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Storia e diffusione dei media digitali

La diffusione dei media digitali comincia negli anni '80 con la vendita di microprocessori a poco prezzo. Nel '90 viene inventato il World Wide Web, e nel 2000 sorge il web collaborativo, cioè piattaforme e forme online che vedono la collaborazione di più informatici. Il 35% della popolazione mondiale ha accesso a internet. I media digitali sono diffusi in tutti gli ambiti, anche in quelli più disparati, ma non ci si deve illudere che siano neutrali. Inoltre, i media digitali influenzano la società e le culture continuamente.

Internet e infrastruttura di rete

Internet non ha una sola sede, ma è distribuito su vari computer chiamati server. È una rete ridondante, infatti le informazioni vengono separate in pacchetti che possono viaggiare su reti diverse per poi riunirsi. Tutti possono accedervi. Ogni sito ha un codice alfanumerico che rappresenta il suo indirizzo, noto anche come dominio, che è gestito e assegnato dall’Icann. Esistono domini nazionali come .it, .com, .net.

Livelli dei media digitali e tecnologie di rete

I media digitali e le tecnologie di rete sono composti su tre livelli: il primo sono le risorse naturali, l’etere usato per le trasmissioni radio e le infrastrutture tecnologiche, il secondo livello sono i software e i protocolli, e il terzo sono i contenuti, cioè le informazioni in linguaggio umano.

Impatto sociale dei media digitali

I media digitali regolano la società, cambiano il modo in cui vediamo il mondo o interagiamo con gli altri. La società cambia in base ai media. È per questo che internet, ad esempio, ha una forma libera, perché chi l’ha creato ha scelto che fosse meglio che chiunque potesse modificarlo, per essere sempre al passo coi tempi ed essere migliorabile. Ci sono due diverse teorie sui media digitali: secondo alcuni sono un modo per diffondere democrazia, giustizia, uguaglianza, mentre secondo altri minacciano l’ordine sociale.

Caratteristiche dei nuovi media

  • Interattivi: I media digitali sono interattivi, multimediali, ipertestuali, mobili sociali.
  • Digitali: Lavorano in codice binario, quindi con i numeri 0 e 1. Le informazioni dal mondo esterno, dette analogiche, vengono convertite in questo codice.
  • Convergenti: Diversi macchinari convergono in uno solo, come il computer, che è stereo, calcolatrice, televisore ecc.
  • Ipertestuali: L'ipertesto funziona in maniera diversa dalla pagina stampata, infatti non ha una lettura lineare, ma attraverso link l’utente può navigare più velocemente, potendo anche passare da un video a testo.
  • Distribuiti: I media tradizionali sono unidirezionali, uno solo trasmette e produce, gli altri sono passivi, invece i media digitali sono alla portata di tutti e sono diffusi per tre peculiarità: basso costo, diffusione del World Wide Web, e software e piattaforme che permettono agli utenti di creare contenuti.
  • Sociali: Una caratteristica dei servizi offerti è che sfruttano le dinamiche sociali, quindi esistono molti social network. Nascono nuove comunità.
  • Mobili: Si trovano su notebook, cellulari, tablet, quindi si possono portare ovunque.

Usi e impatti delle tecnologie digitali

Chi usa i media poi potrebbe usarli per scopi diversi da quelli per cui sono stati creati. Le tecnologie possono offrire tantissimi tipi di opzioni, sempre però all’interno della tecnologia stessa. Come Twitter o Wikipedia, le puoi usare solo sul web. Le tecnologie digitali funzionano attraverso algoritmi. È possibile, per chi è pratico con l’informatica, cambiare questi algoritmi, azione chiamata jailbreaking. Ad esempio, con questa operazione è stato possibile sbloccare il software iOS e installare applicazioni Android.

Piattaforme e società di informazioni

Le piattaforme vengono chiamate tali perché sono ambienti neutrali, democratici, egualitari e aperti. Ad esempio, su Facebook sono gli utenti stessi che creano foto, link ecc, e poi li pubblicano. In pratica, il fruitore è egli stesso il produttore. Società di informazioni indica una società dove hanno molta più importanza i beni immateriali che quelli materiali. Questa società si afferma dopo gli anni '60 e viene chiamata società postfordista, postmoderna, società in rete, capitalismo cognitivo.

