Archeologia e storia dell'arte romana
Generalità storiche
Alla fine del III secolo a.C. Roma si espande in Grecia proponendosi come prosecuzione dell’impero di Alessandro Magno. Le tappe della conquista romana includono:
- 146 a.C. Provincia greca dell’Acaia
- 133 a.C. Pergamo
- 135 a.C. Siria
- 31 a.C. Egitto
- Francia Meridionale e Africa
- Mesopotamia e attuale Regno Unito partendo dalla Lusitania
La ristrutturazione urbanistica si adatta alla situazione delle province conquistate.
Generalità artistiche
È necessario distinguere l'arte romana propria della città di Roma e l'arte delle Province Romane. L'arte romana che prendiamo in considerazione è quella di stato, essenzialmente celebrativa dell’impero e della figura dell’imperatore, sviluppata sin dai tempi del primo imperatore Ottaviano Augusto. Troviamo di conseguenza delle scene simboliche ripetute nei rilievi o nelle monete.
Lo stile dell’arte romana è direttamente ispirato a quello greco classico, adattato al nuovo contesto. Un altro fatto rilevante è la rappresentazione della vittoria di Azio attraverso simboliche allusioni, come il trofeo e l’ancora e i due delfini ritrovati su un’antefissa in marmo nel Foro Romano. Ciò accade perché si trattava di una guerra civile, piuttosto problematica da rappresentare.
Età augustea 31-18 a.C.
Politica
Nel 31 a.C. Ottaviano, che dal 27 a.C. riceve il titolo di Augusto, sconfigge il rivale Marco Antonio e Cleopatra nella battaglia di Azio. Inizia la trasformazione di Roma da Repubblica in Impero. Ottaviano è il pacificatore che pone fine alla guerra civile e il conquistatore che riorganizza la città secondo una missione civilizzatrice. L’imperatore riceve tre titoli: “Imperium Proconsole Maius” (capo dei governatori delle provincie), “Augusto” (al di sopra di ogni personalità), “Pontifex maximun”.
Arte simbolica
Importante nell’arte di stato augustea è la rappresentazione delle tre virtù imperiali:
- Virtus: virtù militare;
- Clementia: capacità di perdonare i nemici risparmiandoli;
- Pietas: rispetto della religione tradizionale e di quella civica.
Troviamo le virtù imperiali rappresentate nello Scudo d’oro, di cui è stata rinvenuta una copia marmorea nella Curia Iulia, e su cui è scolpita l’iscrizione “Il senato e il popolo romano offrono lo scudo alle quattro virtù imperiali: virtus, clementia, giustizia e pietas”. Una tipica scena di clementia è Augusto che accoglie i barbari; mentre una tipica scena di giustizia vuole l’imperatore seduto su una sedia. Altra scena simbolica dell’arte di stato augustea è la Resitutio, che troviamo su una moneta dell’imperatore, nella quale egli restituisce la repubblica inginocchiandosi davanti alla personificazione di quest’ultima. L’alloro è costante nella decorazione degli stipiti delle porte e delle monete e ha una doppia valenza simbolica: la vittoria e l’albero dedicato ad Apollo associato a Ottaviano, in contrapposizione a Dioniso associato a Marco Antonio.
Architettura
Inizia la monumentalizzazione di Roma che da città di mattoni diventa città di marmo, attraverso l’ispirazione al modello greco classico, la cui armonia riflette l’armonia civile portata da Augusto. L’attico del Foro Augusteo presenta copie in scala 1:1 dell’Eretteo dell’Acropoli ateniese. Il marmo di Carrara comincia ad essere sfruttato in modo industriale assieme a quello greco. Importanti sono anche i ritratti degli imperatori sulle monete che ci permettono di datare i vari governi.
Augusto ripropone la tradizione del tempio italico “alla greca”, adottando i capitelli corinzi.
Tempio di Cosa
Risale al II secolo a.C. e si trova tra il Lazio e la Toscana. Si tratta di un tipico tempio tardo repubblicano italico in tufo con tetto a doppio spiovente su podio ed elementi in legno e terracotta. Differenze tra la tradizione italica e quella greca: il tempio italico presenta infatti podio e un pronao molto profondo che elimina l’epistodomo.
