Santuari e culto dei martiri
La proliferazione di edifici avvenne in seguito al culto dei martiri, venerati come eroi e gli unici capaci di intercedere presso Dio. Nell’escatologia cristiana, i martiri, in quanto passati in vita attraverso l’imitatio Christi in mortem, non erano sottoposti al giudizio immediato post mortem, per cui le loro anime giungevano subito in Paradiso (Apocalisse, cap.6); ecco che al cospetto di Dio hanno la facoltà di intercedere per i viventi.
Venerazione delle tombe dei martiri
Si cominciarono a venerare le tombe dei martiri con celebrazioni in loco del dies natalis. Ad esempio, l'arcivescovo Procopio di Smirne, morto nel 167, fu "convenientemente sepolto dove la comunità si riunisce per celebrare il dies natalis". Ci sono antiche testimonianze della celebrazione eucaristica in tale occasione. Una lettera di San Cipriano di Cartagine, del 258, durante le persecuzioni di Valeriano, menziona: "tenete nota del giorno del decesso affinché possiamo celebrarne la memoria ed offrire sacrifici eucaristici in loro memoria".
La Depositio Martyrum era un calendario in cui erano annotate le feste di tutti i santi. Nel IV secolo, le Costituzioni Apostoliche prescrissero lo svolgimento di messe in occasione delle celebrazioni dei martiri nelle chiese sorte nei luoghi dove erano sepolti. In genere, la messa, che prevedeva anche delle veglie notturne, si concludeva con un banchetto comune (epulum pagano), ai quali presto si oppose la comunità ecclesiastica: Ambrogio di Milano li proibì e in una lettera al vescovo di Tagaste del IV secolo leggiamo che "erano moltissimo sentiti dai romani ed era un giusto compromesso", ma spesso tollerati per evitare che si trasformassero in feste di lussuria. Teodoreto di Ciro ricorda che un monaco siriano riuscì a mantenere la castità nonostante da giovane avesse frequentato feste pubbliche dei martiri. Basilio di Cesarea nel 376 parla delle donne impudiche che hanno reso luoghi santi "officine di oscenità". Il concilio di Elvira nel 409 proibì alle donne di partecipare alle veglie. Ad ogni modo, queste feste erano un'occasione per la comunità di socializzare e relazionarsi.
Feste dei martiri a Roma
Nei primi del V secolo a Roma, le feste dei martiri avevano carattere nazionale, diventando mete di pellegrinaggi. Prudenziano scrisse una poesia in occasione del 29 giugno: "il popolo di Roma sciama per due vie, Ostiense e Vaticano".
Tipologie di santuari
- Santuario ad corpus: nasce presso il corpo del santo.
- Santuario reliquiale: dalla presenza di reliquie da contatto. Le comunità che non avevano tombe martiriali si fornivano di reliquie per crearne uno. In Occidente dal IX secolo per l’intangibilità dei corpi, mentre in Oriente la traslazione era diffusa.
- Santuario locativo: luogo dove si svolse un momento importante della vita del santo (es. Betlemme, le 3 fontane per San Paolo dove fu ucciso, non dove fu sepolto).
- Santuario ierofanico: luogo in cui è avvenuto un miracolo o un’apparizione del santo.
San Felice a Nola (Cimitile)
Cimitile è un suburbio di Nola, dove si sviluppò un vero e proprio villaggio per la presenza della tomba di Felice. Il cimitero era a 1,2 km a nord delle mura di Nola; il nome "cemeterium" passò poi ad indicare il villaggio di Cimitile, che in un documento del 839 viene ricordato come Cimitiro, poi Cimiterium e nel 1400 Cimitile. Felice era un martire locale il cui culto ebbe molta fortuna grazie all’azione di un suo fedele, Paolino di Nola.
Paolino di Nola e la costruzione del Santuario
Paolino di Nola era un aristocratico romano nato a Bordeaux, governatore della Campania, che decise di abbandonare la vita pubblica quando fu folgorato dal santo. Costrinse la famiglia a trasferirsi presso la tomba del Santo e, vendendo le sue proprietà, riuscì a costruire il Santuario. Si ritirò definitivamente a Cimitile nel 394 d.C.
Nola
Antica colonia sillana e augustea, nota come "Colonia Felix Augusta Nolana", situata all’interno di un’area centuriata con assi N-S; S-E; W-N; 700x700 m2 di campi agricoli. Era un importante centro viario, poiché sulla strada che da Capua conduceva a Reggio Calabria. Si riconoscono tratti del profilo della città romana: anfiteatro e teatro di età augustea, il foro era nell’attuale piazza del Duomo, e l’8 è l’attuale cattedrale di Nola dedicata alla Vergine, foro sul vecchio tempio capitolino.
