SISTEMI INFORMATIVI AZIENDALI AVANZATO (Roberto Bernazzani)
Materiale didattico No libri (solo per approfondimento), slides ed appunti lezioni.
Esame (mix di domande a risposta multipla e domande aperte) (no prove
Scritto
intermedie, integrazioni orali, fuori appello), il voto può essere rifiutato un massimo di
due volte (quindi 3 tentativi)
Cosa verrà valutato?
- Rilevanza di contenuto
- Chiarezza espositiva
- Eleganza di linguaggio (linguaggio tecnico)
PROGRAMMA
PRIMA LEZIONE
Lo sviluppo dei Sistemi Informativi
Ipotesi di diventare una figura chiamata C.I.O. (Chief Information Officer), ovvero il
responsabile dei sistemi informativi, ossia il manager che si occupa delle informazioni
e prende informazioni. È una figura che non è un tecnologo (sarebbe un CTO). D’ora in
poi tutti i concetti saranno dal punto di vista di un CIO che deve prendere una
decisione, facendo una analisi di costi benefici, vantaggi e svantaggi.
Perché?
- Dato = fatti che rappresentano eventi (es. prezzo di un prodotto), qualcosa che
acquisisco o dall’interno (numero dei dipendenti) o dall’esterno (tasso di
disoccupazione, prezzi dei competitor) (dati endogeni od esogeni)
- INFORMAZIONE = dati che sono stati elaborati e ricondotti ad una forma
significativa ed utilizzabile per scopi conoscitivi (es. fatturato derivante dalla
vendita di un prodotto in un periodo). Quindi un DATO elaborato diventa
INFORMAZIONE. INFORMAZIONE = DATO ELABORATO.
- CONOSCENZA = capacità di usare dati e informazioni per prendere decisioni
e intraprendere azioni (che generano dati). Calcolare un dato per avere una
informazione è perché ho un bisogno informativo, perché? Perché devo
PRENDERE DECISIONI
(La biologia ha detto che qualsiasi organismo al mondo, aziende nel nostro
caso, per vivere deve prendere decisioni, altrimenti morirà) N.B SCHEMA
SEGUENTE (molto importante) 1
Per non morire, l’azienda deve prendere ottenere dati, da elaborare ed estrapolare
informazioni. Le informazioni mi garantiscono la conoscenza e ciò mi permette di
decidere.
Lo schema funziona anche a ritroso, prendere una decisione, genera dei dati, che
elaborati mi danno informazioni, mi garantiscono la conoscenza per la prossima
decisione.
Quest’area aziendale è FONDAMENTALE, perché raccogliere un dato sbagliato genera
informazioni sbagliate, che con una conoscenza sbagliata mi faranno prendere
decisioni sbagliate!!!
Ecco perché INFORMAZIONE COME FATTORE COMPETITIVO
Definizione di SISTEMA INFORMATIVO
Essendo un sistema è un insieme di cose: (definizione prof. De Marco)
- Persone
- Apparecchiature
- Procedure aziendali
Il compito di questi tre elementi è quello di produrre le informazioni che servono
per operare nell’impresa e gestirla (prendere decisioni)
Cosa c’è dentro il sistema informativo? ELEMENTI COSTITUTIVI S.I. 2
1. Patrimonio di dati: input del processo di trasformazioni. Prima di tutto ho
bisogno di dati, senza di esso non si innesca il meccanismo descritto prima.
2. Insieme di norme, regole e procedure: formano un nucleo operativo che
serve all’azienda per l’acquisizione ed il trattamento dei dati. Si suddividono in:
a. Procedure organizzative
b. Procedure informatiche
3. Infrastruttura tecnologica: ovvero i mezzi e gli strumenti a supporto dei
processi di raccolta, conservazione, trasferimento, elaborazione, recupero,
distribuzione (far arrivare le informazioni a chi servono) e presentazione dei dati
e delle informazioni.
4. Risorse umane:
a. Persone responsabili della realizzazione e gestione delle procedure, del
governo e della conservazione del patrimonio di dati. Chi è operativo
nell’area dei sistemi informativi.
b. Addetti alla gestione del sistema = colore che si occupano della sua
progettazione, realizzazione e manutenzione.
Gli utenti della funzione sistemi informativi, non sono solo gli addetti a
quel reparto, ma sono tutti i dipendenti dell’azienda (attivi o passivi),
perché gli alimentano (inseriscono dati, anche senza saperlo).
