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Storia economica

Nascita dell'agricoltura - Nascita della città

La nascita dell'agricoltura

La nascita dell'agricoltura segna il superamento del nomadismo che caratterizzava una popolazione di cacciatori e raccoglitori (10-12mila anni fa). Questo fenomeno tocca tutti i continenti grazie a un cambiamento climatico che segna la fine dell'era glaciale, portando a un clima temperato. Infatti, la comparsa dell'agricoltura coincide con l'avvio di un nuovo periodo geologico, l'olocene, contraddistinto da una stabilizzazione del clima.

La nascita delle città

La sedentarietà comporta, molto lentamente, la nascita delle città, via via sempre più strutturate e organizzate. In particolare, attorno al 3500/3000 a.C. (età del bronzo) in diverse parti dell'Asia e dell'Europa (e solo qui) comparvero le prime città. La nascita delle città è circoscritta inizialmente all'Asia e all'Europa e comporta la nascita di strutture sociali complesse: prime forme statuali, il palazzo e i suoi funzionari, controllo sul territorio circostante, imposizione di tributi, la funzione economica e sociale della scrittura.

Motore dello sviluppo economico preindustriale

Lo sviluppo economico preindustriale era localizzato negli immensi spazi eurasiatici. Perché il motore dello sviluppo era asiatico e non altrove? Due prospettive per approssimare una risposta:

I fattori ambientali

  • Specie addomesticabili più numerose ed efficienti in termini nutrizionali e di capacità di lavoro.
  • Orientamento est-ovest che facilita la circolazione all'interno di una medesima fascia climatica di uomini e commerci (e di conseguenza delle innovazioni) al contrario delle Americhe, disposte lungo un asse nord-sud, e in Africa i fattori climatico-ambientali resero più difficili le relazioni tra gli uomini e l'ambiente.

Fattori istituzionali e culturali

Secondo la tesi tradizionale, Asia e Europa erano due mondi contrapposti, in realtà dietro le indubbie differenze vi sono strutture simili:

  • Organizzazioni politiche complesse (grandi imperi, stati, città).
  • Istituzioni sociali: famiglia.
  • Ordinamenti giuridici: proprietà privata, trasmissione dei beni fra le generazioni, strategie matrimoniali.

Questi fattori contribuiranno ad aprire la divergenza tra Europa e Asia, ma nella prospettiva di storia globale appaiono elementi unificanti piuttosto che divisivi.

Caratteri delle società agrarie

  • Agricoltura come forma di occupazione largamente prevalente.
  • Popolazione viveva prevalentemente in villaggi, meno del 20% era residente in città.
  • Bassa produttività finalizzata alla sussistenza dei nuclei famigliari e alla riproduzione delle sementi (sussistenza + surplus per potersi permettere gli acquisti sottostanti).
  • Comunità il più possibile autosufficienti con limitati rapporti con i mercati della città (sale, oggetti di metallo e poco altro).
  • Società socialmente poco differenziate anche perché la divisione del lavoro non per competenze ma per sesso e per età.

Ma le comunità autosufficienti sono società povere e poco differenziate.

Fragilità e strategie difensive

La minaccia della carestia al sopraggiungere di annate agricole negative o a causa dell'aumento della popolazione (modello malthusiano?) Per contrastare la strutturale debolezza, le società rurali avevano elaborato una serie di strategie difensive: reti di solidarietà di villaggio e forme di gestione comunitaria della terra (beni comuni vs tragedia dei commons), politiche matrimoniali e sistemi ereditari finalizzati a creare alleanze tra le famiglie, accumulazioni di scorte (sementi) e autosufficienza.

Il commercio

Il commercio era un'attività che impiegava (intermediava) non più del 10% della produzione, e di questo 10% una percentuale minima aveva una proiezione extra-locale.

Le città

Le città erano luoghi del potere, del mercato “regolato”, della produzione di beni e servizi a vantaggio anche delle campagne circostanti. C’era quella libertà che non si poteva trovare nel mondo della campagna, dove non era possibile alcun tipo di mobilità sociale: la città era invece il luogo degli incontri, degli scambi, un mondo “aperto”.

