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Semiotica: che cos'è la semiotica

La semiotica è la scienza che studia i sistemi dei segni attraverso i quali avviene la comunicazione. Ci sono però tante definizioni di segno e i semiologi sono ancora fortemente in disaccordo tra di loro. Si sente spesso parlare anche di semeotica che viene spesso confusa con la parola semiotica. La semeotica è una branca della medicina. Sono l’insieme dei segni di una malattia che portano il medico a compiere una diagnosi.

La discordia tra i semiologi

La semiotica rappresenta uno degli esami che dimostra la forte discordia tra i semiologi. Da un lato alcuni considerano come segni anche quelli appartenenti alla semeotica quindi legati alla malattia, dall’altro altri non li considerano come segni.

Che cos'è un segno?

Il segno per essere definito tale deve prima di tutto significare qualcosa per qualcuno. La semiotica s’interroga proprio su come noi diamo senso al mondo attraverso i segni. L'ipotesi di fondo della semiotica è che gli esseri umani hanno un legame o un rapporto indiretto con il mondo. Cioè tutto ciò che noi sappiamo e che conosciamo, tutto ciò che noi facciamo con il mondo o con gli altri passa attraverso un filtro rappresentativo che è la formulazione dei segni.

La rappresentazione

La rappresentazione dunque, media tra noi e il mondo e può essere:

  • Da un lato cognitiva
  • Dall’altro culturale

Esistono due famiglie di studi semiotici

  • 1) Privilegia l’aspetto cognitivo
  • 2) Privilegia l’aspetto culturale

Umberto Eco nel suo libro “Semiotica e filosofia” scritto nel 1984 afferma che per molto tempo non è stato il tempo della semiotica, e fa quest’affermazione proprio nell’anno del boom della semiotica, nel secondo novecento dove tutto diventa semiotica. Negli anni '60-'70 la semiotica si afferma come moda accademica grazie ad una svolta nei linguaggi. Proprio in questi anni, infatti, balza all’occhio il problema della semiotica da un punto di vista prettamente culturale.

La nascita della semiotica

Verso la fine dell’Ottocento, la semiotica in quanto tale nasce in due maniere indipendenti ma simultanee:

  • Nasce in Europa, a Ginevra con Ferdinando Saussure
  • Nasce in America, a Boston con Peirce

Saussure e Peirce possono essere definiti i due pionieri, fondatori della semiotica. Negli stessi anni, entrambi, concepirono la necessità di fondare una disciplina della semiotica, ma i due arriveranno alla semiologia in maniera completamente diversa e fronteggiando problemi completamente diversi.

Saussure e il filone strutturale

Saussure era un linguista che si opponeva ai sistemi della linguistica ottocentesca. Per Saussure la lingua non era solo un sistema di vocaboli ma era una vera e propria struttura, in cui ogni elemento ha un ruolo e una posizione definita. Per Saussure la lingua è un prodotto sociale e un insieme di convenzioni. Lui sente la necessità di fondare una disciplina semiotica che studi l’insieme dei sistemi di segni convenzionali che si acquisiscono per convenzione e dei quali la lingua sia il più importante di questi sistemi.

Il concetto di langue e parole

La lingua per Saussure è il codice primario su cui poi si possono strutturare tutti gli altri codici. Saussure pensa per coppie di concetti e una delle coppie di concetti è:

  • La lingua astratta e gli atti di parola, ovvero la langue e la parole

Langue: fa riferimento all’aspetto sociale del linguaggio, il sapere che è comune a tutti, l’insieme di significati e significanti che condivisi permettono gli atti di parola. L’insieme di un numero finito di unità regolato da un sistema astratto che regola le relazioni tra di esse. Sono le abitudini del linguaggio di una comunità attraverso le quali un individuo comprende e si fa comprendere. È un sistema esterno all’individuo che non può modificare né creare.

Parole: fa riferimento invece all’aspetto individuale del linguaggio, quindi alla singola esecuzione. È il campo delle singole fonazioni (nessuna mai uguale all’altra) e dei singoli sensi. È l’uso individuale della lingua collettiva, la realtà concreta di ogni singolo atto e rappresenta la creazione individuale.

Saussure dice che non si possono produrre atti di parola se prima non si possiede la base che è la lingua astratta. La langue serve perché la parole sia comprensibile e viceversa. La parole serve perché la langue si stabilisca. Per Saussure la forma semiotica nasce dall’unione tra il significante e il significato.

