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CORSO DI SOCIOLOGIA DEI MERCATI

Prof. Joselle Dagnes

INTRODUZIONE ALLA SOCIOLOGIA ECONOMICA l’interdipendenza

La sociologia economica è una disciplina che studia tra

fenomeni sociali e fenomeni economici, quindi in generale si occupa di

analizzare in che modo i fenomeni sociali influenzano i fenomeni economici e

viceversa.

Un’ esempio di come una serie di fenomeni sociali possono influenzare una

tasso di disoccupazione

misura economica: una dimensione economica come il

di attività femminile è un fattore economico influenzato da una serie di fattori

sociali.

Perché tendenzialmente il tasso di disoccupazione delle donne è più basso di

quello degli uomini?

E perché il tasso di attività delle donne è più basso degli uomini?

Sostanzialmente perché ancora oggi nel nostro paese le donne lavorano meno

degli uomini?

Una parte della spiegazione ha a che fare con dei fenomeni sociali come ad

esempio l’esistenza o la non esistenza di politiche di conciliazione e di sostegno

alla genitorialità, perché sappiamo che molto spesso una parte importante del

peso della gestione della famiglia, dei figli e così via ricade sulle donne.

Questo a sua volta è causato da un altro fenomeno sociale dato dal fatto che

tradizionalmente esista una divisione del lavoro di cura per genere e che quindi

tradizionalmente le donne si sono occupate del lavoro di cura di persone che

hanno necessità di assistenza all’interno del nucleo familiare molto di più di

quanto lo hanno fatto gli uomini. Questa divisione tradizionale del lavoro tra

lavoro domestico e lavoro fuori casa ancora oggi ha delle conseguenze.

Il fenomeno sociale ancora più ampio che influisce, di nuovo, sul tasso di

disoccupazione di attività femminile ha a che fare ad esempio con l’esistenza di

discriminazioni strutturali, che quindi colpiscono in modo differenziato donne e

uomini, tendono a penalizzare le donne all’interno del mercato del lavoro.

Direzione opposta, ovvero il modo in cui alcuni fenomeni economici possono

fenomeno dei

influenzare dei fenomeni sociali: si parla del cosiddetto

“bamboccioni”.

Questo termine, anni fa, venne utilizzato dal Ministro dell’Economica Tommaso

Padoa-Schioppa per indicare giovani adulti che invece di uscire di casa per

cercare lavoro, in termine sociologi diremmo “fare una transazione alla vita

adulta”, in realtà rimanevano a casa a crogiolarsi nelle comodità della famiglia

di origine venendo anche assisiti, che sia da un punto di vista economico o da

un punto di vista domestico. Quindi, questo fenomeno dei “bamboccioni”

possiamo definirlo come fenomeno sociale. Diversi studi però dimostrano come

una serie di fenomeni economici specifici nel nostro paese favoriscano la

permanenza dei giovani nella famiglia di origine, e che, date le condizioni

socioeconomiche presenti, questo atteggiamento non sia dettato solo o in

maggioranza da una comodità dello stare a casa, ma sia una scelta razionale

anche dal punto di vista economico.

1

E ciò perché nel nostro paese, dato il tasso di disoccupazione giovanile, date le

difficoltà che i giovani incontrano nell’entrare nel mondo del lavoro, e dato il

fatto che tradizionalmente nel nostro paese le carriere nel corso della vita sono

molto influenzate dall’ingresso nel mondo del lavoro, e più difficile essere

indipendenti.

Cosa significa analizzare i mercati, più in generale i fenomeni economici, da

una prospettiva sociologica ? Possiamo distinguere 2 grandi orientamenti:

1. Orientamento concentrato sulle istituzioni, quindi adotta una prospettiva

istituzionale, ovvero guardare i fenomeni economici come istituzioni: il

termine “istituzione” viene usato in senso generale nel linguaggio di tutti i

giorni che in qualche modo richiama gli enti o le organizzazioni che svolgono

un qualche tipo di funzione pubblica, però in sociologia questo termine ha

un significato molto più preciso che non si rifà solo ad enti o organizzazioni,

ma indica tutti i modelli che sono dotati di cogenza normativa, quindi tutti

quei modelli di comportamento che anche non formalizzati in qualche modo

esercitano un’influenza sul comportamento degli individui o degli attori, più

in generale tendono a farli comportare in un certo modo. Queste due

differenze nell’uso del termine “istituzione” le ritroviamo all’interno di

questa prospettiva istituzionale seguendo due declinazioni diverse. Questo

significa che se pensiamo di analizzare il rapporto tra economia e società da

una prospettiva istituzionale possiamo adottare:

un approccio istituzionale di tipo macro, ovvero guardare la società

 nel suo complesso a porzioni grandi e a come funzionano gli organismi

che svolgono una serie di funzioni tendenzialmente di natura pubblica.

