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Costrutti, Modelli, e Teorie

Indice

Elementi generali________________________________________________________________________1

Motivazione____________________________________________________________________________1

Apprendimento_________________________________________________________________________4

Memoria______________________________________________________________________________7

Comunicazione________________________________________________________________________11

Emozione_____________________________________________________________________________14

Personalità e sviluppo di personalità________________________________________________________17

Adolescenza__________________________________________________________________________23

Identità_______________________________________________________________________________26

Pensiero______________________________________________________________________________27

Ragionamento, decision-making, problem-solving, stereotipo, pregiudizio__________________________29

Metacognizione e mentalizzazione_________________________________________________________31

Coscienza____________________________________________________________________________32

Meccanismi di difesa____________________________________________________________________34

Stress________________________________________________________________________________39

Disclaimer____________________________________________________________________________41

Elementi generali

Un costrutto è un complesso organizzato della vita psichica non osservabile direttamente, ma inferito dal

comportamento. Per esempio, l’ansia è un costrutto inferito da alcuni indicatori osservabili, come il ritmo

del battito cardiaco e la sudorazione delle mani. Far corrispondere un indicatore osservabile ad un costrutto

significa operazionalizzare il costrutto. Per i costrutti discussi in questo documento, verranno presentati una

definizione, gli autori principali e le teorie di riferimento, i metodi di indagine e valutazione, e gli ambiti

applicativi (in particolar modo quelli relativi alla psicologia clinica).

Motivazione

Definizione che orienta l’organismo verso un’azione finalizzata al

La motivazione può essere definita come la spinta

raggiungimento di un determinato scopo e alla soddisfazione di specifici bisogni. Si può distinguere tra 1)

motivazioni primarie, spinte che regolano i comportamenti finalizzati alla soddisfazione di bisogni biologici,

basilari alla sopravvivenza dell’individuo (i.e. bisogni innati); e 2) motivazioni secondarie, spinte che

regolano i comportamenti finalizzati alla soddisfazione di bisogni non biologici, ma psicologici e/o sociali,

come la realizzazione delle proprie aspirazioni, e il conseguimento di una posizione sociale e lavorativa (i.e.,

Nell’essere umano è molto raro che una condotta sia il risultato diretto ed esclusivo di una

bisogni appresi).

sola spinta motivazionale: il più delle volte essa è sovra-determinata (frutto di una combinazione e

concatenazione di motivazioni).

Autori e teorie di riferimento

Teoria delle pulsioni: secondo Freud, le persone sono influenzate nel loro agire da due spinte o pulsioni di

base: la sopravvivenza/procreazione sessuale, o pulsione di vita (i.e., Eros) e la morte/distruttività, o

pulsione di morte (i.e., Thanatos). La pulsione è un processo dinamico consistente in una spinta (i.e., una

carica energetica, un fattore di motricità), che fa tendere la persona verso una meta. Le pulsioni hanno una

nell’attività biologica del corpo, i cui meccanismi fisiologici

fonte, una meta e un oggetto. La fonte si ritrova

di base generano una condizione di tensione che le persone avvertono come sgradevoli. La meta è riuscire a

tensione. L’oggetto è il bersaglio

ridurre la tramite il quale è possibile ridurre la tensione. A differenza degli

animali, gli uomini hanno a che fare con regole etiche e sociali che non gli permettono di dare libero sfogo

potendo disporre liberamente dell’oggetto appropriato, soddisfano le proprie pulsioni

alle pulsioni. Non in

sostituzione dell’oggetto

altri modi, come per esempio la (i.e., sublimazione).

Teoria dell’autodeterminazione: secondo Deci e Ryan, il comportamento delle persone è autodeterminato e

volitivo, ovvero il risultato di scelte attive e volontarie, e guidato dalla tendenza a ricercare la crescita e lo

operano all’interno di

sviluppo, un senso di padronanza ed efficacia personale. Le persone un contesto

che favorisce e/o ostacola questa tendenza. Nell’interazione con l’ambiente, i comportamenti

socio-affettivo

delle persone possono essere guidati da 1) motivazione intrinseca, una spinta che porta ad intraprendere 1

un’attività in quanto ritenuta stimolante e gratificante per se stessa; e/o 2) motivazione estrinseca, una spinta

che porta ad intraprendere un attività per scopi esterni all’attività stessa (e.g., ottenere elogi e/o una

ricompensa, evitare una punizione). Inoltre, gli autori parlano anche di amotivazione, uno stato di assenza di

motivazione in cui i comportamenti non sono guidati né da un piacere insito all’azione né dalla previsione

del risultato.