Il modello di Saussure

All’inizio definisce come significato il “concetto” mentre il significante come “immagine acustica”.

  • Significante o faccia esterna del segno: è il piano dell’espressione, la forma.
  • Significato o faccia interna del segno: è il piano del contenuto.

Il significante è la forma che rinvia al significato, cioè al contenuto. Il significante è il veicolo per arrivare al significato. Per Saussure l’unione tra forma e contenuto cioè tra significante e significato porta alla nascita del segno.

Peirce e il filone cognitivo

Lui era uno scienziato, un matematico ed un logico e parte da un’idea di segno compatibile con quella della semeotica medica e, quindi, completamente opposta a quella di Saussure. Peirce è in linea con la semea ovvero la teoria dei segni naturali, mentre quella di Saussure è detta teoria dei simboli. Sarà Sant’Agostino il primo ad unire la teoria dei segni con quella dei simboli.

Peirce si pone problemi di tipo scientifico riguardo ai segni, problemi di ordine cognitivo. Peirce sarà inoltre, il fondatore del pragmatismo che darà un importantissimo contributo alla filosofia americana. Ma la vita di questo personaggio fu molto infelice, Peirce non ebbe successi durante la sua vita, ma le sue invenzioni passavano sempre attraverso il lavoro di altri. Ma nonostante furono mediate da altri, le idee di Peirce andranno ad influenzare alcune discipline come la psicologia, portando alla creazione del cognitivismo.

La visione di Peirce e Saussure fu molto diversa:

  • Da un lato Saussure diceva che il significato sta dentro il segno.
  • Dall’altra Peirce diceva che il significato sta negli effetti che produce il segno.

La semiotica negli anni sessanta

Come abbiamo già detto, negli anni sessanta furono gli anni del boom della semiotica grazie ad alcune figure come:

  • Emile Benviste
  • Jakobson
  • e altri studiosi che creeranno un vero e proprio nucleo che contribuirà a formare dei semiologi e porterà al successo istituzionale della disciplina.

Inizialmente in questo gruppo prevaleva la linea di Saussure ovvero quella del strutturalismo e l’idea di trovare qualcosa di sociologico ovunque. Questi studiosi vedevano l’aspetto linguistico strutturale in tutti gli ambiti. Ad esempio, Lévi-Strauss diceva che molte categorie linguistiche potevano essere applicate alle categorie dei parenti. Ad esempio, gli uomini si vestono secondo delle regole culturali, come il fatto di coprirsi le zone erogene quando si esce. Oppure i parenti non si accoppiano tra parenti perché lo dicono delle regole della nostra cultura. La parte cognitiva veniva lasciata un po' da parte.

Cambiamenti negli anni ottanta

A partire dagli anni '80 però ci fu un cambiamento di paradigma e si passò dallo strutturalismo, quindi dal trovare la chiave delle chiavi, la langue di ogni cosa ad un periodo in cui le strade dei semiologi si sono divise. Alcuni, infatti, hanno abbandonato l’idea unificata di segno ed iniziano a parlare di testi. Sarà proprio questo periodo che balzerà in primo piano l’aspetto interpretativo, e dunque qui verrà recuperato Peirce e l’aspetto cognitivo.

La definizione di segno secondo Eco

Eco dice che quando si parla di segni si parla di diverse categorie tra cui: i segni come cicatrici, segni di riconoscimento, segno come firma, segni particolari, segni delle operazioni matematiche, segni premonitori. La definizione che accomuna tutte queste categorie è che il segno è: “Qualcosa che sta per (al posto di) qualcos’altro”.

Il segno è qualcosa (presente) che sta per, al posto di qualcos’altro (assente).

Esempio: l’impronta sta per il passaggio di qualcuno. Per i semiologi c’è una relazione tra il qualcosa e il qualcos’altro che si chiama relazione di rinvio. Cicatrice sta per una ferita passata. Tutto ciò che è percepibile è potenzialmente un segno. Alla semiotica non interessa studiare il segno che funzione come oggetto in quanto tale, ma interessa la natura la relazione dello stare per.

La definizione di segno di Morris

Qualcosa è un segno solo perché viene interpretato come segno da qualcun’altro, da un interprete”.

Attribuisce un ruolo centrale alla figura dell’interprete, Morris ci dice che qualcosa diventa un segno solo perché viene considerato come tale dall’interprete.

