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Il paradigma: modello quantitativo e modello qualitativo

Thomas Kuhn - Opera: "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1972) afferma:

  • Scienza = passaggi da una teoria all’altra, avvenuti in momenti specifici (rivoluzionari), in cui non avviene un'accumulazione di nuove scoperte, ma vi è una rottura col passato in modo non completamente razionale (accidentalità storiche e personali) Rivoluzione Scientifica.
  • Rivoluzione Scientifica = momento in cui cambiano i problemi da sottoporre all’indagine, i criteri per scegliere l’importanza di un problema e la struttura concettuale (paradigma) con cui gli scienziati guardano il mondo.
  • Paradigma = modello, prospettiva teorica fondamentale, condiviso dagli scienziati, grazie al quale si acquisiscono criteri e metodi per costruire l’elaborazione teorica.
  • Scienze sociali = discipline multiparadigmatiche.

Modello quantitativo (neopositivismo di Durkheim) e modello qualitativo (interpretativismo di Weber)

  • La realtà sociale esiste ed è conoscibile = "cosa"; La realtà sociale si comprende (realtà multiple e soggettive);
  • Approccio empirista analisi oggettiva e distaccata; Approccio umanista analisi soggettiva e non distaccata;
  • Utilizza metodi quantitativi (campioni rappresentativi); Utilizza metodi qualitativi (intervista individuale o collettiva per comprendere ogni fenomeno in profondità);
  • Il disegno della ricerca precede la ricerca stessa ed è chiuso, rigido e strutturato (es. questionario); Il disegno della ricerca si costruisce con la ricerca ed è aperto, destrutturato e idoneo a captare l’imprevisto;
  • Dati HARD = oggettivi, standardizzati, confrontabili; Dati SOFT = ricchi, non standardizzati, profondi;
  • Impostazione ricerca = metodo deduttivo (part → gen) (la teoria precede l’osservazione); Impostazione ricerca = metodo induttivo (gen → part) (la teoria emerge dall’osservazione);
  • Uso della letteratura = CRUCIALE; Uso della letteratura = AUSILIARIO;
  • Concetti = operativizzati (traduzione concetti astratti) in variabili prima di iniziare la ricerca; Concetti = orientativi, aperti, in costruzione;
  • Obiettivo = spiegare la variazione (la varianza) delle variabili dipendenti; Obiettivo = comprendere i soggetti, interpretare il punto di vista dell’attore sociale;
  • Rappresentazione = Tabelle (prospettiva relazionale). Rappresentazione = brani di interviste, testi (prospettiva narrativa).

Concetti, indicatori e indici

Nelle scienze sociali esistono concetti più generali = lontani dall’esperienza è necessario operativizzarli (tradurli in termini osservativi) tramite indicatori.

  • Indicatori: concetti semplici, facilmente operativizzabili e legati ai concetti più generali da un rapporto di indicazione (o rappresentazione semantica) = rapporto che si definisce parziale (un singolo indicatore non esaurisce un concetto generale e non può sovrapporsi totalmente al concetto stesso).
  • La rilevazione empirica di un concetto non direttamente osservabile passa attraverso 4 fasi: l’articolazione del concetto in dimensioni (i diversi aspetti e significati del concetto), la scelta degli indicatori, la loro operativizzazione, la formazione degli indici. L’indice è la sintesi globale della pluralità delle variabili che sono state prodotte dai diversi indicatori.

