Storia della filosofia
Perché occuparsi di filosofia?
La psicologia è una scienza che ha cominciato a formarsi come tale solo alla fine dell'800. Le questioni di cui la psicologia si occupa sono state oggetto di una riflessione molto precedente al costituirsi della psicologia come scienza. Tuttavia, lo spazio disciplinare in cui questa riflessione si muoveva era lo spazio della filosofia, per cui i problemi della psicologia sono stati, prima che della psicologia come scienza autonoma, della filosofia. In questo modo, la relazione tra filosofia e psicologia viene giustificata. Dunque, facciamo questo corso perché i concetti e le idee che usiamo quando parliamo di psicologia arrivano dalla filosofia, e studiare la storia della filosofia è un modo per imparare che questi concetti sono degli schemi che hanno una storia e un'elaborazione nel tempo e anche perché se non si conoscono le riflessioni che ci sono state prima su un certo argomento si farà molta più fatica, perché si metterà piede in un terreno mai dissodato, mentre se il terreno è già stato dissodato da millenni di riflessione si ha qualcosa da cui partire.
Quali sono i principali problemi che la filosofia affronta quando tratta del mentale?
Una prima questione è 'cos'è la mente', cioè la natura della mente. Una seconda questione è 'come funziona', cioè come conosciamo gli oggetti, o proviamo le emozioni e cosa significa volere, desiderare...
E infine ci sono una serie di conseguenze filosofiche ulteriori che non tratteremo molto ma che è importante tenere presente perché questi argomenti hanno una portata che non è solo strettamente teorica. Esempio banale: supponiamo che io sostenga una posizione rigorosamente materialista della mente, cioè per me la mente è il cervello, ovvero ciò che esiste come equilibri e combinazioni fisico-chimiche all'interno del cervello. Questo significa che ogni cosa che io faccio dipende da questi equilibri nel cervello e vuol dire anche che se faccio qualcosa, lo faccio perché nel mio cervello ci sono certi equilibri, che fanno sì che io non potessi non farlo. Dunque, vorrebbe dire che non sono responsabile di quello che faccio? È un problema etico, morale, non è un problema di filosofia della mente, ma è un problema strettamente legato alla questione di come interpretare il mentale. Quindi il tema della filosofia della mente non è semplicemente isolato e legato a una serie di teorie e problemi, ma interagisce anche con una serie di questioni e problematiche di altri ambiti.
Il modo in cui noi ragioniamo intorno al mentale varia nel tempo. Una delle radici della nostra cultura è sicuramente la cultura greca. Considerando Omero, se guardiamo la testimonianza che c’è nell’Iliade e com’è usato il termine pysché (anima), vediamo che è un modo molto diverso di intendere quel concetto. In Omero la psyché non è la sede dei pensieri e delle azioni, né è lo spazio psicologico, ma è semplicemente la forza vitale, ciò che fa sì che un essere animato sia un essere vivente (quando un eroe viene ferito esala l'anima, cioè il soffio vitale). L'anima dunque è ciò che tiene in vita, ma non è il luogo della psicologia, delle idee, non è lo spazio delle emozioni né del pensiero.
Testo 1: Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza
Jaynes mette in luce che nell'Iliade non c'è un concetto di volontà né una parola per designarla e gli eroi non sono i soggetti dell'azione. Non sono loro che decidono di comportarsi in un modo o nell'altro, ma si comportano così perché gli dei vogliono così. Gli uomini non hanno una propria volontà e non c'è la concezione di libero arbitrio. Per un greco questa spiegazione era perfettamente adeguata: si comporta così perché gli dei vogliono così. Questa spiegazione aiuta a comportarsi nel mondo? Sì. È una spiegazione diversa, che può essere più o meno corretta, ma certamente è un modo per spiegarsi il mondo.
Filosofi presocratici
Testo 2: Aristotele, De anima
«La ricerca sull'anima richiede che, insieme all'esame delle difficoltà che si devono risolvere nel corso della trattazione, si raccolgano le opinioni dei predecessori che si espressero in qualche modo intorno ad essa, e ciò per accogliere quanto hanno detto correttamente ed evitare i loro eventuali errori.» [A 2, 403b 25]
È tuttavia vero che il mondo greco sviluppa una riflessione molto articolata e complessa sul tema della mente e della psyché (anima, che è il concetto che nell'antichità era usato per indicare l'antenato primo dell'oggetto della psicologia cioè quell'ambito del mentale che è oggetto della psicologia).
