Appunti di urbanistica
Prof. Luca Gaeta
Politecnico di Milano
Corso in Progettazione dell’Architettura
A.A. 2019-2020
Indice urbanistica
- 1. Mer 11 marzo [dispensa 1] Dal villaggio alla metropoli (e ritorno) Parigi ______________________________________________________________________________________________
- 2. Mer 18 marzo [capitolo 1] La costruzione di domanda e di offerta nel mercato urbano Milano _______________________________________________________________________________________________
- 3. Mer 25 marzo [capitoli 3 e 4] La protezione dell’offerta (zonizzazione) (New York), Euclid, Mount Laurel - Springville _______________________________________________________________________________________________
- 4. Mer 1 aprile [capitolo 7] L’espansione regolata (piano di espansione di Barcellona) Barcellona _______________________________________________________________________________________________
- 5. Mer 8 aprile [dispensa 4] Lo zoning di Francoforte e New York (zonizzazione) _______________________________________________________________________________________________
- 6. Mer 15 aprile [capitolo 9] La città giardino Letchworth, Welwyn _______________________________________________________________________________________________
- 7. Mer 22 aprile [capitolo 11] Il contenimento urbano Londra _______________________________________________________________________________________________
- 8. Mer 6 maggio [capitolo 15] La fondazione Radburn, Harlow, Milton Keynes _______________________________________________________________________________________________
- 9. Mer 13 maggio [dispensa 2] La disurbanizzazione Mosca, Boadacre city _______________________________________________________________________________________________
- 10. Mer 20 maggio [capitolo 14] La Ristrutturazione New Bury _______________________________________________________________________________________________
- 11. Mer 27 maggio [dispensa 3] La Gentrification Quartieri di Londra, New York, (Olanda), Bilbao _______________________________________________________________________________________________
- 12. Mer 3 giugno (No programma) Le antinomie della Pianificazione urbana
1° lezione: 11 marzo 2020
Slide 1: dal villaggio alla metropoli (e ritorno)
Controllo dei comportamenti sociali attraverso il controllo dello spazio
Lezione che parla di luoghi reali e di vicende che sono avvenute realmente, vicende del passato ma che soprattutto per noi sono ancora significative. Lezione in parte “metaforica” perché serve a farci intuire qualcosa del legame segreto e a volte invisibile che unisce spazio urbano e società urbana. Soprattutto ci fa capire il modo in cui lo spazio può essere usato come un mezzo per influire sui comportamenti sociali.
Per capire questo nesso tra spazio e società, particolarmente importante per l’urbanistica, prendiamo le mosse da un luogo molto lontano dall’essere una città, geograficamente, temporalmente e culturalmente: un villaggio della foresta amazzonica abitato da una tribù, i Bororo, famoso perché è stato visitato e studiato dal grande antropologo francese Claude Lèvi-Strauss (il più importante del secolo scorso) nel 1935.
Quando era ancora molto giovane, da poco laureato in Filosofia, partì nella seconda metà degli anni ’30, dalla Francia per il Brasile: fu qui invitato a San Paolo per contribuire alla fondazione della locale università di San Paolo.
Arrivato in Brasile sente la vocazione per gli studi antropologici e intraprende alcune spedizioni all’interno della foresta Amazzonica e in parti forse ancora inesplorate del paese, per entrare in contatto con popoli del luogo, quasi per nulla toccati dalla civiltà occidentale (indigeni).
*Lèvi-Strauss racconta di questa esperienza nel libro “Tristi tropici”.
Uno di questi luoghi è appunto il villaggio che si chiama Kejara, abitato dalla tribù dei Bororo (circa 150 persone). Il villaggio sorge sulla riva del fiume Vermelio ed è a pianta circolare, costituito da capanne costruite con i materiali vegetali della foresta (rami, fronde di palma). È abitato da persone che sono analfabete, poverissime, che vivono di raccolta di frutti e di caccia e di quello che la foresta offre loro.
Il villaggio ha forma circolare e le capanne hanno forma rettangolare, anche se Lèvi Strauss sa che più anticamente le capanne erano di forma ovale: questo fatto, ovvero che siano diventate rettangolari, è già secondo lui un’influenza della civiltà occidentale; questa tribù era entrata in contatto, anche se in poche occasioni, con gli occidentali e aveva risentito del loro influsso.