La teoria dei bisogni: Maslow ha proposto un modello gerarchico dei bisogni e delle motivazioni (i.e.,

partendo dall’idea che i bisogni che sono alla base dei vari comportamenti non

piramide dei bisogni),

presentano tutti lo stesso grado di capacità di stimolare l’azione. Tale modello distingue 5 bisogni: 1)

bisogni fisiologici, che consistono nei bisogni fondamentali per la sopravvivenza (e.g., bisogno di

mangiare); 2) bisogni di sicurezza, che riflettono il bisogno di protezione dai pericoli, minacce, e privazioni

che riflettono l’esigenza di

(e.g., vicinanza ai genitori, sicurezza occupazionale); 3) bisogni di appartenenza,

amore, affetto, e comprensione (e.g., amicizia, interazione sociale); 4) bisogni di stima, che consistono nel

desiderio di sentirsi riconosciuti da se stessi (e.g., fiducia in sé) e dagli altri (e.g., approvazione, status e

rispetto sociale); bisogni di autorealizzazione, che corrispondono al desiderio di realizzare le proprie

potenzialità (i.e., creatività, problem solving). I bisogni che stanno alla base della gerarchia, in quanto

funzionali alla sopravvivenza, hanno la precedenza sugli altri. Le persone sono motivate al soddisfacimento

dei bisogni di grado superiore solo dopo che quelli di grado inferiore siano stati soddisfatti. Per esempio, se

una persona sta soffrendo la fame, il bisogno di cibo sarà l’unico fattore motivazione che guiderà le sue

azioni. Secondo Maslow, i bisogni determinano due spinte motivazionali: 1) spinta motivazionale da

carenza, per cui i bisogni fisiologici, di sicurezza, di appartenenza, e di stima comportano la presenza di una

tensione da risolvere o mancanza da colmare; 2) spinta motivazionale da crescita, per cui i bisogni di

autorealizzazione comportano la ricerca di crescita personale anche al costo di un aumento di tensione. La

teoria dei bisogni di Maslow presenta diverse criticità: 1) non necessariamente il soddisfacimento dei

bisogni umani segue una gerarchia così rigida; 2) non tiene conto di differenze individuali e situazionali; 3)

non tiene conto del fatto che una persona può essere spinta da più bisogni contemporaneamente.

La teoria del successo-potere-affiliazione: McClelland distingue tre tipi di bisogni o motives (i.e., moventi)

fondamentali, ognuno dei quali presenti e attivi nella persona, sebbene alcuni in forma più dominante, e che

spinge ad un determinato comportamento: successo (i.e., need for achievement), potere (i.e., need for

power), e affiliazione (need for affiliation). Essi sono appresi, cioè derivanti dalle esperienze emozionali

della persona, i.e., una forte associazione tra specifici stimoli ed esperienze passate di piacere o dolore. Il

bisogno di successo consiste nella ricerca di affermazione, perfezione, e eccellenza. La persona motivata al

successo cerca sfide impegnative ma realistiche con cui confrontarsi, si mette alla prova per la soddisfazione

di arrivare alla meta e superare gli standard. McClelland ha condotto un esperimento che dimostra come

bambini con alto o basso bisogno di successo si comportano diversamente in una prova di abilità. Il compito

consisteva nell’infilare degli anelli intorno ad un piolo, lanciandoli da una distanza scelta liberamente. I 2

bambini con basso bisogno di successo si posizionavano, senza pensarci troppo, ad una distanza molto

vicina, rendendo il compito estremamente semplice, o molto lontana, rendendo il compito impossibile.

Invece, i bambini con un alto bisogno di successo si posizionavano intenzionalmente ad una distanza

intermedia: né troppo corta per non rendere il compito troppo facile, né troppo distante per non rischiare di

fallire. Secondo l’autore, un ruolo fondamentale per determinare il grado di motivazione al successo è svolto

dai genitori, e dalle loro aspettative. Se i genitori hanno aspettative elevate, ma realistiche, solleciteranno nel

bambino esperienze di autonomia e la volontà di mettersi alla prova, accrescendo così la motivazione al

successo. Al contrario se le aspettative sono troppo elevate, e i traguardi irraggiungibili, oppure troppo basse

e svalutanti, è probabile che il bambino sviluppi una bassa motivazione al successo. In un esperimento in cui