Intorno alla zona in cui sarà sepolto Felice sorgevano delle ville. Nel IV secolo alcune domus furono restaurate e ridecorate, con iscrizioni del restauro di un acquedotto che portava a Nola. Nel 410, la città fu devastata dai Goti, come riportato nel De Civitate di Sant’Agostino. Nel primo decennio del VI secolo, fu colpita da una forte alluvione che depositò limo sul teatro e anfiteatro, già spogliati dei marmi. La città antica fu destrutturata prima dell’alluvione.
San Felice
Le notizie sulla vita del santo provengono dai carmina scritti da Paolino di Nola ogni anno in occasione dell’anniversario di morte di Felice, in particolare i carmina 15 e 16. Felice era nativo di Nola e di padre siriano-militare. Decise di farsi prete cristiano, entrando nella gerarchia ecclesiastica di Nola come lector, esorcista e presbitero. Durante una persecuzione del III secolo - probabilmente quella di Valeriano del 257-8 - assistette alla cattura del vescovo locale Massimo, che fu costretto a fuggire dalla città. Dopo la sua morte, la comunità propose come sostituto Felice, che rifiutò in favore del collega più anziano, Quinto. Ricco di famiglia, visse in povertà. Felice è un martire inteso come Testimone perché morì nel suo letto, dopo il 258 e tra la 2a metà e la fine del III secolo.
Abbiamo quindi la certezza di una sede vescovile tra il 258 e il 303, con una comunità ecclesiastica organizzata.
Paolino di Nola
Allievo del poeta Ausonio, Paolino scrisse alla fine del IV secolo da fonti attendibili e compose 31 carmi di cui 14 dedicati a San Felice ogni 14 gennaio. Nato a Bordeaux nel 354, figlio di una ricca famiglia di origine senatoria, fu console suffecto e governatore della Campania nel 380, quando probabilmente potenziò il santuario sulla tomba di Felice, lastricando la strada per facilitare l’arrivo dei pellegrini. Fu battezzato nel 389, cercando uno stile di vita umile e povero, e vendette i suoi beni dopo la morte del figlio di 8 giorni. In primavera del 394, con la moglie e un gruppo di amici e discepoli, partì per Nola e arrivò da Barcellona (dove divenne prete) il 1 gennaio 395.
Paolino divenne vescovo di Nola tra il 409-410, succedendo a Paolo. È molto probabile che la Cattedrale con episcopium e Battistero non fossero presso il santuario, ma in città, ed è facile che nel V secolo la sua posizione fosse quella dell’attuale chiesa dedicata alla Vergine, a Felice e Paolino, vicino alla piazza del Foro. Accanto all’attuale Duomo di Nola si vede un piccolo edificio di culto intitolato agli apostoli, probabilmente l'antica chiesa vescovile, comune intitolarle agli apostoli, e sappiamo che una chiesa fondata da Felice a Nola ospitava le reliquie degli apostoli.
A Nola, Paolino fondò una comunità ascetica chiamata fratres, che nelle epistole definisce monasterium: vita comunitaria, preghiere sulla tomba del santo, accoglienza ai pellegrini, pasti solo serali e meditazione.
Tra il 401 e il 404 si svolsero lavori di abbellimento e potenziamento strutturale del Santuario, di cui abbiamo una prima testimonianza nel X Natalicium del 403. Paolino fu testimone oculare dell'apertura della tomba di San Felice nel 407. Morì il 22 giugno 431 d.C.
Santuario di San Felice (394 d.C. fine IV)
A continuità di vita fino ad oggi, sopravvive solo la tomba come nucleo parrocchiale di una chiesa. Secondo il soprintendente dell’arte medievale e moderna della Campania, Gino Chierici, nel XX secolo iniziò uno scavo affidato nel ’50 a Mercogliano, dal cui diario si capisce che non adottò il metodo stratigrafico. Lo scavo portò alla luce nella zona del santuario solo tombe e mausolei, dai quali non emergono elementi datanti per definirne una cronologia. Non essendoci sepolture ad incinerazione, possiamo ipotizzare che siano non prima della metà del II secolo (sotto Adriano coesistevano incinerazione e inumazione). Negli anni ’80 una missione tedesca, e dall’88 al ’99 scavi mirati da Testini e Pani Ermini, rinvennero un’urna cineraria in marmo facilmente portata nella chiesa nell’Alto Medioevo, un sarcofago con mito di Endimione e scena pastorale a sinistra, forse degli inizi del III, ma sicuro la tomba dell’arciprete Adeodato, la cassa riutilizzata; un altro sarcofago classico con mito di Proserpina riutilizzato nella Chiesa di San Felice.