Molto spesso all’interno di questo approccio macro non guardiamo solo

come funziona un pezzo della società, ma lo compariamo con altri pezzi

della società oppure con parti equivalenti in altri paesi. Es: comparare il

nostro sistema sanitario con quello di un altro paese per vedere come

stanno gestendo la stessa emergenza.

un approccio istituzionale di tipo micro guarda all’azione individuale

 e a come le norme sociali influenzano i singoli individui. Es: possiamo

chiederci in che modo il comportamento dei singoli individui è orientato

da norme sociali, magari implicite. In un’ottica istituzionale di tipo micro

potremmo chiedere ad esempio perché in alcuni contesti fenomeni come

l’opportunismo sono tollerati e perché in altri lo sono meno. Es:

scappare dalla zona rossa.

2. Orientamento concentrato sulle reti quindi adotta una prospettiva

strutturale.

Di solito sono reti di relazione, quindi legami tra attori di diverso tipo. Dare

rilevanza alle reti significa adottare un approccio meso (che sta un po' a

metà strada tra il macro e il micro), dà importanza alle relazioni tra individui

e soprattutto significa dare rilevanza al radicamento relazionale delle azioni

economiche e degli attori che agiscono ad esempio all’interno dei mercati;

cioè significa che le relazioni hanno un ruolo autonomo, ad esempio per

2 capire cosa succede all’interno di certi mercati è necessario considerare il

ruolo che giocano le relazioni che hanno i singoli attori.

istituzionale di tipo macro, istituzionale di tipo

Ad ognuno di questi 3 approcci,

micro strutturale di tipo meso,

e corrisponde un ramo diverso della sociologia

economica, che vedremo successivamente. Non si tratta di approcci esclusivi,

cioè o adotto una prospettiva o un’altra, ma la tendenza della sociologia

economica è andare verso l’integrazione di tutti questi elementi e quindi di fare

attenzione sia alle istituzioni che alle reti, sia al contesto regolativo che alle

norme sociali, sia al ruolo dei legami e delle relazioni. Quindi si cerca di far

lavorare insieme tutti questi elementi e vedere in che modo questi diversi

fattori possono avere un ruolo nell’allocazione delle risorse; di fatto questo è

quello che distingue la sociologia economica rispetto ad altre discipline.

FORME DI INTEGRAZIONE TRA ECONOMIA E SOCIETÀ

Come vengono regolati gli scambi economici? Economia neoclassica e

sociologia economica danno due risposte diverse a questa domanda.

• L’economia neoclassica sostanzialmente ci dice che le risorse vengono

distribuite tra le persone secondo le regole di mercato, quindi secondo la

legge dell’incontro tra domanda e offerta.

• La sociologia economica è in realtà alcune parti dell’economia, diverse

dall’economia neoclassica, ci dicono che esistono forme diverse di

regolazione dell’economia e quindi che parte dell’attività economiche sono

regolate dalle regole di mercato, ma un’altra parte dell’attività economiche

seguono invece delle forme di regolazioni differenti basate su dimensioni di

tipo sociale o di tipo politico.

Per approfondire questo punto possiamo rifarci al contributo di Karl Polanyi,

un’economista, politologo e sociologo di origine ungherese che vive tra la

seconda metà dell’800 e la prima metà del 900 che si interroga proprio su

come vengono distribuite le risorse tra le persone all’interno

questo punto:

della società?

