Scuola classica
Quando si parla di scuola classica non si può non far riferimento a Cesare Beccaria il quale scrisse nel 1764 "Dei delitti e delle pene". Il principio fondamentale della scuola classica è il libero arbitrio, ovvero l’uomo è assolutamente libero nella scelta delle proprie azioni. La scuola classica, in maniera più precisa, concentra l’attenzione su tre principi fondamentali:
Principi fondamentali della scuola classica
- Volontà colpevole: Il reato è una violazione cosciente e volontaria della norma penale. Il soggetto ha violato poiché lo ha deciso. Per fare in modo che la volontà sia colpevole deve essere libera!
- Imputabilità: Perché si abbia la volontà colpevole, è necessario che il soggetto sia capace di intendere e di volere e quindi di determinarsi liberamente sottraendosi a influenze di fattori esterni ed interni.
- Pena come retribuzione del male compiuto: La pena deve avere delle caratteristiche:
- Afflittiva
- Proporzionata
- Determinata
- Inderogabile
- Personale
Limiti della scuola classica
- Deresponsabilizzazione della società: Il postulato dell’uomo assolutamente libero ha portato la scuola classica a negare ogni condizionamento dell’uomo. In altri termini, ha deresponsabilizzato la società.
- La pena diventa l’unico strumento di prevenzione generale e speciale.
- Nessuna attenzione fu rivolta all’esecuzione della pena ai fini del recupero sociale del delinquente.
Gli autori più importanti di questo periodo furono Cesare Beccaria e Jeremy Bentham i quali, nei loro scritti, si opponevano alla natura arbitraria del sistema giudiziario dell’epoca e proponevano di basare le leggi e la giustizia sulla razionalità e sui diritti umani.
Il XVIII secolo
Il XVIII secolo è un secolo che ha conosciuto dei cambiamenti molto importanti. Viene messa in discussione la vecchia aristocrazia la quale rivendicava una superiorità naturale. Nel XVIII sorge una nuova borghesia destinata a diventare molto potente; le concezioni tradizionali del possesso e della proprietà vengono messe in discussione. Queste grandi trasformazioni hanno messo sotto pressione la popolazione aumentando la pressione sociale creando risentimento nei ceti agricoli e rurali. La chiesa e l’aristocrazia si sentirono minacciate e inoltre si stava anche affermando l’etica protestante la quale aveva reso legittima l’aspettativa delle persone di riuscire ad ottenere successo in questo mondo attraverso il lavoro, al contrario quindi dei dettami della Chiesa.
Il sistema giudiziario ha risentito di questi profondi cambiamenti e prima di questo periodo, l’accusato doveva affrontare delle accuse segrete, a sua insaputa, senza affrontare un processo pubblico e affrontare delle torture. Vi erano poche leggi scritte e quelle che erano presenti venivano applicate solo all’aristocrazia.
Nel XVIII prevalgono quindi le idee riformatrici: etica, morale, responsabilità diventano i temi principali. La più importante spiegazione del comportamento umano nel XVIII è quella edonista, ovvero si dava per scontato che gli esseri umani agissero automaticamente in modo da massimizzare la quantità di piacere e minimizzare la quantità di dolore. Viene dato molto rilievo alla dignità umana.
La scuola classica contribuisce ad una concezione umanistica del sistema legale e della giustizia penale.
Che funzione aveva la legge all'interno della scuola classica?
La legge doveva proteggere la società e l’individuo. Lo scopo della legge doveva fungere da deterrenza nei confronti dei comportamenti criminali. La legge all’interno della scuola classica sottolineava l’importanza della responsabilità morale e il dovere di tutti i cittadini di considerare per intero, le conseguenze che sarebbero derivate dal loro comportamento valutare costi e benefici delle proprie azioni.
La pena è il male in sé però non è possibile farne a meno e doveva essere applicata per evitare un male maggiore; l’unica giustificazione della pena è la deterrenza. La scuola classica distingue due tipi di deterrenza:
- A carattere specifico, individuale: La deterrenza doveva essere applicata all’individuo che aveva commesso reato: infliggere una pena che controbilanciasse il piacere commesso mediante reato.
- A carattere collettivo, sociale: La deterrenza avrebbe dovuto scoraggiare eventuali e potenziali rei mostrando che un individuo punito non avrebbe tratto alcun guadagno dal suo reato: punirne uno, educarne 1000.
Se l’uomo è un essere calcolatore e razionale, per evitare un’azione criminosa, è necessario che le conseguenze di questa azione procurino all’individuo un danno maggiore rispetto ai benefici che può trarre dalla sua azione. L’azione criminosa deve risultare non più conveniente, utile o desiderabile.
Tutti gli individui erano uguali davanti alla legge, la giustizia penale doveva agire al di sopra delle parti. Regolamentazione delle prove, le pene dovevano essere determinate per legge: nessun crimine senza legge. La rapidità della pena avrebbe svolto una deterrenza maggiore secondo Cesare Beccaria. Gli esponenti della scuola classica erano contrari alla pena di morte e C. Beccaria sosteneva che nessun cittadino ha il diritto di togliersi la vita e quindi non può trasferire questa facoltà allo Stato.
Beccaria sviluppa quella che viene chiamata concezione utilitaristica della punizione: ovvero la pena si giustifica come mezzo di difesa e punizione sociale. La pena deve avere delle caratteristiche:
- La pena deve essere pronta (temporalmente vicina al delitto).
- La pena deve essere infallibile (nessun reato deve restare impunito).
- La pena deve essere certa (deve essere scontata per intero senza clemenza).
- La pena deve essere conforme (adeguata al tipo di delitto).
- La pena deve essere dolce e poco afflittiva (le pene atroci non sono utili contro i delitti atroci).
Azione razionale e devianza
Nelle scienze sociali viene fatta una distinzione tra il punto di vista di coloro i quali ritengono che per spiegare i fenomeni, e tra questi fenomeni ci deve per forza essere il crimine, sia necessario escludere ogni riferimento alle motivazioni individuali (Durkheim parla di trattare e considerare i fatti sociali rilevanti per la sociologia e trattarli come cose).
All’opposto c’è un filone di pensiero che pensa che sia proprio dal punto di vista degli attori che si può capire bene la società: individualismo metodologico. Questo modo di guardare ai fenomeni sociali ha la sua origine nella sociologia di Weber, secondo il quale le azioni sociali possono essere capite solo comprendendo il punto di vista e le ragioni degli attori. Qualsiasi azione sociale può essere studiata come l’esito di scelte individuali che bisogna spiegare.
Uno dei massimi esponenti di questo pensiero è J. Elster, il quale suggerisce che è necessario fare un’operazione molto semplice per capire e spiegare un’azione: è necessario scomporre l’azione in due operazioni selettive:
- Analisi di tutti i vincoli che caratterizzano il contesto in cui l’individuo sceglie. Tutte le azioni che non sono impedite dai vincoli, sono delle opportunità.
- Consiste nel particolare meccanismo che determina quale azione un individuo effettivamente sceglierà. Ma come si fa a scegliere di fronte a una gamma di opportunità? Elster fa riferimento a due criteri:
- Seguire determinati interessi personali.
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