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Cinema come fatto sociale totale

Il cinema condiziona molteplici aspetti sociali, anche il turismo. Non è solo il prodotto filmico estetico che intercetta la dimensione psicologica; la funzione cinematografica ha influenza anche sulla progettazione. La sala cinematografica è buia, insonorizzata, tutto è fatto in modo che non si perda l’attenzione, per il coinvolgimento psicologico e l’immedesimazione con i divi dello spettacolo. Negli anni 1950 e 1960 era forte l’identificazione, fu un fenomeno psicologico. Il cinema è un sistema anche culturale, influisce sulla nostra percezione e formazione della realtà sociale.

La logica razionale l’abbiamo appresa dai film polizieschi, i serial che esaltano il ruolo delle scienze chimiche, i profiler, le mappe cognitive, le idee graficizzate e su questo la nostra mentalità si adegua. Gli elementi culturali sociali che troviamo nei film americani e che invece non troviamo in quelli italiani sono ad esempio il bere alcolici, è una dimensione culturale, il mondo universitario in Italia è molto poco rappresentato, è un tema importante per la società americana invece.

Films: produzione, distribuzione e fruizione

I passaggi sono produzione, distribuzione e fruizione. Questi tre aspetti incidono anche sulla struttura urbana. Il cinema ci permette di capire cosa è successo all’industria nel 1900, la prima metà fordista e la seconda metà post fordista. La distribuzione ed il consumo nelle sale cinematografiche nel 1900, che erano luoghi della città monumentali, mentre poi il cinema è stato assorbito nel tessuto, ed oggi sono tutti fuori città. Ciò dipende dalle trasformazioni economiche, le innovazioni tecnologiche hanno inciso sul cinema.

Negli anni 1920 si passò dal cinema muto al sonoro, dal bianco e nero ai colori, perché si trasformarono i sistemi di proiezione, furono investiti capitali elevati. È cambiato dal pensiero del 1900 ad oggi il modo di pensare, i paradigmi, siamo passati dalla centralità del linguaggio alla centralità dell’immagine, in genere ma soprattutto nella progettazione urbana.

Alla metà degli anni 1970 vi furono trasformazioni che valorizzarono lo spazio, i corpi nello spazio, ed uno degli atteggiamenti fu quello di spazializzare tutte le informazioni, ad esempio il GIS venne usato anche da chi si occupa di scienze sociali per localizzare i fenomeni, si passò dai metodi quantitativi a quelli qualitativi, altri tipi di approcci all’analisi della città. Fu una svolta teorica, iniziò l’analisi del micro, delle situazioni più piccole che ci fanno entrare in profondità nei meccanismi sociali a partire dagli anni 1970, nei quali si cominciava a parlare del corpo, della fisicità.

Il cinema e la città moderna

I testi che fanno riferimento al cinema sono di filosofia, (ad esempio la città dei Simpson), parlano della cultura visuale. Il geografo David Harvey lo spiega attraverso tre film. Il film è stato considerato il mezzo migliore per rappresentare la città, è fatto di assemblaggio, un corpo unico di elementi vari frammentati, nasce insieme alla città e si sviluppa con lei, fino alla città moderna.

Il cinema è stato strumento di integrazione sociale. Tra il 1800 ed il 1900 vi furono grandi flussi migratori, si parlavano lingue diverse, e lo strumento più veloce per apprendere costumi e linguaggio di culture diverse era il cinema, nacquero i fumetti per comunicare con persone che non capivano, i cinema si riempivano nella prima metà del 1900, era uno strumento popolare, democratico, anche se le sale erano divise tra bianchi e neri, per settori. Una pellicola è fatta di immagini cariche di fattori culturali e psicologici, che generano in chi le guarda comportamenti.

Problema gnoseologico ed epistemologico

Il cinema manovra le menti, noi vediamo solo una porzione di realtà, la diegesi (linea del racconto) è una realtà che noi estendiamo, vediamo solo una porzione ma capiamo anche il resto del contesto. I film di repertorio, i documentari di fine 1800, possiamo recuperare film che ci fanno capire com’era la città anni fa. Quello che vediamo può essere considerato realtà? Perché un film può anche distorcere la realtà.

