Archeologia dei paesaggi
Prof. Cambi 1
Alberto Magnaghi e il territorialismo
Alberto Magnaghi => caposcuola del movimento dei territorialisti in Italia che ha scritto pagine illuminanti su quello che dovrà succedere da qui in avanti se vogliamo invertire il declino dei nostri paesaggi. Magnaghi ha insegnato pianificazione urbanistica prima al Politecnico di Torino poi al Politecnico di Milano e infine a Firenze.
Possiamo considerare Magnaghi come il caposcuola di un approccio al paesaggio e alle geografie che si può definire come territorialismo => un approccio per cui semplici spazi e semplici geografie diventano territori cioè si territorializzano attraverso l'agire umano, attraverso l'urbanizzazione, la costruzione di strade, il ricorso a conduzioni agrarie di un certo tipo e allo strutturarsi di certe tradizioni locali che si mantengono nel tempo.
Molto spesso la figura dell'architetto urbanista è associata a episodi di trasformazione irreversibile del paesaggio come la costruzione di grandi periferie, espansioni urbanistiche, realizzazioni infrastrutturali poco compatibili... => Magnaghi era un urbanista che si colloca sulla fascia opposta di questo tipo di approccio, lui è un urbanista che vuole che a un certo punto i paesaggi contemporanei siano di vita, di progresso e di benessere e non paesaggi di morte, di degrado e di sfruttamento.
Con Magnaghi il territorio viene concepito come bene comune nella sua identità storica, culturale, sociale, ambientale, produttiva e il paesaggio è la manifestazione sensibile di questo territorio; fra l'altro lo studio delle geografie e del paesaggio non è più circoscritto a certe competenze ma è, dal punto di vista delle discipline, globale => il luogo e i valori patrimoniali che in esso abbiamo ricercato per costruire territorialità, progetto e governo del territorio finalizzati alla qualità dell'abitare e al benessere sociale => tutto questo costituisce il riferimento unificante quindi la meta da raggiungere per studiosi topofili di diverse discipline (urbanisti, architetti, designer, ecologisti, geografi, antropologi, sociologi, storici, economisti, scienziati della terra, geofilosofi, agronomi, archeologi). Mai prima di questo momento qualcuno aveva mai pensato di tirare in ballo gli archeologi, per la prima volta gli archeologi sono un soggetto attivo che, dice Magnaghi, bisogna consultare prima di intraprendere una qualsivoglia iniziativa in campo urbanistico. => si vuole espandere la periferia di una città, si deve verificare non solo la compatibilità sociale, economica, geologica etc... ma si deve anche verificare la compatibilità archeologica (non solo perché ampliando una periferia si rischia di distruggere un villaggio alto medievale o una tomba etrusca o una fattoria romana) perché il punto di vista archeologico può in un certo senso invitare a riflettere sugli indirizzi da prendere perché l'archeologo può sapere la conformazione di quello specifico territorio nei secoli precedenti, il progetto dunque va adatto non solo alla conformazione geomorfologica del luogo ma anche alla storia del luogo che deve avere voce in capitolo.
Un caso interessante è l'aver fatto il grande negozio IKEA di Pisa in un luogo che non è adattissimo allo scopo perché i geomorfologi e gli studiosi di idrologia insieme agli archeologi sapevano che la falda acquifera in quella zona è molto alta => quindi in determinate condizioni c'è il rischio che l'IKEA di Pisa venga allagata => gli archeologi sono quelli che hanno ricostruito il paesaggio antico della zona, una zona in cui soprattutto in epoca romana e medievale si trovava una enorme laguna in cui la città antica di Pisa aveva collocato il proprio porto => gli archeologi hanno un ruolo attivo nella costruzione dei progetti per il futuro.
Da un punto di vista politico il territorialismo ha un approccio umanistico in quanto è attento alla cultura dei luoghi, presenta un crescente distacco dei fini della crescita economica dai fini relativi alla realizzazione del benessere sociale, un altro aspetto critico è l'incapacità di integrare organicamente le problematiche territoriali. Un altro aspetto critico, dice Magnaghi, è il processo di rimozione, marginalizzazione, degrado e decontestualizzazione dei luoghi, dei paesaggi, degli ambienti di vita delle popolazioni e quindi il trasformare le geografie umane in non-luoghi di fatto => ovvero in luoghi che esistono in quanto spazi ma che hanno scarso o nullo significato dal punto di vista del benessere collettivo.