Perché per studiare i filosofi presocratici prendiamo un testo di Aristotele? Perché Aristotele aveva un modo di affrontare le cose per certi versi moderno ed è: prima di tutto, analizzare lo stato dell'arte, cioè sapere cos'hanno detto gli altri prima di te su quel determinato argomento. Aristotele in un testo che è noto come De anima, in cui sono raccolte tutte le sue riflessioni sull'anima, spiega anche quello che hanno detto gli altri prima di lui.
Fin dall'inizio, i filosofi presocratici hanno affrontato la questione sull'anima a partire da una considerazione molto evidente: quali sono le caratteristiche che distinguono un essere animato da un essere non animato? Il movimento e la sensazione. L'essere animato è un essere che si muove e che sente, cioè che percepisce il mondo intorno a sé. È un essere che interagisce con gli oggetti. Sono queste le due questioni fondamentali a cui il concetto di anima deve rispondere. Tutte le diverse posizioni che prima di Aristotele sono state proposte sulla questione dell'anima possono essere catalogate secondo le risposte date a questi due problemi.
Secondo Aristotele, alcuni affermano che l'anima è principalmente e fondamentalmente la causa del movimento, e ritenendo che ciò che non è esso stesso in movimento non può muovere un'altra cosa, sostengono che l'anima è un essere in movimento. Infatti, non può esserci qualcosa che non ha il movimento in sé, ma che fornisce movimento ad altro.
Poi ci sono coloro che si sono interessati alla questione della conoscenza. Questi affermano che l'anima è identica ai princìpi, che sono gli elementi fondamentali sulla base dei quali si può spiegare il mondo. I filosofi presocratici si pongono una serie di questioni riguardo agli oggetti del mondo che provano a spiegare sulla base di alcuni princìpi fondamentali. Per esempio, qualcuno dice che il principio del mondo è l'acqua, qualcun altro dirà che è il fuoco, un altro l'aria ecc...
Se si ha questo tipo di impostazione, allora si spiegherà la conoscenza dicendo che l'anima è fatta degli stessi princìpi: l'anima è fatta di aria e quindi conosce le cose perché sono fatte di aria, o è fatta di acqua e conosce le cose perché sono fatte di acqua ecc... Ciò che a noi interessa non è il principio specifico di ogni teoria, ma lo schema generale. Dunque, per Aristotele, i presocratici si sono posti la questione di cos'è la sensazione e l'hanno risolto sulla base dei princìpi che sono alla base del mondo.
Platone (427-347 a. C.)
Testo 3: Fedro
«Ogni corpo, che riceva dall'esterno il movimento, è inanimato, mentre ogni corpo, che lo riceva dall'interno, da se stesso, è animato, in quanto è questa la natura dell'anima. Ma se le cose stanno così, ossia che ciò che muove se stesso non è altro che l'anima, necessariamente l'anima deve essere ingenerata e immortale.»
Ora passiamo direttamente a Platone, in quanto Aristotele non ha lasciato una traccia significativa nel modo di considerare il mondo psichico. Platone è uno dei primi filosofi da cui ci arrivano dei testi completi che ha prodotto, scritti e pensati perché tutti li leggessero. Sono dei testi prettamente costituiti sotto forma di dialoghi: una serie di personaggi che discutono di un argomento e uno di questi è di solito il suo maestro Socrate a cui mette in bocca le sue idee (di Platone).
Fedro è un dialogo sull'anima ed è presente una dimostrazione dell'immortalità dell'anima, a partire dalla sua stessa definizione. L'ente che ha il movimento in sé è animato mentre quello che lo riceve dall'esterno è inanimato. Se è vero che l'anima è il principio del movimento, allora necessariamente l'anima è ingenerata e immortale, in quanto se fosse generata sarebbe stata generata da qualcos'altro che non sarebbe l'anima, per cui l'anima non sarebbe il principio del movimento. Tuttavia, è certo che gli uomini sono mortali, e questo come si accorda con l'immortalità dell'anima? Con la reincarnazione: l'anima immortale rientrerà in altri corpi, all'infinito.
