Conflitto interpersonale/sociale
Definizione generale
Conflitto intrapersonale
Contraddizione difficilmente risolta che si verifica all’interno di una personale.
Questo conflitto è vissuto dall’individua come un grave problema di contenuto
psicologico.
Caratteristiche del conflitto intrapersonale:
‣ Struttura insolita del conflitto, non vi sono infatti soggetti in interazione
‣ Latenza: difficoltà ad identificare la contraddizione interna
‣ Specificità delle forme di manifestazione e di corso: il confronto interno si manifesta sotto
forma di esperienze complesse ed è accompagnato da paura, stati depressivi e stress.
Cause del conflitto intrapersonale:
Ragioni interne: nascono dalle contraddizioni dell’individuo come ad esempio:
‣ Norma sociale e necessità
‣ Mancata corrispondenza di bisogni, motivi, interessi
‣ Confronto di ruoli sociali
‣ Contraddizione di valori e principi socioculturali
Perché si verifichi il conflitto queste contraddizioni devono avere un significato profondo per
l’individuo.
Fattori esterni
‣ Fattori esterni dovuti allo status dell’individuo nella società
‣ Fattori esterni dovuti allo status dell’individuo in un particolare gruppo sociale
Risoluzione del conflitto
Metodi aperti Metodi latenti (meccanismi di difesa)
Prendere una decisione individuale Simulazione, tormento, isteria
• •
Cessazione del dubbio Sublimazione
• •
Fissazione sulla risoluzione del problema Compensazione
• • Evitamento
• Nomadismo
• Razionalizzazione
• Nevrastenia
• Idealizzazione
• Regressione
• Euforia
• Differenziazione
• Proiezione
•
Quadro storico
Tutti gli approcci e i concetti di conflitto intrapersonale sono determinanti dalle specificità della
comprensione del contenuto e dell’essenza dell’individuo. Pertanto, a partire dalla comprensione
della personalità si possono distinguere diversi approcci di base per concettualizzare il confronto
interno. 136
Freud e la seconda topica
Secondo Freud la psiche umana è contraddittoria; nella sua teoria della seconda topica Freud
sostiene che il conflitto derivi dalla contrapposizione tra materiale inconscio e coscienza.
Il conflitto, secondo Freud, deriva da istanze contrarie; egli formulò tre ipotesi successive riguardo
la natura di questo conflitto:
1. Conflitto tra principio di piacere e principio di realtà: ovvero il conflitto tra la necessità di
soddisfare il “piacere” interno e il confronto con la realtà esterna.
2. Tra pulsioni sessuali e pulsioni di autoconservazione all’interno dell’Io
3. Tra pulsioni di vita e pulsioni di morte
Lewin e le tendenze appetitive e avversative
Secondo Lewin il mondo interno dell’individuo è governato da forze opposte tra cui un soggetto
deve scegliere. Entrambe queste forze possono essere positive o negative.
Per Lewin si verifica il conflitto nel momento in cui un soggetto è costretto a scegliere tra obiettivi
o corsi d’azione incompatibili, contraddittori o mutualmente esclusivi (ovvero quando l’azione
necessaria a raggiungere un obiettivo impedisce automaticamente il raggiungimento dell’altro).
Secondo Lewin esistono 4 tipologie di conflitti intrapersonali:
‣ Equivalenti (conflitto tra due tendenze appetitive) : il confronto sorge quando il soggetto deve
svolgere due o più funzioni significative per lui. Questo tipo di problema si risolve attraverso
un compromesso.
‣ Vitali (conflitto tra due tendenze avversative): conflitto che si verifica quando il soggetto deve
prendere decisioni che non sono attraenti per lui.
‣ Ambivalente (conflitto tra una tendenza appetitiva e una tendenza avversativa): deriva da
azioni simili e risultati ugualmente attraenti e ripugnanti
‣ Frustrante (confronto tra più tendenze appetitive ed avversative): disapprovazione della
società, discrepanza tra norme e principi accettati, il risultato desiderato e le azioni messe in
atto per raggiungerlo
Secondo Maslow il conflitti personali derivano da un divario tra il bisogno di autorealizzazione
degli individui e il risultato raggiunto.
Lurja considera il conflitto intrapersonale come lo scontro tra due tendenze opposte ma di egual
forza. Per Merlino invece il conflitto intrapersonale deriva dall’insoddisfazione per motivi e
relazioni personali rilevanti.
Secondo Adler è il “complesso di inferiorità” che si verifica durante l’infanzia e dovuto alla
pressione di un ambiente sociale sfavorevole a fare emergere i conflitti interni.
Fromm nella sua teoria della “dicotomia esistenziale” ha proposto come causa dei conflitti interni
la natura dicotomica dell’individua: problema della vita limitata di una persona, della vita, della
morte …
Erikson nella sua teoria dello sviluppo psicosociale della personalità, sostiene che ogni fase
dell’età sia caratterizzata da un superamento favorevole di un evento di crisi o sfavorevole.
