Stor ia medievale
Concetto di storia
La storia è la vita dell'umanità, è la scienza che studia le azioni compiute dall'uomo; è la vita vissuta dall'umanità.
Storiografia
Scrivere la storia con l'acquisizione di documenti pubblici e privati. Lo storico che acquisisce dei documenti deve confrontarli con altri perché alcuni di essi possono rivelarsi dei falsi o dei documenti interpolari. Per colmare delle lacune nei documenti e per redarre dei testi, lo storico dovrà formulare delle ipotesi. Alcuni dati raccolti dallo storico saranno oggettivi, altri soggettivi.
Medioevo
Il Medioevo deriva dal termine latino "media etas" e viene coniato per definire un periodo compreso tra la fine dell'antichità romana e il secolo XV. Con la riscoperta degli autori classici, gli umanisti introducono l'idea di una sorta di "età di mezzo" tra la cultura della loro epoca e quella degli antichi.
Il periodo medievale viene concepito come un lungo intervallo privo di eventi tra due epoche straordinarie: l'età d'oro della classicità di Atene e Roma e la nuova era: Rinascimento. L'"età di mezzo" acquisisce una connotazione negativa, i 1000 anni del Medioevo rappresentano un periodo buio della storia dell'uomo. Oggi si pensa invece che in questo millennio si sono poste le basi di quella che è la società moderna.
La lingua scritta ufficiale era il latino, ma in ogni regione erano presenti delle stratificazioni risalenti a epoche precedenti, è un latino "imbastardito" con il volgare. Le lingue parlate erano le une diverse dalle altre: plurilinguismo. Possiamo trovare migliaia di documenti risalenti soprattutto al basso Medioevo a testimoniare l'attività culturale dell'epoca, che vengono conservati in archivi di stato, parrocchiali e comunali.
Il Medioevo eredita una parte della cultura latina: la lingua (il latino usato come lingua scritta), alcuni atteggiamenti mentali, alcune leggi, come quella di Giustiniano. Nel Medioevo sorgono anche le prime università, la più antica del mondo è quella di Bologna. Il cristianesimo è il punto di riferimento morale e culturale per gran parte del Medioevo e il mondo ecclesiastico si occupa della conservazione e della copiatura di testi antichi che sono giunti fino ai giorni nostri.
Gli storici utilizzano la periodizzazione: la divisione dei X secoli di medioevo in periodi. Come nel mondo antico, non si supera la schiavitù, ma si trasforma: agli schiavi viene riconosciuta la dignità umana e non sono solo più oggetti, attrezzi provvisti di voce. Gli schiavi potevano essere liberati solo tramite la manumissione da parte del loro padrone. La macchia di inciviltà della schiavitù continua a esserci in America e sarà eliminata solo in epoca moderna. Oggigiorno in alcuni paesi è abolita formalmente ma continua a esserci: prostituzione, tratta delle bianche.
Inizio e fine del Medioevo
- 476: Deposizione Romolo Augustolo
- Secolo XV-V secolo
Cenni sull'impero romano
L'impero romano inizia con la fondazione di Roma nell'anno 753. I romani scelgono di ammettere più religioni all'interno dell'impero a patto che chi pratichi queste religioni conceda una superiorità alla figura dell'imperatore. Alla morte dell'imperatore comincia a crearsi un culto attorno all'anima, i cristiani si rifiutano perché loro credono che nessun uomo si debba adorare, si adora solo Dio e si venerano i santi. Iniziano quindi le persecuzioni a danno dei cristiani.
Costantino
Costantino si converte al cristianesimo e da quel momento la religione diventa legittimata a propagandare il proprio credo. Alcuni studiosi non affermano che il mondo cambi con la deposizione di Romolo Agustolo, ma i cambiamenti avvengono a seconda della nazione europea e in maniera diversa:
- Francia: Anni deposizione di Romolo Augustolo e insediamento dei franchi con l'elezione di re Clodoveo.
- Italia: l'impero d'oriente con Giustiniano riconquista una parte dell'impero romano d'occidente. Nel 569 arrivano i longobardi che segnano l'inizio di un'epoca nuova.
- Spagna: il medioevo ha una transizione più lunga, la popolazione barbarica che si insedia regge per alcuni secoli.
Alla metà del XV secolo, Costantinopoli cade in mano ai turchi, viene scoperto il nuovo mondo e all'inizio del XVI secolo si attua la riforma protestante.
