Acqua
La domanda d’acqua sta crescendo vertiginosamente, di pari passo con l’aumento della popolazione mondiale e con l’incremento dei consumi individuali. Si sta verificando quel che il Vicepresidente della Banca Mondiale (BM) Ismail Serageldin aveva predetto, ovvero che le guerre del XX secolo sono state scatenate dal petrolio, mentre nel secolo successivo saranno scatenate dall’acqua. Infatti, l’acqua è un bene essenziale e insostituibile: per questo sono in corso circa 50 conflitti relativi a dispute sulla spartizione delle risorse idriche. Le maggiori riguardano Nilo, Tigri, Eufrate e Giordano.
Conflitti e irrigazione
In tale contesto assume importanza la diga, che può essere utilizzata dal Paese per deviare enormi quantità d’acqua a proprio favore, soprattutto per l’irrigazione. Infatti, l’irrigazione utilizza il 70-80% d’acqua che l’uomo utilizza per soddisfare i propri bisogni. L’aumento della produzione agricola nei Paesi in Via di Sviluppo (PVS) è avvenuto proprio grazie all’irrigazione, oltre che per la cosiddetta Rivoluzione verde, che consiste nell’utilizzo di sementi ad alto rendimento, additivi chimici e nella monocoltura agricola e forestale in vasti territori. Se questo nel breve periodo porta a dei risultati soddisfacenti, nel lungo crea effetti devastanti.
In molti Paesi del Terzo Mondo, inoltre, sono state sostituite le colture tradizionali con colture che richiedono maggiori quantità d’acqua: ad esempio, le canne da zucchero coltivate in una regione indiana, pur costituendo solo il 3% delle coltivazioni totali, consumano l’80% d’acqua destinata all’irrigazione, e gli eucalipti usati per la produzione di carta e pasta di legno prosciugano le falde acquifere. Inoltre, l’uso di macchinari sempre più sofisticati, e quindi più rapidi dal punto di vista estrattivo, non permette alle falde di rigenerarsi e quindi di conservarsi. Per tale motivo in molte parti del pianeta non si può più parlare di risorsa esauribile ma più che altro di risorsa esaurita.
Privatizzazione delle risorse idriche
Gli istituti finanziari internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la BM, hanno spesso vincolato il loro aiuto alla privatizzazione delle risorse idriche, provocando degli effetti negativi per i PVS che, trovandosi in situazioni economiche disastrate, hanno accettato il compromesso. I principali effetti che la privatizzazione dell’acqua può provocare sono tre:
- L’indebitamento, in quanto la privatizzazione richiede un periodo di trasformazione lungo, per comprare le attrezzature e formare il personale qualificato. Gli istituti finanziari però forniscono degli aiuti di breve periodo, e costringono i PVS a chiedere ulteriori finanziamenti perché non riescono a restituire le somme precedentemente ricevute. Questo aumenta il debito estero del Paese e allo stesso tempo porta i governi nazionali in cerca di fondi a tagliare la spesa pubblica per l’istruzione e la sanità, andando a peggiorare le condizioni di vita della popolazione già compromesse.
- L’aumento delle tariffe, in quanto le compagnie commerciali tendono ad aumentare i prezzi. Ad esempio, in Ghana la popolazione spende il 50% di quel che guadagna per l’acqua potabile.
- La perdita di posti di lavoro, in quanto si sa che la privatizzazione porta a un taglio di personale che aumenta il tasso di disoccupazione.
Interventi internazionali
Molte organizzazioni internazionali e le Nazioni Unite si occupano delle problematiche legate all’acqua. Il primo documento è la Carta dell’acqua del 1968 del Consiglio d’Europa che segna l’inizio di una preoccupazione globale legata alla salvaguardia delle risorse idriche. Successivamente, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, profondamente preoccupata che una grande parte della popolazione mondiale non avesse accesso ad acqua sana, proclamò il Decennio internazionale dell’acqua potabile (1981-1990) per arrivare entro il 1990 a degli standard adeguati per l’approvvigionamento dell’acqua potabile e del risanamento. Nella conferenza finale organizzata dall’UNDP, si chiede agli Stati di perseguire un’azione concertata per arrivare nel 2000 alla totale copertura della fornitura di acqua.
Vertici internazionali e regolamentazioni
Nel Vertice della Terra (UNCED) tenutosi a Rio de Janeiro nel 1992, vennero adottati due documenti nei quali venne preso in considerazione il problema dell’acqua:
- La Dichiarazione di principi su ambiente e sviluppo, nella quale si fa riferimento al diritto sovrano di uno Stato sulle proprie risorse, ma allo stesso tempo questo deve assicurare che lo sfruttamento non procuri danni ambientali.
- L’Agenda 21 è il documento programmatico che ha come oggetto lo sviluppo sostenibile, intorno al quale si legano altre tematiche quali quella delle risorse idriche. Nel Cap.12, si afferma la necessità di combattere la desertificazione e la siccità. Infatti, la desertificazione influisce su circa un sesto della popolazione mondiale e riguarda il 70% delle terre emerse. Per combatterla si prevede il miglioramento del sistema di monitoraggio, l’eliminazione della povertà nelle zone più a rischio, la forestazione e la riforestazione e la creazione di programmi nazionali contro la desertificazione. Tutto questo incentivando la partecipazione della popolazione interessata.
