Che materia stai cercando?

Appunti Sociologia della devianza (scuola classica/positiva)

Appunti di sociologia della devianza basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Bisi dell’università degli Studi di Bologna - Unibo, facoltà di Scienze politiche - Bologna, Corso di laurea in sociologia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia della devianza docente Prof. R. Bisi

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

All’opposto c’è un filone di pensiero che pensa che sia proprio dal PUNTO DI VISTA DEGLI ATTORI che si può

capire bene la società: individualismo metodologico. Questo modo di guardare ai fenomeni sociali ha la sua

origine nella sociologia di Weber, secondo il quale le azioni sociali possono essere capite solo

comprendendo il punto di vista e le ragioni degli attori. Qualsiasi azione sociale può essere studiata come

l’esito di scelte individuali che bisogna spiegare.

Uno dei massimi esponenti di questo pensiero è J.Elster, il quale suggerisce che è necessario fare

un’operazione molto semplice per capire e spiegare un’azione: è necessario scomporre l’azione in due

operazioni selettive:

1- ANALISI DI TUTTI I VINCOLI CHE CARATTERIZZANO IL CONTESTO IN CUI L’INDIVIDUO SCEGLIE. Tutte

le azioni che non sono impedite dai vicoli, sono delle opportunità.

2- CONSISTE NEL PARTICOLARE MECCANISMO CHE DETERMINA QUALE AZIONE UN INDIVIDUO

EFFETTIVAMENTE SCEGLIERA’. Ma come si fa a scegliere di fronte a una gamma di opportunità?

Elster fa riferimento a due criteri:

1- Seguire determinate regole sociali che indichino quali opportunità cogliere in determinate

circostanze.

2- Orientarsi in base ai propri desideri; in questo caso la scelta diventa un bilancio tra ciò che si può

fare (opportunità), e ciò che si vuole fare (desiderio).

È necessario dire che le opportunità non sono mai oggettivamente date perché sono filtrate dalle nostre

credenze, ovvero da ciò che noi riteniamo siano le nostre opportunità. Quello che per me può essere

un’opportunità, per un’altra persona può essere un vincolo.

Un’azione è razionale quando un soggetto ritiene che l’azione da lui intrapresa sia quella migliore. Ma è

necessario tener in considerazione che è impossibile tener conto di tutte le info per determinare quale sarà

la scelta migliore.

È possibile definire un’azione deviante razionale se questa appare al soggetto la scelta più adeguata per

raggiungere un fine.

Una teoria influenzata dalla scuola classica su questo modello, dobbiamo far riferimento al MODELLO

TEORICO DELLA SCIENZA ECONOMICA di GARY BECKER. Attorno agli anni ’60 viene pubblicato un articolo di

Becker sulla teoria della SCIENZA ECONOMICA. Partendo da questo modello si evince che la decisione di

commettere un reato viene considerata una scelta di natura strettamente razionale, costo benefici.

La teoria di Becker parte dal presupposto che i criminali siano come dei consumatori all’interno del libero

mercato e siano degli attori mossi dal desiderio di massimizzare il proprio benessere. Le probabilità di

essere scoperti, arretati o condannati sono degli ipotetici costi del comportamento criminale; mentre i

benefici sono costituiti dai vantaggi materiali e non, che sono ottenuti al commettere il crimine.

I limiti di questo modello è che si fonda su un presupposto normativo di razionalità secondo la quale le

preferenze sono costanti e simili cosa che però non è vera. Inoltre i limiti di questo modello teorico posto

dagli economisti per spiegare il comportamento criminale è che i vantaggi sono considerati

prevalentemente in termini materiali, e la metafora del mercato utilizzata da Becker per spiegare le

decisioni individuali di commettere il crimine, non può essere impiegata in molti tipi di crimine perché, se è

vero che c’è un’elevata offerta di vittime, non è detto che le vittime domandino di essere vittimizzate e

dunque l’immagine è limitata. I TEORICI DELLA SCELTA RAZIONALE

CORNISH e CLARKE elaborano un modello di spiegazione del processo decisionale che conduce un individuo

a compiere un reato.

Loro cercano di opporsi alle formulazioni di Becker.

Secondo questa teoria i vantaggi che la persona può ottenere dalla commissione di un reato, sono vantaggi

non solo strumentali. Questi autori mettono in risalto come la capacità di un criminale di pianificare un

reato sia condizionata da:

1- Razionalità limitata: nessuno è in grado di raccogliere tutte le info per determinare quale azione è

migliore e tanto meno l’esito dell’azione stessa.

Il processo decisionale che conduce l’individuo a compiere un reato, deve essere scomposto in due

momenti:

1- DECISIONI DI COINVOLGIMENTO, sono quelle relative alla scelta di essere coinvolti, di continuare o

ritirarsi da un reato.

