Poteri e strutture del potere: alto medioevo
Capitolo primo: Popoli in movimento
Odoacre, una figura simbolica
Nel 406 avvenne la deposizione di Romolo Augustolo (formalmente l'ultimo imperatore d'Occidente) da parte di Odoacre (capo militare sciro); nella periodizzazione più comune segna l'inizio del medioevo. Gli Sciiri erano una popolazione stanziata nella regione dei Carpazi, sempre definita "Germanica". Non erano etnie stabili e ben definite, ma aggregati tribali provvisori; si trattava di un continuo divenire etnico. Sono i momenti che la ricerca definisce di “etnogenesi”, che danno luogo alla definizione di nationes da parte della cultura romana. Si possono individuare fasi di etnogenesi determinate per lo più dal prevalere dei capi di un raggruppamento tribale che era stato in grado di aggregare frazioni minori di popoli in armi. Odoacre infatti:
- È il capo di un esercito composito;
- deve la sua formazione militare alla dipendenza di suo padre dall'unno Attila.
I foederati:
- Sono manipoli barbarici al di qua e al di là del limes;
- godono del diritto di hospitalitas;
- possono acquisire terre e, forse, tasse governative.
Al di sopra di questi “eserciti di popolo” c’era dunque l’autorità dei capi originari, anche se erano inseriti nel quadro istituzionale della res repubblica imperiale. L'aggettivo "romano” diventa povero di valori identitari rispetto a un tempo. Alla fine del V secolo l’unica capitale imperiale rimase Costantinopoli, e l’imperatore Zenone tollerò che Odoacre attribuisse a se stesso il titolo di patricius Romanus e quello, con cui era stato acclamato dalle sue truppe, di rex gentium: governava da Ravenna che, succedendo a Roma e Milano, era diventata dopo il 402 la residenza dell’imperatore d’Occidente Onorio.
Gli Unni e il seminomadismo di sfruttamento
Gli Unni:
- Motore decisivo della grande mobilità di popoli dei secoli IV e V;
- tribù in gran parte di origine mongola e aggregatasi in Asia centrale;
- alternanza di spedizioni di razzia e di vero trasferimento;
- spinta efficace sui Goti;
- altri Unni si muovono verso sud-est e l’Asia, verso l’India.
Attila venne sconfitto dal generale romano Ezio, si ritira provvisoriamente per poi conquistare varie città nell’Italia settentrionale. I motori della mobilità sono:
- La ricerca di un insediamento stabile, di nuovi spazi;
- la costruzione di apparati che diano forma e continuità a quelle alleanze che si erano solidificate nel combattimento.
Le cause della deposizione di Romolo Augustolo:
- L’aggregato tribale che aveva promosso l’azione;
- lo sviluppo nell’impero di elementi come l’hospitalitas, la foederatio e il reclutamento di tribù mercenarie;
- l’ansia di stanzialità delle tribù orientali, non più orientate a vivere di bottino;
- la ricerca di formalizzazioni di tipo statale.
Il termine Rex per i barbari non indica un “capo di stato”, bensì una guida militare; da qui si vede la prerogativa del comando, una sorta di superiore coordinamento.
La stanzialità-rifugio di altre genti
Nel V secolo, Franchi e Alemanni frenarono in Gallia l’avanzata di altri vari popoli, come gli Svevi (Galizia), gli Alani (odierno Portogallo), i Vandali (Africa settentrionale); la maggior parte di loro era legata ad una versione ariana del cristianesimo. Le strutture episcopali ariane e cattolico-romane si affiancarono per lo più pacificamente (evitando persecuzioni). Non per i vandali che, mantenendo in minoranza un partito filocattolico, assunsero un atteggiamento persecutorio nei confronti delle chiese cattoliche delle coste settentrionali dell’Africa. Ciò attirò la decisiva ostilità dell’Impero latino d’Oriente: nel 533 i Vandali furono sconfitti dal generale bizantino Belisario, inviato da Giustiniano, che annientò così l’unica potenza navale che nel Mediterraneo era in grado di contrapporsi alle forze bizantine.