Al centro del villaggio sorge una capanna più grande, con due ingressi sui lati minori opposti, chiamata “Casa degli uomini” perché può essere frequentata soltanto da persone di sesso maschile. Di fronte a questa casa c’è uno spazio di terra battuta che viene usato per le cerimonie, danze e tutte le attività di carattere religioso, che sono numerose nella vita di questa tribù, perché gli usi sociali e religiosi sono fortemente compenetrati = luogo d’incontro della comunità.
I Bororo non hanno nessuna conoscenza di tipo geometrico e nemmeno di tipo cartografico, però Levi-Strauss disegna la pianta del villaggio con una forma approssimativamente circolare/ovale. Circolare/ovale è anche lo spazio delle danze o spazio rituale, che è perimetrato da paletti infissi nel terreno. In questa pianta vediamo che Levi-Strauss traccia anche dei diametri, uno che è all’incirca perpendicolare al fiume e un altro che è invece un po’ più trasversale rispetto al fiume; si tratta di diametri che non esistono nella realtà che non sono tracciati sul suolo del villaggio.
Kejara e la disposizione circolare
Kejara ci interessa perché Lévi-Strauss scrive:
«La disposizione circolare delle capanne attorno alla casa degli uomini è di una tale importanza per la vita sociale e la pratica del culto, che i missionari salesiani (…) hanno capito subito che il mezzo più sicuro per convertire i Bororo consisteva nel far loro abbandonare il villaggio per un altro in cui le case fossero disposte in ranghi paralleli».
(Tristes tropiques, Plon, Paris 1955; tr. it. Tristi tropici, Mondadori, Milano 1988, p. 238).
In pratica i missionari salesiani hanno approfittato del fatto che la disposizione circolare delle capanne sia talmente importante e così strettamente collegata e indissociabile dalla vita sociale e religiosa, e sono riusciti a convertire i Bororo al cattolicesimo, semplicemente facendo abbandonare il loro villaggio per un altro villaggio, in cui appunto le case anziché essere in circolo, erano disposte in ranghi parallele = forma a griglia ortogonale. (vedi immagine = modello di città missionaria)
Non è stato usata la predicazione religiosa, le messe o le cerimonie… ma è stato usato un altro mezzo, un mezzo di tipo spaziale: hanno cambiato la forma del Villaggio.
Ciò che appare sorprendente, cioè l’abbandono di un culto religioso per un semplice cambiamento nella disposizione delle capanne, si rivela un nostro pregiudizio: Noi occidentali moderni non siamo più capaci di vedere la relazione che esiste tra lo spazio in cui abitiamo e i nostri comportamenti sociali. Questa relazione invece nel villaggio Kejara era ancora strettissima e dunque era visibile agli occhi di Lèvi-Strauss, occhi di un uomo occidentale. La relazione tra spazio fisico e spazio tribale certamente non sarebbe stata evidente per altre persone, ma per lui lo era, è riuscito a coglierla è per questa ragione che ha disegnato quei diametri.
L’identità dei Bororo deriva dalla loro posizione nel villaggio. Le azioni e i comportamenti che essi ritengono appropriate e le loro relazioni sociali (la loro vita di tutti i giorni) sono plasmate sulla forma del villaggio: senza quella forma spaziale perdono ogni significato.
Quello che dobbiamo cogliere è che secondo Lèvi-Strauss esiste tra i Bororo un rapporto di causa-effetto tra lo spazio e la cultura, di cui le credenze religiose sono un aspetto: cioè che la forma dello spazio può in qualche modo influire sulle idee religiose e sulla cultura più in generale.
Società duale dei Bororo
Durante il periodo che Lèvi-Strauss trascorre a Kejara è presente un indigeno, che è stato educato dai Salesiani e che ha imparato il portoghese, che è stato addirittura inviato in Europa, perché i Salesiani erano particolarmente contenti della sua educazione, ma, tornato in Brasile, aveva sentito il richiamo della foresta ed era tornato a vivere a Kejara. Quindi può fare da interprete per Lèvi-Strauss e può spiegargli come è organizzata la vita sociale e religiosa dei Bororo.
Attraverso questo testimone prezioso Lèvi-Strauss viene a sapere che i Bororo sono una società duale, cioè una società divisa in due metà, che hanno nomi diversi, una metà si chiama Cera, l’altra Tugarè.
