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Aspetti della propedeutica del latino

Appunti di Lingua e letteratura latina basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Casamento dell’università degli Studi di Palermo - Unipa, facoltà di Scienze matematiche fisiche e naturali. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Lingua e letteratura latina docente Prof. A. Casamento

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L :

E FASI DELLA STORIA DEL LATINO

1. Latino preletterario: dal principio del III sec. a.C., attestato da qualche frammento

indiretto e ricostruibile con il metodo storico-comparativo

2. Latino arcaico: da Livio Andronico (240 a.C.) al I a.C.: è l’epoca della Palliata e di

Catone ma anche della grande esperienza tragica di Accio e Pacuvio

3. Latino classico: I sec a.C. età di Cesare e di Cicerone

4. Latino augusteo: età di Augusto fino al 14 d.C. (Poeti augustei e Livio)

5.Latino postclassico (o imperiale): primi due secoli dell’impero, fino al 180 d.C.

(morte di Marco Aurelio);

inquestoperiodosiiniziaadapprofondireloiatotralinguaparlataelingualetteraria

6.Latino cristiano: si tratta di autori cristiani a partire dalla fine del II d.C.; una lingua

ricca di semitismi, grecismi, volgarismi.

7.Tardo latino (o basso latino): parallelo al latino cristiano, fino al VI sec. circa.

8.Latino medievale: con fasi alterne e come lingua dell’Europa occidentale

9.Latino umanistico: un latino irrigidito, ricondotto al latino classico da un’élite di dotti

G LI STRATI DEL LATINO

•Lingua letteraria: molto stilizzata e curata

•Lingua tecnica: delle varie arti e attività (agricola, giuridica, religiosa, militare,

politica, scientifica

•Lingua d’uso: della conversazione e della corrispondenza

•Latino volgare: degli indotti e semidotti (una vaga idea, approssimativa, attraverso

alcune opere letterarie)

L A PRONUNZIA

La pronunzia ecclesiastica

Detta anche pronunzia scolastica: era quella abitualmente in uso nella Chiesa cattolica

di rito latino per la propria liturgia.

La pronunzia classica

Detta anche, dal francese, ‘pronunzia restituta’: si intende la pronunzia classica del

latino del ceto colto della città di Roma nel I sec. a. C.; la pronunzia di Cesare e

Cicerone, ma che dovrebbe valere dall’età repubblicana fino a Tacito.

Ricaviamo la pronunzia restituta:

•dalle testimonianze dei grammatici antichi, quando parlano e descrivono i suoni della

lingua

•dalle testimonianze indirette degli autori latini, quando fanno giochi di parole o

impiegano figure di suono

•dalle iscrizioni, che spesso riproducono una scrittura fonetica, così come percepita

istintivamente dagli scalpellini incolti

•dalla trascrizione di parole latine in greco

•dal passaggio di alcune parole latine nelle altre lingue (proprio perché questi

passaggi avvengono per via orale prevalentemente e non per via scritta)

I

L SONUS MEDIUS

Si tratta di un suono intermedio tra la I e la U, molto presente negli autori arcaici:

optimum/optumus, libet/lubet.

Da Cesare in poi si generalizza la I, ma la U rimane come segno arcaizzante.

•I latini distinguono due tipi di quantità, breve e lunga.

•Poiché tutte le vocali in latino sono ancipiti (ovvero possono essere sia brevi sia

lunghe), noi distinguiamo le quantità sillabiche in questo modo:

-vocale breve in sillaba aperta: sillaba breve (făcere)

-vocale breve in sillaba chiusa: sillaba lunga (făctos)

-vocale lunga in sillaba aperta: sillaba lunga (fēci)

-vocale lunga in sillaba chiusa: sillaba lunga (factōs)

•In pratica è breve la sillaba aperta con vocale breve, tutte le altre sillabe sono lunghe.

•Il dittongo è lungo perché è costituito da una vocale sillabica con una vocale

asillabica, che viene considerata alla stessa stregua di una consonante.

C ONFINI DI SILLABA

1.due consonanti consecutive vanno assegnate a due sillabe diverse (vir-tus, sum-

mus, ec-situs)

2.una i intervocalica è consonantica, va pronunziata come doppia e divisa tra due

sillabe (mai-ius)

3.h non influisce sui confini sillabici: va ignorata.