Il film Ladri di Biciclette (1948, fase Neorealista nel II Dopoguerra) mostra per la prima volta che la telecamera andò per strada, mentre prima erano scenografie di città ricostruite in studio. In quel momento invece la realtà divenne interessante in sé. De Sica, Nouvelle Vogue francese, si soffermarono sui particolari architettonici, spaziali, guardarono al micro, si distanziarono dal modo di raccontare Hollywoodiano della storia, le relazioni tra le persone, in quel momento erano importanti le città, i dettagli, nella II metà del 1900. Si registrarono le nuove periferie, questi film rappresentano un pezzo di storia, mostrano gli emigrati che si spostarono a Roma, luogo delle possibilità, Pasolini descrisse le baraccopoli, abitazioni informali che c’erano negli anni 1950 a Roma. Le politiche urbane davano risposta all’urbanizzazione con le abitazioni informali.

A Matera la legge sui Sassi, c’era vergogna a vivere nelle grotte negli anni 1960, quindi vennero costruite periferie di qualità. Il protagonista del film girava per Roma in cerca della sua bicicletta rubatagli. Gli abitanti si spostavano in massa a piedi o in bici, non c’erano mezzi pubblici.

Film e contesto sociale

  • Umberto D. (De Sica/ Zavattini 1952), vanno con Demartino a fare un viaggio per riprendere luoghi dove la modernità non è arrivata, la Basilicata, dove il tempo si è fermato, “Cristo si è fermato ad Eboli”. Zavattini è stato un antropologo visuale. Il film parla della vita di un pensionato che deve chiedere l’elemosina, e mostra i quartieri Romani della II metà del 1900.
  • L’Eclisse (Antonioni 1962) qui sparisce l’icona monumentale e si guardarono spazi che prima non erano culturali, mostra storie d’amore ambientate in periferia per la prima volta (Neorealismo).
  • Borgata della Riforma (1954, Scottini) questo film è distorcente, mostrarono le nuove case dei contadini, esaltando le politiche del governo, attraverso alcuni tecnicismi, ad esempio il montaggio fatto con rapidità delle scene, viste dall’alto e poi si scendeva, parole dette in modo rapido, comunicazioni di regime, era un film politicamente orientato. Chi produceva i documentari infatti era l’Istituto Luce del Regime Fascista che esaltava il Duce e le innovazioni, le città fondate dal fascismo, e questo è continuato anche con i primi governi democristiani. La scena dei bambini che correvano a scuola non era reale, i bambini felici, ma si doveva rappresentare la modernità, i terreni erano affidati ai contadini insieme alle case, ma erano terreni troppo piccoli per far mantenere un’attività agricola, la situazione non era ideale come veniva mostrata negli anni 1950.

Il cinema e la realtà urbana

Il cinema può anticipare discorsi sulla realtà: fino agli anni 1970 ci fu una crescita della città industriale (urbanizzazione), dopo le città iniziarono a perdere popolazione (deurbanizzazione). Nel II Dopoguerra l’urbanizzazione assunse la forma di suburbanizzazione, ovvero la nascita delle periferie. In America in periferia troviamo le case a bassa densità, unifamiliari, ma era sempre suburbanizzazione. A Lewittow (NY), fu realizzata la prima città con abitazioni in serie prefabbricate in pochissimo tempo, e di questo fenomeno il cinema è riuscito a parlarne prima degli architetti.

Film It’s a Wonderful Life (1946) il personaggio voleva diventare ingegnere, poi diventa bancario per la famiglia, in una banca che si occupa solo di reinvestire in mutui abitativi per facilitare l’accesso alla prima abitazione. Il grande banchiere vuole invece incentivare l’affitto, lotta tra due modelli economici, non era un film di Natale dei buoni sentimenti, era tipo una protesta al liberalismo americano. Ancora oggi vi è un processo di smantellamento delle piccole banche popolari in banche commerciali. Il personaggio investe nella lottizzazione di Bailey Park, e questo anni prima della realtà.

Film Blade Runner (1982) segna il passaggio al Postmoderno, nominato così a fine anni 1980. È una storia retrofuturista dove guardiamo al futuro usando il passato. Vi era la sede di una corporation che ha il potere nella città del futuro ed era una piramide Maya. Vi erano macchine volanti ma povertà, quindi passato e futuro si combinano. Per farlo hanno usato l’eclettismo architettonico, combinando pezzi di stili decontestualizzandoli fino a smontarli di senso.

Il cinema può determinare comportamenti e azioni sull’ambiente

Ad esempio il film 3msc ha determinato scritte sui muri e lucchetti sui ponti. L’analisi comparativa e del contenuto del prodotto cinematografico è una metodologia per analizzare un film, attraverso dei punti da analizzare: composizione dell’immagine, punto di vista, parole usate. Un’altra tecnica è scegliere elementi del film e seguirne l’evoluzione.