Il mercante

Il mercante è il protagonista del capitalismo commerciale e proto-finanziario che alimenta gli scambi (merci e idee) fra le diverse aree dello spazio eurasiatico. Il mercante si muove su reti lunghe (i mercati internazionali) e conosce il mercato della moneta, il valore delle monete e i rapporti reciproci tra le monete, quindi affianca all'attività mercantile un'attività 'creditizia', è anche una sorta di banchiere. Il mercante diventa anche imprenditore, perché scopre che se riesce ad aumentare il volume di produzione che può andare a rivendere, aumenta anche il suo profitto. La sua idea diventa commissionare ai contadini delle campagne (gli fornisce materia prima, soprattutto in ambito tessile per poi ritirare il prodotto finito). Il mercante è una figura de-specializzata perché non si occupa solo di commercio, ma accumula anche risorse che reinveste nel commercio o nell'attivare canali di produzione (tessile), mischiando commercio, industria e banca.

Società preindustriale dell'Eurasia

Le società preindustriali dell’Eurasia sono realtà statiche ma non immobili. Insieme agli uomini e alle merci viaggiano conoscenze (es. algebra e numeri arabi) e artefatti tecnici, per un lungo periodo prevalentemente dall’Oriente verso Occidente (es. mulino ad acqua, successivamente impiegato per trasmettere il movimento: gualchiera, mantice). Anche nelle campagne una serie di miglioramenti negli strumenti di lavoro (aratro pesante) e nei sistemi di coltivazione (rotazioni) permette un aumento dei raccolti.

Rendimenti decrescenti

Ad un certo punto si estendono le coltivazioni (vengono coltivate più terre), si aumenta la produzione, ma senza innovazione tecnica non si avevano i risultati ambiti (gli operai non bastavano, si aveva l’effetto contrario, non si può aumentare troppo il lavoro). Per incrementare la posizione, bisogna quindi aumentare la produttività: migliore organizzazione dei fattori produttivi + innovazione.

I luoghi della produzione

Quelli che non sono agricoltura.

  • I centri urbani, le città: botteghe artigiane che producono gli oggetti di utilizzo quotidiano, in genere organizzate in associazioni di mestiere (arti o corporazioni) che controllano l’attività dei singoli artigiani e gli standard, garanzia di qualità -> protezione e controllo. Purtroppo le corporazioni artigiane e la loro poca flessibilità a un certo punto diventeranno un limite all’innovazione.
  • Luoghi di produzioni specifiche: distretti minerari, città portuali, grandi cantieri.
  • Gli impianti ‘small-scale pollutions’: concerie, manifatture della carta, lavorazioni di lino e canapa, seta ecc., a salvaguardia della salute pubblica erano tenuti lontano dalle città a causa di fumi, odori, rumori, scarichi.
  • Nelle campagne a integrazione dell’attività agricola le famiglie erano impegnate in lavori di filatura e tessitura (-> mercanti). Vantaggi di questo sistema protoindustriale: basso costo (economicità) della manodopera, poiché non è l’unica attività delle famiglie e non ci sono “costi d’impianto” per il mercante, flessibilità nell’avviare e fermare la produzione; svantaggi: l’imprenditore (mercante) non aveva modo di controllare il lavoro, in seguito diventerà più importante potenziare un sistema centralizzato di produzione -> industria.

NB ci troviamo in un’economia sostanzialmente dipendente dalla terra:

  • Fonti energetiche: legname, carbone, acqua.
  • Produzione, sussistenza, gran parte dei consumi sono consumi primari: prodotti agricoli, prodotti tessili (autoprodotti).

Società estremamente fragile perché dipendente da eventi climatici o condizioni esterne su cui non hanno minimamente il controllo, e perché dotate di meccanismi di difesa comunitari -> continui movimenti di crescita e contrazione, riflessi nella crescita della popolazione (andamento caratterizzato da onde).

Piramide sociale

(Strati non isolati, ma permeabili, continui e graduali passaggi)

Base: il 75/90% (in base a dove ci collochiamo) viveva nel mondo della campagna, un mondo chiuso ma non immobile. Un mondo tendenzialmente autosufficiente, si riducono le aperture e gli scambi di mercato.

Fascia intermedia dei mercati urbani, villaggi/città. Caratterizzati da uno scambio abbastanza continuo con il mondo della campagna (prodotti locali), un mercato di scala piccola, dove ‘ci si conosce’, costi e prezzi trasparenti, solo due figure: il produttore (artigiano urbano o contadino) che diventa in quel momento anche venditore, non c’è un intermediario tra produttore e consumatore, venditore e acquirente (-> non c’è mercante).