Un altro aspetto molto importante è il territorio in quanto prodotto della cultura materiale quindi esito di processi coevolutivi di lunga durata fra insediamento umano e ambiente, ogni volta 2 trasformato da un progetto culturale di una civilizzazione che può riprodurne o accrescerne (coevoluzione costruttiva) oppure deprimerne il valore patrimoniale (dominio distruttivo). Quindi esiste un concetto di territorio come luogo nel quale c'è un patrimonio che va concepito nella forma del patrimonio collettivo di bene comune.
Il progetto territorialista in una società contemporanea che è fortemente deterritorializzante mira a produrre valore aggiunto territoriale, mira ad aumentare il benessere individuale e sociale (collettivo) di coloro che lo abitano, lo lavorano e lo percorrono.
Coevoluzione vuol dire interpretare uno spazio alla luce del concetto di inscindibilità fra natura e cultura => perché quando si dice che un luogo è incontaminato diciamo una bugia => neanche lo spazio intorno alla terra è più incontaminato => forse c'è qualche luogo meno antropizzato in qualche landa desolata nel nord della Siberia, ma il mondo più o meno è tutto antropizzato per questo anche quando noi concepiamo un museo naturale o un parco naturale anche questo è un non senso => un parco che sai tutto naturale nel mediterraneo non si può fare perché il mediterraneo è una delle zone più antropizzate del mondo => in un parco, al giorno d'oggi, non ci può più solo essere il botanico o l'ornitologo ma ci deve essere anche lo storico e l'archeologo => inscindibilità fra natura e cultura.
Inscindibilità fra territorio e storia => per definizione il territorio ha sempre una sua profondità storica che interviene attivamente nella nostra esistenza individuale e collettiva, nei processi mentali, linguistici, percettivi e sensoriali.
Magnaghi ci dice che la realtà è stratificata => non esiste un edificio che sia solo un manufatto che possiamo percepire, fotografare, disegnare ma quell'edificio è un sovrapporsi di fasi, così come lo è una città o una campagna. Magnaghi ci dice che il mondo è pluristratificato e quella che noi vediamo è solo l'ultima pelle che il mondo ha assunto.
In questo paradossalmente una delle discipline che hanno aiutato meno il processo di acquisizione di una consapevolezza nel considerare il paesaggio contemporaneo è l'ambientalismo => c'è stato un momento importante con la nascita dell'ecologismo negli anni '50 del secolo scorso (a partire dall'America e dal Nord Europa) ma poi diffondendosi le idee degli ecologisti hanno assunto toni sempre più ultimativi, radicali e deterministici e non è un caso che ormai in Europa non esista più un partito politico verde (a eccezione della Germania e un po' della Francia) anche dal punto di vista culturale l'ambientalista determinista è una persona con cui è difficile poter ragionare. Sono sopravvissuti dove sono andati a svolgere un ruolo militante, di confronto, di dialettica con le altre posizioni.
Il concetto di identità => non è una costruzione immobile, una eredità da trasmettere invariata ma è una realtà dinamica, di lungo periodo, proiettata nel futuro. L'identità locale, dice Magnaghi, è una potenzialità, una chance, un progetto e l'identità locale che guarda al futuro è più importante di quella che guarda solo al passato.
Molto importante è una sorta di auspicio fatto da Magnaghi => (questo discorso lo fece più di 10 anni fa)
Che cosa deve decrescere?
- Consumo di relazioni di prossimità
- Consumo di risorse e di suolo
- Consumo di energia e di ambiente
- Dominio delle relazioni economiche globali
Cosa deve crescere?
- I sistemi economici a base locale fondati sulla valorizzazione del patrimonio
- La qualità dei paesaggi urbani e rurali contestualizzati
- Il recupero e l'aggiornamento di forme di sostegno reciproco degli abitanti
- La cittadinanza attiva
- La coscienza di luogo
- 3 Gli stili di vita peculiari
- I saperi contestuali per la cura del territorio e per la riproduzione della vita
=> una società che sia nuova e che sia capace di una nuova solidarietà.
Paesaggi e terminologie
Noi viviamo in un paesaggio? E se sì quale paesaggio?
