TEORIE E CULTURE
DELL’INNOVAZIONE
Prima di addentrarci nella sociologia dell’innovazione è bene discutere brevemente insieme di che
cosa si parla quando si usa il concetto di “innovazione”. Si possono seguire due strade. La prima
(comparativa) consiste nel mettere a confronto il termine innovazione con altri termini per certi
versi analoghi, scoprendone così la specificità per differenza dagli altri concetti. La seconda
strada (analitica) consiste nell’analizzare i singoli contenuti concettuali impliciti nell’uso del termine
innovazione. Le seguiremo entrambe.
Innovazione per via comparativa
sviluppo Concetto legato all’economia: lo sviluppo di una regione geografica si ha quando
aumenta la disponibilità di beni e servizi per le persone che vi risiedono (ossia il
benessere economico). E’ un mutamento quantitativo, non qualitativo (non ha a
che fare con la novità, ma con l’aumento delle risorse disponibili). Nel corso del XX
secolo è stata la parola d’ordine di tutte le politiche economiche nazionali e
internazionali. Questo termine ha una accezione più economica.
Nell’acronimo R&S, sviluppo sta per perfezionamento di un’innovazione
tecnologica.
Un altro termine molto usato in economia è quello di “crescita”, che ha a che fare
esclusivamente con un aumento quantitativo di ciò che già c’è (non implica
dunque una novità).
mutamento Rispetto agli altri quattro termini non sottintende l’idea di miglioramento. Perciò è
preferito dalla sociologia (che è relativistica per definizione) per indicare
trasformazioni di tipo sociale o culturale in una data collettività. Lo stesso
cambiamento può avere dei risultati diversi in base al contesto in cui si svolge;
nella sociologia è interessante che uno stesso mutamento è percepito in modo
diverso in diverse culture.
L’invecchiamento della popolazione è un mutamento sociale, la secolarizzazione
un mutamento culturale.
progresso Concetto di carattere più generale, storico-sociale. Il progresso indica il
miglioramento delle condizioni di vita di una società nel corso della storia. Si può
parlare di progresso tecnologico, ma il progresso è anche e soprattutto un
miglioramento della qualità della vita e un allargamento delle potenzialità
dell’essere umano. Lo sviluppo economico e il progresso tecnologico ne sono le
condizioni, insieme al miglioramento delle capacità politiche della collettività, al
processo di civilizzazione, all’arricchimento culturale. Nel corso del XIX secolo fu la
parola d’ordine con cui si identificava il bene della società.
innovazione A differenza dei primi tre termini, indica un fenomeno di carattere non generale, ma
relativo a un fatto o a una situazione circoscritti. Implica l’idea di una novità, cioè
di un cambiamento qualitativo. Spesso compare nell’espressione innovazione
tecnologica, ma non solo. L’innovazione implica una novità, porta con sé l’idea
che qualcosa è stato rinnovato nella sua qualità e non solo nella sua quantità.
invenzione Come il termine innovazione, indica un fenomeno circoscritto e fa riferimento a
una novità prodotta dall’essere umano, ma trascura o nasconde il carattere
processuale dell’innovazione. Fa riferimento quindi alla creatività umana. Richiama
i processi che hanno avuto luogo nella creazione di un nuovo prodotto o processo.
innovazione invenzione,
Un approfondimento particolare merita la distinzione tra e perché ci
consente di cominciare a entrare direttamente in uno studio dell’innovazione come tale.
La principale differenza tra invenzione ed innovazione è che la seconda ha ottenuto una rilevanza
sociale e/o economica. Un’invenzione può restare circoscritta alla mente o alla casa
dell’inventore. Così, per esempio si dice che il fax sia stato “inventato” una prima volta
nell’ottocento anche se in realtà lo si è iniziato ad utilizzare negli anni ’60. Quest’invenzione quindi
non ha mai assunto le caratteristiche di un’innovazione, perché non ha avuto ripercussioni sociali
apprezzabili. Molte delle invenzioni di Leonardo, per esempio, non hanno dato luogo a innovazioni
(i meccanismi per volare). Altre invece sì (le chiuse sui navigli). Leonardo è un esempio di
inventore che appunto inventò tante cose, ma più che altro idee, che poi non vennero realizzate
da lui.
