Da repubblica a principato
Parlando di livello manualistico, quella che viene chiamata Rivoluzione romana, definizione dettata dal libro di Ronald Syme, va convenzionalmente dal 133 a.C., tribunato di Tiberio Gracco, sino al 31 a.C., battaglia di Azio.
I problemi della società romana sono stati visti nel secolo a.C. in maniera più o meno violenta, avviandosi a una soluzione:
- Esercito: riforma di Mario, 107 a.C., dilectus.
- Alleati: Bellum Sociale.
- Rapporto con gli schiavi: guerre servili, la società romana continua però a essere schiavistica e latifondistica, soprattutto perché hanno la percezione anti-economica che sfruttare gli schiavi oltre un certo limite fa insorgere ribellioni; si diffonde l'uso delle emancipazioni.
- Province: ricorrono burocrazia, tributi, appalti, sistema di gestione dell'esazione a publicanorum, miniere, costruzione delle opere pubbliche, societates publicanorum, società in consorzio di equites che Roma non ha capacità di controllo lungo queste province; questo si traduce in uno sfruttamento selvaggio delle province.
A partire dal 149 a.C. Roma ha creato un tribunale speciale, la cosiddetta Questio perpetua de repetundis, che deve giudicare sulle malversazioni delle province, la cui maggioranza passa alternativamente tra senatori e cavalieri; quando l'hanno questi in maggioranza, questo si traduce in un'impunità per i corrotti.
Il problema inizierà a risolvere con la Lex repetundarum Cesarea, a 101 capitoli, che vietava ai governatori qualsiasi tipo di regalia, anche una; e il governatore ritenuto colpevole dovesse restituire il quadruplo; se si suicidava toccava ai figli pagare. Cesare inizia a sperimentare una gestione diretta delle province per l'esazione delle imposte.
Politica interna
Ceto senatorio
Nel corso del I secolo a.C. si registra un consistente ricambio della classe dirigente, cioè soprattutto i senatori. A cosa è dovuto tutto questo? È dovuto alle conseguenze delle guerre civili, le quali accelerano in modo consistente l'entrata in Senato dei cosiddetti homines novi, cioè coloro che riescono ad arrivare alla pretura o al consolato senza che la famiglia abbia precedentemente raggiunto quei traguardi.
Un dato: 43-33 a.C., 22 consoli, ben 18 sono homines novi, notevole ricambio. Il frutto delle guerre civili provoca nella nobilitas senatoria l'eliminazione fisica di molti suoi esponenti. Infatti in questo periodo si affrontano gli optimates e i populares, dunque il Senato è spaccato in due factiones, e queste due factiones si affrontano più volte in armi nel corso del secolo e in due occasioni: Mario vs Silla, Pompeo vs Cesare, Marco Antonio vs Ottaviano.
Infatti tutte queste occasioni, battaglie tra Mariani e Sillani, la battaglia di Porta Collina nell'82 a.C.; la battaglia di Farsalo nel 48 a.C. tra Pompeo e Cesare; la battaglia di Filippi nel 42 a.C., dove si affrontano Cesaricidi e Cesariani; e la battaglia di Azio del 31 a.C., dove si affrontano Marco Antonio e Ottaviano, sono battaglie tra Romani e gli ufficiali romani sono sempre appartenenti alla nobilitas, perché la parte soccombente perde migliaia e migliaia di propri appartenenti, e il ricambio è dovuto alla morte in via di molte battaglie.
Come se questo non bastasse, ci sono due fenomeni: epurazione e liste di proscrizione. Gli episodi di factio sono due: il primo è un esponente degli optimates, Lucio Cornelio Silla, 138-78 a.C., patrizio, non un semplice nobile, ma appartenente alla famiglia dei Cornelii, che era ormai caduta in disgrazia qualche tempo prima.
Egli nell'81 a.C. emana queste liste, degli elenchi nei quali vengono inseriti i nomi degli oppositori politici. A questi viene comminata la condanna a morte senza che vengano processati, senza che vi sia dunque un processo regolare; e sono delle liste illegali. In queste liste Silla inserisce nomi della factio Mariana. Nel 43 a.C. Ottaviano, Marco Antonio, Emilio Lepido, inseriranno nomi della factio degli optimates, repubblicani convinti, fedeli dei Cesaricidi.