Alla fine del V secolo si stanziarono gli Alemanni (sul Reno), i Turingi (Germania centrorientale), i Burgundi (sul Rodano). Nell’Europa nordoccidentale:
- I Pitti, in Scozia, fanno incursioni in Britannia;
- I Britanni, per la difesa, coinvolsero gruppi tribali provenienti da Danimarca e Germania settentrionale, come Iuti, Angli, Frisòni e Sassoni;
- Colonizzazione lenta e profonda da parte dei nuovi arrivati, che sostituirono la popolazione del posto (che si ritira in Galles e Cornovaglia);
- Omogeneità linguistica: l’anglosassone divenne presto il linguaggio ufficiale;
- I diversi regni che si crearono, iniziarono a gerarchizzarsi tra loro: nel VII secolo nascono il regno di Northumbria (confine settentrionale con la Scozia) e il regno di Mercia (più centrale). Dal Kent era nel frattempo partito un processo di nuova evangelizzazione dell’isola (fondazione della sede vescovile di Canterburry).
L'integrazione frenata dei Visigoti
Con gli stanziamenti si assistette all’integrazione tra due culture:
- Quella di origine romana (concezione territoriale dello Stato; assetto sociale dominato dalla stratificazione sociale fondata sul latifondo; scelta del cattolicesimo, successivo al concilio di Nicea, come collante ideologico di popoli diversi);
- Quella barbarica (concezione personale del potere basata sul valore delle capacità di comando militare; conservatorismi religiosi oscillanti tra politeismo e versione ariana del cristianesimo).
“Goti” è il nome collettivo di quelle tribù che avevano stretto relazioni tra loro, stanziate tra il Danubio e il Mar Nero.
- Visigoti: quelli insediati più a Occidente e proiettati nell’espansione verso Occidente; (vincono contro Bisanzio nella battaglia di Adrianopoli 378)
- Ostrogoti: quelli stanziati in una fascia più orientale.
Per quanto riguarda i Visigoti:
- 410: Alarico devastò Roma; la sua morte frenò il progetto di un’espansione verso la Sicilia (per impossessarsi dei granai dell’impero);
- Ataulfo (successore di Alarico) sposò Galla Placidia (sorella dell’imperatore Onorio), facendo coincidere dominazione visigotica e potere sull’impero d’occidente, ma ciò risultò effimero;
- V secolo: si diedero due centri politico-militari: a Bordeaux, sulla bassa Garona, e a Tolosa, nell’alta Garonna.
I Visigoti si insediarono in quelle regioni di forte tradizione galloromana, inserendosi tra i grandi possessori preesistenti sottraendo loro anche due terzi delle terre e attivando un fisco che gravava solo sui latifondisti romani; incombe ancora il modello romano (per quanto riguarda le amministrazioni municipali e il ceto senatorio).
- Il re Eurico, governando da Tolosa, aveva reso stabile la presenza gota nella penisola iberica, e emanò il Codex Eurici, base per la successiva Lex Romana Visigothorum, promulgata dal figlio re Alarico l’anno precedente la battaglia di Vouillè (507) vinta dai Franchi, che spinsero definitivamente gran parte dei visigoti verso la penisola iberica.
- Re Leogivildo: furono gli anni di maggior consolidamento del nuovo regno, incorporò il regno degli Svevi e spense le autonomie locali. Il centro si fissò a Toledo, sul fiume Tago, e si diede il via alla pratica di organizzare assemblee civili- militari- ecclesiastiche (per stemperare le contrapposizioni).
Ermenegildo (figlio di Leogivildo) venne convertito al cattolicesimo da Leandro, arcivescovo di Siviglia, e insorge contro il padre; Leogivildo lo sconfigge e lo uccide, e tentò un’ unificazione forzata nelle strutture ecclesiastiche ariane, ma il tentativo fallì e suo figlio Recaredo, re dopo il 586, solenizzò la conversione propria e di tutti i Visigoti nel concilio di Toledo del 589; Con il quarto concilio di Toledo, del 633, Isidoro di Siviglia, fratello di Leandro, un grande metropolita cattolico, attribuiva al re visigoto i titoli di sanctissimus princeps e di orthodoxus rex. L’integrazione profonda non ebbe tempo di proporsi come modello per l’Europa romano-barbarica perché nel 711 la penisola fu occupata dalle milizie musulmane.
Nella zona iberica pertanto si può notare:
- Romanizzazione della lingua;
- Imitazione della nobiltà senatoria da parte dell’aristocrazia gota;
- Tentativo di garantire una maggiore unità giuridica e religiosa che non trova un successo concreto;
- Concetto di dignitas: il candidato può anche essere il discendente del predecessore, ma deve dimostrare di avere la dignitas, l’attitudine al comando e il valore militare che lo rendono idoneo alle responsabilità.
