Le trasformazioni urbane di Vienna nella seconda metà del 1800
Dalla seconda metà dell’Ottocento, Vienna si pone con estrema urgenza una serie di temi, questioni e
problematiche che caratterizzeranno la successiva epoca del 1900: a partire dalle problematiche del
rapporto tra arte e tecnica, tra qualità e quantità, tra tradizione e modernità, entrerà in crisi l’idea di
architettura come era stata concepita fino ad allora. Cosa significa essere moderni? Quale rapporto questo
tempo moderno si rapporta con i tempi precedenti? Problema tra tradizione e modernità.
Vienna è la capitale dell’impero austroungarico, che raggiunge la massima potenza e stabilità nel 1700,
tuttavia è scossa da una crisi politica, economica e culturale a partire dagli inizi del 1800, paradigma dello
spalancarsi del 1900; crisi di un intera armonia, di una stabilità che si pensava immutabile ed eterna:
l’impero.
“La kankania (Austria) era un paese di geni e questo fu il motivo della sua rovina” (Musil)
Crisi di un’idea di armonia, di stabilità, che si pensava dovesse durare per sempre (impero austroungarico
prototipo di questi caratteri). Con la crisi dell’impero, entrano in crisi anche i suoi principi, in modo diffuso,
sotto più aspetti.
Non è un caso che la psicanalisi di Freud (la persona scissa tra conscio e inconscio; il tema del doppio:
l’individuo non si riconosce più) nasca qui. Questo periodo di transizione e mutamento, avrà fine con la
Prima Guerra Mondiale che porterà al disfacimento totale dell’Impero.
La Vienna di fine secolo è la Vienna dei caffè: gruppi di intellettuali si incontrano nei caffè per discutere
(Ludwig Wittensteig, Adolf Loos, Otto Wagner, ecc.. ). Loro in realtà sono una piccola minoranza, ma
assolutamente rilevante e significativa per gli sviluppi della capitale asburgica.
Si confrontano, si conoscono; ciascuno nel proprio campo specifico (pittura, musica, architettura, ecc...) ,
con le proprie tecniche scientifiche, ma in realtà un tema unico, di fondo, attraversa la loro esperienza: la
difficoltà di ricondurre tutto ad un linguaggio sintetico.
Il 1858 è considerata una data molto significativa, di grande rilevanza: vengono abbattute le mura di Vienna
e inizia la costruzione del Ring, anello viario che va a sostituire le mura cinquecentesche e che definisce il
centro storico di Vienna.
Karl Lueger (sindaco di Vienna) è il simbolo del rinnovamento e di questa idea moderna. In Europa le città si
stanno trasformando in moderne capitali con nuove arterie di traffico, di merci, capaci di garantire
sicurezza pubblica, igiene. Lo stesso avviene a Barcellona e Parigi (dopo i moti del 1848) nello stesso
periodo: c’è volontà di trasformare le città in moderne capitali abbattendo le mura ormai obsolete che
impedivano il rapporto rapido con centro storico e quartieri circostanti.
Nel 1858 l’abbattimento è all’origine di una vera e propria reazione pubblica. L’abbattimento delle mura
viene percepito come fine di un’epoca, fine di un periodo.
L’abbattimento delle mura è la fine di un epoca, di un periodo. Perché l’abbattimento delle mura getta nel
panico la città? Le mura nel 500 rendevano la città una città fortezza: se da un lato proteggevano la città dai
nemici esterni, i Turchi, dall’altro davano una forma alla città, la rendono riconoscibile e dicibile e lo stesso
si sentono i cittadini. Essi si riconoscono come collettività. Le mura danno una misura, “L’abitare è prendere
misura” (Coomarashmany). Ora non c’è più nulla che rimanga fisso, statico: il traffico è percepito come
qualcosa di mobile, di non definito che si muove, un fluido incomprensibile.
Nel 1700 Vienna era diventata ormai una città capitale che si era fornita di una seconda cinta muraria per
inglobare i nuovi quartieri che si erano sviluppati. Al di fuori delle mura c’era il Glacis, area di area di
dominio imperal regio, usata per le passeggiate sul quale poi è stato edificato il Ring.
