Estratto del documento

Relazioni internazionali

Appunti del corso di con la Prof.ssa Ruth Maria Hanau Santini – a.a. 2015/16

Bibliografia

  • Robert Jackson e Georg Sorensen, (a cura di Luciano Bozzo) Relazioni Internazionali, 3edizione, EGEA, 2014
  • Franco Mazzei, Relazioni Internazionali. Milano: Egea, 2012
  • Dispense (reperibili c/o la copisteria “Simona” fuori Pal. Giusso)

2/03/2016 || Presentazione e modalità di esame

Il manuale va studiato per intero. Le dispense si trovano alla copisteria “Simona”, sono le stesse letture dell'anno scorso. Sono i “grandi classici” della disciplina, vanno studiate tutte e per intero. Ci saranno due prove scritte, riservate agli studenti frequentanti, il 18 aprile e 30 maggio. I due scritti rappresentano il 60% del voto finale. Ogni prova scritta vale il 30% del programma di esame. Il voto dei test sarà valido per l'anno solare. La prima prova scritta corrisponde, approssimativamente, ai primi 7 capitoli del manuale. La seconda ai restanti.

Il 20% del voto è dato dalle presentazioni orali degli studenti, nel mese di maggio, che riguarderanno temi già definiti e letture già selezionate, svolgibili sia singolarmente che in gruppo. Esse diventeranno materia d'esame ed oggetto del secondo test. Il restante 20% del voto sarà dato dall'esame orale finale. In una prima parte del corso sarà possibile, per gli studenti, presentare alcuni articoli delle dispense, mentre la seconda parte delle presentazioni sarà basata su specificità regionali oppure su determinate tematiche. I non frequentanti faranno solo l'esame orale e porteranno tutto il materiale indicato sul sito. Il ricevimento è martedì alle 16.30.

Calendario presentazioni

  • Per il 14 marzo: Tucidide, The Melian Dialogue (MEOLA); Morgenthau, Six principles of political realism (BARBATO);
  • Per il 21 marzo: Kenneth Waltz, Anarchic structure of world politics (FAMILIO e DI SPIRITO); Mearsheimer, Strategies for survival (PIANESE);
  • Per il 30 marzo: Keohane, Cooperation and international regimes (MERAVIGLIA); Ikenberry, Institutions, strategic restraint (PESTICCIO);
  • Per l'11 aprile: Gilpin, The nation state in the global economy (PACELLA);
  • Per il 20 aprile, Wendt, Anarchy is what states make of it (TURCO);

Che cosa sono le relazioni internazionali?

Lo studio delle relazioni e delle interazioni tra paesi, incluse le attività e le politiche dei governi, delle organizzazioni internazionali, delle ONG e delle multinazionali. È una definizione molto estesa, condivisibile oggi, ma non condivisibile 40 anni fa quando si consideravano gli stati gli unici attori delle relazioni internazionali. È una scienza che muta, che non ha solo intenti descrittivi ma vuole fornire indicazioni ai governanti per le loro policy. La metodologia è identica a quella della Scienza Politica, è una disciplina politologica ma fortemente interdisciplinare nelle ambizioni e nell'ambito di interesse. La consideriamo una subdisciplina della scienza politica, ma dialoga con discipline non politologiche: con la storia, con l'economia politica, con il diritto internazionale e persino con gli approcci psicologici.

Da che punto di vista è orientata alle politiche (policy oriented)? La prima cattedra di RI è stata istituita in Galles nel '19, non è una data casuale. È la fine della I guerra mondiale ed è il momento in cui una generazione di europei inizia a chiedersi perché fosse scoppiata la guerra. Si pensi alle alleanze, alle interdipendenze economiche, ai rapporti politici. Un gruppo di intellettuali comincia a riflettere sui tipi di riflessioni teoriche mirate a scongiurare la propensione alla guerra degli Stati.

Questo gruppo di intellettuali erano i liberali utopisti, molto sconcertati dallo scoppiare delle guerre. Pensavano che con le organizzazioni internazionali, conferenze internazionali regolari, maggiori rapporti diplomatici ed il ricordo fresco del primo conflitto mondiale, non ci sarebbero mai più state guerre sul suolo europeo. Le RI degli anni '20 erano basate su analisi fortemente qualitative. Testi molto storici e filosofici basati su di un impianto normativo. L'intento chiaro era quello di evitare lo scoppio di un'altra guerra. Si guardava con eccessivo ottimismo alla creazione di entità come la Società delle Nazioni.