Sicilia occidentale => Tempio di Segesta con le alture circostanti, le pendici della collina dove sorge il tempio e sotto le persone che stanno facendo una ricognizione archeologica => il territorio presenta delle emergenze con una fortissima verticalità (il tempio) tanto che si vede dalla autostrada, poi c'è una archeologia che non ha verticalità e che ha una visibilità molto minore ed è quella che noi troviamo sui campi coltivati in forma di frammenti (di cocci, anfore, vasi etc etc...) sopravvissuti al passato portati in superficie dall'aratro. Analizzando oltre che le cose che sono molto visibili e molto verticali, anche le cose che si trovano sulla superficie terrestre e non hanno verticalità => facendo analisi di questo tipo riusciamo a ricostruire il passato. Quello che si raccoglie e che si trova oltre che analizzato va elaborato => ci sono delle fonti molto diverse fra loro che a volte stanno bene insieme => sulla base di questi accostamenti critici si possono elaborare dei racconti che scaturiscono dall'interazione fra documenti molto diversi, molto sparsi, molto lontani nel tempo.
Analizzare - elaborare - ricostruire => dobbiamo ricostruire il passato che è stato il presente di altri.
Oggi siamo attesi da un quarto compito => “la terza missione” => comunicare e raccontare => a un certo punto l'archeologo deve presentarsi difronte ad un pubblico che può essere un pubblico di esperti o non => se uno nel ricostruire presenta i suoi risultati ai colleghi (quindi un pubblico pronto e preparato), è diverso dal comunicarli a persone che non posseggono la terminologia => nel caso della comunicazione il racconto va di volta in volta modulato => farsi capire da chi ascolta perché il soggetto è attivo => i cittadini pagando i loro contributi rendono possibili l'esistenza dell'università e la capacità degli studiosi di fare ricerche sul campo e in laboratorio.
Salvatore Settis => è uno dei più grandi storici dell'arte antica, è un soggetto che si è molto occupato di paesaggi scrivendo libri importanti (Italia S.p.A e Paesaggio, Costituzione, Cemento) => pur essendo uno studioso di oggetti d'arte e opere d'arte ha proposto a più riprese di riprendere il tema del contesto => non più soltanto l'oggetto, l'edificio o il monumento ma anche i tessuti di cui questi fanno parte.
Nella maggior parte dei casi riguardanti il nostro paese c'è un forte rischio di distruzione, di perdita di dati di rilevante interesse scientifico e storico culturale, è possibile che importanti segmenti di memoria collettiva vadano cancellati. Ma questo non riguarda il singolo oggetto archeologico o il singolo oggetto d'arte o il singolo monumento, queste realtà che potremmo definire puntiformi sono protette già da leggi abbastanza precise e ben fatte come la legge 1089 scritta nel 1939 (da Dino Grandi) poi è stato rivisto nel Testo Unico del 1999 e poi nel Codice del Paesaggio del 2004 => alla fine si è detto che il problema della perdita riguarda, più che le realtà puntiformi, il tessuto complessivo.
Cos'è il contesto?
Cos'è il contesto? => Possiamo risalire A. Chrysostome Quatremère de Quincy che dopo una serie di viaggi in Italia scrisse “Dictionnaire Historique d'architecture” e “Lettres à Miranda” (un ufficiale dell'esercito con cui scambiava delle opinioni) dove parlando di Roma nel 1796 in una di queste lettere Quincy scrive:
“l'universo archeologico è fatto oltre che di oggetti e di monumenti anche di luoghi, di siti, di montagne, di cave, di strade antiche, di posizioni rispettive delle città in rovina, di rapporti geografici, di relazioni di tutti gli oggetti fra loro, di memorie, di tradizioni locali, di usi ancora esistenti, di paralleli di accostamenti che non possono farsi che nel paese medesimo” => concetto 4 di contesto ante litteram (siamo nel pieno dell'illuminismo).
L'opera di Quincy è stata ripresa più volte proprio per la sua importanza e pubblicata nell'800 ma anche in tempi abbastanza recenti.
Andrea Carandini => uno dei grandi maestri e riformatori dell'archeologia italiana a partire degli anni '70, in un suo libro dice:
“Come estrarre dai beni inanimati immersi nel sonno della storia il potenziale capace di risvegliarli?