Alle soglie della sintesi romano-barbarica: gli Ostrogoti
È importante l’esistenza di una tribù-guida, che si identifica in una famiglia, spesso allargata e ramificata (la sippe) con riconosciuto carisma di comando: un esempio è la stirpe degli Amali, fondamentale nell’etnogenesi degli Ostrogoti (è la stirpe di Teoderico). L’imperatore Zenone tenta di allontanare gli Ostrogoti dalla regione danubiana.
Teoderico:
- Fu trasferito a corte come ostaggio in giovanissima età, divenne patrizio e conquistò la fiducia di Zenone, diventando comandante delle truppe imperiali e console;
- 488-493: spedizione italica, sconfitta e morte di Odoacre; i nuovi territori furono affidati a Teoderico e venne stipulato un nuovo foedus, che implicava l’abbandono delle regioni balcaniche prima assegnate agli Ostrogoti. I simboli del potere ufficiale (gli ornamenti palatii) inviati a Costantinopoli da Odoacre dopo la deposizione di Romolo Augustolo, furono dal successore di Zenone, Anastasio, mandati di nuovo a Ravenna: segno di riconoscimento da un lato e accettazione dall’altro.
Nel sistema che si viene a creare, i goti furono i capi miliari, mentre i romani governatori civili; i tribunali erano separati per romani e Ostrogoti. Teodorico a Ravenna era affiancato dal consistorium, un consiglio del principe che portava in sé sia fattori di integrazione sia elementi di divisione delle competenze. Vi agivano i maggiori capi militari goti, ma anche i maggiori intellettuali latini del tempo. Politica fiscale equilibrata di Teoderico: l’Italia visse una fase di ripresa ordinata. Visione politica rivolta anche all’antico Impero, con interventi militari e politici (a nord-est c’è un controllo da parte degli Ostrogoti, a nord-ovest si contiene l’espansione dei Franchi).
Nel 518 vi furono tensioni religiose tra chiese orientali e occidentali. Le tensioni papali con Bisanzio, sfociate in un provvisorio scisma fra le chiese orientali e occidentali, rendevano armonico l’asse fra Ravenna e Roma. Nel 523/524, Giustino emanò un decreto che escludeva dai pubblici uffici pagani, ebrei ed eretici. A Costantinopoli si stava affermando un atteggiamento persecutorio anche nei confronti degli ariani. Teoderico (allarmato) ruppe l’equilibrio fra i suoi consiglieri: più ascoltati i capi militari goti, meno quelli cattolici. Il presidente del senato romano, Albino, fu accusato di avere diffamato Teoderico presso l’imperatore e fu giustiziato insieme a Boezio, per averlo difeso nel 524. Tutto il senato cadde in disgrazia. Precipitò anche il rapporto con la Chiesa romana: papa Giovanni I, fu accusato di connivenza con il partito imperiale antigoto e imprigionato a Ravenna morì nel 526.
Nel 526 muore Teoderico, e con lui si dissolve l’integrazione romano-barbarica che aveva creato. Successivamente il re goto Totila tentò di dirottare su di sé le imposte dovute all’impero. Nel 554 Giustiniano promulgò una legge (la Pragmatica sanctio) per riordinare l’Italia, dove si trovava un ceto senatorio debole e impoverito; l’Italia venne ridotta a prefettura del pretorio dell’Impero, e le pratiche non cattoliche vennero condannate.
Fattori di squilibrio che, tra V e VI secolo, caratterizzarono le coste mediterranee e l’Europa centrale:
- Mancata integrazione tra civiltà romana e nuove civiltà tribali. Quando un’integrazione si era realizzata, risultava complicata da fattori sociali e religiosi, era un’integrazione di accostamento, quindi frenata.
- Manca il passaggio dall’integrazione alla simbiosi (che potrebbe garantire la comunanza di stili di vita, linguaggio sociale, stabilità politico-militare, ecc).
Migrazione di un popolo-esercito: i Longobardi
Origine e spostamenti del popolo dei Longobardi:
- Dalla fine del I secolo d.C. erano stanziati in Germania settentrionale; qui si forma un insediamento duraturo e dove varie convergenze tribali portano una consapevolezza comune di appartenenza; segue una lenta migrazione verso sud.
- All’inizio del V secolo giunsero in Pannonia; tra il 568 e il 569, sotto la guida di re Alboino (superiore coordinatore elettivo di duchi e altri vari capi tribali), attraversarono le Alpi Giulie e si insediarono nella parte centro-settentrionale della penisola, le coste adriatiche rimasero sotto il controllo bizantino che era organizzato in un Esarcato con sede centrale a Ravenna.