Strumenti di valutazione
Rorschach
TAT
Ambiti di applicazione
Ambito clinico
Il conflitto intrapersonale è parte integrante della formazione della personalità e le sue
conseguenze possono portare sia ad esiti positivi sia a esiti negativi.
137
Il conflitto può portare a sviluppare un’autostima adeguata che contribuisce all’autorealizzazione
personale e all’autoconoscenza.
Se l’esito del conflitto interno risulta essere negativo o distruttivo può comportare una sicssione
dell’individuo e reazioni nevrotiche.
Gli scontri interni possono, inoltre, portare alla perdita di interazioni personali; aumentano
l’aggressività, l’ansia, l’irritabilità. 138
Conflitto interpersonale
Reazione che si crea a causa di interessi, obiettivi, bisogni e punti di vista
diversi tra due o più persone.
Il conflitto interpersonale può essere:
‣ Diadico: conflitto che avviene tra due individui appartenenti a gruppi diversi o allo stesso
gruppo.
‣ Intragruppo: conflitto interno allo stesso gruppo
‣ Intergruppo: conflitti tra due o più gruppi.
Le cause del conflitto possono essere associati a fattori individuali e situazionali, tra i quali:
Valori e atteggiamenti Differenze di bilancio
‣ ‣
Opinioni su questione etiche Divergenze di interesse
‣ ‣
Personalità differenti Percezione e giudizi
‣ ‣
Lotte per il potere Bisogni di consenso
‣ ‣
Risorse scarse e limitate Ambiguità delle responsabilità
‣ ‣
Comunicazioni disfunzionali
‣
È possibile differenziare il conflitto in base a quattro tipologie:
Conflitto emotivo: determinato dai sentimenti di una determinata situazione; in questa situazione
• il conflitto degenera perché le persone in questione non chiariscono i loro diversi punti di vista e
si sentono minacciate dall’altro
Conflitto di dati: nasce quando le persone non possiedono un comune punti di vista ma
• informazioni parziali o travisate.
Conflitto di interessi: le persone coinvolte hanno interessi diversi e contrastanti che possono
• essere soddisfatti solo a discapito dell’altro.
Conflitto di valori: tipico di un gruppo in cui sono condivise uguali idee, principi e valori.
•
Risoluzione del conflitto tra gruppi
mediazione
‣ negoziazione
‣ cooperazione
‣ comunicazione efficace
‣ riduzione dello stereotipo e pregiudizio
‣
Quadro storico
Dollard
Teoria della frustrazione-aggressività
Secondo Dollard, la presenza di un comportamento aggressivo è sempre conseguenza di uno
stato di frustrazione. Questa frustrazione deriva da una deprivazione oggettiva determinata da
un’interferenza con il soddisfacimento di un bisogno primario dell’individuo.
Tale frustrazione produce uno stato di arousal (attivazione, energia) aggressivo che deve essere
sfogato.
Tale carica aggressiva non può essere sfogata verso la causa della frustrazione in quanto questa è
troppo potente, non identificabile o non immediatamente disponibile.
Per questo, il più delle volte tale carica aggressiva viene dislocata su un gruppo estraneo (capro
espiatorio) che è diverso rispetto al gruppo frustrato, è debole ed è esposto e facilmente
individuabile. 139
Berkowitz
Successivamente Berkowitz ha reinterpretato la teoria di Dollard approfondendo tre diversi
aspetti.
Secondo questo ricercatore il criterio fondamentale che identifica i gruppi “capri espiatori”
riguarda precedenti conflitti o sentimenti di antipatia e pregiudizi passati.
Inoltre, la frustrazione non è l’unico elemento che determina l’aggressività ma vi sono anche altri
elementi oggettivi negativi come ad esempio il dolore fisico, situazioni climatiche avverse.
La frustrazione non è solo uno stato di deprivazione oggettiva ma può anche includere degli
elementi soggettivi; la sola idea di essere “deprivato” quindi può determinare l’aggressività.
Sherif
Il primo psicologo sociale ad analizzare fra appartenenza ai gruppi conflitto è stato Sherif.
In base alla teoria del conflitto realistico, egli sostiene che, come l’esistenza dei gruppi si basa
sulla necessità di collaborare per il raggiungimento di obiettivi realistici, anche il conflitto
all’interno del gruppo si basa su fatti concreti e si innesca quando i membri di un gruppo
competono per il raggiungimento di uno scopo.
Esperimento dei centri estivi
Sherif e collaboratori cercarono di studiare in una situazione controllata la formazione di gruppi
sociali, il conflitto e la cooperazione intergruppi.
Furono scelti soggetti maschi euroamericani dodicenni, di ceto medio e di religione protestante,
con livelli di scolarizzazione e QI simili.
