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Carl Rogers

Per Rogers, la vita è relazione "terapeutica" e vi sono 3 condizioni necessarie e sufficienti per far andare bene una relazione, ovvero: empatia, accettazione incondizionata dell'altro e l'autenticità del counsellor. Queste sono le condizioni di base in quasi tutti i tipi di terapie. Buber sostiene che io e tu significa relazione. Oggi si parla di alleanza terapeutica la quale richiede sintonia.

Rogers vuole stabilire una relazione empatica dove si sviluppa un processo di crescita, vengono fuori maturazioni della persona per superare i suoi momenti di difficoltà. Questo approccio è vicino alle tematiche educative perché aiuta a definire ciò che un educatore deve fare, ovvero accompagnare l'altro nel suo percorso di crescita in maniera critica. L'educatore è testimone degli stessi vissuti, ma condividere lo schema mentale dell'altro non sempre riesce. L'empatia materna è quella che funziona: in base al mio modo di auto-organizzarmi so come concettualizzare il processo che mi si presenta.

È la persona che deve tirar fuori le cose e non il consulente. Nessuno può darti istruzioni per ritrovare questo processo interno viscerale se non tu. Negli anni '50 esistono due grandi agenzie formative di counseling, una parte appartiene all'associazione di psicologia detta APA (in America per diventare counsellor qui è necessario il dottorato, ovvero una scuola quadriennale di psicoterapia post laurea a cui possono accedere psicologi o medici, equivale alla nostra scuola di specializzazione), e un'altra appartiene al versante educativo (basta la laurea magistrale).

In Gran Bretagna è maturata la distinzione fra counseling ed abilità di counseling, nel primo caso si intende un counsellor professionista nello specifico contesto con il cliente, nel secondo caso si intende ad esempio il medico che usa con il suo paziente le abilità di counseling, quindi usare le abilità in diversi contesti. La filosofia di Rogers è estremamente umanistica in quanto sostiene che ogni persona ha la capacità innata grazie al fatto che è un sistema complesso che ha un meccanismo di auto-organizzazione.

Se la persona non riesce ad autodeterminarsi è perché non riesce a produrre un concetto di sé adeguato. Noi abbiamo bisogno di produrre una sorta di alter ego di noi, dobbiamo definire chi siamo e se non ce la facciamo poi non sappiamo chi siamo. Tante volte può capitare di non riuscire a concettualizzare questo alter ego perché il nostro concetto di sé non è riuscito ad integrare questo vissuto viscerale. A livello di "pancia" noi sappiamo tutte le cose secondo Rogers, ma il modo in cui le concettualizziamo, che dipende anche dalla cultura, famiglia ecc., alcune cose restano non concettualizzate per cui pur sapendole e sentendole potenzialmente non riusciamo a farle nostre perché non riusciamo a prendere una decisione.

Empatia e processo di crescita

Per questo Rogers sostiene questo lavoro di empatia, di relazione, di rispecchiamento, dove io ti restituisco quello che tu senti in modo che tu ti auto esplori e arrivi a concettualizzare queste cose definendoti. Sei tu che devi mandare avanti questo processo di crescita e di maturazione e devi scoprire qual è il tuo processo di valutazione opponistico, esprimerti e prendere una decisione, anche se a volte sono ingabbiato in concetti rigidi e disfunzionali che mi impediscono la maturazione.

Per Rogers aggiungere ulteriori elementi in terapia distoglie la persona dal suo autodeterminarsi. La tecnica Rogersiana vista da fuori sembra il ping pong ma in realtà è funzionale secondo Rogers. Le risposte in terapia che non vanno bene sono quelle classificate come: risposta di valutazione o di giudizio morale; interpretativa; di supporto o sostegno o consolazione; inquisitive/ investigativa; di soluzione del problema. Non bisogna mai dire "secondo me", bisogna ascoltare il cliente, cercare di comprendere quello che sta dicendo in maniera empatica e distaccata nel modo giusto. Questa è la base fondamentale delle relazioni terapeutiche. Si deve rispecchiare e restituire le cose che dice il cliente e non aggiungere nulla.

Il counseling negli Stati Uniti e Gran Bretagna

Il counseling tout-court è una professione praticata negli Stati Uniti e in Gran Bretagna mentre in Italia è poco riconosciuto. Il termine "terapia" nel nostro Paese non può essere usata per tutto ma solitamente in ambito medico e psico-terapico. Nel 2013 viene emanata la legge che riconosce alle professioni che non hanno un albo, la possibilità di riunirsi in associazioni per operare sul territorio rispettando le competenze di quelle già esistenti. Il counseling ha messo al centro la relazione e Rogers mostra come relazionarsi con qualcuno in modo opportuno possa essere d'aiuto alle persone e nel 1942 lo mette nero su bianco attivando l'approccio relazionale.

