Legame tra vita umana e linguaggio
Wittgenstein e il "Tractatus logico-philosophicus"
Relazione tra linguaggio umano e realtà, il linguaggio è strutturato per dar conto del mondo esterno. Il linguaggio doveva riprodurre la struttura più intima della realtà. Corrispondenza linguaggio/mondo.
Shalamov e i Gulag
Shalamov parla dei Gulag, campi di concentramento russi, dove i prigionieri lavoravano nelle miniere (si fermavano i lavori solo se si andava sotto i -30°C). Egli passò più di 10 anni nei gulag e racconta la sua esperienza, dove afferma che gli bastavano solo 30 vocaboli per parlare (tutte imprecazioni). L'unico obiettivo era sopravvivere, la maggior parte di coloro che sono sopravvissuti sono comunque morti in quanto ormai avevano perso l'uso della comunicazione.
Lager e Gulag: la distinzione linguistica
Nei gulag parlavano tutti russo sia guardie che prigionieri. Nei lager nazisti c'erano ebrei provenienti da tutta Europa (Grecia, Italia, Turchia, Ungheria) quindi si parlavano lingue diverse. Le guardie usavano il tedesco e se il prigioniero non capiva l'ordine gridato, si utilizzava il "traduttore" (il manganello). Primo Levi sopravvisse grazie al fatto che conosceva il tedesco, oltre al fatto di essere un chimico.
Organizzazione e sopravvivenza
Se un prigioniero rispetta tutte le regole del campo, non sopravvive. Infatti, molti cercavano cibo infrangendo le regole. Organisieren (parola fondamentale per sopravvivere) in due o tre si organizzava un furto di cibo ad esempio. Questa parola nasce proprio in questa situazione. Erano poche le parole necessarie. Se vuoi sopravvivere devi organizzarti.
Termini nei campi di concentramento
Nei gulag il termine "dochodiaga" indica colui che è arrivato alla fine. Nei lager si usa il termine "musulman". Non parlano, si aggirano nel campo e non comunicano. È un presagio di morte. Esistevano anche delle sospensioni (vedi "Se questo è un uomo") in questi momenti di non lavoro, le parole riacquistano il loro significato.
Liliana Segre e le "Marcie della morte"
Liliana Segre parla delle "Marcie della morte" all'arrivo dei sovietici, facevano correre e scappare gli ebrei sopravvissuti al campo per eliminare le tracce. Durante queste marce la maggior parte dei sopravvissuti morivano per le condizioni climatiche o perché non riuscivano a correre e venivano uccisi. Essa racconta di questa parentesi nella quale iniziarono a parlare insieme di un argomento, non specifica quale, in cui ci fu un ritorno al linguaggio pre-campo di concentramento.
Federico II di Svevia e gli esperimenti linguistici
Salimbene racconta che Federico venne accusato di aver tagliato il pollice a un notaio in modo che non potesse più esercitare la sua professione. La sua seconda presunzione fu di studiare il linguaggio negli infanti: ordinò alle nutrici di nutrirli ma di non insegnar loro la lingua per capire quale fosse la loro lingua naturale. I bambini morivano tutti perché non potevano vivere senza comunicare, non emergeva la loro lingua naturale. Il linguaggio naturale è indispensabile per la sopravvivenza.
"Se un leone potesse parlare, noi non potremmo capirlo" - Wittgenstein
Fa un esperimento mentale, dove ci sono due manovali. Il capocantiere ordina al manovale di portargli uno strumento per costruire un capanno. Il manovale capisce subito. È un linguaggio completo, lo scopo è costruire il capanno (il materiale e gli ordini sono necessari per costruire il capanno). Linguaggio primitivo completo (poche parole, ma completo).
Wittgenstein: due sistemi teorici
- Tractatus Logico-Philosophicus: costruzione logica con proposizioni numerate (sostiene che esista una omologia tra linguaggio e mondo: nel mondo ci sono oggetti fisici ed ognuno di questi ha un suo corrispondente nel linguaggio, è una relazione 1:1).
- Ricerche filosofiche (pubblicate post mortem): un insieme di suoi appunti dove si vede questo filosofare e ricercare.
Nel suo pensiero emerge l'idea che sono i gruppi sociali a creare per le proprie urgenze i propri giochi linguistici (nel campo è un linguaggio unico e ristretto formato da pochi termini).