Furono previste quattro condizioni sperimentali:
1. I soggetti avevano la massima libertà nelle attività che svolgevano assieme e formavano
gruppi in base alle affinità di preferenze e interessi individuali.
2. I ricercatori imposero la formazione di gruppi separati in cui confluiva metà dei membri dei
vari gruppi amicali; i due gruppi furono tenuti separati e ogni gruppo compiva attività
finalizzate ad obiettivi comuni
3. I due gruppi vennero portati in contatto attraverso giochi competitivi e situazioni lievemente
frustranti, create ad hoc dagli sperimentatori in modo che i ragazzi di ogni gruppo
attribuissero la colpa della frustrazione all’altro gruppo. in questa condizione all’interno dei
gruppi aumentò la coesione intragruppo, sviluppo di comportamenti ostili e stereotipi verso
l’altro gruppo
4. Questa condizione fu aggiunta in seguito per superare l’elevato stato tensione creato. I due
gruppi furono sciolti e i ragazzi parteciparono insieme ad attività con un obiettivo
sovraordinato.
Tajfel
Secondo Tajfel il conflitto può fondarsi, oltre che su fatti concreti, anche sul guadagno
psicologico. Secondo il ricercatore i gruppi competono anche per il prestigio, situazione in cui
emergono rilevanti aspetti identitari.
Secondo Tajfel il confronto tra gruppi viene a innescarsi in maniera automatica nelle situazioni in
cui almeno due gruppi sono compresenti in modo saliente in senso materiale o simbolico.
In queste situazioni si manifesta l’appartenenza al gruppo, attribuendosi un insieme di
caratteristiche comuni che li distinguono dai componenti dell’ougroup.
Teoria dei gruppi minimi
Tajfel cercò di identificare le condizioni minime alla base delle discriminazioni intergruppi; secondo
il ricercatore la distinzione tra ingroup e outgroup era determinata dalla categorizzazione.
Nel momento in cui vengono formati due gruppi e il soggetto si trova all’interno di uno e
all’esterno di un altro si creano dei sentimenti di favoritismo verso il suo ingruop e la
discriminazione per l’altro. 140
Esperimento di Kandinsky
I partecipanti furono divisi in due gruppi e ogni gruppo venne messo in una condizione di
destino comune.
Ai partecipanti era chiesto di distribuire risorse a un membro dell’ingroup e dell’outgroup
secondo matrici strutturate in modo tale per cui una certa somma per il membro dell’ingroup ne
corrisponde un’altra per il membro dell’outgroup.
I risultati che la strategia più utilizzata era quella della massima differenza a favore del proprio
ingroup, quindi il senso di appartenenza anche se stabilito in base a criteri deboli, produce
favoritismo a vantaggio del proprio gruppo e svantaggio di quello esterno.
Strumenti di valutazione
Sociogramma di Moreno
ROCI I e II
Ambiti di applicazione
Ambito scolastico
Il conflitto del gruppo classe
Ambito lavoro
Conflitto organizzativo 141
Gruppo
Definizione generale
Gruppo Insieme di persone interdipendenti che perseguono un fine comune e entro il
quale esistono relazioni psicologiche reciproche esplicite o implicite,
coesione
La è un proprietà basilare di un gruppo, che lo porta a rimanere unito con una salta
entità caratterizzata da uniformità di condotta, reciproco sostegno tra i membri, solidarietà, spirito
di corporazione, spirito e morale di squadra.
Ingroup e outgroup
‣ Ingroup: rappresentazione mentale del gruppo, il “noi” al quale i membri si riferiscono e del
quale contribuiscono a soddisfare i bisogni.
‣ Outgroup: ambiente esterno, strutturato a sua volta in gruppi
Struttura del gruppo
I membri del gruppo non sono uguali, non svolgono le stesse attività o comunicano liberamente.
Le differenze tra i membri si riflettono nei ruoli, nei rapporti basati sullo status e nelle reti di
comunicazione, così come nei sottogruppi e nel riconoscimento di un membro centrale o
marginale.
‣ Status: livello di importanza che le persone sentono di avere nei confronti degli altri; è il diritto
che una persona sente di avere sugli altri membri del gruppo per il fatto di occupare una
determinata posizione.
‣ Ruolo: sfera di doveri che un membro di un gruppo ha nei confronti degli altri; questa parte è
assegnata a ciascuno in base alla specificità e per l’ottimizzazione delle differenze. È l’insieme
dei comportamenti che ci si aspetta da colui che occupa una posizione nel gruppo.
‣ Reti di comunicazione: i membri del gruppo si servono delle reti di comunicazione per
comunicare. Le reti di comunicazione differiscono per il grado di centralizzazione:
Reti centralizzate: tutte le comunicazioni circolano passando per un centro di
‣ comunicazione o un punto centrale.
Reti decentralizzate: ogni membro può comunicare direttamente con ogni altro.
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