Queste liste, emanate con editti, promettono premi molto alti in denaro a chiunque porti la testa dei proscritti. Questo fa notare proprio l'asprezza del conflitto tra le due fazioni; e si può notare come vi sia un imbarbarimento della vita politica. I conflitti politici non avvengono più, dal 133 a.C., entro Roma. Le teste degli oppositori venivano piantate nel Foro e rimanevano esposte; i parenti non potevano prestare loro aiuto, e questa è la prova della rottura del mos maiorum; i parenti che prestavano aiuto a loro volta erano proscritti, e tutti i beni dei proscritti venivano confiscati.
Queste liste erano pubbliche. Nella seconda lista vi erano più persone, e nella prima lista vi erano 12, le quali vennero ammazzate prima dell'esposizione. Tra queste vi fu lo stesso Cicerone. Anche perché i tre triumviri erano riuniti a Bologna, in un'isoletta, perché tutti e tre avevano deciso di non essere armati, dovevano essere un decreto di proscrizione e però avevano già emanato alle truppe l'ordine di uccidere almeno 12 persone, tra cui Cicerone, perché erano le persone più pericolose.
Dunque questo fenomeno delle liste di proscrizione voleva dire: Silla fa una cosa rivoluzionaria, perché lui dopo aver sconfitto i Mariani, mentre combatteva in Asia Mitridate, aveva sterminato la factio sillana; e dopo questo nell'82 a.C. decide di assumere una dittatura, molto diversa da quella che è della Repubblica, perché intanto è conferita a vita; poi una serie di provvedimenti tutti volti alla restaurazione degli ordinamenti repubblicani, e per fare questo stermina tutti gli oppositori politici. I sistemi di mediazione del secolo precedente sono saltati.
In queste liste sono inseriti tanto senatori quanto cavalieri. Nelle liste di proscrizione di Silla si parla di 600 senatori e 1600 cavalieri; nel 43 a.C. vengono uccisi 2000 cavalieri e 300 senatori. Vi è ricambio perché c'è una quota elevata: quelle 20-22 famiglie prima gestivano il consolato, e adesso un terzo viene ucciso.
In questi anni il numero dei senatori aumenterà: dai cento, i senatori vengono portati da Silla da 300 a 600. Come sceglie? Fa entrare in Senato 300 cavalieri, o l'élite dell'ordo equestre, dopo averli costretti a disfarsi dei mobili e a investire in terre, poi a causa della Lex Claudia del 218 a.C.; nel 45 a.C. Cesare porta i senatori a 900, inserendo in Senato molti ufficiali della sua spedizione gallica, molti italici che ottengono la cittadinanza con il Bellum Sociale; fa entrare anche molti filo-cesariani in Senato, perché poi servono i meccanismi dei consensi. La scelta dei senatori si chiama lectio senatus.
Come mai questo aumento del numero dei senatori? Tra gli intellettuali del secolo a.C., anche Sallustio, molti si interrogano su come dovesse cambiare la costituzione di Roma, cioè gli ordinamenti repubblicani; erano contemporanei e coscienti che quelli erano ancora ordinamenti di quando Roma era ancora un villaggio, e adesso dovevano dominare uno Stato multinazionale. Allora molti intellettuali si interrogavano su come cambiare gli ordinamenti, e dunque suggerivano di aumentare il numero di senatori, per rendere il Senato un organismo più rappresentativo; c'è una forte spinta a far entrare italici in questo organismo, ed era un metodo per rendere un po' più la costituzione romana rispondente alla gestione dell'Impero, e ammodernare lo Stato. Prima o poi viene ottemperato da Silla e da Cesare.
Collegato a questo vi è l'integrazione degli Italici nel sistema sociale italico. In questo secolo il ceto è in ascesa perché le élite entrano in Senato, ma anche i ceti subalterni attraverso il servizio militare. Ormai, perché è diventato un mestiere dal 107 a.C. in poi, chiunque fosse cittadino romano, dopo il Bellum Sociale anche gli Italici sono cittadini romani, può entrare nell'esercito; dopo la leva e l'honesta missio ha un fundus, un piccolo lotto di terra, e diventano proprietari terrieri.
