Lezione 1
Poteri pubblici e poteri privati nello Stato veneziano di Terraferma dall'espansione
territoriale alle guerre d'Italia.
Come arco cronologico arriviamo fino alle guerre d’Italia, partendo dai primi del ‘400 fino
ai primi decenni del ‘500, dunque un’analisi più dettagliata possibile della costituzione dello
Stato regionale veneziano, evidenziando soprattutto le linee di fondo della statualità
le aree all’interno di ciascuna provincia in cui i poteri pubblici si
veneziana e intrecciano e
contrappongono ai poteri privati, e dunque una carrellata sulle diverse province confluite
all’interno dello Stato veneziano, proprio perché lo Stato di terraferma è uno Stato per
aggregazioni provinciali, perché vi sono delle cose che divergono.
Prima di far questo occorrono alcune specificazioni di fondo e di carattere generale.
Come è noto, la situazione italiana vide al suo interno alcune piccole/medio-grandi realtà
statuarie, che fin dal basso medioevo hanno caratterizzato le vicende italiane, e la
Repubblica marciana è una di queste.
Tutto sommato occorre partire da un po’ più da lontano.
È orami opinione comune, a livello storiografico che tra la fine del XIII secolo e la fine del
XIV secolo, è stato possibile in Italia, evidenziare una lenta/conflittuale, sicuramente non
specifica, ma comunque netta e difficoltosa creazione di realtà statali più ampie.
Questa creazione di realtà statali più ampie, definite e più facilmente identificabili,
comportò quasi contemporaneamente la creazione di strutture sociali più stabili, rigide e più
gerarchizzate, cioè la formazione degli stati ha immediata ripercussione sulla società intesa
complessivamente, nel senso che tra Due e Trecento vediamo la nascita di stati più solidi,
stabili e definiti, ma anche una progressiva cristallizzazione e gerarchizzazione delle
strutture sociali, quasi come si cercasse sostanzialmente una sorta di risposta ad esigenze di
stabilità tipiche dell’Italia di questo periodo.
La crescita tumultuosa che c’era stata nei secoli precedenti, di forze sociali nuove, di forme
e istituzioni nuove. c’era stata una espansione dal punto di vista
Dopo il Mille, è anche orami assodato,
economico e dal punto di vista demografico per quanto riguarda gli stati italiani.
Dal punto di vista politico, questa espansione aveva corrisposto la nascita dalla seconda
metà del XII secolo, di una forma tipica e per alcuni aspetti imparagonabile con il resto
delle altre realtà europea, vale a dire i Comuni.
I Comuni, l’unico possibile parallelo con molti distinguo si può fare con la Germania e
parzialmente con le Fiandre che con la Germania ci fu un esito istituzionale simile, sono
l’unica entità politica l’Italia centro settentrionale, segnano in
che per quanto riguarda
maniera decisiva, l’inizio della formazione istituzionale successivo.
I comuni, gli stati cittadini che da essi derivano, sono l’aspetto più qualificante
dell’esperienza dell’Italia centro settentrionale di questo periodo; essi oltre ad essere in
grado, pur con difficoltà, ad emanciparsi dai superiori poteri, ad esempio sono famosissime
le lotte tra i comuni lombardi e l’imperatore Federico Barbarossa, che sono state molto
enfatizzate e mitizzate da questo punto di vista, ma comunque i comuni sono la forza in
rispetto all’impero, ma non
Italia, che è in grado di creare per prima ambiti di autonomia
solo questo: i comuni italiani sono soprattutto famosi e importanti perché nell’unica volta
della storia istituzionale italiana siamo di fronte ad una capacità delle istituzioni di
rispondere direttamente a quelli che sono i movimenti sociali. I comuni italiani, specie nella
prima fase, dimostravano una grande capacità, che le istituzioni successive non avranno più,
di immettere al loro interno, forze sociali nuove, mutevoli, non rigidamente e
gerarchicamente stabilite. Tutto questo ha dato anche vita ad una sorta di mitologia: quella
dei governi larghi, governi popolari…., ma si tenga presente che per la capacità di
amalgamare forze sociali diverse non si intende che tutti erano rappresentati
per fino nei regimi postnapoleonici, dopo l’Ottocento,
istituzionalmente, un solo esempio:
nei comuni riformati, dopo la caduta di molti stati italiani, i non proprietari non avevano
diritto di voto, e si pensi sei secoli prima; e quindi anche la mitologia dei governi larghi va
presa molto con cautela da questo punto di vista.