Tempio di Marte Ultore
Risale al 22 a.C. ed è la più grande realizzazione di età augustea. La religione è il punto focale della politica augustea che propone un ritorno alla tradizione, escludendo però le religioni orientali, perché non di stato e rivolte al singolo, dunque lontane dall’ambito politico. Il Foro di Augusto ospita il tempio di Marte Ultore o Vendicatore ed è ottastilo (ispirato al Partenone) con capitelli di ordine corinzio italico. Ovidio parla di questo tempio nei Fasti 133, mettendone in rilievo la ricchezza e le dimensioni. L’autore espone inoltre il doppio significato del tempio: Marte vendicatore nel contesto delle guerre civili e nei confronti dei Parti, vinti dai romani, se questi avessero recato danno alla città. All’interno del tempio sono esposte infatti le insegne romane restituite dai Parti.
Ovidio prosegue con la descrizione della decorazione: le sculture di Enea, Romolo e dei Summi Viri, cioè i personaggi più importanti di Roma appartenenti alla Gens Iulia, direttamente discendente da Enea e quindi collegata alle origini di Roma stessa.
Il frontone presenta al centro il padre di Romolo e Remo, semi panneggiato con la spada. A sinistra del padre troviamo Venere Genetrix, madre di Enea, semi panneggiata con lo scettro e il bambino in braccio. Alla sinistra del padre vi è la personificazione della fortuna: figura femminile con cornucopia, indicante il ritorno fortunato dalle campagne belliche. Ai lati delle figure distese: a destra la dea Roma, in veste amazzonica con un seno scoperto e seduta su una catasta di armi; a sinistra Laure, sacerdote che interpreta il volo degli uccelli; in fondo a sinistra il fiume Palatino, mentre a destra il fiume Tevere. All’interno del tempio le sculture del Divus Iulius, di Venere e Marte.
Interessante è un rilievo rinvenuto ad Algeri rappresentante Marte insieme a Venere nell’atto di sottrargli la spada come simbolo della pace augustea. A Pompei sono state rinvenute due pitture parietali in una locanda raffiguranti Enea e Romolo; il primo in veste di romano colto, presente anche nell’iconografia della fuga con i figli Ascanio e Iulo, il secondo in veste di soldato romano trionfatore.
Il Foro di Augusto
Piazza chiusa esclusa dal traffico. Presenta tre lati porticati e il tempio di Augusto, su ispirazione dell’Agorà ellenistica. I portici presentano una parte superiore definita attico. Al centro del Foro una grande quadriga bronzea guidata da Augusto. Sull’attico sono state rinvenute le copie 1:1 delle Cariatidi dell’Eretteo di Atene: le Cariatidi erano donne persiane che durante la guerra greco-persiana si schierano contro i loro concittadini e per punizione furono messe dai persiani a lavorare nei campi. Nel contesto romano le Cariatidi rappresentano le province sottomesse, ciò significa un adattamento al contesto romano di un soggetto greco.
Nel Foro è stato rinvenuto anche lo Scudo di Giove Ammone: Giove con le corna di ariete, divinità sincretica creata dai Tolomei quando conquistano l’Egitto e qui usata come riferimento alla vittoria di Azio.
Il Foro di Traiano, progettato da Apollodoro di Damasco, riprende l’iconografia di quello di Augusto, alternando figure clipeate a quelle dei sconfitti al posto delle Cariatidi.
Tempio del Foro Augusteo
Tempio italico, ottastilo, corinzio su podio, con una scalinata che permette di raggiungere l’altare. All’interno un’esedra con delle sculture cultuali. Insieme al tempio di Marte Ultore è stato ricostruito attraverso il rilievo dell’Ara Pietatis, una serie di lastre facenti parte dell’Ara Pacis, in cui sono illustrate scene di sacrificio all’interno di questi templi.
La città di Merida
Imitatio Urbis, nelle province si imitava l’architettura di Roma. Merida si trova in Penisola Iberica e vi è stata rinvenuta una testa di Giove Ammone, presente anche in altri territori occidentali: Ispania, Gallia; Rezia e Cisalpina.
L'Ara Pacis
Altare costruito sulla via Lata, affiancato da altri monumenti quali: Horologium Augusti, enorme meridiana che nel giorno del compleanno di Augusto ombreggia il centro dell’Ara Pacis; l’Ostrinum, la pira funebre imperiale, e il Mausoleo. Questo altare simboleggia e celebra la pace augustea, per altro raffigurata anche nelle monete, che illustrano le positive conseguenze economiche e sociali del governo, mediante personificazioni come il dio del commercio Mercurio. Il Mausoleo è sormontato dalla scultura loricata dell’imperatore, costruito nel 29 a.C., è un monumento trionfale, infatti all’ingresso si trova una lastra di bronzo con incise le res gestae.