Necropoli
L'impianto del borgo di Cimitile conserva la divisione ortogonale residuo dell’antica costruzione. La necropoli è orientata sull’asse N-S con i mausolei che si affacciano sulla strada e l’accesso alla necropoli da sud. I mausolei 1, 2, 3, 4 sono contestuali: hanno in comune il fondo ovest; tutti di forma pressoché rettangolare, il 2 ha la soglia decentrata perché presuppone l’esistenza di 1; realizzati in opera listata regolare.
Mausolei 1-2: rettangolari occupati interamente da sepolture sia sopra che sotto con piano pavimentale alla quota della soglia; con l’arrivo della tomba di Felice (ad sanctum) - vedi le riseghe sui muri che mostrano l’inserimento delle tombe. M2 aveva 2 arcosoli sulle pareti nord e ovest, in muratura laterizia, sopra tombe pavimentali, più basse del livello pavimentale, e altre tombe sopra il coronamento arcosolio. M4 ha 2 vani con volta a botte comunicanti attraverso porta arcoata e piccole finestre a bocca di lupo; nella muratura evidenti le riseghe delle sepolture a cassa sovrapposte (almeno 5 livelli), e l’ultima sembra addirittura coprire la finestra. Chierici intravide solamente i mausolei dal 5 al 10. L’ambiente n.7: vestibolo di accesso a M6 a nord e ad M8 a sud.
M13 databile alla metà del III secolo d.C. in base a pitture che indicano che lì fu sepolta una famiglia cristiana; allineato come gli altri ma ingresso da sud e più tardi gli si addosseranno altri mausolei. Camera quadrata 6x6m, muratura in opera laterizia fine, coppie di arcosoli in muratura basse d’ingresso con ante terminanti con semicolonne. Piccolo vestibolo. Nel X secolo venne trasformato in cappella dedicata ai SS.Martiri, sfondando ad est per creare un’abside e altari creando il nuovo accesso a nord. Piano pavimentale interamente occupato da tombe in muratura laterizia. Sulla facciata ovest si vede lo spiccato dell’originaria volta a crociera e si conserva un arcosolio. Facciata nord conserva gli arcosoli e ingresso nuovo. Facciata est finestre a bocca di lupo. Adamo nel gesto dell’adlocutio ed Eva. Superstiti decorazioni delle lunette arcosoli; manca l’albero (forse rimprovero post peccato) cfr. Dino Compagni IV d.C. e catacomba di San Gennaro ma con albero.
Pitture degli arcosoli della parete di fondo: Giona gettato in mare e arrivo del pistrice su sfondo blu intenso (salvezza divina e universalismo cristiano perché predicò a Ninive), albero con avviluppata l’edera e uomo sdraiato e vaso - forse Noè ubriaco post diluvio cfr. D.Compagni.
Nel medioevo si creò un passaggio tra M11 ed M13. Ci sono 16 sepolture in fila affiancate in mattoni, chiuse con laterizi con il lato ovest arrotondato, in corrispondenza della testa del morto, costituite da almeno 3-4 piani di tombe sovrapposte (impianti plurifamiliari), plausibilmente dentro un recinto; le prime tombe datate fine II - inizio III secolo. Gli archeologi tedeschi immaginano il tutto come una mininecropoli cristiana sulla quale venne fondato un mausoleo lungo la testata sud-est delle tombe.
Tomba di San Felice
Felice morì dopo il 258 e la sua tomba è identificabile in una tomba terragna nello spazio libero nella necropoli. Abbiamo un’eccezionale descrizione dell’interno che fece da fulcro per una serie di costruzioni (recinto, altare, ecc.) che la inglobarono. La prerogativa di Felice era smascherare chi diceva il falso; paradossalmente esisteva anche una chiesa In Pinciis a San Felice a Roma (ma diverso dies natalis).
Una descrizione dettagliata proviene dai carmina 18 e 21 di Paolino del 407, che descrivono un urgente intervento perché la tomba era coperta da una lastra di marmo con due foramina per permettere di avere reliquie da contatto con oli aromatici. Il sistema dei fori si era otturato poiché fuoriusciva olio frammisto a polvere e terra. La ricognizione fu effettuata dal vescovo Paolo con operai specializzati: rimossa la lastra la tomba la si lasciò intatta e si ricoprì. Durante la demolizione di un altare nella chiesa dedicata a San Felice, si pensava che lì sotto fosse conservato il corpo del santo. Trovarono 3 tombe (892, 893, 894) inserite in una piccola costruzione laterizia quadrata (2,20m), terragne sul piano di campagna e inglobate nell’altare del VI secolo.