Il passaggio da qualcosa a qualcos'altro

L’interprete è colui che quindi decide se qualcosa è un segno di qualcos’altro, esistono però dei segni che sono segni a prescindere dal fatto che l’interprete li consideri come tali.

Due categorie di segno

  • Segni intenzionali: che hanno l’intenzione di comunicare.
  • Segni non intenzionali: che non hanno l’intenzione di comunicare.

E partendo da questa distinzione si può arrivare ad un’altra distinzione ovvero:

  • Segni naturali: sono quelli che vengono emessi non intenzionalmente. La relazione del rinvio è fissata a valle da un interprete che decide di considerare un fenomeno come tale. La fonte di questi segni è di solito naturale, ma non necessariamente, esistono dei segni naturali emessi anche dall’uomo senza volerlo ad esempio: lo starnuto, la risata, le espressioni del viso.
  • Segni artificiali: sono quelli dove c’è l’intenzione di informare qualcuno di qualcosa, dove c’è la volontà comunicativa. La relazione del rinvio è fissata a monte da un esecutore attraverso la realizzazione di una strategia comunicativa più o meno consapevole.

Si pone quindi partendo da queste definizioni un primo problema nella distinzione, appunto, tra segni naturali e segni artificiali. In quanto esistono segni naturali che sfumano nei segni artificiali.

Esempio: Il pianto di un neonato: nei primi anni di vita questo avviene involontariamente, dopodiché quando il neonato diventa più grande può usare il pianto intenzionalmente per comunicare qualcosa hai genitori, per ottenere qualcosa da essi. Ecco che quindi diventa un segno artificiale.

Eco e la manipolazione dei segni

Eco dice che il segno è tutto ciò che può essere usato per mentire, lui afferma che tutto ciò che può essere interpretato può essere manipolato. Ritorniamo quindi alla domanda iniziale: il passaggio da qualcosa a qualcos’altro è uguale nei segni artificiali e nei segni naturali? No. Nei segni naturali il passaggio avviene per ragionamento, per inferenza ed è a carico dell’interprete.

  1. Es: l’impronta risale al passaggio dell’impressore. Qui tutti i segni naturali vengono ricostruiti dagli effetti (cosa presente) al qualcosa di possibile (cosa assente). C’è un rapporto causa-effetto. Se A allora B, se fuoco allora fumo.
  2. Nei segni artificiali. Il passaggio avviene per equazione, ovvero c’è una regola correlata che bisogna sapere per capire cosa vuol dire quel segno. Esempio: per sapere cosa vuol dire un cartello stradale devi studiare il codice della strada. C’è un codice che equipara A a B.

Modello di Jakobson

Sei fattori fondamentali:

  • Mittente
  • Destinatario
  • Messaggio
  • Lo scambio deve avvenire in un contesto
  • Contatto o canale tra mittente e destinatario
  • Codice

Per Jakobson la comunicazione non può avvenire senza un codice condiviso da entrambe le parti della comunicazione.

Codice: correlazione tra i pensieri e la loro manifestazione espressiva, tra A e B che permette a due persone di comunicare. Noi comunichiamo perché condividiamo il codice della lingua italiana. C’è anche il modello di Shannon e Weaver che sarà il prototipo di quello di Jakobson chiamati modelli della comunicazione che non tengono conto del fatto che la comunicazione può avvenire anche senza la presenza di un codice condiviso da mittente e destinatario.

Esempio: due persone che comunicano parlando lingue diverse. Questa è detta interpretazione radicale, che si basa sul fatto che ci si può capire anche senza codici condivisi, ci si riconosce come animali della stessa specie e trovandosi nello stesso ambiente si dà per scontato che si vedano più o meno le stesse cose.

Esempio Quine

Due persone che non parlano la stessa lingua si trovano nello stesso luogo e ad un certo punto passa un coniglio, Quine dice “MMM” indicando il coniglio che passa per comunicare al suo compagno “guarda il coniglio” e l’altro dice “GAVAGAI” e Quine deduce che Gavagai significhi coniglio nella sua lingua. Quine però non ha la certezza che Gavagai significhi proprio coniglio, lo ipotizza, ma per verificare se questo è vero la prossima volta che si troverà in ambiente con persone che parleranno la stessa lingua del compagno e vedrà un coniglio dirà “Gavagai” e basandosi sulla reazione delle persone capirà se significa coniglio o meno.

