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Archeologia classica greca

L'età protogeometrica e geometrica dal X al VII secolo a.C.

Nasce dalla civiltà micenea, che entra in crisi nel XII secolo a.C. (distruzione palazzi micenei). Con la fine di questa civiltà vengono a scomparire le figure professionali, le competenze architettoniche e l’artigianato artistico. Scarsissima è la documentazione dei secoli XII e XI (secoli bui). Nella metà dell’XI secolo i documenti gradualmente aumentano (insediamenti, resti architettonici, oggetti comuni ed artigianato artistico).

Le strutture di età protogeometrica e geometrica sono costruite con materiali per lo più deperibili: pietre di piccolo taglio, alzati in mattoni crudi, telai lignei di pali e travi leggere, tetti in paglia e pavimenti in terra. Di conseguenza si nota un progressivo affinamento delle competenze professionali nel trattamento del materiale ligneo (assemblaggio, valutazione…). È probabile che le costruzioni navali abbiano giocato un ruolo importante per la sperimentazione dell’utilizzo del legno.

L'edificio sacro

L’edificio sacro si caratterizza per la grandezza e la scelta accurata del materiale durevole e pregiato. Esistono due differenti concetti a destinazione sacra:

  • Il megaron miceneo, dell’area dorica della Grecia continentale. È a vano rettangolare allungato e termina con un’abside. Delimita lo spazio delle divinità e la società vi compie sacrifici e pasti in comune.
  • L’oikos, dell’area ionica della Grecia orientale, è un ambiente quadrangolare di modeste dimensioni, absidato o non. Adottato per edifici templari più piccoli.

Heroon di Lefkandi (X secolo)

Di straordinaria importanza è il cosiddetto Heroon, rinvenuto negli anni Ottanta a Lefkandi (Eubea). Nell’ambito della necropoli più antica del vicino abitato di Xeropolis. È un edificio monumentale datato alla prima metà del secolo X a.C., di pianta rettangolare allungata (di cui il lato maggiore misura circa 50 metri), terminante con un’abside e accessibile dal lato corto tramite un’anticamera. Fu costruito su una fondazione di pietre, con un alzato in mattoni crudi e un tetto a doppio spiovente in canne e paglia. Il peso del tetto era sostenuto da una fila di pali in legno lungo l’asse centrale e da un recinto di pali intorno alla struttura. (ritrovati i buchi di inserimento dei pali) L’edificio fu eretto forse come abitazione di un re locale, ne divenne poi la sepoltura. All’interno fu scoperta una tomba scavata nel pavimento e suddivisa in due scomparti. In uno c’erano le ceneri di un guerriero, sepolto con la sua spada e la punta di una lancia in ferro, e di una donna, con ricchi ornamenti in oro, bronzo e ferro. Nell’altro c’erano le ossa di quattro cavalli con relativi finimenti. Alla morte l’Heroon fu chiuso. L’ipotesi fu che all’edificio monumentale per la funzione funebre si accostasse quella del culto di matrice eroica. (Heroon: luogo dove viene dedicato un culto particolare ad un personaggio che diventa eroe.)

Apollo Danphephoros

Sotto gli edifici più recenti sono stati individuati tracce di edifici più antichi.

  • Edificio 1: edificio sacro risalente all’VIII secolo, in età geometrica. Presenta la stessa pianta rettangolare absidata dell’Heroon di Lefkandi, in dimensioni più piccole. Il basamento è in piccole pietre non lavorate e sono presenti i fori dei pali.
  • Edificio 2: Il luogo di culto si ingrandisce. L’edificio viene costruito alla fine dell’VIII secolo. È un hekatompedon (edificio di 100 piedi- circa 30 metri). Presenta sempre la pianta rettangolare absidata. Vengono ritrovati dei modellini in terracotta di piccole dimensioni in vari santuari, che possono aiutare a capire come erano nell’elevato questi santuari. Sono della seconda metà dell’VIII secolo.

(esempio: Heraion di Argo e di Perachora) Hanno coperture bombate, estremamente inclinate. I tetti erano molto leggeri. È presente una decorazione a motivi geometrici.

Piccola plastica: arte figurativa

Alcuni oggetti offrono la testimonianza per ricostruire la cultura figurativa. I vasi decorati vengono spesso utilizzati come cinerari o come corredo tombale. Quindi provengono da necropoli. Non si può ancora parlare di scultura vera e propria, bensì di piccoli oggetti e statuine in terracotta o bronzo. Spesso sono parte di oggetti e hanno funzione di manici o offerte preziose. Come nel caso del centauro fittile in terracotta decorato con motivi geometrici, ritrovato a Lefkandi.

