ALBERTO MORAVIA (1907-1991)
Moravia nasce a Roma nel 1907. In realtà, Moravia è il suo secondo cognome: quello originario,
infatti, è Pincherle, di origine ebrea. Per ragioni legate a quello che stava succedendo in Europa, la
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famiglia, e in particolare la madre , decide di abbandonare il cognome Pincherle e assumere esclu-
sivamente il cognome Moravia, privo di tradizione ebraica. La famiglia, comunque sia, non ha mai
avuto problemi, oltraggi o torti con le autorità fasciste al tempo.
Ci saranno degli episodi, all’interno della sua lunga e intensa vita, che segneranno in maniera pro-
fonda la sua esistenza: all’età di otto anni si ammala di tubercolosi ossea, una malattia che si trasci-
nerà fino al 1924 e che lo costringerà a trascorrere gli anni della scuola elementare e parte delle
scuole medie a casa. Nonostante l’iscrizione al liceo classico, i dolori alle gambe e all’anca diven-
tano talmente intollerabili che non gli permetteranno nemmeno di stare in piedi. Lo scrittore de-
scrive le cure che gli furono sottoposte come atroci. Proprio nel 1924, i genitori, su indicazione di
uno dei suoi medici curanti, lo mandarono in un ospedale specializzato in malattie ossee a Cortina
d’Ampezzo. Qui, fu sottoposto a tutt’altre cure: la gamba e l’anca piano piano guarirono. Rimase,
tuttavia, leggermente zoppicante per tutta la vita, ma comunque in grado di fare una vita normale.
Il periodo della malattia fu un periodo veramente difficile per lo scrittore tanto che, quando final-
mente guarirà, deciderà di non parlarne più.
Il trasferimento, tuttavia, lo allontana definitivamente dalla scuola, tanto che lui non riprenderà mai
più gli studi. Diventerà, invece, uno studioso “a casa” con passioni molto forti soprattutto in campo
letterario. Tra gli autori più letti e più amati, e che lui ricorda come centrali nella sua formazione, ci
sono molti autori di teatro - Molière, Goldoni e Pirandello - e tutta un’altra serie di autori tra i quali
spicca il più importante per la sua carriera, Dostoevskij. L’incontro letterario con l’autore, avvenuto
molto presto, continuerà per tutta la vita. Moravia, in Dostoevskij, trova lo stesso interesse che lui
aveva cercato di mettere in scena nelle sue opere, e cioè quello degli aspetti minuti, particolari,
intimi, normali ed eccezionali dell’esistenza del singolo. Il primo romanzo che Moravia legge dello
scrittore russo è L’idiota, un libro che gli fu portato dalla zia paterna, Amelia Rosselli, che al tempo
era una scrittrice di successo e una donna colta e raffinata e con un salotto presso il quale si reca-
vano gli intellettuali del tempo. Socialista di formazione, i suoi figli, nonostante la fuga a Parigi, sa-
ranno vittime degli squadroni fascisti. Proprio nel periodo della convalescenza, furono i due cugini
che lo andarono a trovare più spesso. Il periodo della malattia fu per Moravia molto solitario, non
1 Il cognome della madre era di origine slava. La famiglia, infatti, era originaria dell’Est. 1
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solo perché viveva lontano, ma anche perché ebbe pochissimi rapporti con la famiglia: i genitori e i
fratelli, infatti, andarono a trovarlo molto poco.
Tornato alla vita normale, Moravia, forse proprio perché la sua vita finora era stata una vita fatta di
cure, di medici, di letto e di dolore, decide di dare una svolta completamente nuova alla sua esi-
stenza: incomincia la stagione dei viaggi, che non abbandonerà mai. Viaggiare significava da un
lato recuperare tutto il tempo che aveva perduto, dall’altro rappresentava lo strumento di accultu-
razione che non aveva potuto ricevere da bambino a causa della malattia. Il viaggio diventa così
una linfa vitale e un elemento essenziale della sua esistenza che, tuttavia, condividerà sempre con
qualcuno: molto spesso con le compagne della sua vita, altre volte con i colleghi e gli amici, e altre
volte ancora con i fratelli.
Nel 1925, proprio quando rientra a Roma, terminerà la stesura degli Indifferenti. La stesura fu molto
lenta perché inizialmente aveva pensato di scrivere un testo teatrale e non un romanzo. A un certo
punto, per una serie di motivi, cambia idea e trasforma il testo adattandolo alla struttura del romanzo.
