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Appunti sociologia

Marx: dinamica sociale

Comunismo primitivo: proprietà comune del suolo e mancanza sia di classi che di lotta di classe, comunità a carattere naturale. Nascita della proprietà privata, nascita delle classi e dello stato.

Schiavismo: modo di produzione che caratterizza l'età antica, Roma ne è l'esempio più palese, basato sulla schiavitù e sul primo settore. Caratteristica di questo sistema è la natura predatoria, che fa in modo che parte del surplus prodotto dai contadini vada nelle mani del latifondista.

Feudalesimo: fase intermedia tra lo schiavismo e il capitalismo, identificando le classi in signori feudali e servi della gleba, non precisamente schiavi ma legati alla terra. Introduzione di nuovi mezzi di produzione come la villa, divisa in pars dominica e pars massaricia. Marx parla di fase evolutiva ma non c'è sostanziale progresso rispetto all'evo antico.

Capitalismo: terzo modo di produzione, si fonda sulle istituzioni del mercato, del contratto e della proprietà privata dei mezzi di produzione. Il capitalista, detenendo la proprietà di questi ultimi, fa in modo che il proletario (non avendo nient'altro da vendere se non la forza lavoro) accetti le sue condizioni e gli venda la forza lavoro in cambio di un salario. Il rapporto tra le due classi non è più violento ma comunque di sfruttamento e interdipendenza. Un'altra caratteristica di questo modo di produzione è il forte dinamismo, definito una rivoluzione permanente, dal momento che grazie all'altra fondamentale istituzione del capitalismo, la concorrenza, gli imprenditori sono continuamente in concorrenza fra di loro, stimolando lo sviluppo scientifico, tecnologico, mercantile e monetario.

Altro carattere del capitalismo è la sua "potenza radiattiva" che gli consente di attecchire anche in ambienti esogeni a quello in cui è nato (vedi globalizzazione). Il capitalismo è da Marx moralmente condannato, in quanto il fenomeno della proletarizzazione, dell'imiserimento del proletariato e dell'appropriazione del plusvalore sono causa di rottura dei legami sociali e di alienazione del salariato. Sebbene Marx lo critichi da un punto di vista etico, lo apprezza nel fatto che esso costituisca un grande punto di evoluzione per la storia umana. In conclusione, grazie alla tendenziale caduta del saggio di profitto, il capitalismo stesso contiene (come i modi di produzione precedenti) i germi della sua caduta.

Comunismo finale: Marx "profetizza" che la tragedia della storia vada a concludersi con il comunismo finale. L'unico modo attraverso cui ciò potrebbe essere possibile sarà la rivoluzione proletaria, seguita da una "dittatura del proletariato" prima dell'avvento del socialismo che abolirà classi, stato e proprietà privata.

Critica di Karl Popper

Per questa concezione storicista della realtà Marx verrà duramente criticato da Karl Popper sia dal punto di vista storico-metodologico che politico, dal momento che Popper ritenne fosse l'azione umana a forgiare il destino della storia e essa non fosse dominata da una concezione teleologica, e soprattutto perché le ideologie storicistiche sono foriere di una concezione chiusa della società. La storia, e Popper riuscì a cogliere questo fatto, dimostra che lo storicismo contiene in sé lo spirito del totalitarismo. Popper ritiene infatti che possa darsi un senso oggettivo alla storia, coloro che se ne ritengono gli interpreti e i portavoce non avranno alcuna esitazione a liquidare e a eliminare chiunque si opponga allo svolgimento della direzione inevitabile che la storia stessa deve imboccare, producendo così sofferenza per gli uomini.

Popper produce una forte critica alla società chiusa, organizzata secondo norme rigide di comportamento e basata su un controllo soffocante della collettività sull’individuo, che trova un grande alleato nello storicismo e nelle filosofie di Platone, Hegel e Marx (teorici rispettivamente di un modello statale organicistico, di uno statalismo antidemocratico e di un collettivismo totalitario).