L'archeologo somiglia al saggio investigatore, che si avvale di un metodo universale e di tanti specifici sussidi. Ma assomiglia anche a un direttore di orchestra a cui non sfuggono suoni imperfetti di archi, arpe, legni, ottoni e percussioni o piuttosto a un regista al quale non sfugge il dettaglio errato di un vestito o l'incongruità di un arredo. Perciò l'archeologia deve trattare tutti gli oggetti e tutte le relazioni fra essi includendo tutti i saperi utili altrimenti si resta abbracciati al frammento o poco più come un naufrago al suo pezzo di legno” => è la scena che deve essere oggetto di valutazione non i singoli elementi che la compongono, il dettaglio è importante ma anche la visione d'insieme.
Nel libro Paesaggio di idee Carandini dice:
“Esiste una strada poco battuta nel lungo processo di costruzione europea, imboccarla ci farebbe uscire dal vicolo cieco in cui le nostre società e i nostri paesi sono fermi, mentre i confusi rumori e le angosce del mondo globale ci assediano e ci fanno paura” => propone una riscoperta di una via europea alla serenità e alla felicità dissotterrando una tradizione culturale ancora viva e pulsante, quella del grande illuminismo romantico di Isaiah Berlin (a cui è dedicato il libro).
Talvolta l'approccio di Carandini diventa psicanalitico, materia che lui ha a lungo frequentato negli anni '80, arrivando a trovare analogie e anomalie fra l'archeologo (che scava gli strati della terra) e lo psicoterapeuta (che scava le diverse stratificazioni dell'animo umano).
Dal libro di Carandini Il nuovo dell'Italia è nel passato:
“Come si può progettare un futuro, anche il più audace e tecnologicamente spregiudicato se non si è consapevoli del passato che ci ha preceduto ma che tuttavia perdura in noi? I beni culturali sono, con l'istruzione e la ricerca, non la ciliegina sulla torta bensì la torta stessa dell'Italia futura. Il nostro paesaggio sono gli avi, siamo noi e il futuro dei nostri figli; soltanto 83 generazioni ci separano dalla fondazione di Roma, sono queste generazioni le simboliche autrice delle nostre campagne e città, non possiamo annientarle distruggendo in poco tempo millenni di fatiche e di ingegno” => questa frase va tenuta presente anche nel proseguo del corso.
Contesto => da “con-téxere” cioè “tessere insieme”
“La vita che sempre si muove e si rinnova ha bisogno di una inclinazione che componga gli sforzi i desideri e le speranze. Questa forza può stare non in una cosa singola ma nell'insieme delle relazioni che alle cose conferisce reciproca attrazione, congruità, significato e valore.
L'archeologo che scava non deve mai dimenticare le persone vive che hanno fatto un determinato oggetto anche se il loro nome non è inciso sul manufatto, ne deve dimenticare se stesso e la società che lo circonda”
Per Cambi, nel caso dell'archeologia dei paesaggi, il contesto è uno spazio geografico determinato esito di una lunga serie di esperienze storiche, è la storia che produce paesaggi => è l'agire umano che produce paesaggi.
Mancando una cultura del contesto e del paesaggio si acuiscono i problemi di conservazione e di gestione dei beni culturali, per molto tempo si è stato la parola territorio (in politica, geografia, architettura, archeologia) per indicare il complesso delle funzioni dei servizi che regolano la vita delle comunità umane contemporaneamente, per troppo tempo il termine paesaggio è rimasto confinato di fatto alla sfera artistica => c'era il paesaggio dei pittori, quello dei fotografi e basta. Invece il paesaggio è una cosa di tutti.
Noi abbiamo difronte uno spettacolo talvolta straordinario in cui si collocano le tracce superstiti di ciascuno dei nostri paesaggi storici. 5
Vanno saldati insieme i concetti di paesaggio e di contesto altrimenti l'antica tradizione civile di cui parlava Settis viene meno e quindi vengono meno le energie che hanno contribuito a conservare almeno parte dei paesaggi del nostro paese.
Il paesaggio incontra il contesto in una dialettica dinamica e complessa legata agli spazi, alle tipologie di fonti e alle metodologie impiegate. Il paesaggio è per molti versi il luogo nel quale si ricompone l'archeologia dell'archeologo dei paesaggi l'archeologia dell'archeo
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