bambini di età compresa tra i 9 e gli 11 anni venivano sottoposti a vari compiti, Rosen e D’Andrade

notarono che i genitori di bambini con alta motivazione al successo ponevano ai figli mete più ambiziose ed

erano anche più incoraggianti rispetto ai genitori di bambini con scarsa motivazione al successo. Il bisogno

nell’aspirazione ad occupare posizioni di comando, ad avere controllo su cose e persone,

di potere consiste

ad occupare una posizione sociale superiore. La motivazione al potere si può esprimere con comportamenti

di forza e persuasione. Il bisogno di affiliazione consiste nel ricercare, stabilire, e mantenere relazioni

interpersonali, di amicizia, e intimità. Si esprime con comportamenti volti ad evitare il conflitto e con

atteggiamenti di accondiscendenza. Questa teoria ha il vantaggio di tenere conto delle differenze individuali.

Metodi di indagine

 Il Thematic Apperception Test (TAT; un test proiettivo utilizzabile su adulti e bambini, ma poco adatto

al di sotto dei 10 anni), in cui si presentano delle immagini contenenti delle figure e situazioni il cui

è ambiguo, non definito. Il compito consiste nell’utilizzare ciò che si vede per creare una

significato

storia (e.g., cosa avviene, cosa sentono e pensano i personaggi, come si concluderà la vicenda).

L’assunto è che nella storia si esprimano motivazioni, bisogni, emozioni dominanti, e conflitti della

personalità.

 Il colloquio clinico, che consente di approfondire le dinamiche motivazionali che si sviluppano in una

persona e che sono alla base del suo comportamento.

 Il Questionario Metacognitivo sul Metodo di Studio (QMS), che esplora la motivazione allo studio in

ambito scolastico. Più specificamente, il QMS è costituito da 163 item che indagano 21 fattori sottostanti

alle abilità di studio riconducibili a 4 macro-aree: 1) Strategie di apprendimento (i.e., motivazione allo

studio, organizzazione del lavoro personale, uso dei sussidi, elaborazione attiva del materiale; flessibilità

di studio; stile attivo durante la lezione); 2) Stili cognitivi di elaborazione dell’informazione (i.e., stile

sistemico/intuitivo, stile globale/analitico, stile verbale/visuale, autonomia e modo personale di

affrontare lo studio; 3) Metacognizione e studio (i.e., concentrazione, selezione degli aspetti principali,

autovalutazione, strategie di preparazione a una prova, sensibilità meta cognitiva); 4) Atteggiamento

verso la scuola e lo studio (i.e., rapporto con i compagni, rapporto con gli insegnanti, ansia scolastica,

atteggiamento verso la scuola, attribuzione e impegno). 3

 Il Test di Orientamento Motivazionale (TOM) è un questionario self-report che consente di delineare il

profilo motivazionale dell’individuo in ambito organizzativo e di individuare le situazioni lavorative più

adatte ad esprimere il proprio potenziale.

Ambiti applicativi

Le teorie e le ricerche presentate hanno potenzialità applicative in ambito clinico. La persona che si rivolge

allo psicologo può avere una motivazione estrinseca, per cui può essere stato spinta, influenzata, o costretta

alla consultazione da altri (e.g., familiari preoccupati, medico di famiglia, sistema giudiziario), non

funzionale alla relazione con lo psicologo. Oppure, può avere una motivazione intrinseca, per cui la

decisione relativa alla consultazione è stata presa spontaneamente (e.g., voler risolvere un problema o una

livello di motivazione intrinseca è necessario perché favorisce l’istaurarsi di un’alleanza

sofferenza). Un alto

di lavoro e sostiene la compliance della persona, i.e., la tendenza ad aderire agli obiettivi, le strategie, e le

raccomandazioni del clinico (anche in termini di trattamento farmacologico). Di diversa natura sono le

motivazioni dello psicologo. Secondo la teoria di McClelland è possibile distinguere tre bisogni che

motivano il comportamento dello psicologo: 1) di successo, per cui lo psicologo è motivato dal desiderio di

raggiungere una certa qualità di prestazione, con l’utilizzo di tecniche specifiche, anche a discapito

dell’interesse della persona; 2) di affiliazione, per cui lo psicologo è motivato dal desiderio di piacere al

proprio assistito, trasformando la relazione professionale in una amicale; 3) di potere, per cui lo psicologo è

motivato dal desiderio di occupare una posizione di potere, in cui gli altri siano ai propri ordini e comandi.