Primo Levi e il ritorno al linguaggio
Facendo riferimento a "Se questo è un uomo" di Primo Levi lui si recò fuori dal campo con il kapò, con cui era in buoni rapporti, e a Primo Levi vien voglia di recitare il Canto di Ulisse della Divina Commedia (in questa testimonianza avviene un ritorno al linguaggio).
Jean Amery e l'inefficacia del linguaggio
Esiste un'altra testimonianza contrastante di Jean Amery in "Un intellettuale ad Auschwitz" in cui invece la letteratura e la poesia non riescono a cambiare nulla. Torna al campo e vede delle bandieruole sbattute dal vento, egli ricorda una poesia famosa e la recita a memoria ma capisce che quelle parole in quel contesto sono vuote e inutili.
Lingua e contesto culturale: gli Gnut
Un altro esempio sono gli Gnut, eschimesi, che vivono in un ambiente segnato da neve e ghiaccio che sono elementi cruciali nella loro vita. Per noi la neve è un fenomeno raro e riguarda poco la nostra vita (già è diverso se andiamo sulle Alpi). E perciò necessariamente vengono elaborati giochi linguistici più complessi: gli Gnut quindi hanno 80 termini per parlare della neve.
Se si ricorda la costruzione logica del primo Wittgenstein è difficile pensare a così tanti termini per un solo oggetto fisico, mentre per il secondo Wittgenstein risulta chiaro che sia necessaria una terminologia così ricca.
Funzione del linguaggio
L'idea del primo Wittgenstein era che il linguaggio avesse una sola funzione: descrivere. In sociologia della comunicazione l'idea invece è che il linguaggio abbia molteplici scopi e funzioni.
Esperimenti sociologici: Federico II di Svevia
Salimbene da Parma (consigliere di Federico II di Svevia che poi passò al nemico, il Papa) racconta degli eccessi di Federico: fece tagliare il pollice a un notaio che scrisse il suo nome in modo diverso da come voleva, volle sperimentare quale linguaggio e parola avessero i fanciulli una volta cresciuti se non avessero mai parlato con qualcuno (voleva sapere quale lingua possedessero senza alcuna influenza) ma i bambini morirono tutti. La terza presunzione fu che una volta vista la Terra Santa affermò che non era all'altezza della Sicilia.
Insomma, racconta questo esperimento che fece Federico II per conoscere la lingua originaria del mondo: se i bambini non sentono un linguaggio, che lingua parleranno? C'era bisogno di affettività, i bambini abbandonati a loro stessi non acquisiscono alcun linguaggio e muoiono.
Esperimenti sociologici: Stanley Milgram
Esperimenti di Stanley Milgram sull'obbedienza all'autorità.
All'inizio degli anni '60, Milgram è un sociologo sociale di Yale e compie una serie di esperimenti che poi ripete molte volte. L'esperimento consisteva nel mettere un annuncio sul giornale locale invitando le persone ad andare e dedicarsi all'esperimento per 4,50$. Si presentarono diversi volontari in questo laboratorio e gli viene detto che devono partecipare a un esperimento sull'utilizzo delle scosse elettriche per la facilitazione della memoria. Il volontario deve ricordare delle sequenze e ogni volta che sbaglia riceve una scossa da molto debole a più forte; viene sorteggiato chi deve dare le scosse e chi deve subirle.
In realtà l'esperimento era sulla disponibilità dei volontari di dare le scosse ad altre persone sconosciute. Il volontario che doveva subire le scosse era un attore e il sorteggio era ovviamente truccato. Milgram si aspettava che la maggior parte si sarebbero rifiutati, ma 2/3 accettarono di arrivare fino a dare la scossa più forte. Ogni volta che il volontario aveva un'incertezza, lo sperimentatore diceva "dobbiamo continuare". Vi era anche una versione in cui diceva ai volontari che potevano fermarsi quando volevano; in questo caso la maggior parte si fermava molto prima. I risultati variavano a seconda se il volontario potesse vedere e sentire colui che subiva le scosse oppure a seconda dell'ambiente in cui veniva attuato l'esperimento (un laboratorio curato e asettico oppure un negozio affittato).
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Appunti Sociologia della comunicazione
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