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Franco Albini

La posizione più moderata lascia all’architettura le pietre e la malta, cioè la costruzione tradizionale e la sua conservazione, e al design il montaggio a secco e i nuovi mezzi di comunicazione informatica e gli odierni allestimenti.

Architettura e comunicazione

C’è una diversità fra l’architettura fatta per essere abitata e quella fatta per comunicare? Una casa “è” e “comunica” se stessa, mentre uno stand commerciale promuove e comunica un prodotto. Ma sia le case che le mostre sono quelle che “interpretano” gli scopi dell’abitare e del comunicare e li traducono in un corpo che incarna e rende fisicamente presente tale punto di vista. Tutta l’architettura è comunicativa.

Allestimenti e architettura

Molti allestimenti sono fatti con gli stessi e soli mezzi materiali dell’architettura:

  • Lo spazio di misura tale da consentire la presenza e circolazione di chi lo abita o visita;
  • I margini solidi che lo circoscrivono;
  • L’arredo.

La finalità comunicativa delle esposizioni non contraddice ma conferma la coerenza fra allestimento e architettura come arti dello spazio in cui l’utilità è trapassata in forma fino al limite della scenografia teatrale in cui l’allusività dell’architettura esaurisce il compito progettuale. Da sempre l’allestimento è architettura. Ma alcune specificità lo caratterizzano, a partire dalla provvisorietà che costringe i progettisti ad accentuare, ma anche a essenzializzare i caratteri formali dell’insieme per renderli memorabili, così come anche adottare materiali e sistemi costruttivi di facile montaggio.

Rapporto con le opere esposte

Questione nevralgica è il rapporto tra l’allestimento e le opere esposte. La collocazione di allestimenti all’interno di spazi preesistenti obbliga il progettista a un rapporto critico col contesto che può andare dalla valorizzazione reciproca al suo semplice impiego come supporto strumentale più o meno visibile, fino alla sua totale negazione.

Un architetto influente: Franco Albini

Prendo ora in considerazione uno degli architetti più influenti degli anni ’40. Franco Albini. È un caposcuola dell’architettura razionale, ai suoi tempi il maestro di questo pensiero era Banfi e gli architetti milanesi si erano formati sul convincimento che la ragione è fondamento di ogni cosa. Quindi erano tutti certi che il punto di partenza di un progetto fosse la conoscenza del tema. Il tema in architettura è il tramite fra l’architettura e la realtà, il tema è posto dalla realtà esterna, la casa, il teatro, il museo ecc., riflettere su un tema per conoscerlo, significa conoscere un aspetto della realtà, metterne in luce i valori. «Questo aspetto rende felici, ma anche molto infelici quando ci impedisce di agire su di essa secondo ragione». [Chi l’ha detto? Albini? Occorre mettere in nota da dove è tratta la citazione...]

Albini viveva molto intensamente questa contraddizione, sentiva fortemente il limite del non poter sempre vivere secondo ragione. Sono molte le sue opere di allestimento, straordinarie e irraggiungibili per bellezza e perfezione.

Questione tipologica

Altro aspetto fondamentale è la questione tipologica. Gli architetti razionalisti non credono che il “tipo” vada assunto così come viene proposto, tuttavia il processo di definizione di un tipo edilizio opera una selezione nel tempo fra i caratteri essenziali e quelli secondari degli edifici. Albini si distingue sul tema della costruzione degli spazi interni, sua fondamentale prerogativa: costruire uno spazio dentro a un altro spazio con una struttura realizzata a tale scopo. Vuole mettere in risalto i

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