Questi studiosi sono stati molto criticati e la disciplina delle RI ha cambiato totalmente approccio negli anni 40, con la Rivoluzione Comportamentista e la Scuola di Chicago. Questo tipo di studio viene slegato dall'etica e della morale, diventa una scienza che vuole studiare la sola realtà empirica ed individuare dei pattern di comportamento, delle regole generali.

Incontriamo quindi due grandi approcci, il primo è quello degli utopisti liberali. L'idea dei liberali è che più i leader si incontrano e si conoscono, più aumenta la diplomazia, le organizzazioni internazionali e l'efficienza del diritto internazionale, meno rischi ci saranno di scoppio di un nuovo conflitto. La risposta agli utopisti è la Scuola Realista, nella quale individueremo una serie di passaggi storici e politici. Essa radica le sue origini nell'antichità, il riferimento della scuola realista è il 500 a.C., poi Tucidide, poi Machiavelli, poi il Leviatano di Hobbes. Arriveremo fino a Morgenthau, che rappresenta il cardine della Scuola Realista negli US ed individua i principi che definiscono il comportamento degli Stati.

Tra utopisti liberali e realisti il tema della ricerca dell'origine della guerra non varia. Da dove nasce la guerra? È la natura umana? È la natura degli stati? È del sistema internazionale? I liberali danno una risposta, i realisti un'altra, i neorealisti un'altra ancora, ma il tema è centrale. Secondo tema fondamentale è: come si promuove la cooperazione tra Stati? Dal '45 in poi siamo in periodo di Guerra Fredda e le domande diventano altre, si arricchiscono, ma la preoccupazione principale è quella della guerra.

Il riferimento ai diversi livelli di analisi è fondamentale. La prima risposta dei realisti è che l'origine della guerra sia la natura umana, intrinsecamente malvagia, indipendentemente da aree storiche, condizioni geografiche e specifiche degli individui, per questo motivo attaccano ferocemente la scuola utopista. La sicurezza, per loro, è intesa come sopravvivenza del più forte. La Scuola Utopista era animata da altri valori. Loro pensavano che gli Stati fossero naturalmente in armonia tra loro. La guerra era un fatto eccezionale che andava spiegato, in virtù della naturale armonia tra gli stati. Essi avevano una preparazione non teorica, ma giuridica e storica. Guardavano al passato e volevano costruire sulla base di questo dei modelli di relazioni internazionali diversi.

Si doveva passare da un ordine basato su organizzazioni segrete, conflitti ed accordi, diplomazia segreta e possibilità di guerra onnipresente, ad una balance of power costruita sulla base del diritto internazionale. La loro idea era basata sulla sicurezza indivisibile: la mia sicurezza è legata alla tua, la guerra non è interesse di nessuno stato. Inoltre, credevano che, visto che dalla rivoluzione industriale era molto aumentata l'interdipendenza economica, questo fosse un fattore estremamente positivo per la stabilità del sistema internazionale. Ciò avrebbe sfavorito guerre e conflitti. Sullo stesso tema oggi esistono diverse teorie contrastanti tra di loro, chi la vede in modo positivo, chi invece sostiene che l'interdipendenza economica aumenti la propensione al conflitto.

Oltre lo stato

Tutt'oggi si parla dello Stato Nazione come principale unità di analisi della scienza delle RI. Esistono però modelli di polity diversi rispetto allo stato, anche se tendiamo ad assolutizzare l'esperienza statale. Conosciamo lo stato dal sedicesimo secolo in poi, ma c'erano modelli di polity precedenti allo stato e successivi. Si pensi ai grandi imperi dell'antichità, come l'Impero Romano. Quella delle RI è stata una disciplina molto etnocentrica, basata sull'Occidente come modello in base al quale si potevano ricavare regole giuste per tutti.