Fine dell’impero romano d’occidente
La caduta dell'impero viene fatta coincidere con l'anno 476, il momento il cui Odoacre depose Romolo Augustolo e inviò le rassegne imperiali a Costantinopoli. Fu un avvenimento di forte violenza simbolica. Questo caos portò al consolidamento dei sei regni principali, ma ebbero vita relativamente breve. L'impero pareva solido, ma le invasioni e la deposizione di Romolo Augustolo, sfasciarono l'impero d'Occidente. La caduta fu quindi a un insieme di fattori:
Fattori esterni
- Invasioni barbariche, pur non avendo tecnologia e strutture militari contribuirono alla caduta di un organismo.
Fattori interni
- Ragioni economiche e sociali (il sistema era basato sullo schiavismo, e nonostante gli sforzi nessuno aveva potuto impedire che l'inflazione continuasse a crescere).
- Non bisogna trascurare la crisi spirituale che ebbe gravi conseguenze politiche. Tutto questo era il segno di una crisi d'identità. L'imper d'Occidente era quindi in una situazione di debolezza.
I nuovi organismi politici
Sia sul piano religioso che su quello politico barbari e romani coesistevano in modo efficace. Infatti i primi rispettavano le leggi romane, ma senza adottarle (i barbari praticavano un cristianesimo pagano, mentre i romani erano cattolici affermati).
Odoacre
Era senza dubbio un barbaro e un generale romano diplomatico, infatti inviò le insegne imperiali a Costantinopoli, proponendosi come re d'Italia. Condusse un'efficace politica estera e suddivise le grandi proprietà terriere tra proprietario, nuovi dominatori e coloni. I rapporti con l'Oriente si guastarono quando Zenone volle risolvere in un colpo solo sia il problema degli Ostrogoti che devastavano i Balcani, sia quello dell'arianesimo di Odoacre. Zenone, a tal proposito, inviò Teoderico in qualità di rappresentate per dichiarare guerra a Odoacre e dopo cinque anni tornò vincitore dopo averlo ucciso a tradimento.
Teoderico
Egli continuò la politica di collaborazione tra Romani e barbari, ma il suo atteggiamento mutò quando Giustiniano diede inizio a una violenta campagna antiariana. Alla corte di Ravenna fu scoperta una congiura. Nel 525 papa Giovanni I propose una mediazione, ma tornò a mani vuote e venne lasciato morire in carcere. Nel 526 muore Teoderico e lascia il trono al nipote ancora bambino.
L’impero d’oriente
L'impero d'Oriente si stava trasformando nella parte più ricca e dinamica del mondo romano. Nel 476 quando Odoacre depose in favore di Romolo Augustolo venne segnata la fine dell'impero d'Occidente e la parte orientale rimase in piedi fino al 1453 quando i Turchi invasero e conquistarono Costantinopoli. Grazie alla posizione geografica il mondo orientale conobbe una crescente prosperità. Ad incrementare il tutto ci fu una grande crescita demografica e una straordinaria vivacità urbana. L'economia era prevalentemente monetaria, non più di baratto o scambio in natura. L'abbondanza di popolazione e denaro garantirono un esercito forte.
L'impero d'Oriente era riuscito a controllare la pressione dei barbari alle frontiere in maniera molto efficace: facendo pagare un tributo e cercando di non “imbarbarire” il proprio esercito con l'introduzione di mercenari. Il crollo dell'impero d'Occidente e il conseguente spostamento delle popolazioni germaniche verso ovest rappresentarono un grande vantaggio per la parte orientale poiché la pressione sulla frontiera danubiana diminuì progressivamente.
Fin dai tempi di Costantino, l'imperatore si era garantito la sottomissione della Chiesa. Questa forma di cesaropapismo rendeva di fatto la Chiesa un utile strumento di coesione politica e sociale.
I problemi aperti
- Il primo problema era legato al tradizionale conflitto con l'impero persiano. La minaccia fu inizialmente controllata ma i Sanasanidi impegnarono i Bizantini in una terribile guerra.
- Il secondo problema era legato al difficile rapporto con i barbari, che premevano sulla debole frontiera danubiana.
- Un terzo problema era il prelievo fiscale, nonostante l'ottima organizzazione burocratica dell'impero non si erano potuti evitare i casi di corruzione, che danneggiavano l'erario e costringevano lo Stato a una feroce pressione fiscale soprattutto quelle classi meno abbienti.
- Un quarto problema era legato alla sottomissione della Chiesa che non era priva di conseguenze negative. Da un lato il papà rivendicava la sua autorità e dall'altro favoriva il diffondersi di eresie nelle province con aspirazioni autonomiste.