Materialismo storico

La concezione della realtà marxiana è anche detta materialismo storico:

  • Materialismo: lo sviluppo della realtà è determinato da fattori puramente materiali ed economici, in particolare lo sviluppo dei mezzi di produzione, non a caso egli rappresenta la realtà come un passaggio da un modo di produzione all'altro.
  • Storico: la realtà marxiana è un susseguirsi di realtà e situazioni storiche l'una l'evoluzione dell'altra.

Statica sociale

Marx ritiene che la società, in qualsiasi suo momento storico, sia strutturata come un edificio su più piani, dalla base materiale alla "cima" ideologica. Esso può essere così rappresentato:

  • Sovrastruttura: Ideologia, Stato
  • Struttura: Società, Economia

La struttura, ovvero la società e l'economia, sono ciò che determinano la sovrastruttura, ovvero la forma statale e la produzione ideologico-spirituale della società. Alla base di tutto vi si trova l'economia, ovvero il modo di produzione della società, la tecnologia, i mezzi di produzione (questo è all'origine della sua visione materialista della società). A un livello superiore ma sempre nella struttura troviamo la società civile, divisa in classi, della quale Marx ha una visione dicotomica, dividendola in piccolo e grande numero. Il piccolo numero è quello che ha il monopolio del potere, grazie al monopolio della violenza e la proprietà dei mezzi di produzione. Il grande numero possiede la forza lavoro, e viene sfruttata dal piccolo numero per produrre quel surplus necessario a produrre ricchezza: è necessario che il grande numero accetti le codizioni del piccolo, poichè può mantenersi e sopravvivere soltanto grazie alla vendita della propria manodopera, che si trasforma in capitale attraverso i passaggi tra plus-lavoro e plus-valore.

Questa visione può essere definita prettamente deterministica, poichè la sovrastruttura è funzione della struttura che si presenta come una variabile indipendente che determina i livelli superiori. Un certo tipo di modo di produzione determinerà una certa forma di governo e una certa ideologia. I due livelli superiori rappresentano la sovrastruttura, la cui forma dipende direttamente dalla struttura, ed essa contiene lo Stato e l'Ideologia. Lo stato per Marx è quella determinata istituzione che detiene il monopolio della violenza, concentrata e organizzata, e è retto da coloro che hanno la proprietà dei mezzi di produzione. Non solo lo stato dipende dalle forze produttive, ma anche l'ideologia.

Con la parola ideologia Marx intende qualsiasi produzione spirituale della società (religione, diritto, arte, ecc..), essa dipende direttamente dalla struttura e dunque è espressione spirituale della classe dominante, che la crea. La classe subalterna si limita a fruirne, e attraverso questo fenomeno è ingannata e assoggettata. Infatti l'ideologia è una falsa coscienza, distorta, dal momento che è uno strumento della classe dominante per l'inganno delle classi operaie, facendogli apparire "il mondo dritto quando è storto". La falsa coscienza significa radicale capovolgimento della realtà ai fini dello sfruttamento del plusvalore, e la classe subalterna lo accetta a capo chino poichè l'ideologia fa che essa appaia naturale e spontanea.

Il compito della rivoluzione del proletariato e del comunismo resta quello di "raddrizzare" la realtà eliminando l'istituzione che l'ha capovolto, la proprietà privata dei mezzi di produzione, e risolvendo così l'enigma della storia.

Passaggio dalla società chiusa alla società aperta

Karl Popper "La società aperta e i suoi nemici"

Popper compie un'analisi della nascita dei totalitarismi con quest'opera, accusando Platone, Hegel e Marx di averne costruito le basi attraverso i loro pensieri. La società chiusa è una società tradizionale e fondamentalmente illiberale, che pone come fissi e immutabili, dunque impone, i pensieri delle persone, i loro modi di agire e i loro posti nella società.

Per contro, la società aperta è per definizione democratica, risultato dei processi di modernizzazione e secolarizzazione che portano alla distruzione della società chiusa e al suo rimpiazzamento con una società aperta. Ovviamente queste sono definizioni idealtipiche, solitamente non si trovano società completamente aperte o chiuse, ma più aperte o chiuse a discapito dell'altro aspetto.

Modernizzazione, politicamente parlando, vale a dire il processo di frammentazione della sfera del potere pubblico centralizzato a vantaggio della società, dei diritti di proprietà e delle libertà individuali.