Inoltre, si sottolinea la necessità di considerare le risorse d’acqua anche da un punto di vista qualitativo. L’80% delle malattie sono infatti dovute alla contaminazione dell’acqua. Nel Vertice del Millennio del 2000 vengono elencati gli 8 obiettivi che gli Stati si prefiggono di raggiungere entro il 2015. Tra questi vi è quello di assicurare la sostenibilità ambientale, che nello specifico si traduce nel dimezzare la porzione di popolazione senza accesso all’acqua potabile e all’igiene di base. I risultati fino ad ora sono stati ottimi. Infatti, tra il 1990 e il 2004 l’accesso all’acqua potabile è cresciuto dal 78% all’83%, in particolare in America Latina, nei Caraibi e nell’Asia meridionale.
Controversie e regolamentazioni
Le controversie riguardanti la spartizione delle risorse idriche non hanno ancora trovato una regolamentazione in ambito del diritto internazionale. Tuttavia, si è sempre fatto riferimento alla regola dell’equità, accolta dalle Corti federali di alcuni stati quali USA, Germania e Svizzera. In base a tale regola ogni Stato deve godere delle acque internazionali che lo bagnano secondo equità. Il problema è che l’equità si misura con il potere politico ed economico che uno Stato possiede, e pertanto non è un concetto democratico.
Le regole di Helsinki elaborate dall’ILA nel 1966 individuano diversi settori su cui ci si deve basare per l’utilizzo delle acque di un bacino di drenaggio internazionale. I fattori da considerare sono molteplici, ma i più importanti sono:
- La geografia del bacino
- Il contributo d’acqua che uno Stato fornisce
- Gli aspetti climatici del bacino
- Le necessità economiche e sociali di ogni Stato del bacino
- I costi che deriverebbero dallo sfruttamento di mezzi alternativi per il reperimento dell’acqua
La Convenzione di New York sugli usi non legati alla navigazione dei corsi d’acqua internazionali, voluta dall’ONU nel 1997, riprende tali fattori, cercando allo stesso tempo di contemperare due bisogni distinti: lo sviluppo economico e la tutela dell’ambiente. Pertanto, uno Stato deve certamente perseguire la crescita economica ma valutando gli effetti ambientali di breve e lungo periodo, affinché l’uso presente non pregiudichi quello futuro. L’acqua pertanto tende a diventare una merce, che le multinazionali mirano ad ottenere.
Forum e manifesti
Nel Forum dell’Aia, l’acqua è stata definita un bene economico il cui valore deve essere determinato dal mercato e non si fa alcun riferimento all’accesso dell’acqua come diritto fondamentale dell’uomo. Un passo importante si ha con il Manifesto dell’acqua in cui è contenuta la proposta di un Contratto mondiale sull’acqua, che prevede l’instaurazione di parlamenti dell’acqua che creino delle norme a livello nazionale e internazionale che riconoscano l’acqua come patrimonio comune dell’umanità, e così facendo sottraggano la risorsa idrica alle leggi del mercato internazionale, e pertanto all’OMC.
Nel 2003 si è poi tenuto a Firenze il 1° Forum alternativo mondiale dell’acqua, nel quale viene riconosciuta l’acqua come un bene comune e pertanto necessita di una gestione democratica all’interno della normativa nazionale e internazionale, e pertanto devono essere precisi anche i finanziamenti pubblici per l’accesso all’acqua. La maggior parte dei fondi stanziati dal Ministero degli Esteri italiano prevedono una componente idrica. Principalmente, i settori che riguardano la risorsa idrica sono:
- Acqua potabile (pozzi)
- Condizioni igienico-sanitarie (latrine)
- Regimazione delle acque (canali)
- Ambito agricolo
- Ambito zootecnico
Il più importante progetto italiano è il Ground Water Project, iniziato nel 1983 e concluso nel 1994, per fornire supporto allo sviluppo e alla gestione delle risorse idriche del Lesotho. Il Lesotho è uno Stato circondato completamente dal Sud Africa, che soffre di siccità a causa delle scarse e irregolari precipitazioni. L’Italia ha fornito un supporto tecnico e finanziario, con la costruzione di pozzi, la formazione del personale locale e l’elaborazione della mappa idrogeologica del Paese. Tuttavia, alcuni problemi non hanno ancora trovato soluzione:
- In Lesotho non esiste una facoltà universitaria adatta alla formazione del personale idrogeologo
- I salari del settore pubblico sono bassi e ciò rende difficile sia il reclutamento del personale sia il suo trattenimento
- Per ultimo non esiste una reale cooperazione tra i diversi Ministeri coinvolti nell’ambito delle risorse idriche
Agricoltura
L’agricoltura è uno dei settori più importanti coinvolti nella cooperazione internazionale per lo sviluppo. Questa rappresenta infatti uno strumento nella lotta contro la povertà. È opportuno chiarire cosa si intende per agricoltura. In un’accezione ristretta si intendono tutte quelle attività necessarie per la produzione agricola, quali lo sviluppo delle colture. Mentre in un’accezione più ampia vengono inclusi anche i cosiddetti fattori di produzione.
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