5. Insieme dei principi generali, dei valori e delle idee di fondo:
caratterizzano la cultura aziendale e orientano il sistema, condizionandone i
comportamenti. Cultura di base che influenza tutto quello che fa l’azienda e
quindi influenza anche il sistema informativo
SFATIAMO I MITI
Il concetto di Sistema Informativo nasce molto prima dell’informatica. Nel momento in
cui nasce l’azienda, inevitabilmente nasce un sistema informativo, azienda intesa
anche come la semplice unione di persone, che insieme prendono decisioni in base a
delle informazioni che hanno raccolto (tre pastori non portano al pascolo le pecore
perché dal cielo pensano possa piovere).
I sistemi informativi sono molto di più dell’informatica, che si trova all’interno dei
sistemi di informazioni, perché oggi noi gestiamo i dati per produrre l’informazione
attraverso software di ICT. Quindi il SI è diverso dall’Informatica, ma al massimo
l’Informatica è contenuta all’interno del Sistema Informativo (SI).
Guardando allo schema, dall’esterno verso l’interno. L’azienda si trova all’interno di un
ambiente, con il quale
l’azienda interagirà
(Stakeholders, che si
trovano nell’ambiente con
cui l’azienda interagisce).
Dentro l’azienda c’è un
sistema organizzativo, che
permette all’azienda di
funzionare. Il Sistema
informativo a sua volta si
trova all’interno del
sistema organizzativo,
essendo che è parte 3
essenziale nella presa delle decisioni. Infine, come detto prima il Sistema
INFORMATICO (ICT, i mezzi informatici), si trova all’interno del Sistema INFORMATIVO.
BASI DI DATI E DBMS (I Dati, primo dei 5 componenti)
- Base di dati = collezione di dati, di interesse per una o più applicazioni,
strutturati secondo un modello logico ben definito. È una raccolta organizzata di
dati. (N.B.) Quindi non è una semplice “accozzaglia” di dati, ma gli viene data
una struttura, diventa una Base di Dati = DATABASE.
- Perché: per superare i problemi dell’approccio convenzionale a “files”.
- Le Basi di Dati (DataBase) vengono gestite da specifici software chiamati
“Sistemi di gestione di basi di dati” (DBMS – DataBase Management
System). Quindi sono software per gestire i database, quindi software che mi
permettono di utilizzare quei dati.
MODELLI LOGICI DEI DATI
- Modelli logici: rappresentazione dei dati secondo un modello logico. “Insieme
di concetti utilizzato per organizzare i dati di interesse e descriverne la
struttura” (Atzeni)
- Tipologie di modelli: (evoluti negli anni)
Non esiste più
Modello gerarchico (’60)
o Non esiste più
Modello reticolare (’60)
o Modello relazionale (’70,’80) Oggi è lo STANDARD nei DataBase delle
o aziende Più evoluto, di nicchia
Modello a oggetti (’80)
o Più evoluto, di nicchia
Modello XML (’90)
o Più evoluto, di nicchia
Modelli NoSQL (2000)
o 4
IL MODELLO RELAZIONALE
- Creato da IBM nel 1969 ed introdotto negli anni ’80, deve la sua lunga vita alla
sua semplicità, grazie ad un sistema tabella. Colonne rappresentano gli
attributi, le righe rappresentano gli elementi.
- Modello indipendente da specifiche tecnologie informatiche. Non
importa se tu hai un PC Windows o Apple, hai tanta o poca RAM, SSD o HDD,
NON IMPORTA, funziona sempre. Questo è fondamentale per la sopravvivenza
del modello logico di IBM.
- Il più diffuso in assoluto.
- Costruttore principale: Relazione (Tabella) che organizza i dati in insiemi di
record a struttura fissa
- Il DB Relazionale raccogliere i dati in tabelle collegate tra di loro.
Ecco perché è nato RDBMS – RELATIONAL DATABASE MANAGEMENT SYSTEM
Che permette di gestire database di tipo relazionale
- Software applicativi che implementano il modello logico relazionale per la
gestione dei dati
- Indipendenza dei dati rispetto ai programmi ed al modello
Obiettivo:
logico
- Funzionalità principali:
Garantire accesso condiviso ai dati da parte di utenti ed applicazioni
o Linguaggi specifici per la gestione dei dai (SQL: Structured Query
o Language). Linguaggio utilizzato per interrogare i dati nei database.
CARATTERISTICHE DEI DBMS
Software che gestiscono collezioni di dati:
- Grandi
- Condivise
- Persistenti
Qualsiasi DBMS deve garantire almeno queste 4 caratteristiche:
1. Affidabilità Se faccio più volte la stessa query (domanda), deve restituirmi
sempre lo stesso risultato
2. Privatezza Chi non è autorizzato non deve poter accedere i dati dall’esterno.
Vale anche l’interno dell’azienda, il software DBMS deve garantire i cosiddetti
“coni di visibilità”, ovvero non tutti i dipendenti dell’azienda possono avere la
stessa visibilità dei dati, tramite un sistema a profili, alcuni profili vengono
“limitati” nel vedere certi dati.