Questo processo è accelerato dagli anni '90, con la diffusione del computer e di internet. In un’economia informazionale, la produttività e competitività è data dalla capacità di gestire una grande quantità di informazioni. Nelle imprese diventa importante possedere diritti di autore e brevetti (diritti di proprietà intellettuale), inoltre le risorse principali non sono più le fabbriche o i macchinari. Dopo un determinato periodo, la proprietà intellettuale decade. Questo perché il bene è intangibile, non ha costi di produzione ed è un bene non rivale, quindi contemporaneamente possono usufruirne anche altre persone (come una canzone, la ascolti ma la sentono anche gli altri).

Diritti di proprietà intellettuale

  • Diritto di autore: tutela le opere artistiche, letterarie e scientifiche (libri, canzoni ecc.)
  • Brevetto: tutela invenzioni e scoperte.
  • Marchio: contraddistingue i prodotti di un'azienda dall’altra.

Alcune aziende, come Nike e Apple, non producono nemmeno le fabbriche che producono i prodotti (spesso in Asia), ma possiedono la proprietà intellettuale dei prodotti.

Teorie e visioni dei media digitali

Manuel Castells, negli anni '90, ha articolato una visione articolata della nuova epoca. Nella nuova epoca sono i beni intangibili e informazionali a determinare il successo economico (capitalismo informazionale), inoltre gli individui che sanno usare i flussi e le reti sono più aperti, vanno oltre la differenza di razza ecc., mentre quelli che non ne hanno accesso o manualità rimangono tagliati fuori.

Il modello della società postindustriale si fondava su tre componenti:

  • La riduzione del peso economico delle produzioni industriali contro l’innalzamento della nuova economia dell’informazione.
  • La centralità della produzione del sapere e della ricerca scientifica.
  • La divisione della vecchia classe dirigente in un ceto di burocratici e tecnici che esercitano il sapere in modo anonimo e in apparenza senza interessi politici.

Cambia anche la distribuzione all’interno delle macchine, rispetto al modello fordista. Infatti adesso gli operai sono divisi in team, le macchine possono essere facilmente reimpostate, l’organizzazione non è più rigida.

Opinioni di McLuhan e tecnoliberismo

Secondo McLuhan, con l’avvento della televisione e media elettronici, il mondo sarebbe diventato un villaggio globale, quindi un mondo libero da società centralizzate e burocratiche, cancellazione tra paesi ricchi e poveri. Questa idea si sviluppa ancor di più con l’avvento di internet, che permette a tutti di usufruire del sapere, di abbattere le barriere, di essere liberi. Si parla di tecnoliberismo, o ideologia californiana.

Negli anni '90 si fa strada l’idea di intelligenza collettiva. Secondo il filosofo francese Pierre Levy, la diffusione delle tecniche di comunicazione su supporto digitale ha permesso la nascita di nuove modalità di legame sociale, non più fondate su appartenenze territoriali, relazioni istituzionali, o rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri d'interesse comuni, sul gioco, sulla condivisione del sapere, sull'apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione. Questo fenomeno dà vita all'idea di "intelligenza collettiva", ossia una forma di intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta a una mobilitazione effettiva delle competenze.

Capitalismo cognitivo e sviluppo tecnologico

Il capitalismo cognitivo invece è una forma di organizzazione della produzione che, grazie ai media digitali, si basa sullo sfruttamento delle capacità cognitive degli individui. In Siberia esisteva una città accademica fondamentale per lo sviluppo delle nuove tecnologie. Lo standard della rete è il protocollo TCP/IP, creato e messo a disposizione di tutti per impedire che qualcuno monopolizzasse la rete (ARPANET e questo protocollo sono ancora alla base di Internet). C’era un’altra rete le BBS, banche di messaggi e di dati contenuti nei personal computer individuali.

Già negli anni '60, negli USA, si creò un gruppo di informatici hacker, che vollero avere accesso alla tecnologia del computer e furono anche tra i primi creatori di videogiochi. Nel 1971 Intel commercializza il microprocessore. Nel 1975 viene messo in commercio Altair 8800, primo personal computer da assemblare a casa. Nello stesso periodo nacquero le controculture e iniziative correlate.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriassume di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dei nuovi media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Accademia di Belle Arti di Frosinone - ABA o del prof Frazzetto Giuseppe.
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