Esempio Miriam e Mirko

Miriam e Mirko comunicano in una maniera non convenzionale, e Mirko chiede a Miriam come stai? e lei invece che rispondere bene o male, tira fuori dalla borsa l’aspirina e Mirko capisce perfettamente cosa Miriam vuole dirgli. Abbiamo un segno artificiale l’intenzione di Miriam di comunicare qualcosa a Mirko ma senza l’uso di un codice.

Modello inferenziale

Novità: la presenza di strategie.

  • Strategia: è la descrizione di un piano d’azione usato per impostare e coordinare le azioni tese a raggiungere uno scopo predeterminato.
  • Strategia comunicativa: ha lo scopo di produrre determinati effetti nella mente dell’interprete.
  • Strategia interpretativa: ha lo scopo di indovinare le intenzioni della strategia comunicativa dell’esecutore per rispondere adeguatamente.

Segni linguistici

Saussure definiva la lingua come “un sistema di segni esprimenti idee”. La lingua è qualcosa di collettivo: non esiste una lingua individuale, ci deve essere un minimo di due parlanti, infatti quando una lingua si estingue è perché muore la penultima persona parlante quella lingua sulla terra. Ed è culturale perché viene assorbita e acquisita non è naturale.

Cosa analizza Saussure

Saussure vuole capire com’è fatta la lingua analizzando gli atti di parola cioè ciò che è concreto, ciò che si vede e da lì estrae e arriva alla lingua astratta che lui dice essere la base della comunicazione. Circuito di parole è diviso in:

  • Processo psichico: Dal cervello di A che assume un concetto dall’immagine acustica.
  • Processo fisico: Dal cervello di A all’apparato fonatorio di A.
  • Processo fisiologico: Dal cervello di B all’apparato fonatorio di B.
  • Processo psichico: Dal cervello di B che riassume l’immagine acustica dal concetto.

Ciò che interessa a Saussure e ai semiologi è il circuito psichico.

Semiotica 11.10.18

Arbitrarietà del segno: Un segno linguistico è arbitrario perché nasce dall’unione tra significante e significato e non è determinato da un oggetto esterno. I segni linguistici non hanno legami naturali con i loro significati corrispondenti. Arbitrario: non c’è motivo per cui il concetto di cane sia legato alla parola cane.

Nozione di valore in Saussure

La lingua è un sistema di valori puri per Saussure, cioè ciò che conta sono le relazioni in cui i segni linguistici sono inseriti. Per capire com’è fatta la lingua è necessario capire quali sono le reti di relazioni tra i segni e tutto ciò che gli sta attorno. Prendiamo un segno: parola scacchi, inseriamola in 3 frasi, sintagmi diversi, e capiamo che il valore linguistico di questa parola inserita in stringhe verbali diverse cambia.

  1. Giochiamo a scacchi?
  2. Indossa un abito a scacchi.
  3. Hanno subito una serie di scacchi.

Come facciamo a capire qual è il valore linguistico di questa parola nelle frasi? Dobbiamo trovare l’opposizione delle alternative possibili, quindi tutto ciò che può essere sostituito alla parola scacchi. Questi 3 usi della parola scacchi hanno 3 valori linguistici diversi e sono quindi 3 segni diversi, il valore linguistico è determinato dal contrasto con una serie di altre parole che potrebbero sostituirla.

Relazioni che vincolano il valore di un segno

  • Sintagma: relazione di presenza tra gli elementi che si dispongono in successione e che si vincolano a vicenda. Esempio: se cambiamo il sintagma cambia il valore linguistico della parola.
  • Relazione associativa: sono le possibili sostituzioni, tutti quegli altri segni che avrebbero potuto trovarsi nello stesso posto della catena sintagmatica. Relazione di assenza tra gli elementi. Nella mente gli elementi linguistici sono associati ad altri grappoli di parole. Tutte le parole che si possono associare a quella parola. Esempio: cane-osso-cuccia. Varie serie associative che si diramano a partire da un concetto. Saussure dice che le associazioni possono riguardare anche la fonetica esempio: cane, pane. Quindi non solo sul piano del contenuto ma anche sul piano fonetico.

Il valore del segno è dato dalla differenza tra il segno e tutte le possibili alternative che si potrebbero sostituire ad esso.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valterluzzana di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Semiotica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pisanty Valentina.
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