Appunti di Medical Humanities – UniFe (II Anno – 2021)
Storia della medicina
Verranno trattati i 5 temi fondamentali esposti nell’immagine. I primi 4 riguardano le videolezioni registrate, mentre il quinto tema: “La medicina nella società moderna” si riferisce a materiale che verrà caricato sulla piattaforma Moodle. I temi riguardano alcuni nuclei importanti della storia della medicina dalle origini sino all’epoca attuale, con riferimento preciso alla medicina occidentale:
- Origini della medicina occidentale che vengono fatte risalire ad Ippocrate.
- Evoluzione e sviluppo della storia della medicina occidentale legati all’ospedale (secondo tema), quindi nascita della medicina clinica: un diverso modo di fare e attuare la medicina che emerge tra il XVIII e XIX secolo quindi tra '700/'800 in Europa.
- Il secondo luogo a cui è legato lo studio della medicina occidentale sarà il laboratorio (terzo tema) con la nascita di una medicina di tipo scientifico nel corso dell’Ottocento, del XIX secolo e l’inizio del XX secolo.
- Infine (quarto tema) si concluderà con alcune considerazioni sulla medicina scientifica o biomedicina ancora presente e attuale che viene collocata nella prima metà del secolo scorso.
“La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze e che opera in un mondo di valori” già da subito Cosmacini chiarisce il fatto secondo cui non si possa parlare di medicina negli stessi termini con cui si parla di altre scienze come: fisica, matematica, chimica, biologia.
Per Cosmacini la medicina è una pratica, cioè una tecnica nel senso ippocratico di dotata di un suo proprio sapere conoscitivo e valutativo. Torna qui di nuovo la doppia dimensione conoscitiva e costitutiva della medicina: conoscenze scientifiche, valori. La definizione di Cosmacini ci rimanda alle origini ippocratiche, con la specifica finale che: non soltanto la medicina è diversa dalle altre scienze perché ha una dimensione sia pratica sia valutativa; ma la medicina differisce anche dalle altre tecniche, quindi differisce da tutti quei saperi di tipo operativo e tecnico come ad esempio l’ingegneria o l’architettura.
La differenza con queste ultime è il fatto che soltanto nella medicina l’oggetto coincide con il soggetto cioè l’essere umano che nello stesso tempo fa la medicina ed è anche ciò di cui si fa medicina. L’origine della medicina occidentale viene collegata ad Ippocrate, autore di medicina e medico, vissuto tra V e IV secolo a.C.; ma la medicina esisteva anche prima.
Medicina sacra
Prima forma di medicina in occidente ma non solo: medicina sacra. La forma con cui esisteva la medicina occidentale prima di Ippocrate è la medicina sacra o medicina dei templi di cui si hanno testimonianze antiche sia nei templi greci sia nelle opere di letteratura. Una delle opere di letteratura in cui già si parla, in alcuni punti, di medicina è l’“Iliade.” Opera databile attorno all’VIII secolo a.C. ma che in realtà è il risultato di una tradizione orale molto più antica che è stata solo successivamente sedimentata nella forma che noi oggi conosciamo. L’Iliade rappresenta quindi un mondo arcaico che risale a molti secoli prima della nascita di Ippocrate.
Crise, un sacerdote di Apollo (Dio della medicina, della salute e della malattia). Nell’Iliade si parla di malattia, la peste: si diffonde nell’accampamento greco perché il dio Apollo vuole punire i Greci e il loro capo, Agamennone, per non aver liberato la figlia di un sacerdote di Apollo. Nella Grecia arcaica le figure mediche erano figure religiose: sciamani, sacerdoti. C’erano anche luoghi: il tempio di Apollo o il tempio di Asclepio (dio della medicina). La malattia è una punizione che gli dei infliggono agli uomini per una loro colpa: questa è una prima definizione di malattia ma anche di salute intesa come ben volere degli dei nei confronti delle buone azioni degli uomini. L’Iliade reca traccia di una conoscenza molto antica di malattie epidemiche che colpiscono una molteplicità di persone in poco tempo; e come il principio di diffusione di queste malattie il salto di specie.