2- DECISIONI DI EVENTO, riguardano le strategie ovvero la tattica da utilizzare per un reato.

Una rilevanza particolare è assegnata all’AMBIENTE quindi alle circostanze esterne che concorrono alla

realizzazione di un crimine.

L’aspetto centrale sta nel pensare che non è l’inclinazione individuale alla devianza a modificare l’atto

deviante ma le circostanze mutevoli che possono renderlo più o meno probabile. I FENOMENI CRIMINALI

POSSONO ESSERE SPIEGATI IN RELAZIONE ALLE VARIABILI DI CONTESTO.

Ci sono altre teorie che hanno come focus il contesto situazionale: TEORIA DEGLI STILI DI VITA (Hindelgang,

Garofalo, Gottfredson). Gli stili di vita sono influenzati da tre elementi:

1- RUOLO SOCIALE

2- POSIZIONE RICOPERTA NELLA STRUTTURA SOCIALE

3- COMPONENTE RAZIONALE DEL COMPORTAMENTO

Questa teoria secondo alcuni critici rischia di assegnare alle vittime una parte di responsabilità per ciò che

gli è accaduto costringendole a modificare il loro comportamento, il proprio stile di vita, le proprie abitudini

( es. stupro). Secondo questo modello le vittime contribuiscono con il loro comportamento al processo di

vittimizzazione. TEORIA DELLE ATTIVITA’ ABITUALI

Cohen e Felson formulano questa teoria. L’assunto di questa teoria è che affinché si possa realizzare un

reato, sono necessarie 3 condizioni:

1- UNA PERSONA DISPOSTA A COMPIERE REATO

2- UN BERSAGLIO INTERESSANTE

3- L’ASSENZA DI UN GUARDIANO

L’assenza di anche uno solo di questi tre elementi potrà prevenire il crimine. Secondo il CRITERIO DELLA

PROSSIMITA’, un gruppo sociale sarà a rischio nel momento in cui si colloca nelle vicinanze di potenziali

criminali.

Le attività abituali, ciò che facciamo per soddisfare le nostre esigenze, creano una convergenza spaziale e

temporale di queste tre condizioni e mettono in contatto gli aggressori e le vittime.

Due forme di prevenzione del crimine:

1- PRINCIPIO DELLA DETERRENZA, coloro i quali condividono i principi della scuola classica, secondo

cui il reato è il risultato di un calcolo razionale costo-benefici, ritengono che si debba fare in modo

che ogni criminale sia punito con una sanzione che ecceda rispetto al beneficio ricavato dall’atto

criminale.

2- PREVENZIONE SITUAZIONALE, i criminologi che condividendo l’assioma della scuola classica hanno

focalizzato la loro attenzione sulle condizioni e opportunità che rendono possibile il

comportamento criminale, ritengono che i crimini possono essere prevenuti intervenendo sulle

specifiche strutture di opportunità collegate ai diversi tipi di reato.

Secondo la tipologia elaborata da CHAMBLISS, la pena raggiunge la massima efficacia quando l’atto è

strumentale. Il timore delle conseguenze negative prodotte dalla sanzione possono amplificare l’effetto

della deterrenza. Alcuni autori però hanno detto che i controlli sociali informali, sembrano avere un effetto

deterrente maggiore rispetto alle sanzioni informali. RECKLESS parla di CONTROLLI SOCIALI INTERNI, cioè

quelli che si manifestano nei sentimenti di colpa, di vergogna ecc.sarebbero più efficienti.

Prevenzione situazionale:

- Agire sulle circostanze del crimine

- Prevenire forme specifiche di crimine

- Disinteresse verso il deviante

I programmi di prevenzione situazionale:

- Design ambientale

- Protezione bersagli appetibili

- Coinvolgimento dei cittadini

- Maggior controllo delle forze dell’ordine

- Ricorso ai mass media

Esiste però un EFFETTO SPOSTAMENTO, il fatto che esiste la possibilità che il criminale no riesca nel suo

intento a causa delle forme di prevenzione, non significa che il delinquete rinunci nel suo intento ergo

sposta l’attenzione su un'altra vittima, cambia strategia, cambia regione ecc-

Scuola positiva

Periodo storico 1800.

I positivisti vogliono applicare la SCIENZA ai problemi della vita quotidiana.

I positivisti useranno un metodo scientifico sperimentale che NON verrà basato sulla deduzione logica.

Rifiutano la concezione di libero arbitrio e puntano a realizzare un’unità del metodo scientifico: INDAGINE

EMPIRICA.

Il loro scopo è SPIEGARE SCIENTIFICAMENTE IL CRIMINE, credono che sia possibile misurare il reato e danno

vita a precise e calcolabili unità di reato, di devianza e fanno spesso ricorso alle statistiche criminali.