La ceramica

La produzione ceramica di età geometrica si suddivide in 3 fasi:

  • Geometrico antico (dal 900 al 850 a.C.) i motivi ricorrenti sono linee ondulate e semicerchi sulla massima espansione del vaso.
  • Geometrico medio (prima metà dell’VIII secolo) la decorazione esclusivamente geometrica si sviluppa in fregi orizzontali.
  • Geometrico tardo (seconda metà dell’VIII secolo) Novità delle figure a “silhouette”. Vengono rinvenute il più delle volte in contesti funerari.

Anfora attica (Atene, museo)

È un cinerario di grandi dimensioni, era parte di un corredo femminile. Decorazione essenziale, pochi semplici motivi decorativi. Costituita da tre campi metopali, comprendenti di meandri, cerchi e triangoli.

Anfora attica detta del lamento funebre (Atene)

Tra la fine del medio e l’inizio del tardo periodo compare la figura umana. L’anfora è monumentale. Un documento eccezionale per le dimensioni (h 155). Viene dalla necropoli di Dipylon. Era il monumento funerario posto sulla tomba (segnacolo). Vi è un incremento nella parte decorata. La fascia in alto vede la presenza di animali mentre nella fascia di massima espansione avviene una scena figurata del compianto funebre (esposizione del cadavere= prothesys). La defunta è distesa mentre i parenti intorno a lei si portano le mani alla testa in segno di dolore. La composizione è simmetrica. Si nota la scomposizione del corpo umano.

La figura umana

La figura umana viene scomposta in varie parti. Il torso è geometrizzato. Vengono evidenziate alcune forme, considerate essenziali nel corpo umano. Giunture evidenti fra le varie parti del corpo. Le donne sono rappresentate con l’abito lungo fino alle caviglie.

Cratere attico 990 (Atene)

È della seconda metà dell’VIII secolo (periodo tardo geometrico). È un cratere di grandi dimensioni. Era il segnacolo di una tomba maschile. Viene raffigurato il defunto (guerriero) trasportato sul carro durante il corteo di carri. La scena potrebbe ricordare i giochi funebri in onore di Patroclo (l’Iliade). Nell’VIII secolo si vede un aumento di costruzione di edifici. L’edificio di culto è la casa del Dio, dove, oltre allo spazio a lui destinato, prendono forma altri spazi della collettività. Spicca la classe degli aristocratici della quale l’architettura e le arti decorative diventano la loro più eloquente espressione. Compaiono i grandi santuari greci, di cui gli aristocratici si fanno promotori. Sono individuabili grazie anche ai numerosi “doni” giunti a noi. (Delo, Samo, Olimpia, Delfi)

Età orientalizzante VII secolo

Il periodo viene definito convenzionalmente orientalizzante in quanto, in questo secolo, si intensificano i rapporti con l’Oriente (Siria, Palestina, Fenicia, Cipro). Le conseguenze si vedono soprattutto nelle arti figurative. Gradualmente si vede una serie di bronzetti e poi di opere nella grande plastica che vedono un’evoluzione che dà valore all’arte proveniente dall’Oriente. Essa verrà assorbita completamente dal mondo greco e rielaborata.

Apollo di Mantiklos

L’opera si pone a cavallo tra la fine dell’età geometrica e l’inizio di quella orientalizzante. È un bronzetto raffigurante Apollo da Tebe. È una statua parlante in quanto sugli altri inferiori c’è un’iscrizione che rivela l’identità del dedicante, Mantiklos. Egli dedica il bronzetto al Dio, forse rappresenta il Dio stesso. Si possono notare i forti legami con l’esperienza geometrica precedente. È presente l’asse di simmetria. Il corpo è fortemente geometrico con pezzi giustapposti. Rivela però una maggiore sensibilità plastica.

Triade di Heraklion

Opera in bronzo realizzata con la tecnica dello sphyrelaton. Ossia una statuetta con un’anima in legno sulla quale veniva livellata una lamina in bronzo (è una tecnica di importazione orientale). Rappresenta Apollo (teneva in mano arco e frecce), la sorella Artemide e la madre Latona. Arriva da Dreros (Creta) in un piccolo edificio templare. Il dio è alto circa 40 cm, le due figure femminili la metà. Nel corso del VII secolo alcune novità e l’accrescimento della dimensione delle opere plastiche cominciano ad osservarsi nell’isola di Creta. Questa triade mostra l’apporto squisitamente orientale. Visibile è la plasticità delle masse.