- Tra il 584 e il 615 si ebbe un potenziamento del controllo centrale della dominazione, da parte dei re Autari e Agilulfo: gli uomini in età da combattimento, definiti exercitales o arimanni, facevano parte di raggruppamenti “in marcia” e divennero unità di insediamento stabili, soprattutto nei luoghi strategici.
Caratteristiche:
- Composito esercito di popolo che solo provvisoriamente apparve omogeneo; era formato da vaste aggregazioni, i capi vengono chiamati duces.
- La memoria di seminomadismo di sfruttamento di agganciò agli orientamenti sociopolitici di tradizione greco-latina, di carattere statale e territoriale: l’ordinamento provinciale e municipale romano aveva lasciato un sedimento territoriale di grande impatto (impianto per diocesi, precisi confini, ecc.).
- Ducato: grande area di stanziamento di una quota dell’esercito, si sa dov’è il centro e qual è la corte del duca, ma non si conoscono i confini, forse perché non si preoccupavano di definirli. Poiché quello dei Longobardi era un popolo-esercito, il ducato era anche una grande ripartizione civile, in cui la concezione personale risulta ancora prevalente su quella territoriale. Il duca aveva nozione di quali tribù stanziate e di quali farae erano sotto il suo comando. I Longobardi cercano di darsi un apparato pubblico, anche se i ducati non sono vere e proprie circoscrizioni del regno.
La trasformazione del regno longobardo: un'evoluzione incompiuta
Passaggi della trasformazione del regno longobardo:
- Fine del VI secolo: popolo cristianizzato solo superficialmente (c’è ancora una forte presenza di politeismo, culti e riti pagani).
- Secolo VII: i re Rotari e Grimoaldo imposero la propria autorità su nuove aree di conquista (come Veneto e Liguria), come sul ducato di Spoleto, più a sud, il ducato di Benevento, noto come Longobardia minor. Introdussero elementi di territorialità di governo, con Pavia che funzionò da capitale, con un palatium regio sede della corte e cui dovevano far capo anche i poteri periferici.
- 643: editto di Rotari (è la prima raccolta scritta con tentativi di sistematizzare le consuetudini longobarde); all’editto dovevano attenersi solo Longobardi, mentre i latini potevano continuare a fare riferimento al diritto romano, soprattutto per i rapporti patrimoniali, e il diritto di famiglia, per impedire la faida. Il guidrigildo, che era il risarcimento in denaro, doveva pervenire al regno, riservando a quest’ultimo un’entrata e affermando la centralità di una struttura di tipo statale.
- Prende piede un graduale processo di integrazione: ad esempio da Pavia (dove i re longobardi talvolta usavano consiglieri romani) si sviluppò una particolare attenzione per la civiltà ellenistico-romana, e in particolare per la versione cattolica del cristianesimo.
Subito dopo però ci furono arretramenti, causati dalle resistenze da parte dell’aristocrazie (ostile all’accentramento regio e al mutamento delle tradizioni); nonostante ciò la strada per l’integrazione religiosa rimase aperta. Dal VII secolo a Bobbio sorse un importante centro di diffusione del cattolicesimo europeo (con un impegno per la gestione agraria del patrimonio e l’intensa attività dello scriptorium); l’abbazia fondata dall’irlandese Colombano, appoggiato dai re longobardi. Le fondazioni religiose venivano pensate dai fondatori come centri di elaborazione e diffusione culturale. Analoghi nuclei monastici sorsero in altri luoghi come: l’abbazia di San Pietro di Novalesa nel 726, e la chiesa di San Massimo di Salerno fondata nel 865 dall’aristocrazia longobarda, come punto identitario a causa della crescente omogeneità carolingia.
- 750: editto di re Astolfo; il reclutamento nell’esercito divenne per censo, e riguardava sia possessores, sia negotiantes (di varie etnie); i matrimoni misti non furono del tutto proibiti.
- Il principio dell’esercito di popolo divenne scolorito: non ne faceva più parte chi, anche se longobardo, non era in grado di provvedere alla propria attrezzatura bellica.
- Seconda metà dell’VIII secolo: l’integrazione sociale (formalizzata da Astolfo) e la conversione longobarda al cattolicesimo avrebbero dovuto portare ad una pacificazione nella penisola e ad un miglioramento dei rapporti con il papa, ma continuava un clima di reciproca diffidenza. Il papa, vescovo di Roma, non era ancora il capo superiore della Chiesa. Di una non facile pacificazione potrebbe essere testimonianza la redazione, forse già negli anni di papa Paolo I (757-767) di una falsa donazione di Costantino, secondo la quale l’imperatore avrebbe donato il controllo.
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