In parallelo, la secolarizzazione è la riduzione della sfera del sacro, che viene mano a mano erosa e ridotta a una dimensione individuale e privata, intima. Così facendo però l'individuo perde gran parte delle proprie certezze e il suo posto nel mondo. La storia ha dimostrato di essere una costante alternanza tra società aperte e società chiuse. Il primo passaggio tra chiusura e apertura fu rappresentato dalla nascita della filosofia. La filosofia trovò la sua culla nelle colonie greche: esse nacquero tra il secolo VIII e V a.C, e la causa fu determinata dal fatto che i cittadini liberi reclamavano maggiore autonomia e, con l'arricchimento che portarono loro i commerci e gli altri beni mobili, decisero di avventurarsi a colonizzare nuove terre. Le colonie furono caratterizzate da una spiccata attitudine alla libertà, politica come soprattutto culturale: gli intellettuali furono in grado di rompere gran parte dei legami con l'antico concetto di Mythos, ovvero il mito che pretendeva di dare un ordine alla realtà attraverso la spiegazione divina, contrapponendogli il Logos, ovvero l'atto del parlare, del discutere sulle origini del mondo. I filosofi delle colonie greche ruppero i legami con la tradizione indagando le origini dell'esistente mettendo in discussione quanto stabilito precedentemente: la società aperta è la distruzione dei dogmi e delle ortodossie. Questo processo sbarca nella madrepatria greca grazie a Pericle, che invita con grandi onori Gorgia e Protagora dalla Magna Grecia, e riuscì per osmosi a contagiare anche la Repubblica Romana, che pur essendo vittoriosa a Cinocefale (196 a.c.) e a Pidna (168 a.c.) fu culturalmente "conquistata", in particolare le elitès, dalla cultura ellenica. "Graecia capta ferum victorem coepit" (Orazio, ep.).

La società romana per i suoi aspetti può discriminatamente essere considerata o aperta o chiusa. A partire dalla fine della repubblica, società basata economicamente sul latifondo e tendenzialmente chiusa poichè dominata profondamente dal mos maiorum, si verifica il processo di apertura economica, culturale e societaria dell'impero romano. Questo processo però si interruppe a partire dall'età severiana, quando l'impero cominciò a trasformarsi nella megamacchina di Munfordiana memoria a causa dell'immenso apparato burocratico e alla pressione fiscale, alla mentalità ancora legata al passato e alle pressioni delle migrazioni barbare che portarono a una militarizzazione della società. Il processo di chiusura della società fu istituzionalizzato prima con l'editto di Milano (313) che consentì libertà di culto al cristianesimo, e poi con l'editto di Tessalonica (380) che pose la religione cristiana sull'altare della religione di stato. Il collasso dell'impero nel 480 portò alla provvidenziale caduta della megamacchina ma non all'apertura della società. L'Europa entrò nei secoli bui, periodo dell'anarchia feudale e dell'economia curtense.

Barlumi di società aperta si avvisarono a partire dalla rivoluzione comunale, che emerse nella secolare lotta tra Chiesa e Impero: le città autocefale si diedero delle regole proprie dando il via alla tutela dei diritti e all'apertura della società. Lo stesso processo di chiusura avvenne però anche nei comuni stessi, dove la società si ri-polarizzò tra pochi ricchi e molti poveri, creando la distinzione tra haves e have-nots, frutti della frattura della classe degli artigiani. Come quanto avvenne nell'impero romano, la società si richiuse, soprattutto con l'avvento della riforma e della controriforma, attraverso la quale si ebbe una legittimazione del potere in molte monarchie regionali e nazionali. Il mondo si richiuse e solo l'illuminismo del XVIII secolo contestò i dogmi e le ortodossie, discutendo la legittimità del potere centrale e portando alle rivoluzioni e processi di secolarizzazione del 7/800'.

