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Lezione I

Storia degli antichi stati italiani: è un argomento che si presta ad un infinito numero di

interpretazioni.

Poniamo dei paletti di tipo cronologico, cioè dalla formazione di questi stati regionali cioè dalla fine

fino alle guerre d’Italia, che è il momento in cui mutano

del Trecento agli inizi del Cinquecento

alcuni equilibri, e di stabilisce una gerarchia tra questi Stati di questo periodo.

L’unità nazionale per quanto riguarda l’Italia è un fenomeno molto tardo, cioè nella seconda metà

dell’Ottocento, più o meno anche quando lo tesso fenomeno si è verificato in Germania, e dunque

gli antichi stati italiani durano fino a questa data e anche l’idea di Stato-nazione è un’idea molto

tarda.

È dunque un periodo molto lungo.

Si farà una specie di tour riguardante gli antichi stati italiani: partiamo da Venezia e si arriverà alle

monarchie meridionali, e alcuni di questi compariranno all’inizio del Trecento e avranno una

dimensione cospicua (es: Venezia, lo stato di Milano, lo Stato pontificio) altri avranno una

dimensione più compatta, più piccola, in alcuni casi avranno una durata lunga e alcuni spariranno

abbastanza presto, però tutto sommato fino alla pace di Lodi (1454), la situazione in Italia sarà

sempre una situazione molto magmatica, che sfugge di per se ad una catalogazione troppo unita e

chiara, ma trattando stato per stato questa verrà meno.

Per entrare in argomento è necessario fare alcune premesse che dovrebbero far capire perché in

Italia si verificò questa pluralità di formazioni statali destinate a condizionare la storia del nostro

Paese fino alla seconda metà dell’Ottocento, che a differenza di altre realtà europee, per esempio

Francia o Inghilterra e a modo suo anche la Spagna, che nei primi secoli dell’età moderna

rappresentavano già una realtà statale a dimensione nazionale sostanzialmente.

Per quanto riguarda il territorio italiano una nozione di base, per quanto riguarda la legittimità dei

poteri che si instaurano il territorio italiano, soprattutto quello centro-settentrionale è, in teoria, a

giurisdizione imperiale, cioè c’è un’alata autorità imperiale che sostanzialmente detiene il potere di

sovranità nei confronti dei territori italiani; dei territori centro-settentrionali, tranne quelli sottoposti

alla sovranità pontificia, solo Venezia città, per la sua origine bizantina rifugge da questa

sottomissione teorica, ma anche Venezia, quando diventerà stato territoriale, e dunque quando

acquisirà le province venete, il Friuli e altri territori avrà comunque del riconoscimento imperiale,

per il semplice motivo che questi territori erano sotto la giurisdizione imperiale.

I giuristi italiani trecenteschi non avevano dubbi in questo senso (“omnes iustitiones sud imperii”)

era un dato di fatto sostanziale; era ovviamente un’autorità amplissima molto poco esercitata,

sfuggono anche gli Stati meridionali (Regno di Sicilia, quello di Sardegna, e quello di Napoli,

questo alla metà del Duecento quando Federico II compì la separazione tra Impero vero e proprio e

i regni meridionali stessi che dall’ora in avanti avranno una propria sovranità che non sarà quella

imperiale. Comunque il fenomeno della nascita di questi stati regionali è un fenomeno che ha delle

premesse, per quanto riguarda l’Italia, parzialmente accomunabili a quelle tedesche e a quelle delle

Fiandre sostanzialmente, abbastanza precise, che differiscono quindi dalla storia istituzionale e

politica degli altri Stati europei; per quanto riguarda l’Italia, si può dire preliminarmente che dalla

fine del XIII secolo e la fine del Trecento è già possibile evidenziare nei territori italiani soprattutto

quelli centro-settentrionali una contrastata e difficoltosa, ma comunque generale tendenza alla

creazione si strutture statali che si fanno via via più stabili e definite; di contro, ed è un aspetto che

va tenuto conto, questa ricerca e definizione lenta di stabilità dal punto di vista istituzionale e

politico, va di contro una gerarchizzazione sempre più evidente e netta delle strutture sociali, è un

fenomeno che va di pari passo sostanzialmente, e di conseguenza le strutture sociali diventano

sacche più rigide sempre più piramidali sempre più gerarchizzate. Si assiste quasi sostanzialmente

ad una ricerca di risposte ad esigenze di stabilità e di sicurezza complessiva che rispondessero alla

situazione molto caotica e frammentaria dei secoli precedenti. Dopo il Mille è opinione comune di

tutti gli storici istituzionali e del diritto, economici e politici c’era stato in Italia una sorta di una

notevolissima espansione soprattutto dal punto di vista demografico, economico e questa

espansione aveva provocato, per quanto riguarda il trasferimento di queste linaria sul piano politico

istituzionale , dei fenomeni significativi che vennero a verificarsi soprattutto nel XII secolo. Per

quanto riguarda l’Italia il XII secolo e la seconda metà del XII secolo vede affermarsi una forma di

potere antica, e per certi versi imparagonabile con l’immanente libertà europea, parzialmente la

Germania e le Fiandre, la forma tipica e dominante sostanzialmente per gli effetti successivi, del

potere che si stabilisce in Italia è quello dei comuni. Il fenomeno comunale è una caratteristica

molto tipica dei territori italiani. Le citta-stato, i comuni, le città vere e proprie che riescono a

confronti dell’Impero (è famosissima la battaglia di Legnano

ritagliarsi spazi di indipendenza nei

c’è la capacità di alcuni comuni di costituirsi come nuclei locali di potere e di

del 29 maggio 1176)

ottenere nei confronti dell’Impero, degli anni di autonomia sanciti da specifici patti; le città

principali danno oltretutto vita ad un fenomeno di aggregazione territoriale che è quello

cosiddetto delle città-stato, cioè significa che le città sono in grado di acquisire potere nel territorio

circostante e di attuare anche se parzialmente quello che storiograficamente si chiama un fenomeno

di Comitatinanza, che è la capacità di un comune urbano di cogliere nel territorio circostante

dei propri poteri delle proprie leggi e capacità, e ovviamente tutto questo avviene scontrandosi

con i cosiddetti signori del contado, nel senso che i territori nella frammentazione precedente i

territori al di fuori dei centri urbani, sono chi più chi meno dominate da forze signorili, che magari

hanno stessi diritti di legittimità nel campo dell’investitura dell’Impero, e all’inizio siamo per lo

meno in una situazione di intreccio di diverse legittimità.

Dunque da questo punto di vista: capacità di affrancamento dell’autorità imperiale e soprattutto

dispute/lotte più o meno furibonde nei confronti dei signori del contado; soprattutto nei primi

decenni del Trecento i comuni più grossi sono protagonisti di quella che generalmente viene

chiamata legislazione antimagnatizia, sono tutta una serie di leggi che i comuni urbani emanano

per teoricamente far sparire, anche se non ci riusciranno, e limitare le influenze dei signori del

contado. I comuni urbani sono il fenomeno più significativo che contraddistingue le vicende italiane

dalle vicende generalmente europee, e significa che non c’è un’autorità

centro-settentrionali

come poteva essere la corona di Francia o d’Inghilterra che si pone come centro di potere e

centrale,

di aggregazione, qui i centri di aggregazione sono tanti, e in alcune regioni di più in altre di meno,

ma in Italia centro-settentrionale la funzione di aggregazione territoriale e la creazione di autorità

statali più ampie avviene parcellizzata attraverso i singoli comuni, i maggiori dei quali

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dtai59 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia degli antichi Stati italiani e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Zamperetti Sergio.
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