Nel momento in cui si inventa qualcosa non è detto che questo abbia un risvolto sociale nel senso
che può essere non realizzabile, può essere futile. Le chiuse di Leonardo sono innovazioni in
quanto poi hanno permesso di realizzare il duomo, il risvolto sociale. Ha avuto un impatto sulla
società.
Le cose che separano un’innovazione dall’invenzione su cui essa si basa sono:
- organizzazione
un (di solito un industria) in grado di assorbire l’invenzione e riprodurla in una
scala socialmente apprezzabile. In assenza di una capacità produttiva organizzata l’invenzione
è normalmente destinata a restare una curiosità per le serate con gli amici, oppure a essere
soppiantata da un’invenzione analoga che ha saputo dotarsi di organizzazione produttiva.
- sistema di altre innovazioni o invenzioni
un necessarie alla riproduzione su larga scala (es.
minaturizzazione dei microchip). Moltissime invenzioni degli ultimi decenni (per es. lo
smartphone) non avrebbero potuto trasformarsi in innovazioni vere e proprie se non avessero
potuto giovarsi della progressiva miniaturizzazione dei microchip (nella disputa per l’invenzione
del telefono la vittoria di Bell su Meucci fu dovuta anche al fatto che Bell poteva contare sugli
sviluppi della tecnologia del telegrafo).
- base economica
una e finanziaria adeguata. Tra l’invenzione di un dispositivo o di un prodotto
e la sua rilevante adozione sociale sta di solito un importante investimento finanziario che ne
consenta lo sviluppo e la produzione.
- mercato
un disposto ad accoglierla, e quindi anche ad un sistema di bisogni cui essa possa
dare risposta. Molte invenzioni restano nel cassetto semplicemente perché rispondono a
bisogni che nessuno prova, e quindi non “innovano” alcunché.
- tempo.
il Tutte le cose precedenti infatti richiedono tempo. Per acquisire rilievo sociale
un’invenzione richiede di solito del tempo.
Nonostante ciò, in tutti questi si può avere a che fare con qualche “collo di bottiglia”, con qualche
ostacolo, che blocca il processo innovativo. Il collo di bottiglia può essere di carattere
tecnologico, come nel caso dei microprocessori: secondo la prima legge di Moore, i
microprocessori raddoppiano le loro prestazioni a un ritmo costante di 18 mesi, dunque
un’invenzione che richiedesse microprocessori dieci volte più potenti di quelli attuali non potrebbe
imporsi prima di sette anni. Ma il collo di bottiglia può essere economico (una crisi globale),
politico (per es. la scelta pro o contro l’energia atomica), giuridico (una legge che impedisce l’uso
idoneo del dispositivo inventato), culturale (un’ostilità diffusa per motivi religiosi o di cultura
tradizionale) ecc.
Detto ciò si devono comunque fare due precisazioni.
non ogni innovazione comunque si basa su un’invenzione
La prima è che (intesa nel senso
della creazione di un nuovo prodotto o un nuovo servizio). Molte volte, la maggior parte,
l’innovazione scaturisce dalla ricomposizione di elementi già noti, in funzione di una riduzione dei
costi di produzione o del soddisfacimento di nuovi bisogni che si sono manifestati sul mercato.
L’innovazione riguarda anche la creatività di riguardare le cose che abbiamo a disposizione con
una prospettiva diversa, e non solo di inventarle da nuovo.
l’innovazione è un processo,
La seconda è che dunque qualcosa che accade durante un arco di
tempo piuttosto lungo. Tale processo non è una svolta istantanea, ma il sommarsi di una serie di
piccole innovazioni minori che portano poco alla volta all’innovazione maggiore. In tutto ciò non è
facile dire se vi sia stato un momento più “creativo” di altri, un atto propriamente inventivo.
Spesso il lento processo di sviluppo e affermazione di un’innovazione è molto più importante e
“innovativo” dell’atto di invenzione di una nuova tecnologia da cui è eventualmente scaturito.
Innovazione per via analitica
Ci sono quattro aspetti fondamentali nel concetto di innovazione. Per avere innovazione è
necessario che si verifichino:
cambiamento:
L’innovazione implica un un cambiamento reale o apparente, ma comunque
percepito come cambiamento, di cui si percepiscono degli effetti sulla vita umana o sulla natura.