Le teorie e le ricerche presentate hanno potenzialità applicative in ambito lavorativo e aziendale. La teoria

dei bisogni di Maslow può essere applicata alla motivazione del lavoratore: bisogni di sicurezza, per cui la

motivazione è legata ad incentivi di natura economica; bisogni di appartenenza, per cui il lavoratore è

motivato quando è parte di un gruppo e si sente benvoluto; bisogni di autorealizzazione, per cu la

motivazione al lavoro è legata a crescita personale, e partecipazione a obiettivi lavorativi e strategie da

adottare per raggiungerli. La teoria di McClelland ha importanti risvolti nel processo di selezione dei profili

lavorativi adatti in relazione a specifici ruoli e attività da svolgere (e.g., per ricoprire un ruolo manageriale

potrebbe essere più importante avere un livello elevato di bisogno di successo e/o di potere, non di

affiliazione).

Apprendimento

Definizione

L’apprendimento può essere definito come la modificazione più o meno stabile nel comportamento di una

persona, lo stabilirsi di nuove configurazioni di risposta agli stimoli esterni che consegue, o è indotta da,

un’interazione con l’ambiente. L’apprendimento è diverso dalla maturazione biologica che, pur

accompagnandosi a cambiamento, si caratterizza per l’invarianza di tale cambiamento, essendo essa

dell’ambiente.

indipendente dalle caratteristiche specifiche 4

Autori e teorie di riferimento

Condizionamento classico o rispondente: questo è una forma di apprendimento associativo che spiega come

risposte automatiche vengano associate a stimoli che inizialmente non provocano alcuna risposta, oppure

E’ quindi una forma di apprendimento involontario e riflesso. Questo tipo di

provocano risposte diverse.

apprendimento è stato studiato negli animali da Pavlov che elaborò un paradigma sperimentale tramite cui

dimostrò che se uno stimolo incondizionato (SI; e.g., cibo), capace di evocare una risposta incondizionata

(RI; e.g., salivazione), viene presentato insieme ad uno stimolo neutro (stimolo condizionato, SC; e.g.,

campanello), lo SC assume le proprietà dello SI, cioè risulta capace di produrre la risposta (e.g.,

salivazione), che viene definita condizionata (RC). Questo tipo di apprendimento è influenzato da molteplici

fattori. In primo luogo, è necessario considerare la contiguità temporale tra lo SI e lo SC: la RC è più

lo SI, sia proseguendo dopo l’inizio del SI (i.e., condizionamento ritardato),

probabile quando lo SC precede

sia terminando prima dell’inizio del SI (i.e., condizionamento di traccia); ed è meno probabile quando lo SC

segue lo SI (i.e., condizionamento retrogrado) o quando vengono presentati contemporaneamente e con la

stessa durata (i.e., condizionamento simultaneo). Un secondo fattore da tenere in considerazione è il numero

di volte che lo SI e lo SC vengono presentati insieme, per cui la RC è più probabile in seguito a ripetute

presentazioni di SI e SC. Ancora, è stato visto che stimoli simili allo SC tendono ad elicitare la RC, sebbene

non siano stati associati allo SI (i.e., generalizzazione). Infine, è stato notato che la RC diminuisce, fino

gradualmente ad annullarsi, se lo SI viene presentato ripetutamente senza SC (i.e., estinzione, tuttavia

sarebbe più giusto parlare di inibizione dal momento che una nuova associazione SI-SC porterebbe alla RC

Tra i possibili limiti, c’è da

in un tempo inferiore rispetto a quello iniziale). considerare che il

condizionamento classico non spiega l’acquisizione di nuove risposte.

Condizionamento operante o strumentale: questo è una forma di apprendimento associativo che permette di

spiegare l’apprendimento di risposte nuove. A differenza del condizionamento classico, nel

condizionamento operante, le risposte non sono evocate automaticamente da stimoli che le precedono, ma

vengono emesse spontaneamente e poi ripetute se seguite dalla comparsa di stimolo positivo (i.e. rinforzo

o dall’eliminazione di uno stimolo negativo (i.e.,

positivo), rinforzo negativo). Si tratta quindi di un

(e da Thorndike nell’apprendimento

apprendimento in vista di uno scopo, ampiamente studiato da Skinner

per prove ed errori). Nel su

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher FrankTeaching di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Arcidiacono Caterina.
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