agevola la gestione

3. Protegge dal rischio infettivo

4. Maggiore garanzia di durata

5. Maggiore sicurezza

 Questi cateteri devono essere posizionati dal medico in sterilità assoluta

 Esempi:

1. Cateteri a punta aperta: BROVIAC, HICKMAN (ha il lume più grande del BROVIAC)

2. Cateteri a punta chiusa: GROSHONG (presenza di una valvola antireflusso sulla punta che permette di non

eparinizzare il catetere quando non è in uso )

Cateteri totalmente impiantati

 Inserzione di un catetere la cui estremità è collegata a un piccolo contenitore collocato in una tasca sottocutanea

(torace e avambraccio)

 Di solito viene introdotto dalla vena succlavia, con l’apice nella vena cava superiore: l’estremità esterna viene

agganciata nel sottocute ad una camera in titanio e silicone, il PORT, che viene posizionato in una tasca sottocutanea in

una posizione facilmente raggiungibile

 L’accesso alla camera del catetere avviene con appositi aghi non siliconati, con punta disassata, non carotanti (aghi di

Huber e aghi di Gripper), che non intaccano l’integrità della membrana del reservoir: sono da cambiare 1vv/settimana

 Criteri per l’impianto:

1. Terapia in infusione continua e/o con farmaci fortemente lesivi in vene periferiche

2. Difficoltà all’approccio venoso periferico

3. Impossibilità ad utilizzare un arto (amputazione, linfedema)

4. Previsione di trattamento prolungato

5. Aspettativa di vita

 Es. PORT.A.CATH

PUNTURA DEL PORT

INFUSIONE ACCESSO PER PRELIEVO

 

Manovra eseguita con tecniche di asepsi: disinfettare con Aspirare 3ml di sangue

tamponi sterili imbevuti di betadine Effettuare prelievo con un’altra siringa

 

Localizzare e fissare il port con le prime tre dita della Lavare con 20ml di soluzione fisiologica

mano non dominante

 Inserire attraverso la cute l’ago no-coring al centro della

camera

 Verificare il corretto posizionamento dell’ago mediante

l’aspirazione di sangue

 Lavare con 10ml di soluzione fisiologica

 Dopo aver collegato il sistema alla linea di infusione,

coprire con medicazione sterile

 Confronto:

HICKMANN/BROVIAC PORT.A.CATH

 

Doppio lume di facile inserzione Piccola chirurgia per l’inserzione

 

Più cura (e costi) per il mantenimento Doppio lume con camera voluminosa

 

Incompatibile con alcune attività (nuoto) Mantenimento facile ed economico: non necessita di

 medicazioni e manutenzione frequente

Ottimale per infusione continua o prelievi 

 Vantaggio cosmetico e di qualità di vita: borsa

Più facile da rimuovere

 sottocutanea spesso invisibile esternamente

Più infezioni (0,21/100 giorni/catetere)  Ottimale terapie intermittenti

 Meno infezioni (0,04/100 giorni/catetere)

 Richiede aghi speciali

 Non limita l’attività quotidiana: minima interferenza con

lo stile di vita del paziente

 Durata non soggetta a limiti temporali

 Necessaria esperienza e manualità nella gestione da

parte dello staff

 Puntura sgradita, dolorosa e poco tollerata

 Maggiori difficoltà di espianto

 Preserva il sistema venoso periferico

 Facilita le terapie ambulatoriali parenterali

PREVENIBILI CON:

MEDICAZIONE

Lavaggio accurato delle mani + tecnica asettica (guanti e garze sterili)

Disinfezione, dall’interno verso l’esterno, con brushing

Clorexidina 2% in soluzione alcoolica (betadine in alternativa)

1. La medicazione con garze deve essere cambiata qualora si presenti sporca,bagnta o staccaa

2. Sostituzione settimanale: se cerotto sterile o cerotto in cui si possa vedere il punto di inserzione

3. Sostituzione ogni 72 ore in caso di medicazione occlusiva

IRRIGAZIONE

 Lavaggio con fisiologica 20 ml dopo prelievi o trasfusioni (a pressione “pulsante”: infondendo a piccoli scatti e non

in maniera fluida)

 Lavaggio con fisiologica chiudendo in pressione positiva per evitare il ritorno di sangue all’interno del catetere

 Irrigazione ogni 3-4 settimanecon PORT non in uso con fisiologica (Groshong) o soluzione eparinata

 Utilizzo di soluzioni in contenitori monouso (1A )

 Sostituire la linea infusionale ogni 96 ore, ogni 24 ore se si infondono Glucosio, Lipidi, Emoderivati

 Raccomandabile l’uso di pompe infusionali per infusioni prolungate (> 100 ml) e lavaggi quotidiani con Fis. 10-20

ml (specie se inf. di lipidi o emoderivati

 PRECOCI (prevenibili, da procedura):

1. Malposizionamento

2. PNX

3. Perforazione dei grossi vasi

 TARDIVE (possibili ma non abolibili):