Nel 476 l'impero romani d'Oriente si reggeva su una struttura amministrativa stabilita da Diocleziano. I fondamenti erano da una parte il potere autocratico dell'imperatore, dall'altra la presenza di una forte burocrazia. Per evitare accumulo di cariche era stato separato il potere militare da quello civile. Il territorio dell'impero era costituito da province, più province costituivano diocesi e più diocesi formavano prefetture. La lingua ufficiale era il latino fino al 610, ma l'imperatore Eraclio decise di passare al greco.
Accanto alla struttura statale romana, l'elemento che caratterizzò l'impero bizantino nei primi secoli fu l'adesione alla religione cristiana. Ciò non impedì la nascita di profondi conflitti tra gli ortodossi e i seguaci di varie correnti religiose considerate eretiche. Si ricorda in modo particolare l'eresia monofisita, i cui seguaci sostenevano che Gesù avesse una sola natura umana.
Giustiniano
Quando Giustiniano giunse al potere (527) l'impero d'Oriente era in una condizione di relativa tranquillità. Il suo sogno era la restaurazione dell'impero romano così com'era secoli prima. Il suo principale obbiettivo era la riconquista dei territori occidentali. Per realizzarlo si avvalse di alcuni importanti fedeli e collaboratori: Teodora (sua moglie), Triboniano (illustre giurista), Belisario e Narsete.
Giustiniano aveva bisogno di uno stato ben pacificato e organizzato. Il primo ambito fu quello dei rapporti con la Chiesa cristiana. Egli si presentò subito come un campione dell'ortodossia e riuscì a non inimicarsi le regioni in cui era diffusa l'eresia monofisita poiché la moglie appoggiava quel pensiero. Giustiniano seppe inoltre approfittare di una grave rivolta interna, scatenatasi all'interno dell'ippodromo tra due fazioni politiche: i Verdi (aristocratici) e gli Azzurri (popolari).
Nel gennaio del 532 dopo una serie di disordini tra i due gruppi, l'imperatore intervenne con mano pesante e i due gruppi si ribellarono per sei giorni, fino a quando tornò Belisario che stroncò la rivolta nel sangue (35000 vittime). L'attività di riorganizzazione doveva partire dal campo legislativo. A tal proposito incaricò Triboniano di mettere ordine nel caos delle leggi. Nel 528 venne editto il Corpus iuris civilis, suddiviso in quattro parti:
- Le ISTITUZIONI, manuale per gli studenti di diritto;
- Il DIGESTO, antologia delle opere giuridiche più importanti del passato;
- Il CODICE, raccolta di leggi;
- Le NOVELLE COSTITUZIONI, le nuove leggi emanate da Giustiniano dopo la pubblicazione del codice.
Il Corpus iuris civilis è ancora oggi alla base dei paesi di tradizione neolatina come Italia e Francia. Giustiniano però doveva anche preoccuparsi di creare le condizioni internazionali favorevoli al suo piano di riconquista. Doveva infatti concludere un trattato di pace con l'impero persiano, fu quindi stipulata la 'pace interna', con cui Bisanzio si impegnava a versare un ingente tributo ai Sasanidi. Nel 534 Giustiniano incaricò Belisario di attaccare il regno dei Vandali in Africa settentrionale. I Bizantini vinsero facilmente grazie alla superiorità delle forza, alla genialità strategica di Belisario e all'aiuto delle popolazioni locali, che i Vandali avevano a lungo maltrattato.
Giustiniano a questo punto intraprese la riconquista dell'Italia approfittando della confusione in cui era caduto il regno degli Ostrogoti dopo la morte di Teoderico. L'erede al trono era un bambino di nemmeno dieci anni e nell'attesa che raggiungesse la maggiore età, sua madre Amalasunta si occupava del potere. Costei si preoccupava di riprendere la politica di integrazione etnica abbandonata dal padre. Nel disperato tentativo di salvare una parte del suo progetto sposò un cugino che però la fece allontanare e poi uccidere brutalmente.
Giustiniano colse l'occasione per intervenire e nel 535 inviò in Italia Belisario, convinto di ottenere una facile vittoria. Invece fu una guerra lunga e difficile, poiché i Goti si rivelarono abilissimi guerrieri. I Bizantini comunque imponevano un gravosissimo regime fiscale sulle regioni occupate, comportandosi più da conquistatori che da liberatore. L'Italia fu quindi sconvolta. Belisario però riuscì a catturare il re goto Vitige, ma fu richiamato e Costantinopoli e il nuovo re Totilia riconquistò gran parte dei territori perduti.