Una delle fonti di ispirazione di Rogers è Buber. Il primo libro di Rogers è intitolato "Psicoterapia della consultazione". Rogers insiste tantissimo sulla relazione, quell'approccio empatico che scaturisce in un processo circolare. Vi sono due approcci quando scrive Rogers, in ambito psicoterapeutico: la psicoanalisi (Freud), nel tuo inconscio c’è qualcosa che si custodisce gelosamente e che non si fa sapere alla coscienza; il comportamentismo, ciò che interessa è solo il comportamento (e non quello che si ha nel cervello). L'educazione un po’ usa il comportamentismo. Oggi tutti praticano l'alleanza terapeutica, è necessaria la fiducia.

Relazioni terapeutiche e rispetto delle aree decisionali

Il rispetto delle aree decisionali e centralità della relazione sono due elementi fondamentali nel counseling. Dobbiamo attivarci per produrre qualcosa di buono, l'aiuto, i valori, per noi e per gli altri. Questo è l'empowerment, è la società che si attiva. Quando si sente che una persona è connessa con te (io sento che tu senti che io sento → espressione utilizzata da Sanders a proposito del rapporto madre-bambino), ci si mette in contatto con lo schema mentale dell'altro, sintonizzarsi con l'altro.

È questa la logica e l'approccio rogersiano, restituire prima e poi scavare in profondità, senza valutazioni extra. Bisogna stare attenti alle "barriere della comunicazione di Gordon", in quanto l'altro racconta e non lo ascolto empaticamente, ma è importante ascoltare l'altro perché conosci e migliori te stesso. La difficoltà nell'empatizzare con l'altro mette in evidenza le mie problematiche soggettive nell'ascoltare l'altro. Le sfumature sono fondamentali: bisogna stare attenti a non fare conclusioni affrettate, altra problematica è l'eterocentramento, il dipendere dall'altro provoca una grave collusione, se ho ad esempio un bisogno e tu sei bisognoso, ti aiuto, ti consolo ma non è evolutivo. Il rispecchiamento è la base per Rogers.

Il rispecchiamento nella terapia

Durante la terapia ad una possibile risposta di rispecchiamento ci si rivolge alla persona ad esempio "secondo LEI/TE… LEI si sente…" e mai "secondo ME"; la restituzione compresa porta alla riflessione per poi proseguire il dialogo. La mentalizzazione è l'attività che la madre deve fare per il bambino, quindi far funzionare insieme emozioni e concetti cognitivi. È fondamentale seguire l'emozione del cliente, concentrandosi su di lui, restituendo non in maniera meccanica e senza essere dubbiosi, non si dice mai "forse" oppure meglio non utilizzare i condizionali”, e se non si ha ben compreso il suo discorso si può dire "mi faccia capire bene", oppure "mi spieghi perché voglio capire bene"…

Bisogna avere la giusta distanza in maniera empatica, né troppo distante né troppo vicino e non passare con meta-cognizioni. A fuoco deve esserci il cliente con il suo problema e considerare anche tutte le sfumature della personalità per poter fare in modo che la persona chiarifichi le soluzioni che già ha dentro, sente ma non riesce a rappresentare perché ci sono processi che non sono stati simbolizzati.

Definizione di counseling

Rogers individua la prima definizione di counseling: punto focale è l'individuo e non il problema, poiché quest'ultimo è una figura rispetto allo sfondo. La consulenza educativa è un modo di aiutare le persone che hanno delle difficoltà nell'ambito educativo. Quindi consulenza non solo come un'expertise professionale a parte, ma anche come una capacità che si matura all'interno della professione educativa.

Consulenza educativa o anche counseling. Quest'ultimo esiste come professione negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, in Italia no perché va in competizione con la psicologia perché non è chiaro il confine tra le due professioni per cui il rischio di invasione di campo è altissimo. L'educatore ha elevata competenza nelle relazioni e può usufruire delle abilità di counseling ma non in prima battuta. Quando parliamo di counseling intendiamo un counsellor, un cliente una stanza che definisce un setting, ovvero il cliente viene e propone un problema al counsellor che lo aiuta a risolverlo.