  • Tucidide e Senofonte parlano delle polis greche
  • Machiavelli per gli stati italiani
  • Grozio e Hume per il sistema degli stati europei '700 e '600

Lo stato è definito da un territorio delimitato da confini con una popolazione permanente sotto la giurisdizione di un'autorità suprema. Nasce nel 1648 con la pace di Westfalia, con la nascita di un ordine in cui si afferma il principio di sovranità degli stati. Prima del 1648 le relazioni tra gli stati funzionavano in modo diverso, i conflitti e le intromissioni erano molto più frequenti, vi erano diverse autorità, statali e non statali, spesso in contrasto fra loro. Quello che vediamo a livello internazionale è diverso. Non esiste una sovranità internazionale. Tutto lo studio delle RI parte da una constatazione: se è vero che lo Stato rappresenta un contratto sociale ben definito (Hobbes), con una cessione di sovranità da parte dei cittadini in cambio di sicurezza e pace sociale, questo non avviene con lo Stato Nazionale e le Organizzazioni Internazionali. Gli Stati mantengono sempre la possibilità di revocare le cessioni di sovranità. Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU è l'esempio della vittoria della sovranità statale all'interno dell'ordinamento internazionale, con il potere di veto delle 5 superpotenze.

Tutte queste prospettive si preoccupano di pace e guerra, ma da punti di vista diversi. I realisti si occupano di sicurezza (sopravvivenza), i liberali si concentrano sull'idea di libertà (di commerciare, di creare istituzioni), la Scuola Inglese si concentra sull'elemento legato all'idea di giustizia internazionale oltre gli stati, all'idea che esistano valori universali diversi dalla sicurezza, International Political Economy si concentra sul welfare. Lo Stato ha una natura storicamente data, un tempo ci si occupava solo di esso. Oggi ci si occupa di tematiche che riguardano al 30% gli stati ed il resto diverse entità, si pensi al terrorismo internazionale, si pensi all'UE, si pensi alle sfide a livello subnazionale, ai movimenti di autonomia che attraversano tutti i paesi europei.

Lo Stato non è l'unica unità di analisi, non è l'unico attore anche se è il più importante. Esistevano RI prima degli stati? Non possiamo definire le relazioni tra città stato greche sulla base dell'approccio attuale, c'erano altri aspetti, ad esempio legati alla lingua e alla cultura. Così come per l'Impero Romano o gli imperi in genere. Le popolazioni sottomesse non potevano creare autorità riconosciute dall'Impero, c'era un rapporto tra sovranità e sudditi.

Esistevano relazioni anche prima, ma quando parliamo di RI parliamo di relazioni nell'ambito di un sistema di stati. L'idea di ragione di stato e responsabilità pubblica deriva da Robert Filmer 1588 – 1653, convinto dell'origine divina del potere reale (ed è contro di lui che si rivolge Hobbes nel Leviatano). È uno dei pilastri del sistema realista.

Robert Filmer (East Sutton, 1588 – East Sutton, 26 maggio 1653) è stato un filosofo inglese, difensore del diritto divino dei re. La sua opera più famosa, il "Patriarca o il potere naturale dei re", fu pubblicata postuma nel 1680. Figlio di Sir Edward Filmer studiò al Trinity College di Cambridge. Carlo I lo nominò baronetto all'inizio del suo regno, ed egli difese ardentemente la causa monarchica allo scoppio della guerra civile inglese [conflitto civile combattuto in Gran Bretagna tra il 1642 e il 1651, nell'ambito delle cosiddette Guerre dei tre regni] nel "Patriarca o il potere naturale dei re", opera che fu pubblicata postuma ma che circolò sotto forma di manoscritto e che costituisce una giustificazione dell'assolutismo in senso biblico; essa deve la sua notorietà alla critica che ne fece John Locke nei suoi "Trattati sul governo."

Non vi è alcun legame a quel tempo tra le diverse polities, ne esistevano all'incirca 500. Un primo cambiamento si ha nel 1555 con la pace di Asburgo o pace di Augusta “cuius regio, eius religio”, nessuna unità religiosa nel Medioevo. Iniziano a differenziarsi le realtà statali, si pongono le basi per la creazione di una struttura permanente per la gestione del territorio che possa radicarsi anche nella mentalità dei cittadini.

La pace di Augusta fu una pace religiosa stipulata il 25 settembre 1555 tra Ferdinando d'Asburgo, in rappresentanza di suo fratello l'imperatore Carlo d'Asburgo, chiamato Carlo V, e la Lega di Smalcalda, un'unione di principi protestanti dei nomignoli del Sacro Romano Impero, presso la città imperiale di Augusta. Questa pace sancì ufficialmente la divisione di fatto della Germania tra cattolici e luterani. Nel '600, da Bodin in poi, si comincia ad affermare l'idea che la sovranità debba essere un attributo di tutta la comunità politica e non di un solo individuo. Il Re diventa espressione di una comunità politica molto più ampia, di cui è il rappresentante.