Ma in ogni caso, è in Italia che attraverso questa forma di istituzionale, i comuni e gli stati
cittadini che comincia ad affermarsi quel processo di ricomposizione territoriale, che era
stato messo pesantemente in discussione nei secoli precedenti, in Italia, parzialmente in
Germania questo fenomeno di ricomposizione territoriale, e dunque sorge, si attua
attraverso i comuni, in atre realtà europee (Francia o Inghilterra) questo processo di
si svolge all’interno/attorno alle monarchie; le monarchie che sono
ricostituzione territoriale
depositarie di legittimità giuridica e istituzionale che si pongono come punto di
aggregazione, e questo succede anche in Italia meridionale, in questo periodo (Regno di
Napoli, Regno di Sicilia, di Sardegna, lo Stato Pontificio stesso, pur con problematiche
piuttosto grosse in questo periodo) dove sostanzialmente esiste un’autorità sovrana che
abbia una storia e tradizione, è questa autorità sovrana che si pone come punto di
aggregazione, dove invece soprattutto in Italia centro-settentrionale, dove non esiste questa
forma, la sovranità, spetta all’Impero, teoricamente, ma l’impero è una forma politica molto
lontana, ed è attraverso l’impronta data dai comuni, sono i comuni i maggiori di essi che
riescono a porsi come strumento politico di aggregazione politico e istituzionale nei
confronti dei territori circostanti.
La caratteristica principale dei comuni italiani almeno fino alla metà del XIII secolo, era
stata quella di amalgamare, al loro interno, e di avvicendare ceti politici e sociali diversi
(milites che provenivano dal contado in alcuni casi, o addirittura mercanti che si erano
arricchiti, insomma forze sociali nuove, non necessariamente omogenee che si
avvicendavano, che riuscivano; lo spazio politico dei comuni era riuscito ad avvicendare al
suo interno forze sociali diverse tra loro), in un processo quindi osmosi continuo, che
rappresentava quindi il momento di vitalità; molti di questi comuni, sempre in Italia centro-
settentrionale, sono in grado dalla seconda metà del Duecento ad operare e portare a
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compimento quello che si chiama geograficamente processo di comitatinanza , deriva dal
comitatus latino, ed è la capacità che ha un comune urbano di debellare nel proprio contado
di riferimento le forze signorili eventualmente concorrenti, cioè di portare sostanzialmente
sotto il proprio domino/controllo il proprio contado circostante, e il contado non è una
struttura amorfa, ma che spesso in questa fase di frammentazione del potere, ha al suo
interno signori locali, signorie vere e proprie che si oppongono a questo processo di
estensione. In un libro famoso di molti anni fa Fernand Braudel sosteneva che una città per
un’Impero
esistere ha bisogno di dominare per quanto minuscolo esso sia, e quindi come si
ben capire, se non riesce ad imporre nessun rapporto di sottomissione con il suo territorio
circostante, con il cosiddetto contado/comitatus non ha molte possibilità si sopravvivere,
una questione di drenaggio di materie prime, una questione evidentemente pratica, cioè ha
bisogno di questo minuscolo impero per esistere in quanto tale. Molte città, ad esempio,
nell’area veneta, misero in atto un decisivo processo di comitatinanza, ad esempio Verona è
noto come il comune che riuscì nella seconda metà del Duecento a sottoporre alla propria
1 Nell’età comunale, lo status politico-giuridico spettante ai comitatini (contadini), abitanti del territorio extraurbano
soggetto alla città dominante. Ebbe origine da quel processo di trasformazione (10°-12° sec.) della vecchia unità
amministrativa del comitatus altomedievale in comitatus civitatis, che modificò i rapporti politico-giuridici tra le
comunità cittadine e il territorio rurale, da meri rapporti di fatto in veri e propri rapporti di dipendenza. Il termine di c.
designò dunque quel complesso di obblighi e privilegi, che differenziarono l’insieme dei diritti civili spettanti agli
abitanti della città o del territorio extraurbano.
autorità gran parte del territorio circostante; un fenomeno simile, anche se diverso avverrà
nel Trecento ad opera dei Carraresi a Padova, che non sono ancora una signoria. Questo per
dire sostanzialmente che i Comuni e le città stato, sono la prima fase di ricomposizione
effettiva nel territorio italiano.