In questa trasformazione tutto cambia, tranne una cosa: l’inizio del romanzo (Entrò Carla…); l’in-
gresso del personaggio che lui ritiene essere quello più emblematico, infatti, è rimasto uguale in
tutte le stesure del testo. Finito il romanzo, Moravia fatica a trovare un editore: lo troverà a Milano,
in questa piccola casa editrice chiamata Alpes e che gli chiederà, per la pubblicazione, cinque mila
lire. Verrà aiutato, non solo in questa circostanza, dal padre, con il quale è vero che ha un rapporto
inesistente, ma con il quale condividerà tutte le fasi importanti della sua vita. Il romanzo ha un im-
mediato successo di pubblico perché rappresenta una novità, qualcosa di estremamente diverso
da quello a cui i lettori del tempo erano abituati. Coinvolse soprattutto la storia scarna e il numero
di personaggi esiguo che si incastrano tra di loro in storie amorose; è come una forma di soap-
opera moderna ridotta. Proprio il successo ottenuto con il suo primo romanzo scaraventa Moravia
all’interno del mondo culturale italiano; pian piano, viene introdotto negli ambienti letterari e gli
intellettuali più significativi di Roma e del tempo, tra cui Massimo Bontempelli, uno degli scrittori al
tempo più famosi e quotati. Almeno fino al 1935 lo scrittore si alterna tra la frequentazione dei salotti
e i viaggi in tutti i paesi del mondo, con una preferenza per la Russia, gli Stati Uniti, e Londra, che
diventerà una delle città più frequentate dallo scrittore.
Proprio in questo periodo conosce la prima donna importante della sua vita, Elsa Morante, anche
lei giovane scrittrice. Nel momento in cui si conoscono, Elsa sta lavorando al suo primo importante
romanzo, Menzogna e sortilegio. La relazione durerà quasi venticinque anni: si sposeranno durante
la guerra, nel 1941, e si separeranno perché Moravia aveva conosciuto, negli anni Sessanta, la
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seconda donna importante della sua vita, Dacia Maraini. La storia con Dacia durerà per diciassette
anni e finirà, anche questa volta, per un’altra donna, Carmen Llera, giovane artista spagnola con cui
condividerà gli ultimi anni della sua esistenza. Per Moravia, la passione amorosa sembra essere
quasi sempre connessa e collegata a un’identità di interessi letterali e culturali, tanto che lui affer-
merà che anche quando le sue storie finivano, restava il primo lettore dei loro romanzi. Evidente-
mente, nella sua vita personale e sentimentale, la vicinanza culturale e letterale aveva un peso dav-
vero determinante.
Gli anni del fascismo, e soprattutto quelli della Seconda guerra mondiale, vengono trascorsi da Mo-
ravia e dalla Morante tra la costiera amalfitana e Capri, lontani dalla drammaticità del momento e
dalla grande città di Roma. Nel 1943, dopo l’armistizio, Elsa e Alberto sono costretti a rifugiarsi in un
piccolo paesino, a Fondi: a Moravia verrà in mente, proprio in questo periodo, di scrivere uno degli
altri grandi successi letterari della sua carriera, La ciociara, un romanzo dedicato alla guerra e a
quello che succede dopo l’armistizio, ovvero l’arrivo delle truppe americane sul territorio italiano e,
infine, la spaccatura che avviene tra la parte d’Italia liberata e la parte ancora sotto il controllo fasci-
sta, e che poi darà vita alla lotta partigiana. In realtà, Moravia si concentra sull’arrivo delle truppe
americane per descrivere l’altra faccia della medaglia: l’arrivo, che ha significato per tutti l’inizio
della liberazione, almeno della parte meridionale d’Italia e teoricamente, dopo la firma dell’armisti-
zio, la fine della guerra per le truppe italiane, ha significato anche altro: i soldati americani, come si
vede nel film diretto da Vittorio De Sica e con protagonista Sophia Loren, se da una parte distribui-
vano cioccolata e regalini ai bambini, dall’altra violentavano le donne italiane. La storia di Cesira, la
donna impersonata dalla Loren, racconta lo stupro subito da lei e da sua figlia da parte di due soldati
americani. La ciociara non è l’unico grande romanzo di Moravia, ma sicuramente, insieme a Gli
indifferenti, La noia e Il conformista, è quello che ha segnato di più la sua carriera. Ha pubblicato
inoltre molte raccolte, come Racconti romani, a riprova della sua immensa bravura nella misura
breve; anche in questo c’è una straordinaria somiglianza con Pirandello.