Medicina tecnica: Ippocrate
Medico e autore greco nato a Kos e vissuto tra il 460 e 380 a.C., fu il primo a distaccarsi dalla medicina sacra e legata ai templi. Apparteneva a una famiglia aristocratica che faceva risalire le sue origini ad Asclepio, dio della medicina, di cui esisteva un importantissimo tempio proprio a Kos. Durante la sua vita viaggiò molto diffondendo la sua pratica medica e cultura in tutto il bacino del Mediterraneo. Ebbe un importante numero di allievi e fondò la scuola ippocratica. Scrisse inoltre molti libri, circa 70, di cui 15 vedono Ippocrate come unico autore. Tutto ciò fa in modo che il modello ippocratico di medicina e la sua concezione della scienza e del corpo umano dominassero la scena mediterranea ed europea dal IV-V secolo a.C. fino al XVIII secolo, che vide l’avvento della medicina clinica.
Libri di Ippocrate
- Antica medicina: Ippocrate definisce il suo concetto di medicina e la colloca all’interno del percorso evolutivo dell’uomo, mostrando come egli consideri la storia della medicina come elemento fondante della medicina stessa. Identifica due fasi della storia dell’uomo, distinte in base alla sua alimentazione ma soprattutto al suo regime di vita. Una prima fase caratterizzata dall’uomo “cacciatore e raccoglitore" e una seconda che vede invece l’uomo come “allevatore e coltivatore”. Questo passaggio comporta un cambiamento radicale del regime di vita, che per Ippocrate è un concetto importantissimo. La sua idea di medicina verte infatti attorno al regime di vita; questo viene appunto cambiato e modulato quando si passa da uno stato di salute a uno di malattia. Il cambio di regime non è da intendersi limitatamente all’alimentazione bensì esteso anche al rapporto tra movimento e quiete, ai rapporti sessuali, al ciclo circadiano e alle passioni; tutto ciò permette di distinguere lo stato di salute dallo stato di malattia. Un regime di vita equilibrato comporta uno stato di salute, contrariamente si incorre nella malattia ed è necessario il ritorno a un regime equilibrato. Per Ippocrate infatti la medicina è un’arte con un aspetto operativo fondamentale, che si occupa della conservazione della salute e della cura delle malattie operando sul regime di vita del paziente. Così facendo Ippocrate annovera la medicina fra quelle tecniche caratteristiche dell’epoca greca classica: la filosofia, la politica. Con Ippocrate si configura il concetto di ricordo (in greco "anàmnesis"). Idea del malato come centro della pratica medica e del ruolo anamnestico della medicina è un passo importantissimo sia per il rapporto medico paziente sia per la deontologia, ovvero quell’insieme di valori a cui si riferiva Cosmacini. La medicina diventa dunque a tutti gli effetti una tecnica, come le arti liberali dell’epistéme medioevo, non è più (come la filosofia per esempio).
- Sul Male Sacro (libro che si riferisce all’epilessia): La medicina è una pratica umana, non divina. Rifiuto del sacro. Medicina come techne. Naturalismo. Negazione del caso. Osservazione clinica e anamnesi. Il male sacro altro non era che l’epilessia che si credeva tale a causa delle sue manifestazioni sporadiche, che la rendevano difficile da prevedere e razionalizzare. Secondo Ippocrate però, tutte le malattie, epilessia inclusa quindi, sono indipendenti dal rapporto col divino, hanno “struttura razionale e cause naturali”. Se la causa naturale della malattia sfugge, è solo a causa dello stato insufficientemente avanzato delle conoscenze. Ippocrate dichiara inoltre che tutte le malattie sono razionalmente comprensibili, e che vanno dunque indagate attraverso l’osservazione ma soprattutto attraverso l’anamnesi (passato della malattia), la diagnosi (presente della malattia) e la prognosi (futuro) della malattia. Ippocrate ha fondato una scuola e formato degli allievi grazie ai quali il suo approccio alla salute, alla malattia e alla cura si è diffuso sostanzialmente lungo tutto il bacino del Mediterraneo.
La concezione ippocratica del corpo umano
La concezione ippocratica del corpo umano è ottenuta prevalentemente attraverso l'osservazione di ciò che sta all'esterno e all'interno del corpo umano. In questa epoca non c’è, nell'antica Grecia, una osservazione sistematica dell'interno del corpo umano, ad esempio attraverso l'anatomia. Ci sono dissezioni soprattutto di animali, ma non tanto di esseri umani per la conoscenza del corpo. La conoscenza degli elementi costitutivi del corpo umano passa attraverso l'osservazione di ciò che entra e soprattutto di ciò che esce dal corpo umano in varie situazioni: i cibi, le escrezioni, le secrezioni, ferite, piaghe e quindi il sangue. Fondamentalmente ciò che può essere osservato in queste condizioni è la presenza all'interno del corpo umano di fluidi.