L’Ara Pacis si compone di recinto e altare, quest’ultimo dotato di scalinata che conduce alla trapeza, secondo la tipologia dell’altare microasiatico.
Il fregio
Nel recinto interno è costituito da due registri corrispondenti ai due esterni: il registro inferiore vegetale e quello superiore figurato. Nel registro superiore figurato troviamo temi sacrificali: ghirlande, bucranio, epatere. Il registro inferiore vegetale è costituito da uno steccato di legno che imita un altare campestre. Il fregio esterno presenta anch’esso due registri: inferiore vegetale e superiore figurato.
Registro superiore:
- Lato nord e lato sud: processioni parallele. Sul lato sud troviamo la figura di Augusto affiancato dai membri della Gens Iulia. Augusto è velato capite (ha il capo velato), secondo i costumi della processione religiosa. L’iconografia rimanda alle funzioni sacrificali di Augusto. Sulla lastra a destra troviamo due personaggi che indossano una cuffia in pelle detta Apex che rimanda alla carica dei Flamines Maiores, quattro membri scelti dell’aristocrazia, cui erano associate altrettante divinità: Giove, Marte, Quirinus (personificazione del popolo romano) e Giulio Cesare divinizzato.
- Agrippa è presente anche nella processione, e ritratto secondo lo stile ellenistico-tardo repubblicano, cioè fortemente realistico; Agrippa ha due bambini accanto: sono i suoi figli e di Giulia, la figlia di Augusto, qui ritratti con addosso una collana metallica con protome leonine tipica dei barbari; si pensa perciò che i piccoli siano barbari condotti a Roma per essere istruiti. Caratteristica di questa processione è l’isocefalia (teste allineate), tratta dal modello classico.
- Lato ovest: sul lato destro troviamo il sacrificio di Enea, presentato come uomo maturo barbato con un abito che ricorda quelli greci classici; a fianco di Enea troviamo una figura che impugna una lancia in segno di conquista: la scena si riferisce dunque all’arrivo in Lazio di Enea con i figli Ascanio e Iulio. Nella stessa scena troviamo i Penati, destinatari del sacrificio, seduti davanti a un tempietto verso il quale i Camilli portano le pecore sacrificali. Sul lato sinistro troviamo la scena di Romolo e Remo allattati dalla lupa. Il rilievo è molto frammentato, compare la testa di Marte e un personaggio semi panneggiato con un bastone. La scena racconta il ritrovamento dei due bambini da parte del pastore Fausto, che li indica con il bastone al dio Marte, loro padre, assieme a Rea Silvia.
- Lato est: il lato est è dedicato alle personificazioni. Troviamo una figura femminile panneggiata a capo coperto seduta su una roccia con ai piedi una serie di animali e due bambini di cui uno tiene in mano un pomo e uno si rivolge al suo seno; si tratta della personificazione dell’Abbondanza e di Tellus, cioè la Madre Terra che ci nutre con i suoi frutti. Si allude naturalmente al benessere portato dal governo augusteo. Seguono altre due figure che volano cavalcando un Ketos e un cigno, i loro veli compiono un teatrale cerchio sulle loro teste: velificatio. Le due figure personificano i venti marini di terra e quelli che favoriscono il commercio marittimo e l’agricoltura. Ultima figura è una donna seduta su una catasta di armamenti già incontrata in precedenza, si tratta della Dea Roma, controparte bellica della Pax Romana. Queste due dee rappresentano il passato e il presente di Roma.
Registro inferiore
Caratterizzato da un fregio vegetale che gira tutto attorno sui quattro lati. Al centro un cespo di canto genera una candelabra elaborata in una serie di racemi che invadono tutto il rilievo e in cui sono state individuate cinquanta specie vegetali diverse. Tra gli animali troviamo i cigni sugli elementi verticali del fregio, simbolo di Augusto e del dio Apollo. In una scena vi è un serpente che attacca un nido di uccellini. Questa scena si riferisce ad un episodio dell’Odissea in cui Ulisse si trova su una spiaggia e appare un serpente rosso sotto a un platano che assale un nido uccidendo nove uccellini: si tratta di una profezia riferita ai nove anni in cui i greci avranno la meglio su Troia.
Scultura
Scultura di Augusto di Prima Porta
Si tratta di una scultura in marmo lunense (di Carrara) scoperta nel 1863.
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