Ceto equestre
Il ceto equestre è vittima delle proscrizioni, ma una parte consistente entra in Senato, prima con Silla, poi con Cesare, sempre ottemperando alla clausola di privarsi dei propri beni mobili e acquistare latifondi; abbiamo una trasfusione di appartenenti dal ceto equestre al ceto senatorio.
Plebe urbana
La plebe urbana è più parassitaria, dipende sempre più dalle frumentazioni, da Caio Gracco. Nel I secolo a.C. queste frumentazioni sono soggette all'alternarsi delle due diverse fazioni, perché quando sono al potere gli optimates, come con Silla, le abolisce; quando sono al potere i populares, sono ostaggio della politica.
Si calcola che in età Cesariana ben 320.000 uomini a Roma usufruissero delle frumentazioni, quindi vivevano a spese dello Stato e potevano ritirare il grano una volta al mese sotto il portico della Minucia, luogo dove si distribuiva. Era tolto solo agli schiavi: tutto il popolo di cittadini romani, a Roma, viveva di grano pubblico. Però chi paga? Pagano la Gallia, l'Egitto, l'Asia minore, che sono conquiste militari di un periodo di grandi espansioni, e si completa.
Altro aspetto è rappresentato dalla colonizzazione, che era sospesa e si inizia di nuovo nel 123 a.C. con Caio Gracco, la legge coloniaria: Taranto, Carthago Nova, Siponto, Eporedia, colonia fondata nel 100 a.C. su impulso di Apuleio Saturnino. Adesso si registra un nuovo impulso alla colonizzazione in Italia e nelle province. Quindi la plebe che rimane a Roma è parassitaria.
Nel secolo si registra un nuovo impulso alla colonizzazione, maggior parte colonizzazione di veterani: sino a Pompeo le terre venivano distribuite ai veterani in vari luoghi d'Italia; il primo è Cesare che distribuisce le terre ai propri veterani, soprattutto in Campania, dato che la terra è fertile, vicino a Roma, mantenendo compatta la struttura militare, per poterli chiamare al momento del voto nei comizi.
Anche Scipione l'Africano aveva fondato delle colonie in Spagna un po' diverse, solo perché intanto è un antesignano dei viri militares, intanto per irregolarità del cursus, dato che a 25 anni era stato eletto console ed era andato a seguire in Spagna senza il cursus honorum; in parte perché poi l'esercito è stato reclutato a sue spese, e anche perché ha colonizzato in Spagna coloro che ha reclutato a sue spese. E stessa cosa fa Cesare, perché le colonie cesariane sono numerosissime; ma si può dire che sia un precursore di questa politica in senso positivo e anche in senso negativo, nel senso che infrange tutte le regole della lex annalis e poi anche del mos maiorum; ma anche quelle sono soluzioni che vengono adottate dai viri militares del I secolo a.C.
La situazione della plebe in questi 100 anni è una situazione da una parte parassitaria, dall'altra di molti proletari a un allontanamento grazie all'azione di colonizzazione prima di Pompeo, poi anche di Cesare; e Cesare è un grande costruttore, perché si realizzano molte opere pubbliche, perché questo vuol dire grande programma di lavori pubblici, piena occupazione: si impiega proprio plebe, oltre al fatto di promuovere la propria immagine.
Gli schiavi
Gli schiavi: guerre servili, 135 a.C. e l'ultima quella di Spartaco. In Roma, in questo secolo, tutte le direzioni si espandono sul mercato, e poi vengono emesse grandi quantità di nuovi schiavi, ma anche un grande rifornimento di schiavi grazie alle conquiste.
Qualche dato: dopo i Cimbri e i Teutoni, 150.000 schiavi; in una sola battaglia fece 53.000 prigionieri. Cesare, alla fine delle campagne galliche, si stima che 1.000.000 di schiavi arrivarono in Italia, distribuiti tra i suoi soldati.
Il rifornimento di schiavi venne meno in parte dal mercato di Delo, che era mercato di schiavi, perché nel 67 a.C. Roma decise di stroncare l'insidia dei pirati, soprattutto della Cilicia, e affidò a Pompeo l'incarico della guerra piratica. Mai questo, come prima, tanto porto faceva comodo, dato che i pirati facevano tutti prigionieri, poi vi era un riscatto da sborsare, per esempio Cesare; dunque era tale l'insicurezza nei commerci, tanto che i mercatores stessi erano.
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