Variabili

  • Definizione = proprietà operativizzata di un oggetto (concetto operativizzato applicato ad un oggetto = proprietà di un oggetto variabile) (es.1: Proprietà = istruzione // Variabile = titolo di studio) (es.2: Oggetto = libro // Proprietà = peso // Operativizzazione = pesiamo il libro // Variabile = peso misurato // Valore = 0.8 kg)
  • Studi sulle variabili:
    • Studio Longitudinale o Diacronico: le variabili possono variare nel tempo, su uno stesso caso.
    • Studio Trasversale o Sincronico: le variabili possono variare fra i casi, nello stesso tempo (metodo più utilizzato).
  • La classificazione può avvenire secondo:
    • Manipolabilità: le variabili possono (o non) essere manipolabili dal ricercatore (la maggior parte non possono);
    • La posizione nella relazione causa/effetto in una relazione asimmetrica tra due variabili (1 influenza l’altra) è presente la variabile indipendente che influenza (causa) e la variabile dipendente che è influenzata (effetto);
    • Osservabilità: ci sono variabili latenti, che non sono direttamente osservabili in quanto rappresentano concetti molto generali o complessi; e variabili osservate che, al contrario, sono facilmente rilevabili. Entrambe possono essere operativizzate, per cui anche nel caso delle variabili latenti c’è una sostanziale differenza con i concetti;
    • Il carattere individuale o collettivo: possono essere variabili individuali o collettive:
      • Variabili individuali = sono specifiche di ogni individuo
      • Variabili collettive = sono proprie di un gruppo sociale. Si suddividono in:
        • Aggregate: la proprietà del collettivo deriva dalle proprietà dei singoli componenti del gruppo.
        • Globali: caratteristiche esclusive del gruppo non derivano da proprietà dei membri che lo compongono
  • Operazioni logico-matematiche (effettuate sulle variabili) abbiamo variabili nominali, ordinali, cardinali:
    • Stati della proprietà: la proprietà da registrare assume stati discreti non ordinabili, cioè finiti e delimitati che non hanno alcun ordine o gerarchia tra di essi. Il valore assunto dalla variabile nominale viene denominata modalità/categoria;
    • Procedura di operativizzazione: classificazione
    • Relazioni tra modalità: "eguale" & "diverso"
    • Esempi:
      • Variabile = Sesso // Mod./Cat. = Maschio, Femmina (variabile con sole 2 modalità = Dicotomica)
      • Variabile = Religione professata // Mod./Cat. = Cattolico, Ebreo, Mussulmano…

Stati della proprietà

  • Le variabili possono essere ordinali per 2 motivi:
    • Derivano da proprietà costruite da stati discreti ordinabili
    • Derivano da proprietà continue, che sono state registrate su una sequenza solo ordinale, in quanto non si dispone di una unità di misura
  • Procedura di operativizzazione: ordinamento = si tiene conto dell’ordinabilità degli stati della proprietà (es. numeri naturali che non godono delle proprietà cardinali (distanza tra modalità non confrontabile))
  • Relazioni tra modalità: "eguale" & "diverso" + "maggiore" & "minore"
  • Esempi:
    • Variabile = Titolo di studio // 5 mod./cat. = Nessun titolo, Lic. elementare, Lic. media, Diploma, Laurea. Confrontando due soggetti si potrà affermare non solo che sono uguali o diversi, ma anche che uno possiede in maggiore o minore grado la proprietà misurata (es. un laureato ha un'istruzione formale maggiore di un diplomato).
  • Stati della proprietà: variabili per le quali i numeri assegnati alle modalità hanno un pieno significato numerico (proprietà ordinali e cardinali)
  • Procedura di operativizzazione: misurazione (quando la proprietà da misurare è continua e si possiede una unità di misura prestabilita che permetta di confrontare la grandezza da misurare con una grandezza di riferimento) e conteggio (quando la proprietà da registrare è discreta ed esiste una unità di conto, cioè una unità elementare che è contenuta un certo numero di volte nelle proprietà dell’oggetto)
  • Relazioni tra modalità: "eguale" & "diverso" + "maggiore" & "minore" + tutte le operazioni statistiche (+,-,:,x)
  • Esempi:
    • Variabile = Età (misurata in anni). Confrontando due soggetti si potrà dire non solo se sono uguali o diversi (livello nominale) e se uno è più anziano di un altro (livello ordinale), ma anche qual è la differenza di età tra il primo e il secondo (livello cardinale).