Gli individui che appartengono alle due metà non sono diversi fisicamente / geneticamente, sono le stesse persone anche dal punto di vista della cultura e delle credenze. Queste due metà occupano due diverse metà del villaggio e l’unico elemento di mediazione è la “Casa degli Uomini”.
Le donne in particolare nascono e vivono tutta la vita nella metà in cui appartengono, mentre gli uomini trascorrono l’infanzia e l’adolescenza nella capanna della madre dove sono nati, ma possono sposare soltanto una donna appartenente all’altra metà. Quando si sposano con una donna dell’altra metà devono lasciare la metà in cui sono nati e andare a vivere nella metà dove abita la moglie (le donne non si spostano).
Una serie di altri rituali/occasioni sociali sono fatte tutte in modo tale che richiedono la partecipazione, l’aiuto, la cooperazione dell’altra metà: per esempio se muore una persona appartenente alla metà Cera, il funerale deve essere celebrato dalle persone che appartengono all’altra metà, Tugarè, e così via per tutte le altre importanti circostanze della vita sociale e religiosa.
Queste due metà sono diverse, sono divise nello spazio anche se non c’è un confine tracciato sul terreno, tutti sanno a quale metà appartengono. Questo funzionamento duale della società è strettamente legato alla forma circolare del villaggio.
Lèvi-Strauss viene a sapere anche che esiste anche un’altra divisione, quella che corrisponde al secondo diametro, quello più o meno perpendicolare al fiume; questo diametro divide i Bororo in una parte che viene chiamata “a monte” e una parte che viene chiamato “a valle”, questo fa riferimento alla direzione di scorrimento del fiume: il fiume scorre da monte verso valle, quindi “a monte” sono quelli che stanno verso la direzione da cui provengono le acque, e viceversa.
Anche questa seconda divisione interna ai Cera e ai Tugarè, ha dei significati sociali, che però Lèvi-Strauss non riesce a capire bene.
Ci sono poi ulteriori divisioni interne ai Cera e ai Tugarè, perché le famiglie che appartengono all’una o all’altra metà sono raggruppate in Klan, cioè gruppi di famiglie che hanno una parentela tra di loro.
Lèvi-Strauss viene a sapere che in tempi passati, quando i villaggi erano abitati da 1000/2000 persone, questa complessa gerarchia di metà, di clan, di famiglie aveva una rappresentazione molto chiara, molto rigida dello spazio. Adesso che il villaggio si è ridotto a 150 persone, non è così facile coprire tutte le posizioni, rappresentare esattamente tutta la gerarchia così come si faceva nel passato per millenni, ma ugualmente si conserva la memoria di tutto ciò: la vita sociale del villaggio si svolge esattamente in conformità a questa chiarissima struttura spaziale, che tutti gli abitanti conoscono perfettamente, perché l’hanno sperimentata sin dalla nascita, ogni singolo giorno della loro vita.
L’intero funzionamento di questo “microcosmo”, di questa piccola società composta da poche centinaia di persone, è fedelmente corrispondente al modo in cui essi sono disposti nel villaggio.
A partire dalla capanna in cui sono nati loro sanno chi sono, cosa possono fare e non fare, cosa è giusto fare e non fare, chi possono sposare e chi non, cosa succederà loro se sono malati…
I rapporti sociali ricalcati sulla forma circolare del villaggio non sono riproducibili in un villaggio dalla forma a scacchiera. Questo comporta di certo un forte disorientamento, cioè l’impossibilità di riprodurre nella vita quotidiana quel sistema di rapporti reciproci che accompagna i Bororo da sempre e che era intimamente legato alla forma circolare del villaggio.