Platone non ha un'idea unitaria dell'anima, ma ritiene che sia formata da parti diverse. In particolare, sviluppa una teoria dell'anima tripartita. Una parte è la ragione, una parte è l'anima irascibile e l'altra è l'anima concupiscibile. La ragione si occupa dei concetti astratti. L'anima irascibile è la parte passionale, quella degli entusiasmi, dell'ira, capace di coraggio e di lasciarsi trasportare, che va tenuta a freno ma che anche fornisce la forza per l'azione. L'anima concupiscibile è legata alla sopravvivenza del corpo: ci fa sentire la fame, la sete, la stanchezza, il bisogno di riprodurci ecc...
«Poniamo che essa sia simile ad una potenza congenita di una pariglia alata e di un auriga. (...) In primo luogo, nel caso nostro, è la guida che conduce la pariglia; in secondo luogo, dei due cavalli ne ha uno eccellente e di razza eccellente, mentre l'altro è l'opposto e di razza opposta. È dunque necessariamente difficile e ingrato il compito dell'auriga nel nostro caso.» (Fedro, 246 a - b)
Sono le tre parti dell'anima e la questione diventa quella di governarle. Platone racconta nel Fedro il mito dei cavalli alati e dell'auriga. Sono due cavalli, uno bianco e uno nero. Quello bianco è l'anima irascibile che spinge la pariglia, l'anima del cavallo nero è quella concupiscibile che vuole andare per i fatti suoi, cioè verso il corpo, in quanto vuole inseguire il piacere del corpo. E infine la ragione deve guidare il carro. Il compito dell'auriga non è facile, perché un cavallo si lascia guidare, mentre l'altro tira dall'altra parte. Dove sta questa collocazione spaziale delle parti? Per Platone, è molto chiaro che c'è un sopra e un sotto. La parte inferiore è il mondo dei corpi, cioè il mondo fisico che ci circonda ed è un mondo fatto di copie approssimative delle idee, che sono il concetto che stanno nel mondo astratto, che è il mondo delle idee e viene collocato in una dimensione alta, sopra il cielo, che chiama Iperuranio.
Cosa vuol dire che il mondo delle idee è il mondo delle cose vere, mentre il mondo dei corpi è il mondo delle copie? È quello che noi impieghiamo quando conosciamo le cose. Per esempio: molti degli studenti in classe sono seduti su delle sedie senza gambe, mentre alcuni sono seduti su sedie normali, con le gambe; tuttavia, noi le chiamiamo tutte sedie e ci capiamo. Che cos'è che li tiene insieme in un unico concetto? È la loro funzione. Sono sedie perché ci siamo seduti sopra. Dunque, io ho un concetto di sedia come ciò su cui mi sedio, purché sia la sua funzione prevalente (posso sedermi sul tavolo, ma è una funzione temporanea). Quindi noi continuamente conosciamo il mondo attraverso le idee che ne abbiamo. Per esempio, se adesso qui entrasse di corsa una grande ombra nera che si agita velocemente, si muove e scorrazza per l'aula, penseremmo che si possa trattare di un gatto o un cane...ma in ogni caso penseremmo alla categoria di animale. Non riusciamo a concepire qualcosa totalmente estraneo da qualsiasi categoria, ma quello che possiamo pensare è sempre il risultato di una somma di categorie, di pensieri, di concetti e di idee che già possediamo.
Ma da dove ci arrivano questi modelli che già possediamo? Dal mondo delle idee. L'anima è immortale e quando muore e si separa dal corpo va verso il mondo delle idee, e qui si ferma più o meno a lungo, guarda, contempla e conosce le idee. Poi le dimentica, ma non del tutto, per cui quando incontriamo qualcosa nel mondo e lo conosciamo, questa conoscenza ci risveglia il ricordo delle idee. Conoscere la realtà aiuta a sollevarci verso il mondo delle idee. Un altro canale che ci aiuta a sollevarci è l'amore. Anche l’amore per una persona è l'amore verso la bellezza, un'idea di bellezza che ci rimanda verso il mondo delle idee. Dunque, l'arte, l'amore e la bellezza aiutano a salire verso le idee.