Quindi è un cambiamento che può essere reale o percepito, ma l’importante è che ne siano
percepiti gli effetti. Se di un cambiamento non si percepiscono gli effetti, non lo si chiama
innovazione. Se una Ferrari viene prodotta non più solo in rosso e in metallizzato, ma anche in
antracite, non è un’innovazione, ma una semplice novità. Se viene prodotta in fucsia, allora è
un’innovazione, perché è una novità di cui si vedono o intravedono degli effetti (trasformazione
dell’immaginario legato al brand). Un cambiamento reale con effetti reali non è chiamato
innovazione finché tali effetti non vengono percepiti (e quindi viene percepito anche il
cambiamento stesso).
Insomma, un’innovazione è un cambiamento reale o apparente, ma comunque percepito come
cambiamento, di cui si percepiscono degli effetti sulla vita umana o sulla natura. Infatti, per il
teorema di Thomas, il cambiamento apparente ma percepito come reale è reale nei suoi effetti.
William Thomas era un sociologo dell’inizio del secolo scorso che formulò la seguente “legge”
dell’agire sociale: “se gli esseri umani definiscono reali certe situazioni, esse saranno reali nelle
loro conseguenze”. Per esempio, se gli esseri umani pensano che la Grecia andrà in default, la
Grecia andrà veramente in default. Si tratta di una legge che vale per una grandissima parte dei
fenomeni sociali.
L’innovazione non è un cambiamento qualsiasi, ma l’esito di un’azione umana. Non è
necessariamente un esito intenzionale e previsto, anzi spesso è imprevisto, diverso dai motivi che
spinsero ad agire. Ma se non c’è l’intervento umano un cambiamento non è innovazione. Inoltre
l’intervento umano deve essere sotto forma di azione sociale, cioè di azioni deliberatamente
intraprese dai soggetti. Il semplice mutamento culturale, per esempio, non lo chiamiamo
innovazione, poiché avviene all’insaputa, per così dire, dei soggetti che lo fanno proprio (la
diffusione dell’usanza di festeggiare Halloween negli ultimi due decenni non è un’innovazione).
Però il mutamento culturale prodotto da un’azione umana (la festa della donna dell’8 marzo) lo
consideriamo un’innovazione.
miglioramento
L’innovazione implica un rispetto a una situazione data. Il concetto di
miglioramento è estremamente vago e, in ogni caso, essenzialmente soggettivo: ciò che per taluni
è un miglioramento, per altri potrebbe essere un peggioramento.
E’ sempre un “miglioramento per qualcuno”. Ed è sempre un “miglioramento rispetto a
qualcosa” (per es. l’auto potrebbe essere migliorata rispetto al colore, non rispetto al comfort).
Questo rende il concetto di innovazione fondamentalmente soggettivo: ciò che per taluni è un
miglioramento, per altri potrebbe essere un peggioramento. Tuttavia la capacità umana di
relativizzare ci consente di comprendere il carattere innovativo di certi cambiamenti anche se per
noi sono peggioramenti. Es. di camere a gas e forni crematori, che sono senz’altro innovazioni
(per le SS, rispetto al loro compito). Quindi: l’innovazione è un cambiamento (reale o apparente)
percepito come cambiamento, di cui un soggetto X percepisce degli effetti di miglioramento per
un soggetto Y rispetto a un fattore Z. Il soggetto X può essere individuale o collettivo, ed è colui
che denomina innovazione quel cambiamento. Il soggetto Y può coincidere o non coincidere col
soggetto X. processo.
L’innovazione è un Nessuna innovazione avviene istantaneamente. Si tratta sempre di
processi più o meno lunghi e complicati. Soprattutto, si tratta di processi in fieri (in via divenendo).
Questo significa che ciò che di volta in volta chiamiamo un’innovazione è in realtà la fotografia
istantanea di un processo che è in movimento, e come tale è sempre una sorta di falsificazione
del processo.
Non esiste “la radio”. Esiste un numero sterminato di differenti apparecchi radiofonici che a stadi
diversi dello sviluppo tecnologico e dell’evoluzione del design hanno costituito momenti diversi di
un unico processo evolutivo. Quando noi parliamo dell’innovazione della radio operiamo una
grande semplificazione ad uso dell’argomentazione.