Sul disorientamento che così si viene a creare, è più facile per i missionari Salesiani proporre nuove certezze, nuove rassicurazioni, tra cui il messaggio del Cristianesimo. Nel villaggio a pianta quadrata – vedi immagine di pianta disegnata da Lèvi-Strauss = modello di città missionaria - vediamo passare al centro la ferrovia, non c’è più il fiume, gli isolati sono di forma quadrata, c’è una piazza al centro, dove oltre alla chiesa c’è anche il municipio (sede del potere politico/civile). Questo impianto con le strade ortogonali è totalmente diverso dall’impianto radiocentrico del villaggio e non rende possibile materialmente riprodurre su questa pianta quel sistema così complesso e raffinato di relazioni sociali che era connaturato all’identità dei Bororo. Questo crea un forte senso di disorientamento, il fatto di non riconoscersi più nello spazio, crea una vera e propria crisi anche di carattere spirituale che rende più facili per i Salesiani proporre come soluzioni/rassicurazioni per questa crisi, una religione nuova che guarda caso ha come suo simbolo la croce, cioè due assi che si incrociano ad angolo retto.
Digressione sulla pianta ortogonale nelle Americhe
*Digressione:
L’uso degli insegnamenti urbani a pianta ortogonale (preferito dai Salesiani) è stato usato/è stato molto diffuso nelle Americhe, sia settentrionale che meridionale, durante la fase di colonizzazione. L’America latina, cioè quella del sud è stata colonizzata dagli spagnoli e dai portoghesi, soprattutto nel corso del 1500 e del 1600.
Tutti questi popoli colonizzatori provenivano dall’Europa e da qui portavano con sé non soltanto la propria lingua/religione, ma anche la propria cultura urbana, un modo di costruire/progettare le città, che fa preferire in moltissimi casi, il modello della pianta ortogonale che si dispongono ad angolo retto tra di loro. Soprattutto nell’America latina di colonizzazione spagnola, questo avveniva perché c’era una precisa direttiva da parte del Re di Spagna che imponeva per legge quel tipo di modello urbano con la pianta ortogonale: egli pubblicò un decreto che ordinava che le città del nuovo mondo dovevano essere fondate in questo modo: con una piazza quadrata al centro (con edifici porticati che contenessero le botteghe): da questa piazza, adatta per le feste e le gare di equitazione, dovevano partire le strade ortogonali che davano origine a isolati a loro volta ortogonali.
Lo stesso viene fatto nell’America settentrionale, anche se non vi era un obbligo di legge, ma il modello a pianta ortogonale viene scelto per la sua praticità, per la sua razionalità e forse anche per motivi simbolici. L’America settentrionale è stata colonizzata prevalentemente dagli inglesi e dai francesi durante il 1600 e il 1700. Pianta della città di Savannah (vedi immagine a sx), fondata nel 1733 da coloni inglesi sulla riva del fiume omonimo, in Georgia, Stati Uniti. In questo caso a differenza della pianta che avete visto in precedenza le strade sono sempre ortogonali, ma gli isolati anziché essere quadrati, sono rettangoli: differenza piccola, ma anche questa ha un significato.
Da dove ha origine la cultura urbana europea che poi viene trasportata nelle Americhe, di questa forma urbana a pianta ortogonale?? > non c’è un origine unica, ma ce n’è una sicuramente importante, che risale agli antichi romani, che nel momento di massima espansione del loro impero, hanno dominato quasi l’intera Europa, tranne la Germania, i paesi un po’ più orientali e la Scozia.
Il Castrum romano
L’impianto con le strade ortogonali era caratteristico dell’accampamento militare romano, il Castrum. L’esercito romano quando era in guerra ed entrava in territorio nemico, si accampava per qualche giorno e costruivano per difendersi da possibili attacchi, un Castrum, cioè un accampamento impostati su due assi ortogonali, chiamati Cardus e Decumanus, al cui centro erano collocate le tende dei comandanti militari (= pretorium). Le 4 porte dell’accampamento si trovavano esattamente in corrispondenza del Cardus e del Decumanus. Quest’ultimi erano tracciati da particolari tecnici specializzati che viaggiavano al seguito dell’esercito ed erano chiamati Agrimensori, in latino Agrimensores, oppure anche Gromatici, dal nome del particolare strumento che utilizzavano.
Questa forma del Castrum è poi diventata nel corso del tempo, la forma di numerose città europee. Quelli che erano nati come accampamenti militari temporanei si sono trasformati lentamente in città, dove la sede del comando, = il pretorium, è stata sostituita dalla piazza del Mercato, dal luogo delle relazioni sociali e commerciali più intense, e dove molto spesso il disegno ortogonale delle strade si è conservato.
Alcune di queste città, per esempio in Inghilterra, conservano nel nome, la memoria di essere state fondate a part
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