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Virginia Woolf

Biografia

Adeline Virginia Stephen nasce a Londra il 25 gennaio 1882, figlia di un intellettuale vittoriano, storico e critico letterario e di una nobile inglese. Perderà la madre all’età di dodici anni e subirà un trauma profondo che minerà la sua salute nervosa e mentale.

Virginia e sua sorella non possono godere di un’istruzione pubblica e, attraverso il fratello, partecipano alla vivace vita intellettuale di Cambridge. Nel 1904 i fratelli Stephen si trasferiscono a Londra ed è nel loro appartamento che nasce il sodalizio morale e intellettuale chiamato Bloomsbury Group, un’élite intellettuale che dominerà la cultura inglese fino alla Prima guerra mondiale.

Quello che caratterizzava questo gruppo era un’idea altissima della funzione della cultura e la forte coscienza di sé come ceto intellettuale ben coeso. Era intorno alla centralità del bello che personalità così varie si riconoscevano tutti: un’idea di bellezza identificata con la norma etica.

Il nume tutelare di questo gruppo era il filosofo Georg Edward Moore (Principia Ethica), che tentava la mediazione tra lo spiritualismo platonico e le ambizioni scientiste di una formazione vittoriana. Agli amici del Bloomsbury Group interessavano gli stati d’animo propri. Questi stati d’animo non erano associati all’azione, ma erano stati di contemplazione e comunione. I soggetti di tale contemplazione erano una persona amata, la bellezza, la verità e gli oggetti erano l’amore, la creazione, il godimento estetico e la ricerca della conoscenza.

Era un modo per recuperare e correggere l’ottica decadente (Oscar Wilde), conferendogli una viva colorazione etica: l’arte ha una dimensione conoscitiva e l’intellettuale è la roccaforte dei valori liberali. È su questo rapporto inquieto tra passato e presente, fra innovazione o continuità che si dispiegherà la sua narrativa.

Nel 1912, Virginia sposa Leonard Woolf e questo matrimonio sarà un fattore di grande equilibrio, che l’aiuterà a superare l’idea del suicidio e le ricorrenti crisi nervose e mentali. Il suicidio si realizzerà alla fine, quando la risorsa dello scrivere non sarà più sufficiente.

Nel 1917 viene fondata la Hogarth Press, che pubblicherà in seguito tutte le sue opere.

A poco a poco il suo mondo di amici e sodali si dissolve e il precipizio di irrazionalità in cui sarebbe piombata l’Europa nella Seconda guerra mondiale si apre minacciosamente.

Dal 1913 inizia la stesura del Diario e, quando nel 1940 la guerra devasta Londra, ci lascia la tragica immagine di quella tragedia con parole indimenticabili. È l’ordine infranto, il tramonto di quell’età in cui la Woolf si riconosceva.

Non basterà l’impegno, anche sociale, a favore delle donne; non basterà l’attività letteraria per salvarla dalle crisi e ridarle la fiducia nel suo mondo che non esisteva più. Si suiciderà il 28 marzo 1941, annegandosi nel fiume Ouse, lontana da Londra, nella sua casa di campagna.

Opere

Gli anni fra il 1915 e il 1922 sono per la Woolf anni di apprendistato e tirocinio, sperimentazione entro le strutture narrative del romanzo ottocentesco, in cui entra in crisi una tradizione letteraria e di conseguenza tutto un mondo e una cultura.

The voyage out (1915)

È la storia di una crociera verso un non meglio identificato paese del Sud America; è un’iniziazione alla vita di una ricca borghese, Rachel Vinrace, della sua storia d’amore e della sua improvvisa e romantica morte a causa della febbre tropicale. Lo sfondo esotico è in contrasto con la descrizione quotidiana, da salotto inglese, costituito dagli ospiti di un albergo.

Il personaggio di Rachel è sognante, sospeso tra la realtà fatta di sogni e attese e la realtà della routine. È un dialogo tra due realtà inconciliabili, che scorrono sempre parallelamente. La Woolf tenta di conciliare con la figura di Helen Ambrose, che rappresenta la vita illuminata dalla coscienza, la vita come rapporto costante con reale quotidiano. Questo rimane un romanzo irrisolto.

Night and day (1919)

Anche qui, all’interno dello scontato plot ottocentesco, ci si accorge dell’inquieto affacciarsi di un’altra struttura narrativa: si intravede il disegno incompiuto e sfuggente di un altro universo romanzesco e di una diversa regione mentale. Come suggerisce il titolo, due forme e due contenuti convivono separatamente nello stesso momento fantastico. Il vero tema di questo romanzo è l’analisi dell’inquietudine di chi scrive.

L’intreccio è ridotto. I personaggi sono sempre più deprivati di autonoma e distinta consistenza psicologica e si trasformano in finzione simbolica o, più semplicemente, in un tempo interiore diverso da quello narrativo. Il tempo interiore è il vero protagonista. In Mrs. Dalloway o To the Lighthouse il monologo interiore sarà onnipresente, qui non ancora. L’ottica è soggettiva, ma fino ad un certo punto; le distanze oggettive sono rese con i dialoghi e la presenza del narratore è ancora dominante.

Per comprendere fino in fondo la transizione della Woolf verso una nuova struttura romanzesca, un nuovo universo ideologico, occorre esaminare la sua produzione critico-saggistica.