Film girati a Matera

Il film La Passione di Cristo, o il film Il Vangelo Secondo Matteo, avevano ambientazione sacra e Matera veniva usata per creare Gerusalemme, veniva decontestualizzata, in atri film è stata rappresentata come Ostuni, non era mai veramente Matera. In altri tempi nel 1800, i film storici ricercavano elementi riconoscibili per comunicare.

I documentari, tentavano di costruire modelli alternativi di abitazione. Ultimamente la pubblicità della Pepsicola, della Mercedes e della Treccani erano ambientate a Matera. E adesso Matera è Patrimonio Universale dell’Unesco, ma solo dopo il film di Mel Gibson La Passione di Cristo è diventata meta turistica. È stata anche location per film horror per sistemi anticristo, esoterici, ad esempio Ascension Day, o Murder in the Dark. Gli stranieri vogliono sposarsi a Matera, è un target turistico. Si costruisce un’immagine segmentata della città, sempre storie sacre, bibliche. Quest’immagine ha conseguenze micro ad esempio sui nomi delle attività, sulle scelte quotidiane.

A Las Vegas invece troviamo luci, i Casinò, grandi alberghi, spettacoli, è il luogo del Postmoderno racchiuso in una strada, nei film è la città dell’eccesso, ma nella realtà ha anche quartieri normali.

I film come documenti storici

I film sono documenti storici che ci permettono di effettuare analisi sulla realtà urbana, strumento di analisi qualitativa, filo conduttore per accompagnare la storia della città. Attraverso la comparazione di immagini fotografiche una serie di film ci dicono come è cambiata la città. La comparazione, decostruendo le immagini di uno stesso luogo e tempo, la vediamo ad esempio tra film riferiti ad un’opera letteraria di Emil Zolà Al Paradiso delle Signore, ovvero i grandi magazzini, il luogo che nasce a metà del 1800 e rientra in una trasformazione generale della città. Zolà ha avuto un approccio realista alla descrizione delle città, osservava, intervistava la gente, era un sociologo, ha scritto sui centri commerciali, analizzava meccanismi e forme estetiche, organizzative, il sistema sociale nei grandi magazzini. Molti autori hanno fatto di questo testo dei film, e qui ci troviamo nella fase di urbanizzazione.

Le trasformazioni della città moderna

La società e lo spazio nella grande città di fine 1800: la città è composta di fasi, vi fu la crescita demografica delle città nel 1800 e nel 1900, fino alla metà del 1970. Fu un fenomeno legato all’industrializzazione, quando avvenne lo spostamento delle attività produttive dalle campagne alle città. Prima venivano costruite vicino ai corsi d’acqua, fonti energetiche attraverso pale mosse dall’acqua corrente, in zone rurali. L’introduzione del vapore e la ferrovia dettero la possibilità alle imprese di trasferirsi, la città era un bacino di clientela dei prodotti, era vantaggioso per le imprese stare vicino alle città. Frutto di economie di agglomerazione, le imprese avevano un vantaggio stando una accanto all’altra. La città era una meta per i flussi migratori, infatti vi furono fenomeni di immigrazione dall’Europa all’America, flussi dovuti alla crisi, la città subì pressione demografica, la popolazione nuova arrivava in città, quindi si sviluppò la classe borghese, legata alla proprietà terriera, che cercò residenze urbane oltre a quelle nelle campagne, erano industriali ma anche proprietari terrieri, perché la vita urbana era fondamentale.

I flussi migratori portarono a criticità urbane, vi erano sacche di città con problemi sanitari igienici e sociali, la pressione creava un abitare non organizzato.

Effetti dell’industrializzazione e dell’urbanizzazione sull’ambiente urbano

La carenza di servizi, ad esempio le fogne, la difficoltà nello smaltimento dei rifiuti e dei liquami, le fogne scoperte negli stessi spazi dove circolavano pedoni, carri, animali e bambini che giocavano, la scarsezza di condizioni igieniche, che generava epidemie (colera, tifo), le case sorgevano vicine alle officine che le inquinavano con i fumi, i quartieri residenziali erano malsani, aumentava il traffico, aumentava la povertà, e si speculava sull’edificazione dei quartieri residenziali con scarsissima qualità.

