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Storia della filosofia

Esame: 15 domande

(10 risposte secche, 5 discorsive)

Enigma e mito

Enigma: uomo di fronte a un fenomeno a cui non è in grado di dare una spiegazione. Sono sempre stati presenti nella storia dell'uomo. Prima forma di risposta → il mito: frutto della fantasia umana per spiegare fenomeni altrimenti inspiegabili.

Filosofia: amore per il sapere

La filosofia: amore per il sapere (Grecia VII a.C). Nasce nel momento in cui alla poesia si contrappone un sapere razionale. Invece di ricorrere al mito si ricorre a un tentativo di spiegazione razionale. La filosofia, a differenza del mito e della poesia, cerca di fornire argomentazioni per ciò che sostiene. Un artista non ha bisogno di giustificare la sua rappresentazione della realtà.

Emancipazione dei saperi

A partire da Galileo Galilei inizia un processo di emancipazione di alcuni settori del sapere che individuano un oggetto e un metodo (es. fisica, chimica). Anche gli ambienti che riguardano da più vicino l'uomo cominciano a emanciparsi (es. economia: > Adam Smith). Sono rimasti alla filosofia quegli ambiti che non sono sotto alla scienza.

Filosofia contemporanea

Contemporanea: dal XX secolo. Scopo della filosofia: attività che consiste nella riflessione e analisi delle opinioni che abbiamo sul mondo e su noi stessi per vedere se sono razionalmente difendibili. Non dà nulla per scontato e si serve di concetti e argomentazioni per giustificare le proprie convinzioni.

Ottimismo e pessimismo nella filosofia

1800: culmine dell’ottimismo dell’ideologia borghese. 1900: caduta nel pessimismo, per diversi motivi:

  • Crisi
  • Crisi del soggetto autocosciente
  • Perdita di un orizzonte condiviso
  • Crisi dei fondamenti

La scienza non era in crisi. La crisi è stata prettamente filosofica, di una certa condizione della scienza, della concezione positivista della scienza.

Crisi dell'ideologia borghese

La crisi più percepita è stata quella dell’ideologia borghese. La società dell’800 nasce dalla Rivoluzione Francese (1789), in cui la borghesia vuole appropriarsi anche del potere politico. Questa situazione economico-politica mostra ben presto delle criticità.

Il socialismo utopico di fine 1700 aveva già colto le crepe della struttura sociale. Marx per primo punta il dito contro la borghesia, facendo leva sulle crepe già evidenziate in precedenza (>1848 manifesto del partito comunista). Il movimento che nasce da Marx in Europa accoglie molto seguito e dà origine a dei partiti che fanno pressione sui governi Europei che esprimono il potere della borghesia. La crisi della borghesia implica anche una crisi dei valori predicati dalla borghesia.

Crisi del soggetto autocosciente

“Nel corso dei tempi l’uomo ha dovuto sopportare due grandi mortificazioni che la scienza ha recato al suo ingenuo amore di sé. La prima, quando apprese che la nostra terra non è il centro dell’universo, bensì una minuscola particella di un sistema cosmico che, quanto a grandezza, è difficilmente immaginabile. Questa scoperta è associata per noi al nome di Copernico, benché già la scienza alessandrina avesse proclamato qualcosa di simile. La seconda mortificazione è poi, quando la ricerca biologica annientò la pretesa posizione di privilegio dell’uomo nella creazione, gli dimostrò la sua provenienza dal regno animale e l’inestirpabilità della sua natura animale. Questo sovvertimento di valori è stato compiuto ai nostri giorni sotto l’influsso di Charles Darwin, di Wallace e dei loro precursori, non senza la più violenta opposizione dei loro contemporanei. Ma la terza e più scottante mortificazione, la megalomania dell’uomo è destinata a subirla da parte dell’odierna indagine psicologica, la quale ha l’intenzione di dimostrare all’Io che non solo egli non è il padrone in casa propria, ma deve fare assegnamento su scarse notizie riguardo a quello che avviene inconsciamente nella sua psiche” Freud

Si assiste anche al compimento di una crisi culturale grandissima. L’uomo aveva prima la consapevolezza di essere al centro di un universo creato appositamente per l’uomo, con il cristianesimo si ha poi un’esplosione di ottimismo: Dio manda suo figlio per riscattare l’uomo dal peccato originale e condurlo alla salvezza. Si scopre di non essere al centro dell’universo, con Copernico, e, con Darwin, di non essere nemmeno un essere privilegiato. La terza mortificazione fu quella che distrusse completamente la megalomania dell’uomo. Pascal affermava che l’uomo era simile ad una canna, il più fragile di tutto il creato, ma che la sua grandezza risiedeva nella coscienza e nell’autocoscienza. Freud afferma successivamente che anche ciò non è vero. Si scopre di essere in balia di forze oscure, che non si conoscono e non si riesce nemmeno a far luce sui nostri desideri, sulle nostre pulsioni, sulle cose che ci fanno paura.