Polanyi individua 3 forme di integrazione dei rapporti tra economia e

società:

1. RECIPROCITÀ

2. RIDISTRIBUZIONE

3. SCAMBIO DI MERCATO

Polanyi richiama la nostra attenzione al fatto che rischiamo di concentrarci solo

scambio di mercato “fallacia economicistica”

sullo che la chiama come , cioè

di pensare che tutto sia distribuito secondo le regole di mercato, mentre una

buona parte dell’economia nella società in cui viviamo effettivamente funziona

attraverso la legge della domanda e dell’offerta del lavoro ma c’è tutta un’altra

3

parte che spesso non vediamo o valutiamo che spesso funziona con altri

reciprocità ridistribuzione.

principi: e

Queste diverse forme di integrazione in passato sono state molto importanti

rispetto allo scambio di mercato, il quale a preso piede solo nel XIX secolo e

non è detto che sarà sempre prevalente, possiamo vedere un ritorno della

reciprocità o della ridistribuzione. “La grande

In realtà nell’opera principale di Polanyi del 1944,

trasformazione” , che scrive alla fine della 2°GM, dopo la crisi del 1929, dopo

la lunga crisi prima economica e poi politica e sociale degli anni ‘30 e inizi anni

‘40, sostanzialmente la sua tesi è che il mercato come unico o prevalente

meccanismo di allocazione delle risorse ha fallito e che si sta avviando una

grande trasformazione che vede appunto il tornare in auge, il ripresentarsi di

ridistribuzione

altre forme di integrazione, e lui pensa appunto alla .

In effetti, Polanyi racconta in questa sua opera di quello che succede nei paesi

economia avanzata

ad negli anni ‘50 e ‘70, e poi c’è stato un’ulteriore grande

trasformazione che ha visto tornare le regole di mercato in modo molto forte,

che caratterizza ancora oggi la società in cui viviamo.

Le 3 forme di integrazione tra economia e società secondo Polanyi:

1. Reciprocità: è quel tipo di scambio che solitamente si definisce all’interno di

piccoli gruppi, spesso legati da parentela (es. ciò che accade all’interno di

un nucleo familiare) oppure da prossimità (es. tra vicini di casa o in un

piccolo villaggio/paese).

All’interno di questi contesti si affermano una serie di scambi che sono

sostenuti dalle norme sociali, cioè che non fanno riferimento alle regole di

mercato, non è l’incrocio tra domanda e offerta, ma semplicemente ci si

scambia una serie di beni o servizi, non con l’idea di ottenere

immediatamente qualcosa in cambio o con lo stesso identico valore, ma

neanche con l’idea che non si otterrà mai niente in cambio c’è comunque

qualche tipo di aspettativa (es. se cucino per la mia famiglia non mi aspetto

di essere pagata in cambio). “indebitamento reciproco

In realtà, Polanyi ci dice che si tratta di un

positivo” scambio asincrono e non equivalente.

, cioè di uno I beni e i

servizi che vengono scambiati sono complessi, perché non si tratta solo di

un oggetto o di un’attività ma all’interno di essi ci sono degli elementi che

economia del

favoriscono la riproduzione delle relazioni. Rifacendosi all’

dono possiamo inoltre osservare che non esiste solo un unico tipo di

reciprocità, ma ne possono esistere di diversi in particolar modo l’economia

del dono ne distingue 3:

reciprocità incondizionata: è quella che si esercita anche quando si

 sa che non si otterrà mai nulla in cambio (es. quando un genitore fa una

serie di cose per suo figlio sapendo che non otterrà mai nulla in cambio o

che suo figlio non lo assisterà in futuro e così via, ma evidentemente in

questo caso c’è una dimensione relazionale molto importante, ovvero

4 un’affettività o un sentimento che fa si che comunque si voglia mettere

in atto una serie di azioni anche se si sa che non si otterrà mai niente in

cambio).

reciprocità cauta: è quel tipo di reciprocità che io non metto in atto per

 primo, cioè io non faccio per primo qualcosa per gli altri, però se colgo

negli altri dei segnali che mi fanno capire che queste persone sono

interessate ad avere un rapporto di reciprocità con me in quel caso mi

apro alla relazione, sono quindi disponibile a fare qualcosa per loro.

reciprocità coraggiosa: è sostanzialmente il contrario, cioè sono io a

 fare il primo passo, ovvero a fare qualcosa per gli altri con l’aspettativa

che se mai avrò bisogno ci sarà qualcuno a far qualcosa per me (es.

nella situazione che stiamo vivendo in questi giorni, in diversi palazzi

alcuni coinquilini hanno appeso dei cartelli dicendo che se c’è qualche

anziano affetto da patologie o che si trova in quarantena, che non può o

preferisce non uscire visto il pericolo di contagio, si offrono di fare una

serie di commissione o andare a fare la spesa e così via). Quindi per

reciprocità coraggiosa si intende coloro che fanno il primo passo e

avviano in qualche modo una relazione, evidentemente non hanno l’idea

di ottenere qualcosa in cambio ma in modo un po’ sfumato hanno l’idea

che fanno parte di un contesto per cui se un giorno avranno bisogno di

qualcos’altro sperano anche che magari grazie a questo atto di apertura

di ottenere un aiuto e quindi ottenere un supporto di un certo tipo.