Nel 1946, subito dopo la fine della guerra, ha iniziato la collaborazione, durata quasi tutta la vita, con
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Il Corriere della Sera. Per il giornale scrive articoli di varia natura, ma soprattutto di terza pagina :
da recensioni di altri romanzi o di testi letterari di vario tipo, a interventi generici sulla società del
tempo, fino ai tantissimi reportage di viaggi. Dopo la pausa determinata dalla Seconda guerra mon-
diale, riprende infatti tutta la serie di viaggi e, in alcuni casi, raccoglie addirittura gli articoli per com-
porre dei personali reportage scritti.
2 Pagina culturale. 3
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Tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio degli anni Cinquanta, proprio grazie alla moglie Elsa, cono-
sce quello che sarebbe diventato il suo amico del cuore e quello con cui compirà anche moltissimi
viaggi, Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali più particolari, originali e controcorrenti che la
letteratura italiana aveva prodotto nel secondo Novecento. I due erano molto diversi, ma la loro
amicizia fu molto profonda, tanto che in un’intervista rilasciata negli anni Settanta, a una domanda
sull’Africa, rispose: “io non vedo differenze, gli uomini sono gli uomini”, a riprova del fatto che Mo-
ravia era un uomo di larghe vedute e che non vedeva le differenze (Pasolini era dichiaratamente
omosessuale). Pasolini diventa l’altra parte di sé, la persona con cui condividere sé stesso e anche
le importantissime esperienze di viaggio. Uno dei più importanti reportage che scrive è il viaggio
che compie tra il 1960 e il 1961 in India insieme a Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini, anche lui sotto
contratto con Il Giorno per scrivere una serie di articoli di giornale geografici. Compiono quasi tutto
il viaggio insieme, separandosi solo per alcuni brevissimi tratti, e pubblicando ognuno un volume
negli anni successivi: Un’idea dell’India, Moravia, e L’odore dell’India, Pasolini. I due scrittori ripor-
tano dell’India due idee completamente diverse: Moravia coglie in modo particolare i colori che
animano l’India, dai tessuti che compongono gli abiti della donna, ai templi con gli sfarzi dorati delle
piastrelle colorate e alle statue che caratterizzano l’arte indiana; coglie, dunque, gli aspetti legati
alla cultura e alla solarità del paese. Pasolini, invece, seguendo i suoi interessi, coglie i profumi
dell’India, dall’ambulante che cucinava per strada, alle spezie tipicamente indiane, fino ai forti odori
che si potevano respirare tra le strade; coglie, dunque, gli aspetti legati alla povertà e alla miseria,
con una particolare attenzione ai bambini, sempre sorridenti nonostante la povertà. I due reportage
compongono un quadro completo dell’India degli anni Settanta. L’amicizia con lo scrittore sarà
un’amicizia davvero profonda che si spezzerà solo con la morte violenta di Pasolini. Moravia pren-
derà le difese dell’amico, accusato di pedofilia e di essere stato ucciso proprio per questo motivo.
Cercherà di difendere, dunque, l’onore di un uomo che lui reputava essere l’intellettuale più signifi-
cativo, più originale e più avanguardistico della letteratura italiana degli anni Cinquanta-Settanta. La
letteratura dagli anni Sessanta agli anni Ottanta è stata una letteratura molto interessante. Lo stesso
Moravia diceva che, al di là di Pasolini, c’erano altri due autori importanti in quell’epoca: Italo Calvino
e Leonardo Sciascia. Riteneva infatti, che i due autori non solo fossero in grado tenere la penna in
mano, ma che sapessero anche scrivere con uno sguardo sempre attento sull’uomo contempora-
neo.
Dopo la rottura con Elsa Morante e l’entrata in scena di Daria Maraini, inizia anche una nuova fase
di viaggi. Nell’intervista, curata da Alain Elkann e pubblicata come Vita di Moravia, lui racconta che
Elsa era la donna meno adatta con cui fare dei viaggi perché non aveva l’idea dell’avventura come
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lui. Incontrare la Maraini fu come incontrare la donna che cercava: la Maraini, nata in Sicilia ma
vissuta per molti anni in Giappone, era una viaggatrice nata. E con la Maraini, appunto, non solo farà
un lungo viaggio in Giappone, accompagnato nei luoghi che aveva vissuto quando lei era una ra-
gazzina, ma anche in Africa. La scoperta dell’Africa, ma soprattutto di quella centro-meridionale, la
cosiddetta Africa nera, fu per Moravia come scoprire l’altra faccia di una medaglia che ancora non
aveva potuto conoscere e che mancava alla sua completezza di persona, di intellettuale, di scrittore
e di uomo. Quella terra, dunque, da cui era partita tutta la storia dell’umanità, i suoi colori e la sua
gente diventeranno l’altro grande amore della vita di Moravia.