3. Efficacia/Efficienza Capacità di estrarre i dati / Capacità di estrarre i dati
con il minor sforzo possibile 5
4. Consistenza – Integrità dei dati La consistency, ovvero la integrità dei
dati, cioè che qualsiasi cosa accade, il dato deve rimanere integro, non devo
perdere dati per colpa del software. Classico caso è l’accesso contemporaneo di
alcuni software DBMS mal progettato, se in due andiamo a vedere gli stessi dati
il DataBase cade. Questi DBMS non possono essere sul mercato
DBMS ARCHITETTURA STANDARD
LIVELLI DI ASTRAZIONE
Vediamo dallo schema che il DBMS funge da filtro per chi accede ai dati del Data Base
dall’esterno. Per esempio, gestiste tutti i software in azienda che hanno bisogno dei
dati (di fatturazione, del sistema dei pagamenti, ecc.), ma nessuno può accedervi
direttamente, devono passare per il DBMS. Ad oggi, per cambiare i DBMS non devo
ristrutturare i dati e cambiare le applicazioni, prima non era così ed era anche molto
oneroso. 6
Architetture? Come andiamo a concretizzare l’accesso dei dati al DBMS: Mainfram
Client Server WEB/CLOUD
All’inizio si è partito come i Mainframe. In azienda c’era un grande computer al quale
si collegavano una serie di “Terminali” (o Dumb Client, ovvero client stupidi, non
avevano nessuna capacità operativa, era tutto concentrato nel mainframe, dati e
DBMS). I terminali mandavano la richiesta al Mainframe che faceva tutto. Questo è
andato bene fino agli anni ’80 dove i dati erano pochi.
Negli anni a seguire i dati esplodono, il Mainframe non riesce a gestire tutto il carico
elaborativo. Quindi si è passati all’architettura Client/Server, che divide la rete in due
tipologie: un elaboratore nella rete può essere un Client o un Server. Server = (to
serve = offrire) un operatore che offre un servizio all’interno della rete, cambia nome
in base al servizio che offre (data server, memorizza i dati, mail server, fa funzionare i
servizi di posta elettronica, printer server, ecc.) | Client = usufruisce i servizi degli altri,
è un cliente. La differenza rispetto al Mainframe è che in azienda ho tanti server, che
sono differenziati in base al servizio che offrono. Inoltre, i Client di oggi sono più
“intelligenti” dei Dumb Client, sono in grado di fare delle operazioni, quando necessità
di un servizio chiama il server e si fa dare il servizio. I servizi si muovono nella LAN (la
rete aziendale)
Oggi si sta sviluppando una nuova tendenza delle architetture, il Cloud Computing.
Ovvero alcuni servizi invece di muoversi sulla LAN, vanno fuori dall’azienda; quindi,
vengono presi da qualcosa di esterno all’azienda, dal “computer di qualcun altro”. I
dati non si trovano più localmente (LAN, rete locale), ma stanno su internet. Questo
comporta dei benefici:
- Capacità di storage è data dal provider (dipende da quanto pago), colui che mi
offre il servizio. 7
- Disponibilità dei dati ovunque ci troviamo (everywhere access).
- Sicurezza dei dati (motivo più importante). Demando a qualcuno fuori
dall’azienda l’onere di gestire i dati. Proteggere i dati è estremamente oneroso.
Ci sono anche degli svantaggi:
Ovviamente la gestione è affidata a terzi, quindi i dati dipendono da una figura
esterna all’azienda. Bisogna essere sicuri che il terzo garantisca la privacy dei
dati, che non li venda a qualcuno ecc.
Essendo everywhere access, l’accesso dipende dalla rete internet, in mancanza
di rete non posso accedere ai dati di cui necessito.
Potenziale dipendenza dal fornitore, nel caso in cui il provider che gestisce i dati
spegne tutto ed io non posso accedere più ai dati? Questo sarebbe un problema.
Posso minimizzare il problema andando dai leader del settore, per esempio se
mi affidassi a Google difficilmente l’azienda chiuderà o che si crei un danno di
immagine facendo trapelare i miei dati.
Il passaggio al WEB/CLOUD è una classica decisione presentata dal CIO.
METODOLOGIE DI SVILUPPO DEI SISTEMI INFOMATIVI
Il Sistema Informativo NON si compra, non è un software, quindi va CREATO.