NB: Le proprietà più caratteristiche delle scienze sociali possono essere tutte immaginate come proprietà continue, che però non riescono a passare dalla condizione di proprietà continua a quella di variabile cardinale per la difficoltà di applicare una unità di misura agli atteggiamenti umani. Per cercare di superare questo limite si utilizza la tecnica delle scale, che cerca di avvicinarsi a variabili in cui la distanza tra due valori sia nota. Le variabili prodotte da questa tecnica sono dette quasi cardinali.

Gli errori

L’errore di rilevazione può essere definito come uno scarto, deviazione tra un concetto teorico ed una variabile (empirica) e può essere:

  • Errore sistematico (distorsione o errore costante): è un errore costante, che si presenta in tutti i singoli casi di rilevazione e tende a sovrastimare o sottostimare il valore vero. Non è pari a 0 ma assume valore positivo o negativo. L’errore sistematico è la parte di errore comune a tutte le applicazioni di una determinata rilevazione;
  • Errore accidentale (non è insidioso): è un errore variabile, che varia da rilevazione a rilevazione, per cui si tratta di un’oscillazione che, ripetuta su tutti i soggetti, tende a 0. L’errore accidentale è la parte di errore di ogni singola rilevazione;
  • Valore osservato = somma di 3 componenti = Valore vero (che noi vorremmo catturare) + Err. Sist. + Err. Acc. Obiettivo: intercettare il valore vero che è intriso di errori (azzerare gli errori)
  • Errore globale = è l’insieme degli errori che sorgono nel processo di traduzione dei concetti in variabili. Il passaggio si articola in 2 fasi e gli errori insorgono proprio all’interno delle due fasi:
    • Fase Teorica o di Indicazione: fase in cui si scelgono gli indicatori; L’errore nella fase di indicazione è di tipo sistematico, perché l’indicatore non è del tutto adatto al concetto e quindi si ha un difetto nel rapporto di indicazione (errore di indicazione), che compromette tutta la ricerca
    • Fase Empirica o di Operativizzazione: fase in cui si rilevano gli indicatori stessi; L’errore nella fase di operativizzazione può esser sia sistematico sia accidentale, in quanto esistono tre fasi nell’operativizzazione, in ognuna delle quali si possono compiere degli errori:
      • Errori nella selezione delle unità studiate = dovuti al fatto che si operi solo su un campione di soggetti e non sull’intera popolazione e sono:
        • Copertura (lista della popolazione da cui si estrae il campione non completa)
        • Campionamento (ricerca condotta su una frazione di popolazione)
        • Mancata risposta (i soggetti del campione non vogliono o non possono rispondere)
      • Errori nella rilevazione dei dati (Osservazione) = possono essere addebitati a 4 fonti e sono errori dovuti a:
        • Intervistatore (devia le risposte)
        • Intervistato (desiderabilità sociale)
        • Strumento non adeguato
        • Risposte approssimative
      • Errori nel trattamento dei dati = sono errori di codifica, trascrizione, memorizzazione, elaborazione, ecc

Validità e attendibilità

Attendibilità (affidabilità – reliability)

L’attendibilità ha a che fare con la riproducibilità del risultato, e segnala il grado con il quale una certa procedura di traduzione di un concetto in variabile produce gli stessi risultati con due metodi:

  • Metodo Test-Retest: stesso strumento di rilevazione (stabilità) con prove multiple (es. domanda “quanto sei felice?” all’inizio e alla fine del test); a volte è utile ripetere più volte la stessa misurazione. Se le risposte cambiano, il metodo di misurazione potrebbe essere inaffidabile.
  • Metodo Split-Half: + strumenti equivalenti (equivalenza) in un’unica prova (es. strumenti “lungo una scala da 1 a 10 quanto ti senti felice” – “lungo una scala da 1 a 4 quanto ti senti felice”)

L’affidabilità riguarda la ripetibilità di uno strumento: se una particolare tecnica, applicata più volte allo stesso oggetto, fornisce sempre lo stesso risultato (come una bilancia che dà informazioni coerenti).

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabrymacchia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Lucchini Mario.
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