La dottrina degli umori
Secondo la dottrina classica ippocratica, poi rielaborata dai medici della sua scuola e anche dei medici successivi e soprattutto da un medico greco vissuto in epoca romana nel primo secolo d.C. (Claudio Galeno) questa dottrina degli umori si articola in quattro fluidi o umori fondamentali che sono la bile (fuoco), il sangue (aria), l’atrabile o bile nera (terra) e il flemma o muco o catarro (acqua). Gli umori vengono paragonati ai 4 elementi della natura (che vanno a costituire la phisis). L’elemento più importante è il sangue. Questi elementi sono caratterizzati da qualità che sono l’umido, il freddo, il secco e il caldo, che sono proprietà non solo della natura, ma anche del corpo umano. Il corpo umano è costituito da questi quattro umori che si mescolano insieme e determinano anche in base alla loro proporzione, il carattere, quello che nella dottrina ippocratica si chiama temperamento.
La malattia è un modo scorretto di rapportarsi all'ambiente, un modo squilibrato tra l'individuo e l'ambiente, che si ripercuote in uno squilibrio tra gli umori del corpo. La salute sarà invece una condizione di equilibrio del regime di vita e del rapporto con l’ambiente. La cura sarà il tentativo di riequilibrare gli umori, riequilibrare la loro proporzione e correggere le loro qualità alterate.
Lo squilibrio da eccesso di sangue che si crea si chiama pletora, altro termine della medicina ippocratica che è rimasto, un eccesso di sangue che determina la malattia. La questione dell’equilibrio/squilibrio è determinante nella medicina ippocratica. Una società in salute è una società in cui i vari poteri sono in equilibrio, mentre una società in cattiva salute, malata, è una società in cui i poteri sono squilibrati. La democrazia rappresenta la società migliore perché i poteri sono in equilibrio. Ciò è, in qualche modo, la stessa idea della medicina ippocratica.
Nel caso in cui un individuo si trovi in malattia, in una condizione di squilibrio, ciò che è necessario è tentare di riequilibrare gli umori agendo attraverso il regime di vita: la dieta, il movimento, il riposo, il sonno, la veglia, la regolamentazione delle passioni e poi anche attraverso gli interventi terapeutici. C’erano farmaci di origine vegetale (piante, bacche, radici) oppure attraverso degli interventi veri e propri come il salasso (rimozione di sangue).
Nella medicina ippocratica il ruolo fondamentale per la cura non è del medico, che pure ha le conoscenze e le competenze per agire, ma è della vis medicatrix naturae, cioè la forza medicatrice della natura. Centrale è il regime di vita (l'alimentazione, la dieta, le passioni) ed è fondamentale non soltanto in termini terapeutici ma anche preventivi. La medicina ippocratica ha una fortissima dimensione preventiva.
Deontologia
Un altro aspetto della medicina ippocratica che è sopravvissuto al superamento della stessa da parte della medicina clinica e della medicina scientifica è la deontologia. Il medico ha l'obbligo di guidare il paziente in questo processo. Se non lo fa o non ci riesce non fa il medico. Quindi è parte della stessa identità e definizione di medico quello di mettersi in relazione con il paziente in modo da fargli comprendere la propria malattia. La relazione che si instaura tra medico e paziente non è paritaria, secondo Ippocrate. Il paziente è un profano, cioè colui che non ha né le conoscenze né le competenze mediche e si trova in una situazione di debolezza psicologica. Il medico è in una posizione di grande forza, non solo psicologica, ma soprattutto dovuta alla sua maggiore competenza e conoscenza rispetto al paziente. Poiché la relazione non si può basare sui diritti (perché medico e paziente non sono sullo stesso piano), si deve basare sui doveri. La chiave della deontologia ippocratica è che si è un medico soltanto se si riesce a instaurare una relazione con il paziente, una relazione che però non si può basare sui diritti ma si deve basare sui doveri, doveri che il medico si dà, si deve dare nei confronti del paziente.