Punta: commerci internazionali e elite mercantili intermediari. I mercati possono partecipare anche al mercato urbano. Intermediazione commerciale (internazionale = extra regionale, extra locale). Quindi l’intermediario era l’unico che poteva conoscere i prezzi, perché sapeva quanto poteva vendere su quel mercato quel prodotto e sapeva dove andare per approvvigionarsi a costi che fossero per lui remunerativi.

Una brusca rottura: la peste nera (1347-48)

Mercati internazionali -> via della seta. Insieme alle merci e agli uomini si muovono anche i patogeni: peste.

L'arrivo degli europei in Asia orientale via mare e le conseguenze economiche

Motivi dell’espansione marittima

Perché c’è la spinta ad uscire dal Mediterraneo? La ricerca di nuove vie commerciali per raggiungere i mercati dell’Oriente dai quali provenivano prodotti ricercati come il pepe e le altre spezie, senza la costosa intermediazione di lunghe catene mercantili.

Le principali direttrici dell'espansione europea sui mari

  • I commerci intra europei dal Mediterraneo al mar Baltico e viceversa (la lega Anseatica).
  • Verso le Indie, circumnavigando l'Africa: la creazione di avamposti fortificati, base della penetrazione commerciale portoghese.
  • Verso le Indie, andando a occidente: la scoperta del nuovo mondo, a sud spagnoli e portoghesi (Brasile) e a nord francesi e inglesi.

Anziché dipendere da quei prodotti preziosi e indispensabili, e da tutti i passaggi lenti e costosi necessari per portarli in Europa (ogni passaggio portava il dover remunerare un dei soggetti) -> si va alla scoperta di questo mondo per avere un contatto/rapporto diretto, ma quando si arriva si trova un mondo molto più ricco e complesso di quanto si immaginava = l’Asia. Trovano altri mercanti mediterranei, tunisini, la rete commerciale musulmana, trovano dei mediatori. Le spezie andavano infatti anche in Cina, la percentuale del pepe che arrivava in Europa era minima rispetto a quella che andava in Cina ad esempio. (L’arrivo degli europei sconvolge l’ambiente!)

L'impero coloniale portoghese

Tali traffici non erano aperti a tutti (=> contrabbando), ma gestito in termini di monopolio dalla casa reale portoghese. I portoghesi diventano i vettori del commercio asiatico. L’impero portoghese è un impero a rete, ha una serie di avamposti commerciali fortificati, basi indispensabili per continuare i traffici, punti di penetrazione commerciale la cui somma forma l’impero.

L'impero coloniale spagnolo

La vicenda spagnola è totalmente diversa sia per l’estensione dei territori colonizzati, sia per le modalità di rapporto con le società locali.

Le conseguenze dell’arrivo degli spagnoli nell’America latina:

  • Collasso demografico (armi e batteri).
  • Destrutturazione società locali.

Gli europei hanno esportato molti più batteri di quelli importati poiché avevano molti più contatti e scambi con diversi luoghi e aree geografiche (sorta di immunità). Batteri per cui essi non avevano sviluppato difese immunitarie, era un mondo rimasto da sempre chiuso e isolato.

Commercio triangolare

L'Europa importa dall’oriente tessuti e spezie, li vendono in Africa in cambio di manodopera, esportano la manodopera nel nuovo mondo e da lì esportano quei prodotti che grazie alla manodopera riescono a produrre: l’economia della piantagione.

Conseguenze: la grande divergenza

Divergente andamento della produzione manifatturiera. Ancora nel 1700 la produzione manifatturiera europea era minima in confronto a Cina e India. La produzione manifatturiera orientale era importante e di qualità. Collasso di tale produzione => India diviene colonia inglese, impero cinese si disgrega, parallelamente cresce l’Europa e America. Nel 1750 il 33% della produzione manifatturiera era realizzata in Cina e un altro 25% in India; nel 1913 la quota cinese era precipitata al 4% e quella indiana all’1%. Da centro della industria manifatturiera, nel XIX sec. l’economia asiatica si trasformò in quella classica del sottosviluppo, esportazione di materie prime e beni agricoli, importazione di manufatti. Si apre una divergenza nei redditi.

Fattori del primato europeo

Ma perché l’Europa? Cosa ha permesso all’Europa di superare quel limite dell’economia e società agraria? Europa che non comprende i paesi balcanici, perché impero ottomano, e neppure l’impero degli zar -> esclusa da questo processo gran parte dell’Europa orientale.