Questo sistema entra in crisi sostanzialmente alla fine del Duecento per motivi che si
lotte all’interno degli stessi
potrebbero definire sostanzialmente inevitabili: lotte tra comuni,
comuni, sono famosissimi i veri fenomeni di fuoriuscitismo ad esempio come nel duecento
toscano che abbiamo esempi di alcuni poeti come Cavalcanti e compagnia bella, che
scrissero struggenti ballate sul fatto che erano stati cacciati dalla città; quindi: lotte di
fazione, fenomeno del fuoriuscitismo e cose di questo tipo. Un sistema quello delle
minuscole città o medio-grandi città limitate al proprio contado che entra pesantemente in
crisi e questo prelude alla formazione di nuovi stati che non seguono necessariamente il
modello urbano di organizzazione del territorio.
È il discorso della nascita degli stati signorili: le signorie possono avere impronta cittadina,
rigorosamente
ad esempio lo Stato Toscano che sorge a metà Trecento ha un’impostazione
e la stessa Venezia ha un’impronta cittadina, sarà la stessa Venezia che si
cittadina,
espanderà nel rimanente della terraferma veneta, ma ci sono anche stati ad impronta
signorile, come nel caso dello stato Visconteo; i Visconti sono dapprima signori di Milano e
poi in questa logica di espansione e di superamento dell’ambito delle piccole città e del loro
rispettivo contado diventano signori di uno stato a dimensione più vasta quasi a livello
regionale già nel corso del Trecento, oppure per quanto riguarda il Veneto, che si tratterà
particolarmente, sorgono addirittura due stati signorili: lo stato scaligero che non è limitato
alla sola Verona, che nella sua massima espansione si estende sul vicentino, bellunese, su
varie parti del veneto, e dalla seconda metà del Trecento ci sarà anche lo stato carrarese, lo
stato di Padova, il quale stato carrarese tenterà a sua volta si espandersi e sarà, come si
vedrà, uno dei motivi scatenati della discesa in campo dello stato veneziano e della sua
costituzione in quanto tale; i carraresi, che da Padova cercheranno di prendere il veronese,
cercheranno di prendere Vicenza, e di ingerirsi in Friuli.
Lo stato signorile, a sua volta, comporta un mutamento delle situazioni preesistenti per forza
di cose, soprattutto laddove il centro di aggregazione non è una città dominate, ma è una
famiglia signorile; il caso che ci riguarda più fa vicino, la signoria scaligera succede nel
trecento scaligero una sorta di capovolgimento nettissimo della situazione precedente: come
si diceva il comune di Verona, nel corso del Duecento era stato uno dei più progressivi nel
portare a compimento il processo di comitatinanza, cioè far sparire gran parte delle
giurisdizioni feudali e signorili del territorio; il Trecento scaligero provoca una sorta di
capovolgimento complessivo: gli scaligeri individuano proprio nei signori del contado i loro
riferimenti privilegiati, e il contado veronese nel corso del Trecento sarà disseminato di
istituzioni signorili, la città perderà a scapito della famiglia signorile le conquiste avvenute
nel secolo precedente.
Anche in età veneziana il territorio veronese sarà suddiviso amministrativamente in quasi 80
circoscrizioni, 60 di queste private, a gestione privata, e quindi la città controllerà una parte
molto minima del suo territorio, questo anche in età veneziana.
Quindi uno sviluppo nuovo, non più necessariamente che segue dei modelli urbani di
si fa molto più simile a quello dell’Italia centro
organizzazione territoriale, e in questo caso
settentrionale a quello delle monarchie europee, che si formano attraverso queste vie, cioè
gli stati nazionali che per primi sorgono, sorgono in realtà che sono contrassegnate da
un’organizzazione feudale del territori, non cittadini.
è quello dell’indebolimento dei centri minori, delle cittadine più
Il fenomeno di fondo,
piccole e in questo contesto di apertissimo mutamento istituzionale, non reggono
sostanzialmente e di conseguenza o le famiglie signorili o le città principali sono appunto le
città più grosse che riescono alla fine per disponibilità economiche, per capacità di mezzi e
via dicendo, a porsi come punto di aggregazione principale perché uniche in un determinato
spazio geografico, a poter investire sostanzialmente in questo tipo di operazione e
ovviamente mosse da proprie necessità in questo senso.