1. Distacco o rottura del catetere

2. Infusione fuori camera

3. Infezioni

4. Trombosi

5. Funzione a senso unico

6. Occlusione

OCCLUSIONI Causate da: TROMBI EMATICI (reflusso o stasi nel lume del catetere), precipitati di farmaci incompatibili e

precipitati di sali di calcio o di lipidi

TROMBI EMATICI

 Può essere favorita

1. al cambio della sacca

2. per errata manipolazione dei morsetti

3. per disconnessione dei raccordi

 PREVENZIONE: evitare il reflusso ematico

 Ricercare bene la causa:

1. TROMBOSI DEL CATETERE:

- Cause: tappo di fibrina sulla punta del catetere, punta del catetere adesa alla parete del vaso

o sindrome di pinch-off (il catetere posizionato troppo mediamente sotto la clavicola e

rimane pinzato dal movimento a forbice della clavicola nella prima costa)

- Trattamento: urokinasi o eparina da portare agli ml che servono per riempire il CVC

(creando l’effetto sottovuoto), lasciare in sede per 2h, poi aspirare

2. TROMBOSI VENOSA PROFONDA: terapia trombolitica

 Recenti studi evidenziano l’assenza di benefici della profilassi standard di warfarin o eparina a basso peso

molecolare

INFEZIONI Per CONTAMINAZIONE:

1. Della cute circostante il foro di ingresso o sovrastante il catetere

2. Dei raccordi o dei set infusionali

3. Del liquido infuso

4. Endogena (stato di immunodepressione)

5. Delle mani dell’operatore

6. “A tergo”: il microrganismo, partendo da altra sede, circola nel torrente ematico e colonizza il

catetere

 Tappe: colonizzazione batterica (inizio già da 24h dopo l’applicazione), slime proteico e biofilm batterico

 PREVENZIONE:

1. Preparazione del personale addetto e protocolli d’approccio standard

2. Antisepsi con disinfezione accurata e campo sterile (LAVAGGIO DELLE MANI)

3. Asepsi nella preparazione di set e raccordi

4. Medicazione a piatto per tempi prolungati

 

SOSPETTO DI INFEZIONE: coltura da catetere somministrazione di terapia antibiotica ad ampio spettro

 adeguamento ad antibioticoterapia

 Si intende la somministrazione di nutrienti per via venosa (periferica o centrale)

 Indicazioni:

1. Impossibilità alla alimentazione enterale: occlusione intestinale, stenosi esofagea, stati comatosi, fistole

digestive, malattie infiammatorie del tratto gastro-enterico, pancreatiti.

2. Insufficiente alimentazione: neoplasie, trattamenti chemio-radioterapici, ustioni, sindrome da malassorbimento

 Elementi fondamentali

1. Le soluzioni troppo ipertoniche sono causa di flebiti chimiche (da CVP)

2. L’uso di un accesso venoso centrale permette di elevare l’apporto calorico e l’integrazione elettrolitica

3. Assoluta sterilità della preparazione, dalla preparazione alla somministrazione (cappa a flusso laminare,

soluzioni precostituite, set per infusione, controllo dell’infusione)

 Somministrazione di 2-3L di sostanze nel corso del 24h:

1. Glucidi: in concentrazioni ipertoniche (10->70%), favorisce il metabolismo del potassio e può essere facilmente

controllato monitorando i livelli ematici ed urinari (attenzione alla tollerabilità: insulina)

2. Lipidi: elevato potere calorico, emulsioni ben tollerate (attenzione a funzionalità epatica)

3. Aminoacidi: selettivi e ramificati (attenzione a funzionalità renale ed epatica: monitoraggio azoto ogni 24h)

4. Elettroliti: regolata giornalmente sulla base dell’andamento degli esami di laboratorio (attenzione a funzionalità

renale)

 Complicanze:

1. Metaboliche (ipo/iperglicemia, iperazotemia, iperammoniemia)

2. Idroelettrolitche (iperidratazione, disidratazione, squilibri di Ca, K, Mg, P, Na e Cl, aritmie)

3. Inattività delle tratto gastroenterico

4. Meccaniche (aritmie, dislocazione del CVC, pneumo-idrotorace,…)

5. Infettive (sepsi, tromboembolie)

 Assistenza:

1. Controllo del paziente: igiene personale e del cavo orale, prevenzione dei decubiti, osservazione dello stato

generale per complicanze da NPT

2. Controllo del CVC: controllo quotidiano, medicazione 48h o se occorre, asepsi nelle manovre legate alla

preparazione e alla somministrazione, sostituzione set ogni 72h (24h con lipidi o sangue e emoderivati)

3. Sorveglianza delle infusioni: tempi, caratteristiche delle sacche, set di infusione e raccordi, meglio se luer-lock)

ASPIRATO MIDOLLARE e BIOPSIA OSSEA A CONFRONTO

ASPIRATO MIDOLLORE BIOPSIA OSSEA

DEFINIZIONE Prelievo di sangue midollare Prelievo di un frammento di tessuto osseo che

contiene il midollo (frammento osseo)

SEDE Cresta iliaca posteriore Cresta iliaca posteriore

Sterno (torace anteriore)