Giustiniano dovette mandare in Italia un secondo esercito e lottare ancora un anno, dopo la morte di Totilia, contro il successore Teia. Solo nel 553 l'Italia fu interamente conquistata e trasformata in esarcato e come capitale venne confermata Ravenna. Nel 540 la 'pace eterna' fu infranta dai persiani che attaccarono la Siria deportarono la popolazione. Al confine danubiano l'impero fu aggredito degli Slavi. Nel 548, Teodora muore e Giustiniano si irrigidì sulle sue posizioni ortodosse, irritando gli avversari monofisiti, perseguitando gli ebrei e chiudendo la scuola filosofica di Atene.
Lo sforzo economico e militare sostenuto dallo Stato cominciava a risultare eccessivo e imponeva prelievi fiscali sempre più duri. Giustiniano intraprese comunque un'ultima spedizione in Spagna, riuscendo a sottrarre ai Visigoti la regione meridionale. Fu tuttavia un successo di breve durata: dopo la morte dell'imperatore (565), l'Italia venne perduta in pochi anni, quando vi entrarono i Longobardi. L'eredità lasciataci dall'azione politica di Giustiniano è sicuramente rappresentata dall'opera di riordino del diritto e le grandiose opere artistiche commissionate a scopo propagandistico a Costantinopoli e a Ravenna.
Gli arabi
Nell'antichità gli Arabi non ebbero contatti con le grandi civiltà. Le poche testimonianze antiche che li riguardano concordano con l'attribuire loro scarsa importanza, erano un popolo militarmente debole, diviso in numerose tribù spesso in lotta tra loro e isolato.
La doppia natura del territorio (fertile al sud, desertico al centro della penisola) fu all'origine di due stili di vita opposti, a sud la cosiddetta “Arabia felix”, gli arabi erano agricoltori e sedentari, mentre al centro erano beduini nomadi o seminomadi e praticavano l'allevamento e il commercio. Il deserto era quindi attraversato da pista carovaniere e intorno alle oasi principali si erano sviluppate città di notevole importanza, tra cui La Mecca, centro commerciale e religioso in cui, intorno al 570, nacque Maometto.
La religione degli arabi era caratterizzata dal politeismo, prevaleva un atteggiamento di tolleranza che garantiva la pacifica convivenza tra culti diversi. Alcune città erano santuari riconosciuti da tutta la popolazione, la meta principale era La Mecca, dove si venerava la pietra nera, conservata in un edificio chiamato Ka'ba. Maometto pose fondamento della nuova religione un rigoroso monoteismo, caratterizzata dalla venerazione dell'unico Dio Allah. La religione diventava infatti un potente elemento unificatore del popolo arabo, che veniva a costituirsi come un'alta comunità di credenti. Nello stesso tempo Maometto conservò saggiamente tratti della tradizione.
Maometto e l’islamismo
Maometto nacque alla Mecca intorno al 570 da Abdallah e Amina, appartenenti al clan più ricco della città. Cresciuto divenne cammelliere e si mise a servizio di una ricca vedova che in seguito sposò. Maometto fu dunque pastore e mercante, entrò spesso in contatto con ebrei e cristiani, da cui racconti ricavò in numerosi riferimenti alla Bibbia presenti nel Corano, libro sacro dell'islam. Nel 640 iniziò la sua predicazione dopo la prima delle molte visioni durante le quali gli vennero rivelate la sua missione di profeta e le verità fondamentale della nuova religione, l'islam.
La prima fase della predicazione ebbe un carattere di forte polemica eretica e sociale. Le sue parole erano rivolte innanzitutto contro la corruzione dei costumi e il degrado morale dei suoi cittadini. Maometto raccolse intorno a se un gruppo sempre più numeroso di seguaci che andava allargandosi alle fasce più svantaggiate della popolazione. La reazione dell'élite non si fece attendere molto: i suoi stessi parenti, dopo la morte della moglie, lo costrinsero alla fuga. Maometto si diresse verso la città di Yathrib, che da quel momento venne chiamata Medina. Questo avvenimento (ègira) segna l'inizio dell'era islamica. I musulmani, infatti, contano gli anni a partire dal 622. A Medina Maometto venne raggiunto dai suoi seguaci e diede inizio alla seconda fase della sua predicazione. Egli assunse il ruolo politico e militare e conducendo un'accanita guerriglia contro i mercanti della Mecca, le cui carovane venivano regolarmente assalite e depredate. In meno di un decennio Maometto ridusse alla disperazione la situazione.
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