Tomba 892 è la tomba di Felice, foderata in muratura laterizia (cortina ben fatta) coperta da bipedali in terracotta e sopra la lastra con foramina; dentro vuota perché la traslazione del corpo avvenne nell’Alto Medioevo; strutturalmente compatibile con una cronologia del III secolo d.C. Separata dalla 893 da un muretto, probabilmente contestuali perché cortine su entrambi i lati e troppo stretto per essere due muretti addossati! Tomba 893 = 894 è foderata con lastre di marmo e chiusa sopra con lastre di marmo.
Successiva fu la decisione di segnare la loro presenza con una costruzione rettangolare, i cui muri perimetrali sud e nord sono fondati sulle coperture delle tombe (anche la soglia dell’ingresso sopra le coperture). Una sorta di memoria un tempo decorata internamente, di cui resta solo un frammento di decorazione pittorica a mo’ di crusta marmorea. Sono stati trovati resti di tombe costruite sopra le 894 e 893. Contestuale alla realizzazione della memoria è la lastra con foramina (fori di diametro 10 cm, quello a nord aveva 4 incassi circolari forsi per chiusura, quello a sud coperto da un tappo) - la lastra, con kyma ionico, era di reimpiego del I-II secolo d.C. Sotto i due fori si vede un vaso di marmo inserito nella malta, ma che non sfonda la prima copertura in bipedali; marchingegno per ottenere l’olio come reliquia da contatto.
La Memoria A è datata ai primi decenni del IV secolo, e contestualmente si creò il dispositivo per le reliquie, funzionale a salvaguardare l’integrità dei corpi. Nel 594 Costantina inviò una lettera a Gregorio Magno chiedendo la testa di San Paolo per la sua nuova chiesa, ma Magno rispose che non può fare questo, ma che è uso dei romani usare come reliquie branda in pissidi e le dà polvere delle catene di Paolo.
Nel De Gloria Martyrum di Gregorio di Tours di fine IV, sappiamo che a San Pietro si era soliti per ottenere una grazia introdurre un "palliolum" attraverso la fenestella nella sepoltura di Pietro, lasciarlo lì una notte e la grazia sarebbe stata ricevuta se il giorno dopo il fazzoletto pesava di più. A San Paolo fuori le mura, si inserivano nella lastra con 3 fori carboni poi ripresi come reliquie. A Milano, un prete di Teodolinda raccolse ampollette con olii dalle tombe dei martiri di Roma. L’altare era all’olio con fenestella per reliquie di V sulla tomba di Evenzio e Alessandro sulla Nomentana; le reliquie da contatto si associavano anche a proprietà guaritrici secondo Gregorio di Tours nel caso di San Martino. In Oriente erano diffusi reliquiari in olio.
Chi erano i due sepolti accanto alla tomba di Felice? Testini ipotizza che fossero i vescovi Massimo e Quinto, ma non ci sono prove archeologiche.
La Memoria B sembra contestuale o di poco posteriore alla Memoria A; piena di sepolture pavimentali del solito tipo e altre file sovrapposte, aveva l’accesso da sud come Memoria A. Fu poi costruito il Mausoleo 15 e ancora dopo la Memoria C, che sembra inserirsi in uno spazio di risulta tra i due.
M15 era quadrangolare con arcosoli bassi, in muratura laterizia, e secondo gli appunti di Chierici conteneva tombe pavimentali e la facciata era decorata con due paraste.
La camera funeraria 16 divenne nel Medioevo cappella di San Calionio: originariamente rettangolare con accesso a ovest; poi il muro est fu tagliato a fine IV secolo per crearvi un’abside. Del M16 restano solo frammenti dei muri laterali in opera listata.
M11 aveva ingresso da sud con due bassi arcosoli con sotto tombe importanti e sottoarcosoli decorato con corolle floreali su fondo scuro e lunette con dischi di porfido simulati in pittura.
M14 fu addossata a M13 ad est, stessa tipologia di M11 e tombe antropomorfe sul piano pavimentale; nel Medioevo fu trasformata in cappella di San Giacomo.
Memoria C è l’ultima ad essere costruita e si appoggia alla facciata di M15, di cui si conserva la soglia di ingresso marmorea ad est; tombe orientate nord-sud e una lunghissima, forse ossario; muri decorati con affreschi di intrecci floreali e petali di rose. Il tutto si affacciava su uno spazio di campagna 18x19m quadrangolare originariamente interessato da sepolture.
Sintesi cronologica
- Tomba di Felice è di fine III secolo d.C.
- Memoria A sul...
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