Si tenga presente che siamo in un’epoca in cui non esistono, ovviamente gli eserciti
nazionali/statali in cui ad esempio per qualsiasi minima conquista bisogna assumere un
esercito mercenario, e non è che costasse poco, bisogna avere i mezzi per poter assoldare
tutta una serie di comandanti di ventura, ce ne sono alcuni di molto famosi, come ad
esempio Bartolomeo Colleoni, il conte di Carmagnola, figura tragicamente famosa, e quindi
uno stato, un centro urbano, nel caso veneziano, che ha questa disponibilità economica
riesce in questo tipo di sviluppo complessivo, altri devono soccombere, diventeranno città
suddite sostanzialmente in questo gioco continuo.
Per quanto ci interessa maggiormente, questo processo di nuovi ordinamenti statali
comporta per la prima volta e in maniera sostanzialmente definitiva che l’esercizio del
potere si svincoli sostanzialmente dalla struttura sociale di riferimento, non richieda più,
come si è detto, in piena età comunale il concorso di gruppi sociali eterogenei in grado di
avvicendarsi e via dicendo; sostanzialmente le istituzioni politiche, potremo dire, ma è un
dato molto significativo si avviano da questo momento in avanti, e non hanno ancora finito
in questo processo, a staccarsi e sostanzialmente ad innalzarsi al disopra del corpo sociale,
cioè non c’è più un rapporto in questo senso, che c’è stato invece nell’età comunale, e
quindi la tendenza di fondo è quella a strutture che sono più ampie, che diventano più
robuste, che sono appunto o a base cittadina o a base signorile, e nel contempo il Trecento è
famoso anche per la famosa crisi del Trecento: fenomeni di crisi demografica, di
indebolimento complessivo della popolazione.
l’appunto uno di questi stati che si affermano
Nostro obbiettivo è quello di vedere per
all’inizio del Quattrocento, tra fine Trecento e inizio Quattrocento; si sono viste le vicende
precedenti, adesso entriamo nello specifico della Repubblica di Venezia.
Alcune precisazioni iniziali.
Venezia viene definita, secondo la storiografia generale e commentatori coevi, una
Repubblica aristocratica, che è chiaramente un ossimoro: Repubblica perché tutti i patrizi
hanno uguali diritti politici, cioè tutti i patrizi possono assumere tutte le cariche politiche
dello stato marciano; aristocratica perché solo i patrizi hanno diritti politici, solo i membri
del patriziato hanno diritti politici, cioè possono assumere le cariche di governo all’interno
della compagine statale marciana.
noto, era avvenuta nel 1297
La serrata definitiva, com’è quando si era stabilito che si poteva
far parte del patriziato solo chi in quel momento ne faceva parte e i loro eredi, e si tenga
presente che perché una serrata sia tale non deve essere stagna, non deve avere pertugi, pena
una sua implosione, e nonostante la serrata del 1297 c’erano le fessure perché un gruppo
familiare particolarmente potente in qualche modo si infiltrasse, e questo è necessario
perché altrimenti implode tutto, e una delle famiglie più ricche della fine del trecento e dei
primi del quattrocento, i Vendramin ad esempio, erano mercanti di legname fin a qualche
decennio prima, e quindi non facevano parte del patriziato al momento della serrata, sono
stati cooptati all’interno successivamente, ma comunque da questo momento il patriziato è
un ceto chiuso, chiuso sempre con questa logica che si diceva, ma che monopolizza
completamente ogni carica di governo dalle più prestigiose alle più piccole sostanzialmente,
tutti i veneziani (che non saranno neanche molti) che si troveranno in terraferma ad
esercitare una qualche funzione di governo apparterranno rigorosamente al patriziato, non ci
sarà nessuno non patrizio, anche lì ci sono patrizi e patrizi, all’interno dello stesso ceto c’era
una forbice enorme tra chi si faceva le ville nella riviera del Brenta e chi chiedeva
sovvenzioni per comprarsi da vestire per andare in Maggior Consiglio ed essere vestito
dignitosamente, dunque all’interno del patriziato non è che fossero tutti uguali, e questo si
sull’occupazione/appannaggio delle cariche pubbliche, ad
ripercuoteva inevitabilmente
esempio la struttura di fondo della Repubblica di Venezia è il Maggior Consiglio a cui
hanno diritto di accedere solo e tutti i patrizi veneziani, e il Maggior Consiglio aveva
capacità di governo pressoché
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