Cresta iliaca anteriore

FUNZIONE Analisi della cellularità del sangue midollare e Valutazione di densità cellulare, l’insieme del

ricercando a piccolo ingrandimento la presenza dei tessuto emopoietico, il rapporto delle cellule con lo

megacariociti e la loro funzionalità stroma (tessuto di sostegno del midollo) e la

eventuale presenza di infiltrazione da parte di

cellule estranee

AGO Ago corto, sottile ed affilato raccordato una Ago di maggiori dimensioni inserito nella profondità

normale siringa che consente di aspirare il sangue dell’osso di cui ne viene prelevato un piccolo

midollare frammento cilindrico

ANESTESIA Anestesia locale Anestesia locale di cute/tessuto osseo

Anestesia generale

ASSISTENZA INFERMIERISTICA ALLA PERSONA IN

SITUAZIONE CARATTERIZZATA DA

PATOLOGIA CARDIACA

BAI DI FUNZIONE Alleviare il dolore Valutazione del livello di coscienza

CARDIO- toracico Posizionare il paziente in posizione semiseduta

CIRCOLATORIA Documentare e registrare ECG

 Monitoraggio: dolore, ritmo, diaforesi, cute e mucose (colorito,

compressione, idratazione, integrita), pressione arteriosa

Alleviare l’ansia e Rimanere insieme al paziente: presentarsi e parlare con il paziente

l’irrequietezza (motivare ricovero, terapia e apparecchiature), stabilendo un rapporto

umano (ascoltare attentamente ciò che ha da dire e usare la comunicazione

verbale)

 Fornire informazioni ai parenti

 Somministrare ansiolitici o sedativi

 Monitoraggio: depressione psichica/euforia

BAI di PROCEDURE Eseguire le Predisporre il materiale per CVC e accessi arteriosi e sistemi di trasduzione

DIAGNOSTICHE/ prescrizioni e monitor di controllo

TERAPEUTICHE terapeutiche e Assistere il medico in caso di cateterismo cardiaco (per angiografia)

diagnostiche Posizionare CV con urometro e sacca di raccolta

 Posizionare elettrodi per ECG e registrare i tracciati (ogni 12h)

 Eseguire i prelievi di protocollo

 Somministrare terapia infusionale e orale (nitrati)

 Porre attenzione al paziente per intervenire tempestivamente in caso di:

1. Aritmie

2. Dolore trafittivo

3. Scompenso

4. Morte improvvisa

BAI di Assicurare la Applicare saturimetro

RESPIRAZIONE respirazione Favorire l’esecuzione di esercizi respiratori che favoriscono la respirazione

con paziente supino (respiflo)

 Somministrare O2 a 3-5ml/h

 Monitoraggio: FR e SpO2, segni e sintomi di ipossiemia

BAI di AMBIENTE Garantire la Posizionare nella stanza del paziente defibrillatore e carrello per

SICURO sicurezza intubazione

 Controllare il funzionamento di pompe e monitor

Prevenire le infezioni Controllare il paziente se intende alzarsi dal letto per

dolore/ansia/irrequietezza/delirio

 Mantenere il microclima

 Prevenire e ridurre i rumori

BAI ELIMINAZIONE Prevenire la Assicurare la privacy

URINARIA e costipazione Fornire ausili necessari

INTESTINALE Consigliare una dieta ricca di scorie

 Monitoraggio: quantità, caratteri feci ed evacuazioni

BAI di Assicurare Fornire una dieta:

ALIMENTAZIONE l’alimentazione 1. Primo giorno: dieta idrica

2. Secondo giorno: pastina/frutta cotta

3. Terzo giorno: dieta leggera

4. Quarto giorno: dieta per cardiopatici (consultarsi con dietista)

 Monitoraggio dell’apporto dei liquidi

BAI di IGIENE Mantenere l’igiene Assicurare l’igiene:

1. Primo giorno: sostituzione per l’igiene totale

2. Secondo giorno/terzo giorno: aiuto nell’igiene parziale

3. Quarto giorno: ripresa graduale

BAI di MOVIMENTO Favorire la tolleranza Stilare un programma di ripresa:

all’attività fisica 1. Fino al secondo giorno: la persona deve rimanere a letto (esercizi

attivi a letto e posizionamento di calze elastiche per prevenire

edemi, tromboflebiti ed embolia polmonare)

2. Terzo giorno: mobilizzazione in poltrona per 10min 2vv/die

3. Quarto giorno: accompagnare ai servizi

4. Quinto giorno: mobilizzazione libera

 Richiedere intervento del fisioterapista

BAI di RIPOSO e Favorire l’avvio e il Controllare rumori

SONNO proseguimento del Limitare le visite

sonno Monitoraggio

 Educazione sanitaria:

1. Comunicare con i familiari

2. Fornire le informazioni necessarie

 Pianificazione alla dimissione da UTIC a CARDIOLOGIA: parametri nei limiti accettabili per il trasferimento (enzimi

cardiaci in progressiva discesa, respirazione spontanea, ECG, PA stabile, ritmo cardiaco stabile)

BAI di Assicurare la Incoraggiare la persona a esprimere quello che prova

COMUNICAZIONE comunicazione Intraprendere un programma di educazione:

1. Insegnare a tenere per sé la trinitrina (e modalità di assunzione)

2. Istruire a chiamare il medico se il dolore non diminuisce dopo la

somministrazione della terapia

3. Educazione su: le ragioni di una dieta ipocalorica, l’importanza di un

esercizio fisico moderato, l’importanza dell’abolizione del fumo, la

compliance terapeutica, l’importanza di controlli periodici,

peso/die, valutazione dei segni/sintomi di scompenso cardiaco, uso

di alcool, identificazione dei fattori di stress (tutto per ridurre

episodi di riospedalizzazione contenendo le complicanze)

BAI di PROCEDURE Eseguire le Eseguire ECG, test da sforzo e prelievi ematici di controllo

DIAGNOSTICHE/ prescrizioni

TERAPEUTICHE terapeutiche e

diagnostiche

 Educazione sanitaria:

1. Controllare che il paziente assuma la terapia

2. Rendere il più normale possibile la vita del congiunto

3. Stimolare il paziente affinché si sottoponga a controlli periodici

4. Comunicare con i familiari

5. Sostenere il paziente affinché segua uno stile di vita sano

 Pianificazione alla dimissione da CARDIOLOGIA a CASA: parametri normali (no dolore toracico, ECG nella norma, no

aritmie, segni vitali nella norma, respiro spontaneo, esami ematici nella norma, eliminazione urinaria e intestinale

fisiologica, tolleranza alla prescrizione dietetica)

 Il paziente dopo la dimissione è CRONICO (incontri ambulatoria post-ricovero per verificare se è stato attuato uno stile

di vita sano):

1. BAI AMBIENTE SICURO

2. BAI ALIMENTAZIONE e IDRATAZIONE: dieta

3. BAI di MOVIMENTO: attività fisica

4. BAI di RIPOSO e SONNO

 Alleviare dolore con la somministrazione di nitroglicerina e antidolorifici

BAI DI Migliorare la Posizionare paziente in posizione ortostatica/semiortostatica

RESPIRAZIONE respirazione Insegnare le tecniche di respirazione efficace controllandone l’attuazione

(respirazione diaframmatica)

 Far eseguire esercizi respiratori e far utilizzare presidi che favoriscano la

respirazione (respiflo)

 Somministrare O2 terapia

 Posizionare 2 cuscini sotto gli avambracci (come per ICTUS) per evitare che

il peso degli arti gravi sui muscoli del cingolo capolare

 Monitoraggio: FR e profondità

BAI DI FUNZIONE Ridurre l’edema Somministrare farmaci diuretici

CARDIO- Monitoraggio: diuresi, sviluppo/progressione edemi declivi (fovea),

CIRCOLATORIA peso/die, bilancio idrico, segni e sintomi di disidratazione

BAI di AMBIENTE Migliorare il sensorio Eseguire stimolazioni tattili, uditive e visive

SICURO Somministrazione di farmaci e soluzione ad azione diuretica e inotropa e O2

terapia

Garantire la Disporre mezzi idonei

sicurezza Accompagnare paziente negli spostamenti

 Controllare vie infusive

 Prevenire infezioni

 Effettuare manovre di emergenza qualora siano necessari (edema

polmonare, IMA, shock cardiogeno)

Ridurre ansia e Parlare con il paziente e instaurare un rapporto positivo (interesse e

irrequietezza comprensione per ciò che sta accadendo e fornire informazioni precise sulla

malattia e sul piano di cura nell’ambito delle proprie competenze)

 Stimolare il paziente a esternare le sue preoccupazioni e rispondere

adeguatamente alle domande cercando di rassicurarlo

 Educare i familiari al dialogo

BAI di PROCEDURE Eseguire le ECG, PVC, prelievi e RX del torace

DIAGNOSTICHE prescrizioni Monitoraggio: monitor, stato di coscienza (domande verbali, stimolazioni

diagnostiche tattili), catetere di di Swan-Ganz, TC, PA, FC, polso, stato della cute e delle

mucose (colorito, compressione, idratazione e integrità della cute)

BAI DI PROCEDURE Applicare procedure Monitoraggio di effetti collaterali di:

TERAPEUTICHE terapeutiche 1. Agenti inotropi, es. i digitalici (maggiore contrattilità,

sovradossaggio, aritmie, nausea)

2. Diuretici (diminuzione del pre-carico, ipovolemia e ipocaliemia)

3. Nitrati (vasodilatazione, diminuzione del pre-carico, ipovolemia)

4. Riduttori del post-carico (vasodilatazione)

BAI di Assicurare Monitoraggio dei liquidi corporei

ALIMENTAZIONE l’alimentazione Provvedere al deficit nutrizionale provocato dall’inappetenza

 Correggere le abitudini alimentari

 Consultarsi con il dietista

 Eseguire bilancio calorico

 Rispettare per quanto possibile le preferenze del paziente

BAI ELIMINAZIONE Assicurare Eseguire correttamente le manovre di ultrafiltrazione: IRA e IRC

URINARIA e l’eliminazione Monitoraggio: quantità, caratteri della diuresi e minzione, feci ed

INTESTINALE urinaria e intestinale evacuazioni, vomito, peso/die, perspiratio insensibilis