C’è OBIETTIVITA’ NELLA RICERCA.

Secondo i positivisti la devianza per essere studiata deve essere sottoposta a delle leggi causali ben

identificabili. Utilizzano la statistica e l’osservazione di tipo clinico.

Forte è l’influenza di Darwin e delle sue teorie evoluzioniste e i positivisti puntano alla studio di FATTORI

BIOLOGICI-EREDITARI poiché credono che l’UOMO è GENETICAMENTE DETERMINATO A UNA NATURA

CRIMINALE ED E’ GENETICAMENTE DESTINATO A DELINQUERE. Da qui parte l’idea di DELINQUENTE NATO

di Lombroso.

Il crimine appare qui, nella scuola positiva, come una manifestazione obbligata del comportamento.

La pena NON ha una funzione deterrente.

NON si parla di VOLONTA’ COLPEVOLE e RESPONSABILITA’ MORALE ma si parlerà di RIEDUCAZIONE DEL

COLPEVOLE e la pena sarà una DIFESA SOCIALE; la pena sarà accompagnata da una misura di sicurezza.

Esponenti della scuola positiva: FERRI, LOMBROSO E GAROFALO.

Lombroso fu il maestro della scuola mentre Ferri e Garofalo in qualche modo si distaccheranno dalle teorie

del maestro poiché egli ricevette diverse critiche relative al suo utilizzo del metodo e sul fatto che

utilizzasse campioni sperimentali SELEZIONATI ( es. popolazione carceraria) che non consentivano di poter

generalizzare i risultati; inoltre, ci furono una serie di smentite relative alla validità della teoria genetica e

l’idea che il delinquente nato che alla fine della sua carriera lo portarono verso un’apertura verso fattori

diversi, verso una multi casualità (es. fattori sociali.)

Garofalo parla di ANOMALIE DI TIPO MORALE e dell’OFFESA DEI SENTIMENTI.

Il più completo di tutti, colui che guarda a più aspetti, a più fattori causali, è ENRICO FERRI, che oltre a

considerare fattori di natura antropologica, considera fatti di natura PSICOLOGICA e SOCIALE.

Assunti scuola positiva:

- I comportamenti criminosi secondo la scuola positiva derivano da impulsi straordinariamente

potenti e controlli molto carenti ero, il delinquente è spinto a delinquere da questi impulsi e i

comportamenti non sono frutto di un calcolo razionale bensì sono determinati da fattori

biologici, psicologici e sociali.

- I fattori biologici e psicologici diventano fondamentali per la spiegazione della devianza.

- Il soggetto delinque per la presenza di tare ataviche e degenerative come se fosse un

sottosviluppato, come se si fosse fermato ad uno stadio anteriore dello sviluppo.

- È il delinquente nato, verso il quale, secondo la scuola positiva, l’effetto deterrente della pena

non può aver nessun effetto in quanto è così per nascita.

- Il crimine è una manifestazione obbligata e per tanto non è cosciente e volontaria.

- Non si parla di PENA CON EFFETTO DETERRENTE ma si parla di MISURE DI SICUREZZA che

devono essere poste in essere per rieducare e risocializzare il reo.

- A differenza della scuola classica NON CI SARA’ LA CONCENTRAZIONE SUL REATO MA SARA’ SUL

REO perché è elemento di studio e conoscenza.

- Non si parla più di responsabilità etico morale del soggetto ma si parla della sua pericolosità

sociale.

- La finalità della pena è RIEDUCARE IL REO. Sebbene le misure di sicurezza limitano i diritti e

ristringono la libertà personale del soggetto, tuttavia questa afflittività non è percepita in

funzione punitiva ma è la conseguenza ineluttabile di un provvedimento diretto alla

rieducazione del soggetto.

La scuola positiva del diritto penale, riteneva che il criminale fosse il prodotto di una serie di componenti

biologiche-sociali e spiegava il delitto al di fuori di considerazioni morali intendendo la pena non solo in

funzione afflittiva ma in funzione della difesa sociale e di rieducazione.

La nozione di PERICOLOSITA’ SOCIALE sostituisce quella di RESPONSABILITA’ MORALE e l’AZIONE DI

PREVENZIONE DEL CRIMINE quella Retributiva.


PAGINE

10

PESO

96.29 KB

AUTORE

Dafne29

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dafne29 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della devianza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Bisi Roberta.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in sociologia

Riassunto esame Sociologia, prof. Donati, libro consigliato Sociologie contemporanee, Ghisleni, Privitera
Appunto
Sistema politico
Appunto
Laboratorio di indagine criminologica appunti
Appunto
Appunti Sociologia Economica
Appunto