Perdita di un orizzonte positivo condiviso

Tra la metà dell’800 e i primi del 900 dal punto di vista storico capitano cose assolutamente non rassicuranti. Questo periodo viene chiamato dai Francesi “Belle Epoque”. La Prima Guerra Mondiale non è un inizio, ma il termine di un processo che continuava da anni. Fa saltare un assetto che in Europa era durato cent’anni. Tra le due guerre si affermano i regimi totalitari o di destra o di sinistra. Tutto ciò porta alla Seconda Guerra Mondiale, che ha coinvolto completamente anche la popolazione civile. Dopo la seconda guerra mondiale la divisione del mondo in due blocchi, la cosiddetta guerra fredda che ha generato timori enormi per le bombe atomiche. Mentre si attenua la divisione dei due blocchi emergono contemporaneamente altri problemi: es. cambiamento climatico. Tutto ciò serve a giustificare un pessimismo che sembra non avere via d’uscita? Già in precedenza c’erano stati periodi bui, ma nessuno aveva mai prodotto un pessimismo così radicale. Gli uomini del passato erano in grado di trovare un orizzonte positivo e condiviso, l’individuo sapeva perché vivere e perché morire. I greci avevano la polis: per questa loro vivevano e potevano eventualmente morire. Le crociate avevano l’orizzonte della fede, per la quale valeva la pena vivere o morire. La rivoluzione francese voleva riaffermare la ragione dell’uomo. Tutto questo viene meno. Oggi qual è l’orizzonte comune per il quale l’uomo può vivere, lottare e morire? È venuta a mancare una sorta di identità collettiva in cui ogni individuo possa riconoscersi, c’è una frammentazione.

Crisi dei fondamenti

Riguarda alcuni settori della scienza e alcuni episodi che hanno avuto ripercussioni a lungo termine.

  • Crisi dell’evidenza matematica: scoperta delle geometrie non euclidee. Nascono perché i matematici intendevano dimostrare il quinto postulato di Euclide. Lobacevskij e Riemann, separatamente, scoprono che si può descrivere lo spazio in modo diverso da Euclide. La domanda diventa “qual è la vera descrizione dello spazio?”. Si hanno 3 diverse descrizioni dello spazio coerenti al loro interno, tuttavia incompatibili tra di loro. Di conseguenza sorge un’altra domanda ancora più radicale: “La conoscenza razionale (=matematica) è in grado di produrre una descrizione vera della realtà?”. Con questa domanda si mette in discussione la razionalità, il ruolo e la funzione della razionalità, la possibilità stessa di una conoscenza del mondo che non sia un’opinione.
  • Antinomia di Russel: Frege voleva fondare la matematica sulla logica, crede di esserci riuscito, quando nel 1922 riceve una lettera da Russel che gli fa notare un’antinomia che invalida completamente il suo lavoro. ANTINOMIA DEL MENTITORE: un Tebano dice “tutti i tebani mentono”. Se il tebano dice la verità, allora è falso che tutti i tebani mentono, quindi mente. Se il tebano mente, allora è vero che tutti i tebani mentono, quindi dice la verità. In un caso e nell’altro per dire la verità deve mentire; per mentire, deve dire la verità. Un’antinomia del genere viene individuata da Russel. Nemmeno la matematica riesce ad avere delle basi puramente razionali. Anche questo torna ad incidere sulla fiducia della ragione.
  • Crisi del meccanicismo: il presupposto della fisica fino all’800 era che tutti i fenomeni naturali potessero spiegarsi sulla base di due principi, ancora quelli cartesiani: estensione e moto locale. Con le scoperte della fisica stessa emerge che estensione e moto locale non bastano. Se ci si sposta ai fenomeni biologici il meccanicismo spiega poco o niente. Il meccanicismo rivela la sua fragilità nella fisica e la sua inutilità nella biologia. Einstein con la teoria della relatività è il colpo di grazia sancisce la crisi dei fondamenti. In essa adotta una geometria non Euclidea. Non ci sono verità che siano acquisite una volta per tutte nemmeno nella fisica. Si ritorna quindi alla domanda “qual è la descrizione vera dello spazio?”. Pioncarè e Duhem provano a dare una risposta per spiegare i fenomeni fisici. Siccome la geometria euclidea è quella più utile, per convenzione accettiamo come vera tale geometria. Poincarè scriveva queste cose nel 1902. Einstein pubblica Teoria della relatività ristretta nel 1905 e Teoria della relatività generale in uno spazio non euclideo nel 1916 ne consegue la crisi del convenzionalismo e del positivismo, che aveva basato i suoi fondamenti sulla scienza euclidea. Il positivismo si accompagna ad una reazione antiscientista (Bergson). Un’insofferenza nei confronti del positivismo era presente già nel momento in cui si parlava del problema delle geometrie euclidee.