Ci sono due strade:
1) Posso svilupparlo internamente
2) Outsourcing, mi rendo conto di non avere le competenze, le risorse finanziarie
per farlo internamente, quindi esternalizzo. 8
1) Sviluppo interno del Sistema Informativo
L’azienda non sarà la prima a creare un proprio Sistema Informativo internamente,
quindi, negli anni è nata una METODOLOGIA, ovvero i passaggi da fare per arrivare a
sviluppare il SI, attraverso l’esperienza dei predecessori.
“Un approccio coerente e sistematico, basato su una particolare
METODOLOGIA:
filosofia di sviluppo dei sistemi, che indica agli sviluppatori quali step eseguire, come
questi dovrebbero essere svolti e perché sono importanti nello sviluppo di un sistema
informativo”. [Fitzgerald, 2002]
Esistono 4 modelli principali:
1. Waterfall model
2. Prototyping approach
3. Incremental delivery
4. Spiral model
WATERFALL MODEL (una delle più utilizzate, nata negli anni ‘80)
Letteralmente è un modello a cascata, formato da 7 fasi. L’output di una fase, diventa
l’input della fase successiva. Banalmente “ci sono 7 cose da fare”, cominciamo dalla
prima ed andiamo avanti.
1° fase = STUDIO DI FATTIBILITA’
Prima si pensa e poi si fa. Si analizza se è fattibile l’idea. Identifico l’Obiettivo da
raggiungere e vedo se è fattibile, perché ho dei limiti: economici, temporali (Quando
mi serve? Riesco a produrlo in tempo? competenze (devo essere capace di farlo).
Posso anche forzare questi vincoli, posso trovare fonti di finanziamento, posso formare
i miei dipendenti (è un costo) oppure outsourcing (assumo personale). Con risorse 9
umane e finanziare in più, accorcio i tempi di realizzazione.
Quindi i tre vincoli sono strettamente legati tra loro.
- Obiettivi
Stabilire se e quando avviare il progetto
o Valutare le possibili opzioni di sviluppo
o Valutare le risorse (umane e finanziarie) necessarie
o
- Output: documento di fattibilità
Definizione preliminare del problema
o Scenari e strategie di soluzione
o Costi, tempi e modalità di sviluppo
o
Al termine dell’analisi, il risultato viene scritto nel Documento di fattibilità, il quale
esce con una risposta sulla fattibilità, ovvero è fattibile o no.
Chi è coinvolto in questa fase? Ovviamente non viene coinvolta la parte “bassa”
dell’azienda, ma lo studio viene effettuato dal top management ed eventualmente un
consulente esterno.
2° fase = ANALISI DEI REQUISITI
User requires definition, ovvero requisiti utente. Ovvero bisogna andare dall’utente
finale e chiedere di cosa ha bisogno, cioè vado dal dipendente e gli chiedo di cosa ha
bisogno, lui lo propone, io lo valuto e decido. Si risponde ad una serie di domande.
- Obiettivi:
Cosa deve fare il sistema? (What)
o Chi deve usare il sistema? (Who)
o Perché viene sviluppato/utilizzato? (Why)
o Quale supporto deve offrire? (What vs. How)
o Dove (arch. HW-SW) verrà utilizzato? (Where)
o Quando e per quanto tempo sarà usato? (When)
o Richiede l’analisi/conoscenza del dominio applicativo e l’interazione con
o l’utente
Molti manager non vogliono andare a chiedere al dipendente di basso livello, ma
questo è un grosso errore, perché chiede di sapere i bisogni del dipendente che svolge
quella mansione e chiedere direttamente a lui. Il CEO non vuole farlo perché impiega
tempo e denaro andare all’utente finale di ogni reparto aziendale, questo può colpire
l’efficienza dell’azienda.
- Output: Specifica dei Requisiti
Anche qui serve un documento con la Specifica dei Requisiti per ogni dato raccolto
per area aziendale. L’area logistica di cosa ha bisogno, l’area commerciale ecc.
Ovviamente le specifiche raccolte devono essere validate dallo studio di fattibilità,
deve essere realizzabile.
3° fase = PROGETTAZIONE (Fase tecnica dello sviluppo)
Fase di Design, che in inglese significa progettare. Bisogna progettare la soluzione,
ovvero l’architettura del sistema. La figura a cui ci si riferisce è un informatico che
progetta a livello hardware e software il sistema.
4° fase = SVILUPPO E UNIT TEST
Il “muratore” del sistema è il programmatore, che inizia a scrivere il codice del
software che permette di fare ciò che vuole l’informatico che ha progettato il sistema.
10
Il modo più
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti esame Organizzazione dei sistemi informativi aziendali
-
Appunti dell'esame parziale di Organizzazione dei sistemi informativi aziendali
-
Appunti di Organizzazione dei sistemi informativi aziendali, I sistemi informativi nell'organizzazione d'impresa
-
Sistemi Informativi Aziendali - Appunti