Modern fiction (1919)

È la formulazione della poetica woolfiana. È stabilita la rottura con passato, con la tradizione letteraria e vengono tracciati i primi contorni del successivo sviluppo artistico. Il confine tra saggio e invenzione, tra giudizio critico e intuizione fantastica si assottiglia fino all’identità reciproca.

Lo scrittore moderno assomiglia ad un guerriero nel bel mezzo della mischia: domina l’assenza di punti di vista rispetto al campo di battaglia. Si muove senza direzione precisa. I classici sono, invece, guerrieri felici, la cui battaglia è vinta e le cui conquiste sono risultati certi e riconosciuti.

Il bersaglio della polemica sono i contemporanei e il loro “aproblematico” realismo. A questo realismo la Woolf oppone quel cercare senza direzione nel mezzo dell’inquietudine, della crisi esistenziale e storica che cerca di affrontare. La realtà è qualcosa di sommerso e segreto; assomiglia ad un alone.

Questa realtà ha una connotazione antirazionalistica; è una sequenza interiore staccata dalla temporalità. L’accento batte sul point of view, sulla mente che filtra e connette in modo lirico e analogico.

Nel diario del 6/7 settembre 1922, la Woolf giudica Ulysses di James Joyce un libro “torbido, plebeo e pretenzioso”. Riconosce a Joyce la sua stessa tensione conoscitiva, ma per lei la realtà segreta da cogliere dietro le apparenze non è quella di Joyce. La vita non potrà mai essere per la Woolf accettata “così come è”, fuori da ogni tentativo poetico di illuminarla e correggerla. Il legame con la tradizione è proprio questo rispetto per la funzione formante, aristocratica dell’arte, per la funzione demiurgica dell’arte.

Monday & Tuesday (1921)

Rimosso qualsiasi interesse nell’intreccio e indifferente alla costruzione di una storia, la Woolf prende “una mente ordinaria in un giorno ordinario” e registra fedelmente le impressioni disordinate. La pagina scritta diventa strumento di quell’incessante fluire che è la realtà.

Anche il carattere frammentario di questa raccolta è intenzionale: vuole rivelare il senso di quel luminous halo che per lei è la vita reale.

Jacob’s room (1922)

Questo scritto conclude la stagione sperimentale della Woolf. Romanzo irrisolto, che non bastano a costruirne un’altra; non bastano a rendere la perfetta sfericità e la spiritualità intensa che troveremo in Mrs. Dalloway o To the Lighthouse. La forma vanifica il reale in una serie di visioni discontinue.

Rimane un residuo di trama: è la storia di un giovane dalla sua infanzia, agli studi a Cambridge, ai suoi primi amori, ai suoi viaggi in Francia e in Grecia, fino alla sua morte in guerra. Ma tutto ciò che di lui sappiamo, è appreso in maniera indiretta, attraverso quello che della sua vita permane nella memoria di chi lo ha conosciuto e amato.

La realtà di Jacob è oggettiva nella sua sequenza cronologica, ma permeata e colorata della memoria degli altri. La novità di questo romanzo sta nell’aver ridotto l’ottica del narratore e averla messa sullo stesso piano delle altre. La digressione, oltre al monologo interiore e allo stream of consciousness, ne è il tratto stilistico strutturale: serve a rendere quel tessuto discontinuo e unitario che è il reale.

Mrs. Dalloway (1922)

Il primo abbozzo è nel diario di sabato 14 ottobre 1922. L’autrice vuole scarnificare la realtà per portarne alla luce il lato più segreto e irrazionale. Vuole rendere la vita e la morte, la saggezza e la follia. Il libro non deve essere solo uno spaccato realistico, ma anche una meditazione lirica e metafisica per universalia.

Sin dagli esordi Mrs. Dalloway nasce in chiave simbolica. Sin dall’inizio siamo proiettati dentro i pensieri di Clarissa; la vediamo attraversare le strade di Londra anche attraverso gli occhi degli altri. Ci è familiare e misteriosa, distinta e immersa nelle relazioni. È insieme eco e centro di irradiazione.

Rappresenta la vita in sé e al tempo stesso un’ombra misteriosa. La protagonista, per la gaiezza che la contraddistingue, porta in sé l’oscuro senso che per lei vivere è pericoloso. Una vena sottile e persistente di malinconia, di insoddisfazione, accompagna il suo passo febbrile: è la sensazione di essere minacciata da qualcosa che sta dentro la vita quindi dentro se stessa. È un vuoto che appartiene alla pienezza della vita.

Il party che sta organizzando è un rituale per esorcizzare questa minaccia persistente. Al culmine della festa, nel momento in cui le è permesso dare forma e luce a ciò che la circonda, le giunge la notizia sconvolgente del suicidio del povero Septimus. Clarissa mostra di comprendere, nella rimozione che compie, il significato razionale e conoscitivo di quel gesto.

Saggezza e follia, luce e tenebre sono i risvolti di un’unica medaglia. Il giovane Septimus è la personificazione di qualcosa che è già presente nella coscienza di Clarissa Dalloway: sull’abisso di morte e di nulla si era affacciata alla fine della passeggiata mattutina. La vita che la Dalloway, l’illusione che la vita possa essere

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lorenzo.tecchioli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Siena o del prof Sestini Piera.
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