La Pace di Westfalia è il primo trattato che si dice ponga in essere la sovranità degli stati. Alcuni lo considerano un mito, una data scelta arbitrariamente. Non è che prima della Pace di Westfalia non ci fosse nulla, lo sviluppo della sovranità è stato graduale. Westfalia rappresenta la fine delle guerre civili, non solo delle guerre di religione. Questo è un tema di riflessione molto attuale. Westfalia rappresenta il fallimento dell'ambizione di una unità territoriale, fallisce il tentativo di creare un Impero Continentale.

All'origine della guerra dei trent'anni può collocarsi il desiderio dei principi tedeschi di porre definitivamente un freno alle aspirazioni restauratrici del nuovo imperatore asburgico, aspirazioni sostenute dalla Spagna. Tra le pretese dell'imperatore vi era, infatti, quella di privare i principi tedeschi del diritto a determinare la religione dei propri regni, sancito dalla pace di Augusta nel 1555, secondo il principio del "cuius regio, eius religio". Con il trattato di Vestfalia si inaugurò un nuovo ordine internazionale, un sistema in cui gli Stati si riconoscono tra loro proprio e solo in quanto Stati, al di là della fede dei vari sovrani. Assume dunque importanza il concetto di sovranità dello stato e nasce una comunità internazionale più vicina a come la si intende oggi. Il grande dilemma della sicurezza nasce dal fatto che non viene creata alcuna istituzione unilaterale, non si crea alcuna organizzazione che possa regolare eventuali conflitti.

Nel 1688 avviene la Glorious Revolution, nel 1789 la Rivoluzione Francese, si afferma la sovranità popolare e il ruolo del Parlamento, dopo il 1919, 1945 e negli anni '90 aumenta vertiginosamente il numero degli stati nel mondo. Oggi abbiamo 203 stati.

Curiosità: la gloriosa rivoluzione (o seconda rivoluzione inglese), avvenuta nel 1688-1689 in Inghilterra, viene erroneamente chiamata così perché si crede avvenne in modo sostanzialmente pacifico senza nessuno spargimento di sangue; in realtà durante la rivoluzione avvenne l'uccisione di molti irlandesi cattolici. Diede inizio al governo di Guglielmo III d’Inghilterra e sua moglie Maria II Stuart. Essa scandì l'inizio di una monarchia costituzionale che con la Dichiarazione dei diritti (1689) riconobbe le prerogative del Parlamento e i limiti posti all'autorità regia. Al re rimase sostanzialmente il potere esecutivo.

L'anarchia

Una nota fondamentale, su cui sono d'accordo tutti, realisti e utopisti, è come intendere l'anarchia. Noi non abbiamo una entità gerarchicamente superiore agli stati, da loro riconosciuta e alla quale sia stata ceduta la sovranità individuale. Le relazioni tra gli stati continuano ad avvenire in maniera anarchica. In maniera anarchica non vuol dire in modo disordinato o per forza violento, stiamo solo dicendo che non esiste un controllo superiore ultimo sulla sovranità dei diversi stati. L'anarchia andrebbe quindi pensata e concettualizzata come la causa permissiva delle guerre. È la mancanza di un'autorità ultima la caratteristica fondamentale delle relazioni tra stati, indipendentemente dall'epoca storica che stiamo guardando. Stante l'anarchia, su cui siamo d'accordo tutti, come possiamo ottenere l'ordine o la stabilità internazionale?

La prima idea è quella che parte dallo Stato di natura hobbesiano, trasposto dai realisti nel sistema degli stati. I realisti sostengono che gli stati non riescono e non possono formulare il patto sociale e conseguente cessione di sovranità, e questa è la conditio sine qua non delle guerre. Da qui il dilemma della sicurezza: se è vero che è impossibile garantire la pace, ogni singolo stato avrà la responsabilità di tutelare la sicurezza dei cittadini, la loro salute e il loro benessere. E come? Con il principio del self-help, ogni stato si potrà fidare solo di sé stesso, ogni problema dovrà essere affrontato con le proprie risorse.

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Scienze politiche e sociali SPS/06 Storia delle relazioni internazionali

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher aigorchudnyy di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Relazioni internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Santini Andrea.
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