Bergson

È un filosofo francese che vive a cavallo tra l’800 e il 900. Cerca di offrire un’alternativa alla scienza.

Critica nei confronti della scienza

Il tempo: Il tempo rappresentato dalla scienza è artificioso, non è il tempo della coscienza. “Agostino diceva se nessuno mi chiede cos’è lo so, se qualcuno mi chiede non so rispondere.” Lo definisce come distentio animi. L’idea è che lo spazio sia lo spazio fuori di noi, mentre il tempo una dimensione dell’anima. Il tempo è sempre stato misurato dall’uomo. In origine l’uomo misurava il tempo con il sole. Si è raffinato successivamente usando meridiane, clessidre e orologi infine. È sempre stato misurato ricorrendo allo spazio (posizione del sole nel cielo ad esempio). Questo è il tempo spazializzato di cui si serve la scienza, la quale procede per schemi astratti e ha bisogno di unità di misure omogenee. Ciò è inconciliabile con l’esperienza che noi facciamo del tempo. Il tempo della coscienza è chiamato da Bergson durata, non composto da unità omogenee, è un flusso. Tale flusso che costituisce un successione che si arrotola su se stessa confluisce nella memoria. Ciò che resta del tempo è la nostra memoria. La vita interiore è un insieme di processi in cui si manifesta la libertà come dato immediato della coscienza. Nella sua vita interiore l’essere umano si sperimenta come libertà. Freud con questo non sarebbe stato d’accordo, avrebbe detto che in questo insieme di processi di libero c’è ben poco, perché tali processi sono governati da forze che noi non governiamo. Gli anni sono all’incirca quelli di Freud e questa contrapposizione è interessante. L’uomo è dunque libero? Per Bergson sì. Come si dimostra? Non si può dimostrare, è un dato immediato.

Evoluzione creatrice

Il meccanicismo ha mostrato la sua insufficienza in fisica e soprattutto in biologia. Bergson si chiede cosa sia la vita, studiata dalla biologia. La vita è slancio vitale, è per definizione dinamica. Qualunque oggetto inanimato rimane ciò che è finché non interviene un agente esterno. La vita è ciò che ha consentito alla natura di evolversi in forme diverse. Tale evoluzione non è avvenuta né deterministicamente né finalisticamente (l’evoluzione persegue un fine), è imprevedibile. Ciò che si può vedere è il passato: la linea evolutiva si è diramata in due correnti; il regno vegetale e il regno animale. Nel regno animale sono individuabili due direzioni: animali dotati di istinto (facoltà di usare strumenti organici al fine di sopravvivere) e gli animali dotati di intelligenza. L’intelligenza è la caratteristica dell’uomo, nel quale si manifesta come capacità di fabbricare strumenti inorganici per adattarsi nel proprio ambiente. L’uomo non ha la forza di certi animali, ma ha inventato la ruota, il fuoco, le armi. Tra tutti gli strumenti artificiali di cui l’uomo si è dotato il primo è il linguaggio. La scienza è esattamente l’ambito in cui l’uomo opera con l’intelligenza.

Intelligenza e intuizione

La scienza fornisce un’immagine della realtà frammentata. La scienza opera con l’intelligenza, mentre la filosofia utilizza una facoltà superiore: l’intuizione, la facoltà di cogliere la realtà come un flusso continuo e creativo e non semplicemente come un aggregato di pezzi. La scienza si ferma al “relativo”, ove sia possibile, l’intuizione “attinge l’assoluto”. La filosofia ci fornisce un’immagine di insieme e ricrea un senso che la scienza non può dare. Pur affrontando la crisi, Bergson dà una risposta ancora positiva, per questo motivo è da considerarsi un filosofo appartenente più al 1800 che al 1900.