4.la s impura italiana non fa eccezione alla regola (cas-tus)

5.quando le consonanti sono più di due, solo l’ultima appartiene alla sillaba seguente

(abs-ti-ne-o; decs-ter)

6. quando si verifica l’unione di una muta cum liquida (l, r) la regola non si applica

(magis-trum)

7. sc davanti a e ,i e anche gnnon sono digrammi e quindi vanno separati ag-nus

8. qu-(volgarmente detta digramma) è la labiovelare sorda q accompagnata da u

consonantica e quindi non va mai scisso.

9. gu-è la labiovelare sonora solo se preceduta da n (an-guis); negli altri casi si separa

(ar-gu-o, am-bi-gu-i-tas)

•In latino spesso si parla di lunghezza di posizione, dal latino positio, che però significa

convenzione; i grammatici antichi parlavano di‘convenzione’ proprio perché spesso

non erano in grado di fornire una spiegazione al fenomeno. Noi abbiamo iniziato ad

usarlo per quei casi in cui la vocale è seguita da due o più consonanti.

•In realtà bisogna sempre parlare di sillaba chiusa o aperta. Solo così ad esempio si

spiega perché una vocale seguita da un nesso muta+liquida non sia lunghi, proprio

perché il nesso va nella sillaba successiva e quella precedente va considerata quindi

sillaba aperta (espa-tris).

L ’

EGGI DELL ACCENTO

1.Legge del trisillabismo (non oltre la terzultima sillaba)

2.Legge della baritonesi (l’ultima non si accenta)

3.Legge della penultima: se la penultima è lunga, l’accento cade sulla penultima; se la

penultima è breve l’accento cade sulla terzultima.

E NCLISI

Le parole enclitiche non sono necessariamente atone; esse si appoggiano alla parola

precedente non perché sono prive di accento ma perché tendono a privarsene o per

l’esiguità del corpo fonetico o perché hanno funzione semantica accessoria.

–que (=e), -ve (=o), -ce (=quiolà ), -met (=proprio),

L’accento d’enclisi si colloca sulla sillaba precedente l’enclitica, senza nessun riguardo

alla quantità.

E PECTASI

Quando si perde il nesso encliticale originario e si crea una nuova parola (indĭdem,

eădem). Qualche dubbio, perché pare un ipercorrettismo ìtaque (pertanto) e itàque (et

ita).

O SSITONIE SECONDARIE

Si hanno quando cade l’ultima sillaba e la penultima s itrova ad essere ultima

(illìc,istùc,adhùc,vidèn,satìn,addìc,addùc)

A POFONIA INDOEUROPEA

Detta anche ‘alternanza vocalica’, variazione del timbro vocalico che riguarda gli

elementi costitutivi della parola (radice, desinenze, suffissi)

Es greco: leipo, leloipa, e lipon

Questa apofonia distingue due timbri:

-e: timbro medio

-o: timbro forte

Due gradi:

•normale: di quantità breve: ĕ, ŏ

•allungato: di quantità lunga: ē, ō

Entrambi i gradi però potevano essere ridotti: in questo caso il grado normale tende a

fare scomparire la vocale, il grado lungo tende a ridurre di molto la vocale rendendola

quasi evanescente (vocale chiamata scevà, indicata con una e capovolta ə)

Avremo quindi altri due gradi:

•grado normale ridotto: grado zero

•grado allungato ridotto: grado zero oppure scevà

In realtà il latino non sfrutta tutte le possibilità offerte dal sistema delle alternanze

(alcuni esempi pĕndo/pŏndo, tĕgo/tŏga, equĕ/equŏs)

A

POFONIA LATINA

È un fenomeno che si verifica solo nel latino e che riguarda soltanto le vocali brevi.

Es

•Făcio: confĭcio

•Mĕdius: dimĭdius

•Lŏcus: Ilĭco

•Equĕs: equĭtis

•Legĕ. Legĭte.

Questa apofonia rappresenta un mutamento del timbro vocalico, che si verifica

quando una vocale breve, che si trova va originariamente in posizione iniziale o finale,

viene a trovarsi in posizione intermedia per composizione, derivazione, flessione.

Non è una vera e propria legge, sia perché il fenomeno non è generalizzato sia perché

questo cambiamento di timbro si verifica soltanto quando c’è una sillaba aperta.

Quando invece c’è una sillaba chiusa allora il timbro non si riduce a i ma molto spesso

in ĕ:

esfăctus: confĕctus

•ănnus: biĕnnium

•cĕrno: discĕrno

L’evoluzione verso usi realizza invece partendo da o: es mŏntem>promŭnturium


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8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in conservazione e restauro dei beni culturali
SSD:
Università: Palermo - Unipa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nmspike92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua e letteratura latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Palermo - Unipa o del prof Casamento Alfredo.

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