Accanto alla collaborazione con Il Corriere della Sera, inizia un’altra grande collaborazione, quella
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con la rivista di carattere letterario e culturale, Nuovi argomenti ; la collaborazione durò moltissimo
e rappresentò uno dei punti fondamentali della sua attività intellettuale.
Sempre negli anni Cinquanta inizia l’altra grande attività di Moravia, quella di sceneggiatore cine-
matografico: compose sia sceneggiature originali per registi sia rivisitazioni dei propri romanzi. Non
tutti i suoi romanzi, tuttavia, furono realizzati da lui: la sceneggiatura degli Indifferenti, infatti, non fu
fatta da Moravia, ma da Suso Cecchi d’Amico, una delle più grandi sceneggiatrici italiane di tutti i
tempi. Il cinema, passione, tra l’altro, che lo legava ancora di più a Pier Paolo Pasolini, anche lui
sceneggiatore e regista di film, fu l’altra grande passione che caratterizzò la figura di Moravia. Ma
non l’unica: Moravia, infatti, ha una grande passione anche per il teatro e lui stesso si considera
drammaturgo. Pirandello, afferma, fu uno dei suoi maestri ispiratori. Come Pirandello, infatti, ha
cominciato la sua carriera come scrittore di poesie; qui, invece, fu lui stesso a capire che la poesia
non era lo strumento letterario in cui poteva rendere di più. Infine, più di Pirandello, lavora nel ci-
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nema. Tra Pirandello e Moravia, dunque, ci sono delle somiglianze che determinano la complessità
della figura dell’intellettuale e dello scrittore tanto nell’uno quanto nell’altro.
Letteratura, scrittura, cinema, sceneggiatura per il cinema e drammaturgia sono dunque i punti di
forza della sua attività di intellettuale.
3 Nasce nel 1953 grazie all’intuito di un editore romano, Carocci, ancora oggi una delle più importanti case editrici
di cultura. Fu una rivista specializzata, cioè con interessi legati prevalentemente al mondo delle arti, e pubblicava
saggi critici di studiosi eminenti, ma anche testi originali di scrittori. Proprio su questa rivista fu pubblicata l’opera
in versi più importante di Pasolini, Le ceneri di Gramsci, un’opera poetica dal grande impegno politico dedicata a
Gramsci, uno dei personaggi del partito comunista più significativo del periodo. È interessante soprattutto per la
scelta del metro utilizzato: riprende in mano, infatti, la cosiddetta incatenata di Dante.
terza rima
4 All’inizio del primo capitolo, Mariagrazia citerà Pirandello e i Sei personaggi in cerca d’autore, definendola una
serata popolare, a differenza del flop della prima rappresentazione romana del 1921. 5
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Moravia sosteneva che la lettura e la letteratura dovevano essere gli elementi centrali della vita di
ciascun individuo, non solo per svago diretto ma anche per formazione personale. Raccontò che
negli anni Trenta, durante uno dei suoi viaggi, era stato a Parigi anche per salutare i suoi due cugini,
fuggiti dall’Italia con la speranza vana di scampare a quella condanna a morte che gravava sulla
loro testa dal partito fascista. Uno di loro gli aveva affidato una lettera molto importante da portare
in Italia indirizzata a un personaggio che Moravia non rivela, ma probabilmente uno degli antifascisti
che erano rimasti a Roma. Moravia accetta la proposta e decide di portare la lettera in Italia, chie-
dendosi come fare per evitare di farla trovare ai controlli ferroviari che venivano fatti a tutto il per-
sonale viaggiante. Gli viene in mente un racconto simile di Edgar Allan Poe, maestro dei racconti
fantastici, in cui c’era un personaggio che doveva portare una lettera che non doveva essere sco-
perta e che non doveva cadere nelle mani del nemico. Il personaggio aveva trovato come soluzione
quella di tenere la lettera in bella vista, come se fosse una cosa del tutto insignificante e togliendo
così valore a qualcosa che invece da nascosto avrebbe acquistato molto più valore. Moravia mette
dunque la lettera nella tasca del suo impermeabile e lascia la lettera in bella vista. Arrivato in Italia,
si sottopone ai controlli da parte delle autorità fasciste che gli aprono tutti i bagagli, ma non guar-
dano la lettera che sporge dalla tasca dell’impermeabile. Riesce così a portare la lettera a Roma e
a farla avere da chi di dovere. Nel raccontare questa storia, Moravia diceva che “la letteratura può
salvare la vita”. 6
[Type here] GLI INDIFFERENTI (1929)
Gli indifferenti è pubblicato nel 1929. È il romanzo che Moravia stesso definisce non solo il suo
primo romanzo, ma quello
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