Ora Vienna non ha più bisogno di mura perché ha raggiunto la sua stabilità, non ha più il bisogno di
difendersi dai nemici: comincia a costruire il mito della città capitale dell’impero, erede del Sacro romano
impero. Si assiste a Vienna come nuova Roma. Per celebrare questo mito, Vienna comincia a dotarsi dei
propri simboli: si edifica la chiesa di San Carlo (con colonne che riprendono tratti romani), si costruisce la
residenza dell’imperatore (ruotata verso le terre dell’impero) ed i palazzi dell’aristocrazia (rivolti verso il
palazzo dell’imperatore). Esiste una chiara gerarchia: la città è organizzata in modo tale da comunicare per
immagini la stabilità dell’impero.
Perciò toccare questa forma simbolicamente rappresentata dalle mura significa aggredire la stabilità stessa
dell’impero. Nel 1857 viene emanato dall’imperatore il primo decreto che ordina l’abbattimento delle mura
per motivi funzionali, perché ormai sono anacronistiche ed impediscono lo sviluppo della città e i suoi
rapporti con l’esterno.
Non si voleva toccare il centro storico ma di creare un anello che collegasse rapidamente ciò che appartiene
alla storia con i nuovi insediamenti.
Nella Parigi il Barone Haussmann ha aperto all’interno della città i Boulevards che collegassero all’interno; a
Vienna, invece, non si viene toccato il centro storico. Questo anello viario ha anche una seconda funzione
simbolica: il Ring da Glacis (terreno di proprietà imperiale) viene in parte venduto (con i ricavati spesano le
urbanizzazioni) ai privati che costruiscono palazzine ed edifici pubblici (come il parlamento) che
rappresentano la borghesia nascente.
Gli edifici sul Ring dovevano parlare del cambiamento e del suo diventare una capitale moderna. Gli edifici
sono progettati dai più importanti architetti dell’accademia. Hanno quindi stili uno diverso dall’altro, scelti
in base alle funzioni che devono accogliere.
Il parlamento è in stile neogreco, omaggio all’Atene di Pericle dove è nata la democrazia. Di fianco c’è il
Municipio in stile neogotico che vuole rievocare la stagione dei Comuni. Il teatro ha uno stile Neobarocco
per ricordare la nascita delle istituzioni teatrali. L’università ha uno Stile Impero o Neorinascimentale. A
poca distanza l’uno dall’altro ci sono edifici pubblici che parlano linguaggi differente: Otto Wagner parla di
una vera e propria cacofonia linguistica.
Questo è materializzazione della confusione sociale e culturale. Non solo sono edifici progettati con stili
differenti, ma anche non trovano un legame, né tra di loro, né con il contesto. Del tutto indifferenti dal
luogo: nei progetti di concorso, più di una volta vengono spostati come pedine. Ring diventa un luogo dove
tutto fluttua, il che stride con il fatto che esso doveva divenire elemento unificante di tutta la città. Se le
mura definivano un luogo, queste nuove costruzioni sembrano ad aspirare a qualcosa di differente: il ring
diventa un non luogo.
È molto ambigua l’operazione a Vienna: alcune delle funzioni pubbliche erano ben presenti nel centro della
città ma c’è un forzato spostamento del terziario lungo il Ring, cosicché si liberano nel centro storico molti
spazi. Alcuni spazi vengono edificati, altri edifici presenti vengono abbattuti e ricostruiti (nel 1859 un
decreto stabilisce l’altezza massima degli edifici del centro storico di 6 piani). Si stava consegnando al
mercato immobiliare Vienna: in pochi anni (2/3) viene ricostruita. Questa operazione, che voleva
mantenere la storia della città, ne ha permesso invece il completo rinnovamento che ne mette in crisi la sua
forma, la sua identità, la sua riconoscibilità.
È possibile ovviare a questo problema?
Otto Koloman Wagner
(Vienna, 13 luglio 1841 – Vienna, 11 aprile 1918)
A partire dal 1850 frequenta l'Akademisches Gymnasium di Vienna, mostrando già notevoli capacità
nell'arte del disegno e dell'architettura. Nel 1857 si iscrive al Polytechnisches Institut viennese e dopo tre
anni si trasferisce a Berlino per frequentare la K&oum
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