Nietzsche

È da considerarsi il primo filosofo del 1900. La sua fase cosciente dura però all’incirca 40 anni. Filosofo tedesco, ha frequentato il collegio di Pforta. Si innamora dei greci, amore che resisterà tutta la vita.

Periodo giovanile

La produzione si divide in 3 fasi:

  • Periodo giovanile (“La nascita della tragedia”, “Considerazioni inattuali”) in cui omaggia i suoi maestri.
  • Periodo illuminista (“Umano troppo umano”, “Gaia scienza”) in cui si allontana dai suoi maestri e critica il mondo contemporaneo.
  • Terza fase propone dottrine volte a rappresentare la realtà e non si limita a criticare la cultura contemporanea (“Così parlò Zarathustra”, “Al di là del bene e del male”, “Genealogia della morale”, “Volontà di potenza”, pubblicato con non poche manipolazioni da parte della sorella e del marito di lei, entrambi nazionalisti).

Influenze e studi

Negli anni in cui studia a Lipsia accadono due eventi determinanti per la sua evoluzione successiva. In quegli anni legge “Il mondo come volontà e rappresentazione” di Schopenhauer e incontra Wagner, con il quale instaura un rapporto di amicizia che durerà fino al 1878. Schopenhauer e Wagner avevano in comune la musica, per Schopenhauer la musica e l’arte in generale rappresentavano una via di fuga. Decide di seguire i corsi di filologia classica, è talmente bravo che il suo professore nel 1870 gli procura una cattedra di filologia a Basilea, che nel 1876 lascerà per motivi di salute.

Prima fase

Produce un testo sulla nascita della tragedia, e tutti rimangono delusi, aspettandosi un testo di filologia, quando nel 1872 esce “La nascita della tragedia”. In un certo senso, è il racconto di una doppia natura, di una doppia istanza che egli riconosce all’interno del mondo greco classico. Uno studio di psicologia sociale che ha come obiettivi quello di comprendere l’origine storica di una forma artistica, culturale e sociale, come la tragedia classica e soprattutto quello di capire quali impulsi profondi portarono i greci a concepirla.

Nel suo libro, Nietzsche propone una teoria che intende smontare l’immagine canonizzata della grecità (che egli come professore di filologia classica era tenuto a condividere ed insegnare) intesa come mondo della serenità, della compostezza formale, dell’ordine. Dietro a quest’aspetto evidente, Nietzsche individua un fondo oscuro, nascosto, tutt’altro che sereno e composto, un regno del caos e del disordine. Dietro l’apparenza, un’altra realtà (= Ecco Schopenhauer). Era convinto che la tragedia esprimesse al meglio la concezione della vita e del mondo dei Greci. Va quindi ad indagare le sue origini: tensione tra due elementi distinti ma complementari; l’Apollineo e il Dionisiaco. Apollo era la divinità del sole, della luce, dell’armonia. Dioniso era invece il dio del vino. Se Apollo rappresenta la razionalità, Dioniso rappresenta l’entusiasmo, l’ebbrezza. L’arte è fondamentale in entrambi gli elementi, ma in maniera diversa. L’arte emblematica per l’Apollineo era la scultura greca, massima razionalità che si può avere. Per il Dionisiaco è la musica, la danza, in cui gli elementi si fondono insieme, non c’è distinzione di forme come nella scultura.

Questi due elementi nell’antica Grecia non erano contrapposti, ma complementari. Al principio, in epoca pre-socratica, i due impulsi convivevano, separati e antitetici, ignorandosi reciprocamente, anzi l’uno alla luce del sole, l’altro nei luoghi dove gli era possibile esprimersi, i luoghi del culto di Dioniso. Poi, nel periodo della grande tragedia Attica, i due principi si armonizzarono tra loro, dando origine ai capolavori immortali di Sofocle ed Eschilo. La loro perfetta fusione origina per Nietzsche la tragedia. L’elemento dionisiaco, presente nella tragedia, completa l’opera apollinea, sottolineando la necessità di un equilibrio tra caos e ordine.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher federicaff di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Corvi Roberta.
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