BAI di MOVIMENTO Favorire la tolleranza Stilare un programma di ripresa:

all’attività fisica 5. Evitare il riposo a letto prolungato per prevenire edemi,

tromboflebiti ed embolia polmonare

6. Esercizi attivi nel letto dopo episodio acuto

7. Cominciare a spostarsi sulla poltrona

8. Camminare

 Iniziare a eseguire igiene personale

BAI di RIPOSO e Favorire l’avvio e il Controllare rumori

SONNO proseguimento del Limitare le visite

sonno Monitoraggio

EDUCAZIONE SANITARIA

 Istruire sulla gestione della terapia: segni e sintomi di prevenzione

 Istruire su effetti di alimentazione, fumo e attività fisica

 Monitoraggio

 Inserzione in un’arteria periferica (arteria radiale o arteria femorale) di un catetere che è fatto procedere verso il cuore.

Attraverso il catetere, si inietta il mezzo di contrasto che permette di visualizzare le strutture nelle quali si trova (camere

cardiache, coronarie, aorta, arteria polmonare, ecc)

 I quattro distretti più comunemente analizzati sono: aorta, arterie coronariche, cavità destra e sinistra del cuore

PRIMA DELL’ESAME •Accettazione burocratica (ritiro consenso, inserimeno sui registri, ritiro impegnativa

esame) in caso di paziente non ricoverato

•Compilazione della cartella infermieristica

•Controllo della esami (elettroforesi e funzionlità renale)

•Igiene a domicilio/ reparto:

1. Tricotomia nella sede di inserzione del catetere

2. Clistere di pulizia (in caso di inserzione del catetere in sede femorale)

3. Doccia di pulizia (riduzione del rischio di infezioni)

•Digiuno liquido e solido per 8-12 h prima

•Rimozione di protesi e oggetti

•Informazioni:

IN REPARTO 1. Se esame viene fatto in regime ambulatoriale, un caregiver dovrà riaccompagnare a

casa il paziente

2. Durante l'esame il paziente dovrà stare sdraiato per circa 2h

3. Sensazioni avvertibili: palpitazione al torace per extrasistoli, sensazione di calore

diffusa (per mdc)

•Applicazione di infusione endovenosa (ago maggiore di 18 gauge)

•Preparazione della terapia:

1. Profilassi antiallergica: in caso di sospetto di allergia al mdc

2. Antibiotica: per ridurre il rischio di infezioni

3. Sedativa: per ridurre irrequietezza e ansia (e anche in caso di difficoltà

nell'inserzione del catetere)

•Controllo della pulizia della sala

•Predisposizione di apparecchiature (angiografo, iniettore, defibrillatore e

IN SALA EMODINAMICA contropulsatore)

•Predisposizione farmaci di protocollo: farmaci in caso di emergenza, kit per esecuzione

esame, preparazione del paziente (disinfettanti, elettrodi, ECG)

•Posizionare paziente sul lettino

•Somministrazione della terapia

ARRIVO DEL MALATO •Registrazione ECG delle 12 derivazioni

•Preparazione del campo sterile

DURANTE L’ESAME •Collaborazione con il medico

•Interazione con il malato: incoraggiare il malato a tossire (favorisce la fluizione del mdc

nelle arterie) e a respirare (abbassamento del diaframma e migliore visuale delle

INFERMIERE DI SALA strutture cardiache)

•Somministrazione dei farmaci

•Sostituzione dei farmaci e dei presidi terminati

•Controllo serrato dei parametri vitali (pressione arteriosa invasiva)

INFERMIERE ALLA •Compilazione cartella infermieristica

CONSOLLE •Collaborazione in caso di urgenza (allertamento rianimatore)

ANGIOPLASTICA

 Si può decidere di eseguire l’angioplastica (non si fa obbligatoriamente, è su decisione del medico)

•Consenso

•Viene allertato rianimatore e back-up cardiochirurgico

•Viene preparato materiale per PTCA (angioplastica percutanea)

•Viene prelevato il sangue per il test ACT (minimizzare eventi trombotici o

complicazioni emorragiche): si preleva del sangue in una provetta al cui fondo è

presente un piccolo rotore, il cui movimento si arresta quando il sangue è coagulato

1. Tempo normale: 90-120 sec

ANGIOPLASTICA 2. Dopo eparina: 180-250 sec

3. In cardiochirurgia, il valore ammesso è fino a: 400 sec.

•In base all'ACT, viene somministrato l'antiaggregante piastrinico

•A termine della PTCA:

1. Registrazione ECG a 12 derivazioni

2. Posizionamento del paziente sul lettino

3. Si accompagna paziente in reparto

DOPO L’ESAME

 Esecuzione ECG a 12 derivazioni

 Trasporto del malato in sala post-procedura

 Monitoraggio:

1. ECG (attenzione ad aritmie)

2. PA (attenzione a ipotensione)

3. Polsi periferici ogni 15 minuti per 1h, poi ogni 1-2h fino a stabilità

4. TC

5. Colorito cutaneo

6. Dolore

 Esaminare punto di inserzione del catetere (emorragie ed ematomi)

 Applicazione dei sistemi di emostasi e bendaggi:

7. MANUALE: compressione manuale a monte del punto di ingresso per 4-10 min (10-15min se arteria radiale) e

applicazione di bendaggio semirigido

8. MECCANICA: compressione con l'utilizzo di un device per 20-30min e applicazione di bendaggio semiridigo

9. SUTURA: sutura dell'intima arteriosa e applicazione di bendaggio semirigido

10. COLLAGENE: iniezione di collagene tra parete arteriosa e sottocute e applicazione di medicazione a piatto

 Sorveglianza continua dopo emostasi

 Si accompagna paziente in reparto

IN REPARTO

 Postura supina obbligata per 2-6h (massimo 30°)

 Monitoraggio idratazione e diuresi (eliminazione mdc per possibile IRA): stimola re a bere i liquidi per via orale e

somministrare liquidi per via endovenosa

 Controlli ematici seriati (enzimi cardiaci, ematocrito)

 Registrazioni ECG

 Controllo ematomi, emorragie nel punto di inserzione del catetere

 Istruire a riferire subito in caso di comparsa di dolore toracico

GIORNO DOPO ESAME

 Controllo punto di ingresso

 Rimozione bendaggio semirigido

 Mobilizzazione (se non ci sono complicanze locali o sistemiche)

 Rimozione infusione

 Applicazione di Holter (in caso di angioplastica)

 Introduzione di un catetere venoso centrale a livello delle grandi vene intratoraciche (vena cava superiore e inferiore,

atrio destro). La pressione rilevata è quella dell’atrio destro che è uguale a quella del ventricolo destro al termine di una

diastole: pertanto, si rileva la capacità del ventricolo stesso di iniettare sangue in arteria polmonare.

 I valori di riferimento della P.V.C. sono di 1-12 cm H2O e 0-8 mmHg.

 Dipende da:

1. Volume intravascolare

2. Tono intrinseco dei vasi

3. Capacità funzionale del cuore destro

 Un’elevata PVC è indice di IPERVOLEMIA e INSUFFICIENZA CARDIACA

MATERIALI

 Materiale per inserzione del CVC con metodica di Seldinger

 Fisiologica (250cc)

 Sacca a pressione in cui deve essere inserita la sacca di fisiologica

 Deflussore

 Rubinetto a tre vie già collocato sul trasduttore che ne consente l’azzeramento

 Sistema di lavaggio

 Trasduttore che converte la pressione rilevata in un segnale elettrico visibile sul monitor attraverso un’onda e un valore

 Cavo di connessione al monitor

 Modulo specifico per il monitor

 Monitor

PROCEDURA

 Informazione sulla manovra a cui la persona verrà sottoposta

 Montare fisiologica e fare cacciata dell’aria

 Collegare il deflussore al CVC

 Far decorrere un po’ di fisiologica per lavare il CVC (molto lentamente se prima era in corso infusione, per evitare boli

farmacologici molto pericolosi con CVC)

 Posizionare paziente in posizione supina o con dorso sollevato fino a una inclinazione di 45°

 Posizionare il trasduttore a livello flebostatico (cioè la linea immaginaria che attraversa l’asse flebostatico: punto

d’incrocio tra la linea immaginaria che parte dal quarto spazio intercostale sulla margine sternale e si prolunga fino

all’ascella e la linea intermedia fra superficie anteriore e posteriore del torace)

 Fasi:

FASE 1: LAVAGGIO •Con il rubinetto si esclude l'astina

DELLA VIA

FASE 2: RIEMPIMENTO •Si riempie con la fisiologica l'astina escludendo il paziente

DELL'ASTINA

FASE 3: •Si esclude l'infusione: si mette in comunicazione l'astina con il paziente

•Valutazione dello stato di equilibrio tra astina graduata e paziente: leggere il punto

FASE 4: VALUTAZIONE dove oscilla il menisco

ASSISTENZA INFERMIERISTICA ALLA PERSONA

IN SITUAZIONE CARATTERIZZATA DAPATOLOGIA

INFETTIVA

- OMS e CENTER FOR DESEASE CONTROL AND PREVENTION -

 Incidenza in Italia delle infezioni nosocomiali: 4,5 e il 7%

 Riducibili con:

1. Lavaggio delle mani

2. Riduzione della cateterizzazione e uso di cateteri a ciclo chiuso

3. Adeguata disinfezione della cute e profilassi delle ferite

4. Mobilizzazione precoce(polmonite da stasi) e ginnastica respiratoria

PRECAUZIONI STANDARD: sono precauzioni generali rivolte a tutte le persone ospedalizzate e sono la strategia primaria per la

prevenzione delle infezioni

 Igiene delle mani:

1. La causa più frequente di infezioni nosocomiali è la trasmissione attraverso le mani degli operatori

2. Lavaggio delle mani: almeno 15 sec e quando le mani sono visibilmente sporche o contaminate

3. Decontaminazione alcolica è sufficiente: dopo contatto liquidi corporei, dopo contatto con cute integra

dell’assistito, prima di assistere pazienti immunocompromessi, prima di indossare guanti sterili (CV e CVC), dopo

la rimozione dei guanti

4. Cura delle unghie: no unghie troppo lunghe e no smalto

 Uso di guanti e altre barriere (maschere, occhiali, protezioni per il viso e camici):