Doveri del medico secondo Ippocrate: non nuocere, avere di mira la salute del paziente, riconoscere i propri errori, curare gratuitamente gli indigenti. Si fa riferimento al divieto di eutanasia e aborto. Il giuramento fa riferimento ad altri operatori sanitari, si mette in evidenza il comportamento a cui attenersi. C'è un riferimento al segreto professionale. Nel '700 questo modo di pensare e di fare la medicina entra in crisi.
Medicina clinica
Il pensiero clinico emerge tra la fine del ‘700 e la prima metà del XIX secolo nella Francia post-rivoluzionaria, da cui si diffonde in tutta Europa, ed è legato a un luogo particolare: l’ospedale. Presta attenzione alla patologia. Emerge verso la fine dell’età moderna, intorno alla metà del 18esimo secolo e si afferma e si diffonde in tutta Europa e poi nel mondo occidentale tra la fine del settecento e la prima metà dell’ottocento (18esimo - 19esimo secolo). La clinica, in quanto nuovo modo di definire la malattia e la diagnosi e quindi di guardare al rapporto tra medico e paziente, arriverà a sostituire la medicina ippocratica. La nascita della clinica è legata all’ospedale, che intorno al 18esimo secolo si trasforma e diventa il luogo privilegiato e principale dove svolgere l’attività medica e la relazione terapeutica tra il professionista della salute (cioè il medico), gli altri operatori sanitari e i pazienti. L’Hotel Dieu di Parigi, uno degli ospedali in cui nacque il pensiero clinico tra fine ‘700 e inizio ‘800.
Ci sono varie trasformazioni di più o meno lungo periodo. Ne prenderemo in considerazione 3:
- Trasformazione dell’organizzazione professionale della medicina
- Trasformazione della concezione del corpo su cui si fonda la definizione di salute e malattia
- Trasformazione riguardante i luoghi della medicina
Nasce il concetto di chirurgo come medico. Durante il periodo ippocratico i chirurghi si occupavano delle malattie esterne che apparivano sulla superficie del corpo e di cui il medico non si occupava. Il medico si occupava di prescrivere la dieta e il regime di vita.
Durante l’età moderna e nel periodo che va dal 17esimo al 18esimo secolo, ma soprattutto nel corso del ‘700, queste professioni della medicina, nei paesi europei e negli stati italiani, si articolano ulteriormente e i rapporti tra queste professioni mutano. Nel corso del ‘700, i chirurghi, che fino a quel momento avevano avuto una formazione prevalentemente pratica, attraverso un apprendistato esterno all’università, iniziano a frequentare le università, cominciano a laurearsi in medicina così come i medici, e quindi sostanzialmente la distanza inizia a diminuire. Quando i chirurghi cominciano a frequentare le università e i medici iniziano a guardare anche ciò che facevano i chirurghi, il pensiero chirurgico inizia a influenzare il pensiero medico.
Influenza del pensiero anatomico e della pratica chirurgica
Il pensiero chirurgico, per molti secoli, si era orientato verso la conoscenza e la manipolazione delle parti solide. Comincia lo studio dell’anatomia. Andrea Van Wesel, che noi conosciamo con il nome di Andrea Vesalio, medico fiammingo che si laurea e poi insegna all’università di Padova, che nel 1543 pubblica forse la prima opera di anatomia moderna, il “De humani corporis fabrica” in cui sono presenti decine e decine di illustrazioni dell’anatomia del corpo umano, basate sulle dissezioni che lui aveva condotto su cadaveri di uomini e donne. L’opera di Vesalio ha un’immediata diffusione ed inizia ad esercitare già dalla seconda metà del ‘500 e poi tutto il ‘600 una grande influenza sul pensiero medico interessato ora anche verso le parti solide.
Il nuovo ruolo dell’ospedale
I primi ospedali furono costituiti all’interno dei conventi che si trovavano lungo le vie dei grandi pellegrinaggi dei luoghi santi che costituivano una caratteristica fondamentale della cultura e delle società europee durante il medioevo. Gli ospedali erano luogo di ricovero dei soldati. Nell’antichità venivano sostituiti dai templi. Ospedale Maggiore di Milano, che esiste ancora oggi come sede dell’Università Statale di Milano, fondato dagli Sforza, signori di Milano nel 1400.
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