Le differenze tra counsellor, psicologo, psicoterapeuta, sono sottilissime. Schiacciare la consulenza educativa immediatamente sul counseling è un errore però la cultura del counseling è utilissima da studiare, anche per gli educatori non solo per questa prospettiva che apre scenari sul versante professionale, perché il counseling e certi approcci di counseling (tra cui primariamente quello di Rogers) ha indagato moltissimo la relazione, per cui quando noi diciamo che differenza c’è tra un counsellor e uno psicoterapeuta? Il counsellor è più orientato a mettere al centro la relazione, sono gli aspetti fondamentali: il massimo rispetto delle aree decisionali del cliente, quindi io mi metto al tuo servizio rispettando completamente la tua autodeterminazione e il secondo è creare un clima maggiormente centrato sulla relazione, quindi empatia, accettazione incondizionata, far sentire a proprio agio la persona, e questo vale anche negli Stati Uniti e in Gran Bretagna. Oggi tutte le psicoterapie hanno riconosciuto che il primo passo da fare è stabilire l'alleanza relazionale.

Quindi in prima istanza si cura la relazione, anche se nei diversi approcci quest'alleanza ha sfumature differenti. In Rogers la relazione è strumento e fine, è qualcosa che va perseguita non per fare altro ma perché è in sé trasformativa. Rogers dice se io riesco a instaurare una relazione che è empatica, accettante e autentica, non c'è altro dietro, dopo la relazione a differenza di altri approcci che la utilizzano strumentalmente in maniera quasi ipnotica, ovvero anche in una situazione di ristrutturazione di uno schema cognitivo disfunzionale per cui si ha paura di qualcosa, una fobia ad esempio, allora qui si è legittimati ad agire sul sintomo ma anche qui si utilizza l'alleanza relazionale perché dalla fiducia si crea una sorta di clima di affidamento nei confronti del dottore/psicologo e in una situazione semi-ipnotica si consiglia alla persona che quando compare quel sintomo deve fare determinate cose per cercare di spezzare quest'inerzia cognitiva.

Confini del counseling

Nel counseling la relazione resta tendenzialmente pura, vediamo se io mi metto in relazione con te dove questa ci porta. La figura di counsellor specifica esiste solo negli Stati Uniti significa maggiormente agire su questo versante relazionale. Ma definire il confine tra un intervento di counseling se scavalla o meno in un approccio esclusivamente psico-terapeutico è difficilissimo dirlo. In Italia ci sono state delle sentenze che hanno condannato counsellor che facevano queste attività di confine tra counseling e psicoterapia. Le abilità di counseling vengono utilizzate da tantissime professioni che studiano sulla relazione, come io agisco la relazione, chi sono nella relazione, prendersi cura dell'altro e di se stessi, poiché in alcune professioni il profilo personale è messo in gioco più di altre professioni, devo stare in quel ruolo ma devo far passare qualcosa di me tramite la relazione, per questo è utile capire come funziona la relazione.

Rogers mette al centro tutte queste questioni, queste testimonianze e le radicalizza un po’ per certi versi, cioè questa distinzione tra un ruolo professionale di essere uno psicologo o counseling da un lato e il dire io nell'ambito di questo ruolo metto in atto una relazione totalizzante, per Rogers non vi è una grossa distinzione. Martin Buber suo maestro ha scritto moltissimo sulla relazione. Una relazione autentica si declina in varie forme a seconda dei ruoli che assumiamo in quella relazione. Le sfumature sono centrali per sapere come mi atteggio. Attenzione a non empatizzare troppo, non deve esserci il troppo coinvolgimento in ambito educativo e terapeutico.

È importante sapere come muoversi in modo adeguato all'interno di questi contesti dando qualcosa di sé in modo tale che sia coerente con quella situazione; questo mi permette di avere anche un certo tipo di flessibilità all'interno di questi contesti. Non dobbiamo solamente centrarci solo sulla relazione IO-TU, esiste la relazione del gruppo degli operatori e il livello istituzionale, quindi non è indifferente come il settaggio istituzionale, ovvero com'è organizzato, quali valori ci stanno dentro all'istituzione, perché poi gli operatori entrano all'interno di un contesto strutturato in una certa maniera e tutti quelli che si trovano in quel contesto risentono dell'assetto istituzionale e poi si guarda anche ai casi di burn-out che si possono verificare; il paziente diretto che hai e la relazione TU-IO, poi il livello di gruppo degli operatori e quindi com'è l’équipe e poi il livello istituzionale, se entri in una comunità degenerata non serve più di tanto occuparsi solo della relazione IO-TU perché qui è il contesto che non funziona.

L'importanza del progetto educativo

L'aspetto progettuale per noi educatori è fondamentale perché il valore del progetto è trainante rispetto a quello che io faccio, cioè mi dà il senso di quello che io faccio.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lucacapponi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Consulenza educativa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Macerata o del prof Polenta Stefano.
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