La continua riduzione della sfera del sacro, grazie anche alle opere di Kant e Nietzche, portò all'automatizzazione dell'uomo e delle sue azioni. Le filosofie idealiste quali il pensiero di Marx e Hegel cercarono di ridare un senso a quanto perso ponendo una concezione teleologica della realtà attraverso la creazione di un percorso storico che ha come fine un termine ultimo, l'Assoluto per Hegel e il Comunismo per Marx. Marx cercò di capovolgere la dialettica hegeliana tentando di portarla sulla via del proprio materialismo storico, elaborando una teoria della società di mercato e ponendo i presupposti teorici per una società utopica e solidale. Questo obiettivo di Marx nasce dal disgusto e dalla critica verso l'economia di mercato e la società borghese, colpevoli di aver "trasformato il mondo in una borsa valori" tentando dunque di riportare il mondo sui binari della società tradizionale. A detta del filosofo tedesco, la polarizzazione societaria è necessaria e spontanea, dal momento che dà inizio a una rivoluzione redistributiva. Marx distingue tra forme di produzione, come la borghesia, che cristallizzandosi nei propri diritti crea al suo interno i germi della sua decadenza nella forza del proletariato, il quale viene utilizzato come forza di produzione attraverso lo sfruttamento.

Nel Capitale, Marx analizza le cause di ciò che ha guastato il mondo, iniziando dall'analisi del saggio di profitto. Distingue tra due modi diversi di fare economia, l'economia naturale che parte dalla merce, venduta con denaro per altra merce secondo questo schema: M D M e l'economia capitalista, per definizione a somma positiva: essa ha bisogno di un capitale di partenza D, reinvestito sotto forma di merce, che va a creare un capitale più ampio finale che verrà a sua volta reinvestito in un loop, secondo uno schema analogo D M D' M D'' e via dicendo D' è il profitto del capitalista, che viene ottenuto dal plus-valore creato dal lavoro salariato. Esso deriva dal fatto che, ad esempio, in cinque ore il salariato riesce a guadagnare il suo stipendio, ma fattivamente ne lavora otto. Il frutto delle tre ore in eccesso che il salariato è costretto per necessità a compiere è il plus-lavoro (non retribuito) che si tramuta in plus-valore.

Nello specifico, il profitto del capitalista segue questa relazione: P=p.v./F+V, dove p.v sta per plus-valore, F sta per capitale fisso (costo dei mezzi di produzione) e V per capitale variabile (salari e materie prime). Questa relazione stessa contiene i germi della caduta dell'economia capitalista, la caduta del saggio di profitto: essendo secondo Marx la relazione tra profitto e capitale inversamente proporzionale, e presupponendo il capitalismo un continuo reinvestimento del capitale aumentato, è naturale che il profitto dell'imprenditore cada fino a annullarsi. La conclusione teorica suggerisce quindi che, all’aumentare degli investimenti complessivi sulla produzione, se aumenta la sproporzione tra capitale costante e capitale variabile in favore del primo il profitto diminuisce, e questa diminuzione è progressiva all’aumento della forbice tra i due tipi di investimenti.

Polarizzazione societaria, caduta del saggio di profitto, crisi di sovrapproduzione, caduta del capitalismo: Questo è un fenomeno spontaneo e endemico del modo di produzione capitalista, che avverrà forzatamente a meno che le forze sociali non si coaguli imponendo leggi al capitale rendendolo più umano emancipando la figura del salariato. Al salariato alienato Marx contrappone l'uomo totale, che è una figura chiave della filosofia marxiana e della società comunista, è l'uomo che non ha alcun limite né barriera che gli impedisca di esprimere la propria vocazione e natura. L'intento finale di Marx è quello di realizzare una società chiusa, dominata da legami affettivi e autentici.

L'azione sociale: perché gli uomini agiscono in determinati modi?

Due scuole di pensiero

  • Individualismo - Max Weber: Secondo Weber in società esistono solo e soltanto i singoli individui, che interagiscono fra di loro attraverso azioni codificanti simboli da loro stessi creati.
  • Collettivismo – E. Durkheim: Esogeni all'individuo esistono modi di fare e di pensare già presenti nella natura umana, che agiscono in maniera coercitiva sulle azioni del singolo. A varianze e devianze di questi comportamenti corrispondono sanzioni che inquadrano il soggetto nei limiti della convenzione.

Una teoria alternativa, elaborata da José Ortega a partire da questi due capisaldi afferma sì che...

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuMerc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Pellicani Luciano.
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