In questo modo, abbiamo una metafora di dualismo in cui c'è un sopra (mondo delle idee) e un sotto (mondo del corpo), e l'anima è fatta come le idee, in quanto di fatto è capace di pensiero astratto, ma è anche combinata con il corpo, quindi sta in una sorta di regno intermedio e mette in comunicazione i due mondi. Essa infatti dal mondo delle cose si solleva nel mondo delle idee, e poi ricade nel mondo delle cose incarnandosi di nuovo in un corpo.
«Il potere naturale dell'ala consiste nel portare in alto ciò che è pesante, innalzandolo là dove risiede la stirpe degli dei, e in qualche modo più delle altre cose relative al corpo si trova a partecipare del divino e il divino è bello, sapiente, buono e dotato di ogni qualità simile. Proprio di queste si nutre e si accresce particolarmente l'apparato alato dell'anima, mentre per ciò che è brutto e malvagio e per le altre qualità contrarie si rovina e perisce.» (Fedro, 246 d-e)
Quando l'anima si applica alle cose belle, alla conoscenza, al concetto, essa si rinforza e diventa capace di stare più a lungo nel mondo delle idee e imparare di più. Quando invece resta schiacciata nella sua parte concupiscibile e quindi nel mondo dei corpi, allora diventa pesante e non riesce ad alzarsi, e ricade immediatamente nel mondo dei corpi una volta morto il corpo in cui in quel momento è incarnata.
«Questo luogo sopraceleste nessuno dei poeti di quaggiù ha mai cantato né mai canterà degnamente. Ma è così, perché bisogna ben avere il coraggio di dire la verità, soprattutto quando si parla della verità. Infatti è la sostanza che è realmente, priva di colore, senza figura e intangibile, e che può essere contemplata solo dal pilota dell'anima, dall'intelletto, ed è l'oggetto proprio del genere della vera scienza, che occupa questo luogo.»(Fedro, 247 c)
Le idee sono l'oggetto della conoscenza e noi abbiamo sapere solo delle idee. Possiamo dunque dire che è fatta della stessa materia delle idee, almeno per la sua parte razionale, ma al tempo stesso l'anima è quella cosa complicata e articolata che è anche spinta verso il basso. A seconda di come l'anima si comporta nella vita, sarà più o meno leggera una volta separata dal corpo.
Platone torna sull'argomento in un altro dialogo, il Fedone. La storia è quella di Socrate condannato e che muore; ha bevuto la cicuta e aspetta di morire. Mentre sta morendo, si intrattiene con i suoi amici e gli spiega come si sente e cosa pensa. Gli amici sono preoccupati e hanno paura, ma Socrate li riassicura dicendo che non c'è niente di cui aver paura, perché lui anzi lo desidera. Come filosofo, non ha mai fatto altro che praticare la morte, cioè ha sempre provato ad allontanarsi dal corpo e andare a contemplare le idee. Morendo l'anima si libera dalla prigione del corpo e va verso il mondo delle idee.
Testo 4: Fedone
«Ciascun piacere e ciascun dolore, come se avesse un chiodo, inchioda [l’anima] al corpo, l'allaccia e la rende corporea, facendole credere che siano vere le cose che il corpo dice tali. Avendo la stessa opinione del corpo e godendo delle stesse cose, essa è costretta, credo, ad assumere lo stesso carattere e modo di vita del corpo e perciò non arriva mai pura all'Ade, ma esce sempre dal corpo contaminata da esso, sicché ricade subito in un altro corpo e vi germoglia come un seme: per questo non è partecipe della compagnia di ciò che è divino, puro e uniforme.» (Fedone, 83d)
Quando siamo preda di un dolore fisico, difficilmente riusciamo a fare dei ragionamenti, il dolore fisico ci inchioda alla dimensione fisica.
È importante notare come nella concezione di Platone la reincarnazione dell’anima non sia legata ad un sistema di premio e punizione. Se un'anima è stata contaminata dal corpo ed è vissuta tanto legata al corpo, una volta che vi si allontana non vedrà l'ora di tornare in un altro corpo, e vi ricade subito. Al contrario, l'anima del filosofo che ha contemplato le idee non vorrà altro che stare nel mondo delle idee.
«L’anima di un filosofo ragionerebbe così e non crederebbe che la filosofia debba liberarla, ma, dopo che è stata liberata, debba abbandonarsi ai piaceri e ai dolori e incatenare nuovamente se stessa e compiere il lavoro interm...
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