1. I guanti devono essere indossati ogni volta che l’operatore può venire a contatto con secrezioni e escrezioni

2. Barriere, occhiali e machere: prevenzione schizzi sul viso

3. Camice protettivo

 Materiale e biancheria appropriata per assistenza ai malati

 Dispositivi per la prevenzione dei tagli da strumenti taglienti:

1. La via principale con cui gli operatori contraggono infezioni per via ematica è la lesione percutanea da tagliente

(13 lesioni/100 letti)

2. Gli aghi NON devono essere mai rincappucciati e vanno smaltiti direttamente nel contenitore dei taglienti

PRECAUZIONI BASATE SULLA TRASMISSIONE: Precauzioni per alcuni organismi CONTAGIOSI o EPIDEMIOLOGICAMENTE

SIGNIFICATIVI che richiedono interventi di prevenzione particolari oltre alle precauzioni standard

VIA AEREA Morbillo Porta chiusa

Disseminazione di goccioline Varicella Sistemazione in CAMERA SINGOLA con PRESSIONE NEGATIVA

</= 5μm che rimangono TBC 6/12 RICAMBI D’ARIA con scarico d’aria all’esterno e filtrazione

sospese in aria per lunghi ad alta efficienza

periodi e si depositano Limitare TRASPORTO del pz all’essenziale

nell’ambiente  PROTEZIONI RESPIRATORIE:

1. Mascherina chirurgica (paziente)

Emissione: anche solo la 2. Filtrante FFP2 (il personale): le mascherine filtrano in

respirazione entrata, non in uscita

3. Filtrante FFP3 (Broncoscopia, espettorato indotto..)

GOCCIOLINE (o DROPLETS) 1. Haemophilus Sistemazione in:

Disseminazione di goccioline influenzae di tipo B 1. CAMERA SINGOLA: in caso di meningite fino a 48 h

>/= 5μm che NON 2. Neisseria meningitis dall’avvio della terapia antibiotica

rimangono sospese in aria e 3. Infezioni respiratorie 2. Con paziente con stessa patologia

hanno un piccolo raggio (1m) (difterite, pertosse..) 3. ISOLAMENTO FUNZIONALE (paziente non con stessa

4. Infezioni virali patologia ma a distanza di almeno un metro con tenda

Emissione: starnuti, tosse e (adenovirus, tirata)

fonazione influenza..) Limitare TRASPORTO del pz all’essenziale

 PROTEZIONI RESPIRATORIE: mascherina chirurgica al pz

CONTATTO 1. Infezioni enteriche Sistemazione in:

Può essere: (clostridium difficile) 1. CAMERA SINGOLA

1. DIRETTO: cute - cute 2. Virus respiratorio 2. Con paziente con stessa patologia

2. INDIRETTO: cute – sinciziale 3. ISOLAMENTO FUNZIONALE (paziente non con stessa

oggetto - cute 3. Infezioni cutanee patologia ma a distanza di almeno un metro con tenda

(varicella, difterite, tirata)

herpes, scabbia) Limitare TRASPORTO del pz all’essenziale

4. Congiuntivite TECNICHE PREVENTIVE e USO DI BARRIERE: guanti, camice,

cuffia, copriscarpe

 Porre attenzione al materiale toccato dal pz

BAI DI RESPIRO Migliorare la respirazione 1. Valutare giornalmente lo stato respiratorio (FR, tosse, catarro, uso

dei muscoli accessori, rumori, stato mentale e cutaneo)

2. Eseguire ogni 2h esercizi respiratori (tosse efficace, inspirazione

profonda, drenaggio posturale, percussione e vibrazione) per

assicurare pervietà e prevenire stasi

3. Aiutare a mantenere posizione di Fowler/semi-Fowler per facilitare

la respirazione (con pz astenico)

4. Favorire il risposo per evitare la fatigue

5. Far assumere almeno 3l/die di acqua per mantenere l’idratazione se

non controindicato (patologie renali/cardiache)

6. Se prescritto, somministrare O2 terapia, aspirazione naso-faringea-

tracheale, intubazione e ventilazione meccanica

BAI DI IGIENE Promuovere l’integrità 1. Tenere sotto controllo cute e mucose per insorgenza di lesioni e

cutanea infezioni

2. Assistere il paziente facendogli cambiare posizione ogni 2h se

allettato

3. Informare l’assistito di evitare di grattarsi e impiegare sapone

neutro, idratando la pelle

4. Applicare sulle lesione le medicazioni prescritte dal medico

5. Evitare cerotti e non sfregare la cute

6. Trattare lesioni ai piedi con calze di cotone, scarpe che non facciano

sudare, antipruriginosi e analgesici secondo prescrizione

7. Ispezionare area perianale per evitare infezioni e lesioni

8. Istruire la persona a lavarsi accuratamente dopo la defecazione e

asciugarsi bene

BAI DI Promuovere l’abituale 1. Valutare consistenza e frequenza delle feci, presenza di

ELIMINAZIONE attività intestinale addominalgie e crampi

2. Valutare i fattori che aggravano la diarrea per bilancio idrico

(eseguire tamponi)