Primi studi socio-demografici delle città

René Villermé (1926); Edwin Chadwick, Report on the Sanitary Conditions of the Labouring Population of Great Britain, (1842); Robert Baker, cartografia sanitaria di Leeds, (1832); Frederich Engels, La situazione della classe operaia in Inghilterra. In base ad osservazioni dirette e fonti autentiche, (1945); Frederich Engels, La questione delle abitazioni, (1887); Jaques Bertillon, Essai de statistique comparée du surpeuplement des habitation à Paris et dans les grandes capitales européennes, (1894).

Mappa sanitaria della città di Leeds (Baker R.)

Charles Booth (1889): Come l’altra metà vive: studi sulle case popolari di New York (1890): Da queste criticità mosse i primi passi l’urbanistica, alcuni urbanisti pensarono alla città verde, la città giardino (Howard), i socialisti utopisti progettarono per gli operai un abitare secondo principi ideali, il Falansterio (Fourier). Le criticità portarono allo sviluppo di un dibattito sulle aree malsane, vi erano nuclei storici con strade tortuose che facevano stagnare l’aria, che causava epidemie, non c’era lo smaltimento dei liquami, e si sviluppavano malattie.

Unità urbana

  • Owen: Falansterio - Fourier: Familisterio - Godin: Città giardino - Howard: Letchworth: Welwyn: Port Sunlight (1910): Cité industrielle - Garnier.
  • Primi grandi piani urbanistici: Queste idee furono causa o scusa per i grandi sventramenti di Hausmann a Parigi (1853-1869), la sistemazione del ring (cintura verde) di Vienna (1859-1872), o l’ampliamento della città di Barcellona (1859).

Sventramenti di Hausmann a Parigi (1853-1869)

In realtà erano operazioni immobiliari speculative, ne troviamo una rappresentazione nei libri di Dickens, che mostrano la vita dei lavori minorili, era un periodo in cui non c’erano politiche urbane ma tutto era delegato a filantropi, istituzioni benefiche, il libro Dove vive l’altra metà, mostrava fotografie alla classe borghese, che non conosceva la vita nei ghetti, e gli antropologi proiettavano le foto nei salotti borghesi, era una forma di spettacolo perché era una realtà lontana da loro, esisteva violenza, alcolismo, era una società malata e patologica.

Si iniziarono quindi a sventrare le strade per sostenere la borghesia, poi gli stati nazionali organizzarono le politiche e vollero capire com’era fatto il territorio e quali erano i problemi. Hausmann sventrò i quartieri e ruppe il tessuto denso, costruì boulevard ed avenue, strade ampie che furono le nuove strade dei condomini borghesi, frutto di espropri ed introiti ricavati dall’acquisizione da parte della borghesia, egli li reinvestì nello spazio pubblico, che aveva anche funzione militare, serviva per far raggiungere più rapidamente alla cavalleria il centro urbano, dove erano state costruite le barricate che con le strade ampie non potevano costruire. Hausmann realizzò il Grande Incrocio, cioè i due assi nord-sud, est-ovest, in parte già esistenti o previsti, che si incontravano alla Place du Chatelet, costruì il sistema dei boulevards, il rassetto dei grandi centri urbani Etoile, Alma, Opera e Trocadero, sventrò l’Ile de la Cité, sistemò e realizzò grandi parchi urbani, ristrutturò l’amministrazione, compresa l’annessione dei comuni esterni, e infine fornì alcuni servizi urbani.

Ampliamento della città di Barcellona (1859) - Cerdà

Venne definita un’unità base, ovvero la scacchiera, composta da un isolato quadrato di lati pari a 113 mt, una superficie complessiva di 12.370 mq, e lati smussati agli angoli. Ogni isolato era diviso in lotti, vi era sempre uno spazio libero interno, ed almeno un lato doveva essere libero da edificazione. Barcellona era composta di quartieri (un quartiere era formato da 25 blocchi, una scuola, una chiesa ed una caserma), distretti (un distretto era formato da 4 quartieri e da un mercato), settori (un settore era formato da 4 distretti, due parchi urbani, un ospedale, edifici amministrativi ed industrie).

Ring di Vienna

A Vienna gli edifici pubblici, il comune, l’università, erano tutti lungo l’anello, sede delle antiche mura che non servivano più alla difesa perché c’erano le armi, perciò eliminato il muro c’era nuovo spazio per le speculazioni immobiliari. Queste strade furono ripensate con articolazioni funzionali alla carrabilità.

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Scienze politiche e sociali SPS/10 Sociologia dell'ambiente e del territorio

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Argot di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia urbana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Politecnico di Bari o del prof Bisciglia Sergio.
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