Questo carattere processuale dell’innovazione è molto importante e non va sottovalutato. Esso
implica che l’innovazione sia fatta non solo del momento dell’invenzione, ma nemmeno solo del
momento dello sviluppo del nuovo prodotto o del nuovo servizio. Del processo di innovazione fa
parte anche il momento della ricerca; ciò introduce un fondamentale elemento di incertezza,
perché per definizione non si può conoscere già prima ciò che si sta ancora cercando. Del
processo di innovazione fa parte poi il momento della diffusione: a volte tutto il carattere
innovativo di una particolare innovazione sta in nuove dinamiche di diffusione. Infine, del processo
di innovazione fa parte anche il momento dell’imitazione. Spesso chi riesce veramente a imporre
una certa innovazione (e ne trae profitto) non è chi l’ha inventata e sviluppata, ma un imitatore
tardivo che ha saputo cogliere l’occasione.
Lezione 07/03
Alcune dicotomie
• Dicotomia uno: Innovazione tecnologica e innovazione semiologica
tecnologica
L’innovazione corrisponde alla novità relativa al contenuto materiale dell’oggetto.
semiologica
Per innovazione si intende l’innovazione prodotta attraverso la trasformazione dei
significati. Concerne il contenuto immateriale o relazionale dell’oggetto. Ciò che muta è il
significato che l’oggetto acquisisce per l’utilizzatore.
La nuova 500, assumendo la forma che richiama quella vecchia, attribuisce all’oggetto
automobile un significato che concerne il carattere culturale che richiama la nostra storia. Non è
quindi la stessa cosa di acquistare un automobile la cui forma e significato viene prodotta da zero.
La forma è quindi portatrice di significati. Questi significati a volte riguardano esclusivamente il
prodotto, ma a volte riflettono delle trasformazioni più radicali nella vita delle persone.
Un altro esempio più significativo può essere quello del cavatappi.
Alessi ha effettuato un passaggio da un oggetto tradizionale ad uno più pensato, con più
significato. Questa è stata la manifestazione del passaggio radicale del modo in cui viviamo gli
strumenti domestici. Lo spremiagrumi di starck lo troviamo spesso su una mensola in salotto. Il
cavatappi non lo troviamo dentro un cassetto, nascosto.
Prima, il cucinare era un attività più che altro di servizio.
Nel momento in cui la cucina inizia a diventare un ambiente “pubblico”, quindi uscendo dal
concetto di mero servizio, inizia ad avere senso spendere più soldi per un cavatappi più
“scenico”. L’oggetto diventa quindi una manifestazione di una persona, di una attività, anche
attraverso l’oggetto.
L’innovazione in questo caso è quindi nel significato. Il significato che viene dato all’attività.
L’impatto di questo tipo di innovazione è quindi allo stesso modo forte come uno tecnologico.
La piaggio ad esempio, ha trasformato il concetto di motocicletta da mezzo di trasporto
funzionale a mezzo di trasporto familiare. Quindi, il nuovo modo in cui le persone utilizzano le
motociclette. La parte semiologica è quindi quella che ha subito la vera innovazione, le
componenti sono praticamente sempre le stesse.
Quando il lato semiologico ha una preponderanza su quello tecnologico si manifesta il carattere
complesso dell’innovazione. Questo si manifesta soprattutto nelle industrie che hanno a che fare
con la cultura, quelle industrie che si caratterizzano per il loro contenuto culturale (es. moda,
oggetti, arte, ecc)
In questi casi l’innovazione segue un percorso diverso rispetto all’industria manufatturiera, poichè
in quest’ultima si riescono a prevedere gli sviluppi e gli effetti. Così facendo si riesce ad
organizzare e pianificare l’innovazione. Si riescono cioè ad identificare bene quelli che sono i
bisogni dell’utente.
Nell’industria culturale invece non ci sono veri bisogni da soddisfare. Il bisogno a cui risponde
l’industria culturale è forse più relativo ad una questione di novità (es. dell’industria musicale).
Questo conduce all’impossibilità di prevedere e pianificare il processo di innovazione.
Le industrie culturali hanno quindi un sistema che prevede un processo di selezione tra le novità.
Si producono quante più novità possibili per poi scegliere tra loro quelle che andranno sul
mercato.
I gate keepers sono quei “filtri” che vengono applicati tra
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Teorie e Culture dell'innovazione, Prof. Volontè Paolo Gaetano, libro consigliato Diffusion of Inno…
-
Appunti esame Politiche dell'innovazione
-
Appunti Politiche dell'innovazione
-
Management dell'innovazione - Appunti