3. Indicare pratiche per ridurre diarrea (evitare cibi che irritano

l’intestino, dieta ricca di scorie, bevande gasate)

4. Avere pasti piccoli e frequenti

5. Se prescritto, somministrare antidiarroici e antibiotici dopo aver

eseguito esami colturali

BAI DI Migliorare lo stato 1. Monitorare peso corporeo, apporto dietetico, misure

ALIMENTAZIONE nutrizionale antropometriche

E IDRATAZIONE 2. Utilizzare strategie che facilitino l’alimentazione orale e che

aumentino il valore nutrizionale dei pasti (compromessa da dolori

associate a lesioni, mal di gola..): consumare cibi facili da inghiottire,

evitare cibi piccanti, troppo caldi, troppo freddi, collosi e duri, evitare

cibi ricchi di fibre in caso di diarrea, consumare cibi ad alto potere

calorico, utilizzare integratori in commercio

3. Consultare dietologo

4. Controllare nausea e vomito

5. Favorire l’igiene orale prima e dopo i pasti

6. Favorire il riposo prima dei pasti

7. Se prescritto, somministrare alimentazione per via parenterale o

enterale

BAI DI Migliorare la tolleranza 1. Valutare la capacità del paziente di deambulare e compiere le ADL

MOVIMENTO all’attività fisica (scale)

2. Aiutare la persona a distribuire le sue attività durante la giornata

3. Istruire alle tecniche di conservazione energetica (lavando e

cucinando da seduto, tenere oggetti intorno a sé, tecniche di

rilassamento, ridurre lo stress)

4. Attuare strategie per ridurre la fatigue: somministrazione

eritropoietina (anemia)

BAI DI AMBIENTE Prevenzione delle 1. Insegnare ad assistito e caregiver i sintomi e gli indicatori di infezione

SICURO infezioni (febbre, brividi, sudorazione notturna, dispnea, dolore, placche

bianche nella cavità orale, vomito, diarrea, cefalea, gonfiore..)

2. Valutare gli indici di flogosi

3. Se prescritto, prelevare campione di sangue, urine, feci ed

espettorato

4. Istruire l’assistito sulla contagiosità della sua malattia

Mantenimento dei 1. Istruire i famigliari a stabilire una routine quotidiana:

processi mentali somministrazione farmaci, igiene personale, pasti, riposo, risveglio

(encefalopatia) 2. Incoraggiare le attività gradite prima di ammalarsi (brevi e di facile

svolgimento)

3. Incoraggiare familiari a mantenere la calma e a non discutere con

l’assistito

4. Elaborare strategie che disincentivino il paziente a svolgere attività

pericolose (guidare..)

Alleviare dolore e 1. Alleviare dolore associato a lesioni perianali, da sarcoma di Kaposi e

mancanza di comfort neuropatia periferica

2. Considerare gli effetti del dolore sull’evacuazione, sulla nutrizione,

sul sonno, sulla comunicazione

3. Se prescritto, somministrare anestetici e pomate antiinfammatorie

(lesioni), analgesici sistemici (dolore da SK), FANS e oppioidi (dolore

generalizzato), oppioidi e antidepressivi triciclici (dolori da

neuropatia periferica, dolore trafittivo e pungente)

BAI DI Ridurre il senso 1. Valutare livello normale di contatti sociali dell’assistito per valutarne

COMUNICAZIONE dell’isolamento i cambiamenti (minore interazione con la famiglia, con l’equipe..)

2. Incoraggiare a esprimere emozioni di isolamento e solitudine,

rassicurando il pz

3. Fornire informazione su come proteggere se stesso e gli altri

4. Rassicurare i familiari che il contagio non avviene con contatti casuali

Affrontare il dolore 1. Aiutare a esprimere i propri sentimenti

2. Indentificare le risorse di supporto e i meccanismi di reazione

3. Ricorrere a numeri telefonici di gruppi di mutuo-aiuto

4. Incoraggiare a continuare le attività usuali quando possibile


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Serena1

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto di Assistenza infermieristica in medicina specialistica per l'esame del professor Maddalena su:

• Assistenza infermieristica alla persona in situazione caratterizzata da
patologia oncologica: biopsia ossea e l’aspirato midollare, gestione della terapia antiblastica (inclusa la prevenzione e il trattamento dello
stravaso), gestione degli accessi venosi centrali; nutrizione parenterale totale; dolore e cure palliative.
• Assistenza Infermieristica alla persona in situazione caratterizzata da
patologia cardiaca: scompenso cardiocircolatorio e infarto del miocardico, coronarografia, rilevazione della pressione venosa centrale (PVC)
• Assistenza Infermieristica alla persona in situazione caratterizzata da
patologia infettiva: AIDS, tubercolosi, linee guida per l’isolamento (aereo, da contatto, attraverso droplet)
• Assistenza Infermieristica alla persona in situazione caratterizzata da
patologia neurologica: ictus, epilessia, rachicentesi
• Assistenza Infermieristica alla persona in: emodialisi, dialisi peritoneale


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in infermieristica
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Serena1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Assistenza infermieristica in medicina specialistica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Maddalena Raffaele.

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