La reciprocità è un tipo regolazione delle attività economiche che era molto

diffuso in società primitive e che ancora oggi è molto diffuso all’interno di

condizioni di prossimità.

È importante ricordare che ancora oggi esistono parti importanti della nostra

vita che sono regolati dalla reciprocità, non dobbiamo pensare che

appartenga solo al passato, in realtà la vita all’interno delle nostre famiglie

ad esempio la maggior parte dei casi funzionano ancora attraverso i principi

della reciprocità.

2. Redistribuzione: si tratta di una forma più complessa, perché richiede

un’organizzazione ulteriore e richiede in particolare l’esistenza di un’autorità

centro politico

centrale, sostanzialmente l’esistenza di un che poi può

Come funziona la redistribuzione?

assumere diverse forme.

Abbiamo una serie di cellule periferiche che possono essere ad esempio i

singoli individui che producono una serie di risorse che vengono poi

convogliate verso il centro, successivamente il centro attraverso una serie di

regole più o meno definite ridistribuisce queste risorse ai singoli.

rapporti

Si tratta quindi di una forma di redistribuisce basata su

verticali/asimmetrici perché abbiamo un nucleo che ha l’autorità per

raccogliere tutto una serie di risorse per poi ridistribuirle, mentre nella

reciprocità avevamo rapporti orizzontali, ovviamente il modo in cui queste

risorse sono ridistribuite può essere più o meno egualitario e quindi può

creare condizioni di forte disparità, perché magari ci sono coloro che

producono poi però viene portato via loro più o meno tutto, e c’è una

ridistribuzione che va vantaggio di alcuni altri oppure in altri casi le regole di

5 ridistribuzione possono tendere invece ad una maggiore uguaglianza tra i

singoli che contribuiscono in qualche modo a questo sistema.

Si tratta, appunto, dicevamo di una forma di regolazione più complessa,

perché sostanzialmente ha bisogno di una o più istituzioni politiche che

riescono a gestire, anche in termini organizzativi questo tipo di regolazione.

Quindi tendenzialmente osserviamo forme più o meno evolute, più o meno

definite di Stato, e anche un certo apparato amministrativo che appunto si

occupa di raccogliere le risorse e poi ridistribuire secondo una serie di canali

e secondo una forma di regole.

In passato, la ridistribuzione è stata la forma di regolazione degli scambi

economici, della produzione dell’allocazione delle risorse prevalente

all’interno dei grandi imperi dell’antichità, ma che non è comunque

scomparsa nell’epoca in cui viviamo, anzi forme di ridistribuzione molto

economie avanzate

importanti si trovano in tutte le (es. tassazione

pubblica e spesa pubblica).

3. Scambio di mercato: prevale nel XIX secolo, con la rivoluzione industriale.

L’istituzione che sostiene questo tipo di forma di regolazione dei rapporti tra

mercati autoregolati

economia e società sono i , che dovrebbero

funzionare da soli senza ricorrere a fattori politici e sociali.

I mercati permettono di allocare una serie di beni che hanno la caratteristica

escludibili

di essere , significa che se s’incontra la domanda e l’offerta ci

può essere lo scambio altrimenti se una delle due parti non concorda e non

accetta di entrare in questo sussidio, questo non avviene, perché uno dei

libertà

postulati di base dei mercati concorrenziali è l’idea che ci sia

decisionale .

In realtà anche lo scambio di mercato basato sulla legge della domanda e

presupposti istituzionali,

dell’offerta ha una serie di cioè per funzionare ha

bisogno di una serie di elementi di cui magari di solito non ci accorgiamo

dimensione sociale e istituzionale,

che però hanno a fare con la anche

politica enforcement

(es. presupposti istituzionali di denar

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mnr_98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei mercati e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Dagnes Joselle.
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