Stile dedalico

Intorno alla metà del VII secolo si vede la nascita della grande scultura in pietra, la quale verrà collegata al grande architetto del labirinto mitologico, Dedalo. Dedalo è un personaggio mitologico di grande importanza per i Greci. Egli oltre a costruire il labirinto e poi le ali per se e per il figlio, fu colori che ideò la vacca di legno per permettere a Pasifae di l’amplesso con il toro. Il nome di Dedalo è un nome parlante: “lavorare ad arte”, “colui che ben modella”. Il Dedalo storico probabilmente non fu mai esistito, la sua figura riassume il prototipo esemplare di artista. La figura di Dedalo è legata alla presenza a Creta di un grande artista, maestro di una scuola che si diffonderà in tutto il mondo Greco. In riferimento alle sculture del VII secolo si parla di arte Dedalica.

Dama di Auxerre (Louvre)

La figura femminile, forse un’offerta votiva. È in altezza reale. Rimane la concezione delle singole unità saldate l’una con l’altra rigidamente. Sensibilità delle masse, plasticità più evidente rispetto a prima. Rielaborazione dei modelli del vicino oriente. La figura viene concepita con una visione privilegiata, quella frontale. Il volto assume una forma vagamente triangolare. I tratti del viso convergono verso il naso. Gli elementi sono sproporzionati, è visibile l’asse di simmetria. L’unico movimento è quello del braccio portato al petto. Gli studi hanno analizzato che la statua presentava una brillante policromia. I solchi della veste servivano probabilmente a favorire la presa del pigmento e a definire i colori.

Sculture del tempio di Prinias (Creta)

Realizzate in calcare sono fra le prime sculture architettoniche restituiteci dal mondo greco. Nella loro funzione decoravano l’architrave della porta di accesso all’edificio sacro. Sono sculture a tutto tondo che riproducono l’immagine speculare di due divinità. La decorazione di animali felini e l’acconciatura delle dee è un’acquisizione orientale. Le divinità sono sedute. Hanno una grande potenza plastica. Lo sguardo fisso, l’acconciatura, i tratti del volto, la posizione seduta sono tipiche orientali (arra nord siriana).

Statua femminile da Gortina (Creta)

Ha conservato la sua policromia. Sottile incisione che definisce i contorni dei colori.

Rilievo con triade femminile da Gortina (Creta)

Di sapore orientale, per la nudità, che rimane estremamente rara nella scultura greca fino al IV secolo.

Kore di Nikandre da Delo

Non è stata finita. Si nota il modo di lavorare e il raccordo tra il blocco di pietra. La statua è stata donata da una donna, Nikandre, alla dea Artemide in occasione delle nozze. È una statua parlante. La statua è in altezza reale. Si ritrovano i canoni della scultura dedalica come la concezione volumetrica.

Rilievo con busto femminile da Micene

Naso e bocca sono accentrati. I capelli sono concepiti come una grande massa. Forti sopracciglia, occhi aperti. La fronte è definita da un impreziosimento.

Ceramica protoattica (690-650)

Nel corso del VII secolo continua la produzione di vasi di grandi dimensioni a motivi geometrici ma la produzione si arricchisce di nuovi elementi decorativi. La ceramica protoattica ha un raggio di diffusione piuttosto limitato non destinata ad un’esportazione al di fuori dell’ambito regionale.

Pittore di Analatos

Primi decenni del VII secolo. Il vero nome del maestro ceramografo autore della decorazione dell’anfora non è noto. Analatos è il nome della necropoli dove venne rinvenuta la prima idria riconducibile alla sua bottega.

Anfora del pittore di Analatos 690 a.C.

Rinvenuta in contesto funerario. Tra i nuovi elementi decorativi di importazione orientale troviamo rosette e trecce a incorniciare la scena figurata. Un’evidente novità tecnica è il fatto che le figure non sono più semplici silhouettes completamente nere, ma tanto i personaggi quanto gli abiti sono arricchiti di particolari. Di chiara matrice orientale è anche la teoria di sfingi nella parte alta del vaso.

