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Beccaria e la scuola classica

(Deterrenza generale e speciale)

Teoria della scelta razionale

O = P, F, U

O = numero reati commessi da una persona in un dato momento.

P = probabilità d'essere individuato e arrestato per un dato reato, F = sanzione prevista

U = tutti i fattori di prima che possono influenzare la decisione

La teoria della scelta razionale applicata alla sociologia è un insieme di principi secondo i quali l'individuo pondera le proprie scelte in base ad un computo autonomo tra costi e profitti delle conseguenze di tale scelta. La teoria della scelta razionale, ritenendo che c'è un prezzo per ogni cosa, afferma che l'azione umana sia determinata dal perseguimento di interessi personali: individui entrano in relazione solo quando capiscono che nell'interazione possono

  • Massimizzare l'utilità soggettiva: la cooperazione non è funzionale al sistema bensì all'individuo
  • C'è uno scambio tra agire individuale e contesto: è l'approccio finale alla teoria razionale, più generica.

Identificata con Cornish e Clarke, spiega la motivazione dell'aggressore a compiere l'atto criminale come un tentativo di soddisfare bisogni ordinari. La razionalità è il processo decisionale con cui si stabiliscono i costi dell'azione e i benefici. La prospettiva non richiede una razionalità completa, è più esatto dire che l'aggressore dimostra una razionalità limitata.

I teorici della scelta razionale dividono il processo decisionale in due diverse aree: le decisioni di coinvolgimento sono quelle in cui si compie la scelta di venire coinvolti in un reato, continuare nel reato o ritirarsi da esso. L'altra forma di processo decisionale, le decisioni di evento, sono quelle in cui si stabilisce la tattica per compiere un atto criminale. Ciascuna forma di reato offre qualità strutturanti delle scelte diverse in cui una combinazione di disponibilità e desiderabilità può attirare determinati individui in determinati momenti. La prevenzione del crimine in base a questo modello si fonda sulla riduzione delle opportunità e della desiderabilità di reati specifici.

Teoria degli stili di vita

Punto centrale è il rischio. Perché certi tipi di persone rischiano più di altri di rimanere vittime di atti criminali; la risposta sta negli stili di vita che comportano tassi di vittimizzazione diversi. Nello stile di vita sono incluse attività lavorative e quelle ricreative. Gli stili di vita sono influenzati da tre elementi:

  • Ruoli sociali: spesso i giovani sono vittimizzati;
  • La posizione nella struttura sociale: in generale più alta è la posizione ricoperta e più bassi sono i rischi di vittimizzazione;
  • La componente razionale che fa decidere quale tipo di comportamento sia desiderabile, i giovani ad esempio scegliendo di intraprendere attività ad alto rischio aumentano la loro probabilità di essere vittimizzati.

Durkheim e anomia

Il contributo di Durkheim (sociologo francese)

È criminale un comportamento che viene giudicato negativamente da parte dei membri di una collettività poiché viola le norme e i valori di tale collettività. Un atto può essere considerato deviante soltanto facendo riferimento al contesto sociale e culturale in cui si manifesta: non esistono comportamenti “intrinsecamente” devianti, ma comportamenti che sono giudicati tali poiché urtano l'insieme delle credenze e dei sentimenti comuni alla media dei membri di una società. La criminalità è normale se non sorpassa certi livelli, comporta il mantenimento della coesione sociale, ricorda alla società ciò che è lecito e viceversa. La reazione della società non serve, se non solo secondariamente, a correggere il colpevole o intimidire i suoi possibili imitatori. La devianza non si verifica solo quando la società funziona male, ma al contrario in dosi controllate può contribuire alla stabilità della vita sociale poiché avvicina e concentra le coscienze oneste. Anormale società senza devianza, senza essa la società non potrebbe progredire, il reato è un'anticipazione della morale futura.

Anomia e devianza

L'aumento del tasso di devianza dovrà essere spiegato ricorrendo ad uno specifico fatto sociale. Per Durkheim è la deregolamentazione (anomia) che avviene nella società quando i legami si indeboliscono e la società stessa non è più in grado di regolare i sentimenti e le attività degli individui. Durkheim sviluppa il concetto di anomia sul suo studio sul suicidio, egli osserva che non esiste una società dove non si verifica il suicidio: “ogni società, ad ogni momento della sua storia, ha dunque una caratteristica attitudine al suicidio”.

  • Due tipi di suicidio: a) egoistico b) altruistico ed anomico.
  • Anomico: membri della società, maggiormente esposti quando il potere delle norme sociali, che dovrebbero regolare la loro condotta individuale, si affievolisce.
  • Eccessiva individualizzazione: l'uomo ha bisogno di un'autorità morale che regoli la sua condotta e agisca da freno, quando questo non avviene si cade in una condizione di anomia, essa spiega anche l'incremento del tasso di criminalità.

Teoria del controllo sociale

Hirschi (1969) facendo riferimento a Durkheim, afferma che l'uomo seguirebbe solo i suoi interessi se non ci fosse la società a contenerlo. Quando il legame dell'individuo è assente o debole con la società, il suo comportamento diventa deviante. Legami sociali caratterizzati da 4 elementi:

  • Attaccamento: cioè l'interiorizzazione delle norme sta nell'attaccamento dell'individuo agli altri, più è legato più è improbabile che egli esegua un comportamento deviante
  • Impegno: investimento di una persona in attività convenzionali
  • Coinvolgimento: tempo che una persona dedica alle diverse attività, più tempo occupa in attività convenzionali meno tempo ha per deviare
  • Convinzione: che le norme sociali siano valide e debbano essere rispettate

Scuola di Chicago

Si denomina il gruppo di sociologi che opera agli inizi del XX sec., essi studiano il paradigma ecologico e analizzano in modo approfondito lo sviluppo geografico e sociale della città di Chicago. Uomini visti come “animali sociali” modellati dalla loro interdipendenza con gli altri e dalla loro dipendenza dalle risorse dell'ambiente in cui vivono. Analizzano inoltre il processo di sviluppo della città, i diversi contesti sociali e culturali che la caratterizzano.

Devianza e disorganizzazione sociale

La città si allarga in modo concentrico, seguendo un modello di sviluppo naturale basato su processi di invasione e dominio.

  • Zona 1: quartiere commerciale (centro)
  • Zona di transizione: attorno alla zona 1 dove si trovano imprese commerciali e le “terre aride” cioè povertà, degradazione e malattia ecc.
  • Zona 3: operai specializzati cioè benestanti che lavorano nell'industria
  • Zona 4: classi più agiate zona lavoratori pendolari oltre ai confini della città.

I processi continui di invasione e assestamento suddividono la città in aree ben definite (naturali) con propria identità sociale, etnica e culturale. Queste aree respingono le unità incongrue ed attirano invece la parte di popolazione ad essa appropriata (setacciamento della popolazione). Più ci si allontana dal centro più basso è il tasso di criminalità, zona transizione la più criminosa a causa della disorganizzazione sociale della zona ed il frequente ricambio dei residenti. Cambiamenti sociali come l'immigrazione, l'urbanizzazione, l'industrializzazione e lo spostamento dalle campagne e città indebolisce le relazioni sociali primarie impedendo alla comunità di... [testo troncato]...

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

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