Fattori presi in considerazione

  • Tasso di urbanizzazione: rapporto tra abitanti delle città e delle campagne, più pesa l’urbanizzazione nell’economia, più ciò vuol dire vivacità e dinamismo economico.
  • Tecnologia e innovazione: per secoli le innovazioni e invenzioni si muovevano da oriente a occidente, a un certo punto questo processo si interrompe e l’Europa comincia essa stessa a auto innovarsi.

(Paesi che ancora non sono leader inizieranno ad avere una capacità produttiva in determinate produzioni e una capacità commerciale in grado di fare progressivamente concorrenza e poi spingere, far arretrare, coloro che un tempo erano gli attori e gli esportatori di tecnologie più avanzate.)

Teoria di Pomeranz

Da studi recenti sulla storia economica e sociale dell’Asia orientale premoderna è emerso un quadro molto meno statico di quanto si riteneva in Occidente. Le regioni avanzate della Cina avevano livelli di sviluppo tecnico, di relazioni di mercato e di condizioni di vita della popolazione comparabili a quelle coeve dell’Europa. Rovesciando la prospettiva, la domanda da cui parte Pomeranz è non perché la Cina non ha fatto come l’Inghilterra, ma perché l’Inghilterra è riuscita a evitare di rimanere intrappolata in quei freni che hanno bloccato lo sviluppo di altri paesi, come è riuscita a superare il limite alla crescita => perché l’Inghilterra è riuscita a evitare i limiti che hanno frenato la crescita della regione del delta dello Yangzi?

(E quindi come è stato possibile disinnescare la trappola malthusiana, secondo cui con l’aumentare della popolazione, il mondo non sarebbe in grado di sostenere la produzione agricola per alimentare la popolazione in continua crescita?)

Due fattori

  • Il caso: l’Inghilterra ha avuto la possibilità di utilizzare con facilità il carbone, aveva a disposizione una zona in cui il carbone era facilmente raggiungibile e estraibile.
  • La coercizione: la possibilità di rifornirsi, delegando ad altri territori, di beni che se avesse prodotto nei suoi territori avrebbe causato rendimenti decrescenti con conseguente stagnazione dell’economia (-> lavoro forzato per produrre tabacco, cotone).

Industrializzazione come ulteriore spinta alla grande divergenza

Industrializzazione come ulteriore spinta alla grande divergenza, e quindi parallelamente una de-industrializzazione di altre aree.

Il caso della Spagna

Lo sfruttamento dell’impero coloniale assicura alla Spagna ingenti quantità di metalli preziosi, ma verrà utilizzato in gran parte per acquistare dai paesi esteri. Infatti, la Spagna paga le truppe che si trovano nei paesi con cui era in guerra -> le truppe consumano, arricchiscono il nemico; inoltre acquista prodotti e materie prime, che d’altronde esporta soprattutto nelle colonie. Quindi la Spagna non riuscirà a sfruttare la sua stessa ricchezza, per soddisfare la domanda interna e quella delle colonie ci si rifornisce all’estero contribuendo alla crescita dei paesi con i quali si era in guerra -> l’oro che arriva in Spagna circola e si diffonde per l’Europa, andando ad arricchire le altre nazioni. La Spagna perderà il monopolio dei traffici con il suo impero e l’Atlantico diverrà un mare aperto alle flotte dei maggiori paesi europei.

Le Province Unite

Le Province Unite si mostrano fin da subito molto aperte nei confronti delle minoranze, diventano un centro attrattore di intelligenze, circolano idee e conoscenze. Entrano in conflitto con i portoghesi e strappano molti dei loro avamposti commerciali in Asia. Quindi, mentre il centro propulsore del cambiamento del XV secolo si colloca nell’Europa meridionale, in particolare in Spagna e Portogallo, nel corso del XVII secolo l’Europa settentrionale iniziò a prevalere sull’Europa meridionale, in particolare sul piano dello sviluppo economico, sociale e istituzionale. Questo evento è noto come “piccola divergenza”.

Interpretazioni del fenomeno

  • Geografiche: l’apertura di nuove rotte commerciali sull’Atlantico e la pressione espansiva dell’impero ottomano come causa del declino delle potenze mediterranee (Venezia ad esempio).
  • Demografiche: si cerca di collegare il maggior dinamismo di alcune aree rispetto ad altre con la presenza dell’opportunità di maggiore indipendenza dei giovani, spinti ad accumulare risorse ed esperienze lavorative.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher spanjolli.gaia01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Bigatti Giorgio.
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