Anfora del pittore di Polifemo 680-650 a.C. (Eleusi)

Il Pittore di Polifemo viene così chiamato dal soggetto dell’anfora di cui è autore rinvenuta nella necropoli di Eleusi. Il repertorio geometrico viene meno e le scene figurate diventano le protagoniste assolute. Accecamento di Polifemo. La scena raffigurata sul collo del vaso sintetizza più momenti narrativi in un’immagine unica l’ubriachezza (coppa) e l’accecamento sembrano avvenire contemporaneamente. Polifemo è enorme rispetto a Odisseo e i suoi compagni, mentre a contribuire a distinguere l’eroe, che si scaglia per primo contro il mostro, abbiamo la diversa tecnica di pittura: il contorno e i dettagli (muscolatura, barba e viso) sono dipinti in nero mentre il corpo è lasciato in bianco. Lo sfondo è costellato di rosette e puntini decorativi, di tradizione orientalizzante. Decapitazione della Gorgone. Sul ventre dell’anfora è raffigurata l’uccisione della Gorgone Medusa da parte di Perseo. Le due sorelle della medusa dai visi sproporzionati e mostruosi inseguono l’eroe (movimento dato dalla gamba portata in avanti nella corsa) che viene aiutato dall’intervento della dea Atena. È un’immagine molto dinamica in cui viene a mancare il rigore, la simmetria che avevano caratterizzato i secoli precedenti. Ritroviamo croci, rosette e puntini a fare da sfondo e cornice della scena. È evidente il tema della vittoria dell’uomo contro gli esseri mostruosi, della civiltà (greca) contro la barbarie. La Gorgone e Polifemo sono metafore l’una della natura ostile, l’altro dell’inciviltà: il ciclope infatti infrange la regola più basilare del vivere civile nell’uccidere i propri ospiti. Si tratta di temi ricorrenti (ritroviamo Polifemo anche sul cratere di Aristonosthos, rinvenuto in area Etrusca ma realizzato da un vasaio greco emigrato in occidente) e molto sentiti proprio mentre il mondo greco andava incontro a importanti cambiamenti: il consolidamento interno della polis e la colonizzazione verso occidente. I greci si trovano a confrontarsi con terre lontane e popolazioni ostili che non condividono gli stessi valori e il mito diventa espressione e bandiera della grecità.

Ceramica protocorinzia, 720-630 a.C.

Rispetto all’area ateniese, nel corso dell’età orientalizzante Corinto è un sito molto più attivo e innovativo. Indice della fortuna economica di Corinto, abbiamo evidenze di esportazioni in tutta la Grecia, l’area ionica, in Magna Grecia e Sicilia. Le forme vascolari esportate più diffuse tra la fine del VIII e l’inizio del VII secolo sono vasi di piccole dimensioni (spesso inferiori ai 10 cm) per oli e profumi, gli aryballoi la cui evoluzione da un punto di vista cronotipologico passano gradualmente da forme globulari a piriformi. Per quanto concerne la datazione lo storico Tucidide fornisce le date di fondazione delle colonie occidentali (ricordiamo che Corinto fu particolarmente attiva nell’ambito della seconda colonizzazione – Siracusa, Corcira, Epidamno, ecc.): tenendo conto che in linea di massima le forme vascolari rinvenute negli strati più antichi si possono ricondurre a un momento vicino alla data di fondazione, la cronotipologia può essere agganciata con un limitato margine di errore alla cronologia assoluta. Le fasi protocorinzie sono convenzionalmente così suddivise:

  • Protocorinzio antico (PCA), 720-690 a.C.
  • Protocorinzio medio (PCM), 690-650 a.C.
  • Protocorinzio tardo (PCT), 650-630 a.C.

Un mito particolarmente caro ai corinzi, spesso ripreso nella pittura vascolare è quello di Bellerofonte che sconfigge la Chimera. Secondo il racconto mitologico infatti, l’eroe figlio di Nettuno appartiene alla stirpe regale di Corinto e Pegaso è il simbolo stesso della città (compare anche sulle monete dette appunto pegasii corinzi). I motivi decorativi a croci, rosette e puntini si vanno via via spostando dallo sfondo della scena alla cornice.

Olpe Chigi, 630 a.C. (PCT)

Rinvenuto in una tomba etrusca presso Veio, questo esemplare è un oggetto di esportazione corinzia. Nonostante si tratti di un vaso piuttosto grande per gli standard corinzi (H 26 cm), vista la tradizione miniaturistica, il decoratore predilige la raffigurazione di tante piccole scene in tre fasce principali (dall’alto: manovra oplitica, teoria di cavalieri, caccia al leone) a un’unica grande immagine che prenda l’intera superficie. La composizione meditata vuole suggerire l’idea di profondità del luogo dell’azione, probabilmente secondo principi mutuati dalla grande pittura di cui però non ci sono testimonianze dirette.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ANT/07 Archeologia classica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher cristiana91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Archeologia classica greca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Elia Diego.
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