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Psicologia dello sviluppo e dell'educazione

Cos'è la psicologia?

La psicologia in generale si occupa dello studio del comportamento in relazione anche alle neuroscienze. La psicologia dello sviluppo si occupa dell’analisi del cambiamento del comportamento e del cambiamento delle basi neurali. Analizzando il cambiamento nelle varie fasi dello sviluppo e individuando le caratteristiche specifiche del modo in cui la persona si relaziona all’ambiente in diversi periodi della vita, si possono quindi delineare delle aspettative comportamentali su persone di una certa età. Esiste quindi un quadro normativo (= insieme di abilità, comportamenti e disposizioni che si ritrovano tipicamente in una certa età) e in base a questo posso determinare se l’individuo che sto valutando è nella norma. Si possono individuare delle fasi (= livello specifico di sviluppo, periodo nel corso dello sviluppo identificabile sulla base della presenza di alcune caratteristiche distintive).

Lo sviluppo è un susseguirsi di fasi che però sono organizzate gerarchicamente, per questo si parla di stadio (= come la fase ma ordinato gerarchicamente -> Piaget). Piaget suddivide lo sviluppo dell’individuo in fasi ben precise:

  • Periodo prenatale;
  • Infanzia (0-2 anni), che si divide in neonato (1 mese), infante, toddler;
  • Prima fanciullezza (2-6 anni), inizio delle prime forme di rappresentazione mentale e simbolica, senza possibilità di modificarle;
  • Media fanciullezza (6-11 anni), sono possibili delle trasformazioni mentali;
  • Preadolescenza (11-13 anni);
  • Adolescenza (13<).

Questa divisione influenza anche l’organizzazione scolastica. Sulla base delle aspettative comportamentali dei bambini nei diversi periodi di sviluppo, l’organizzazione scolastica tipi di strumenti e concetti specifici. È un approccio discontinuo. La psicologia cognitiva ha, invece, un approccio più continuativo.

Periodo prenatale

Già nella vita prenatale si assiste a uno sviluppo psicologico. Lo sviluppo del sistema nervoso ha inizio nel periodo embrionale: nella terza settimana l’ectoderma si piega più volte per dare origine al tubo neurale da cui derivano cervello e midollo. Una delle estremità si ingrossa e dà origine al cervello. A 6/8 settimane iniziano a svilupparsi i due emisferi e i primi arti. A 8 settimane ci sono i primi movimenti spontanei. Il movimento del feto è importante per lo sviluppo del feto perché c’è una stretta relazione tra l’ambiente uterino sia in termini motori che sensoriali (8 settimane c’è un abbozzo di orecchio e i pigmenti della retina).

Lo sviluppo del cervello è molto simile a quello di altri mammiferi, c’è un maggiore sviluppo della corteccia frontale (che si occupa delle funzioni cognitive più complesse). Il cervello umano è abbastanza immaturo alla nascita e il vantaggio è che può adattarsi più facilmente. L’aumento del peso del cervello non è dovuto al fatto che si formano nuovi neuroni, ma crescono le cellule che danno supporto ai neuroni e che consentono di facilitare la connessione.

Cellule del sistema nervoso

Le cellule del sistema nervoso sono di due tipi:

  • Neuroni: servono per ricevere, elaborare e inviare segnali nervosi.
  • Glia: sono cellule non neurali che hanno varie funzioni, di sostegno, meccanico e trofico, del sistema nervoso. Sono più numerose dei neuroni e possono rappresentare più della metà del peso celebrale.

Il neurone è un’unità discreta e nei dendriti verso l’apice dell’assone avviene la trasmissione degli impulsi nervosi. Ci sono dei neuroni lunghi un metro. Gli assoni sono ricoperti (per non disperdere il segnale) da cellule (che in sostanza è uno strato di grasso, guaina mielinica). Le sclerosi attaccano la guaina mielinica.

La guainizzazione dei circuiti nervosi inizia prima della nascita ma si sviluppa soprattutto dopo. Ma il neurone si è sviluppato prima della nascita.

Fasi dello sviluppo neuronale

  • Proliferazione (3 settimane-6 mesi) -> produzione dei neuroni nella parte esterna del tubo neurale (250.000 al minuto).
  • Migrazione -> i neuroni poi migrano delle loro sedi (entro 6 mesi).
  • Sinaptogenesi -> quando arrivano in sede, inizia il processo differenziazione e sinaptogenesi (collegamento tra neuroni). Vengono prodotti molti più neuroni di quelli che servono e creano molte più connessioni rispetto a quelle che rimarranno. Si assiste poi a una morte cellulare e a una perdita di connessioni sinaptiche. Rimangono i neuroni che hanno una capacità migliore di prendere informazioni e di trasmetterle. Poi si formano vie specifiche del flusso dell’informazione.
  • Mielinizzazione -> una volta costruiti i collegamenti, si passa al rivestimento = rivestimento degli assoni con guaina di sostanza grassa (che prosegue fino all’adolescenza); si manifesta con la comparsa o il perfezionamento di varie capacità. Avviene in tempi diversi a seconda della complessità dell’area.

Tra i 16 e 20 anni c’è una perdita della densità sinaptica, soprattutto nella corteccia frontale, ma corrisponde stranamente a una maggiore capacità di organizzazione, padronanza delle emozioni, si forma il carattere.

Periodi sensibili dello sviluppo

Ci sono periodi sensibili dello sviluppo. I periodi di maggior picco di densità sinaptica sono quelli in cui l’ambiente può esercitare la massima influenza per l’organizzazione delle connessioni neurali. I periodi sensibili sono i periodi in cui la plasticità neurale in seguito a esperienza è massima perché i circuiti neuronali non hanno concluso il processo di maturazione. Sono momenti in cui il bambino deve fare esperienza in modo che l’ambiente possa plasmare l’organizzazione neuronale.

Periodi sensibili per l’acquisizione del linguaggio: i bambini acquisiscono il linguaggio più velocemente ed efficacemente degli adulti. I danni/deficit del linguaggio a seguito di lesione vengono recuperati meglio nel bambino rispetto all’adulto. Il linguaggio nei primi tre anni di vita ha il picco di plasticità per quanto riguarda la morfosintassi e semantica. La rappresentazione cerebrale di semantica e morfosintassi sembra coinvolgere sistemi neurali differenti. La grammatica viene acquisita incidentalmente ed è basata su un sistema di memoria implicita/procedurale. La semantica è rappresentata in un sistema di memoria esplicita/dichiarativa. L’apprendimento di due lingue permette di avere attivato più connessioni neuronali.

Le connessioni sinaptiche dopo la nascita (anche se non possono nascere nuovi neuroni) possono essere rinforzate o indebolite dall’esperienza.

Non c’è una completa chiusura della plasticità, questo vuol dire che possiamo imparare anche fuori dai picchi di plasticità e possiamo apprendere anche in fasi successive dello sviluppo (lifelong learning).

[l’arto fantasma: il paziente riferiva le percezioni dell’arto fantasma, le percezioni che avvenivano nel volto, è una forma di plasticità. L’arto fantasma è indotto dall’occupazione dell’area di rappresentazione somatosensoriale dell’arto amputato da parte della vicina rappresentazione della faccia. È un fenomeno di riorganizzazione spontanea.]

Sistema uditivo

La corteccia uditiva è organizzata per elaborare suoni a frequenze diverse in punti diversi della corteccia. Se però un soggetto è addestrato a riconoscere una di queste frequenze, la rappresentazione corticale di quella frequenza aumenterà, invadendo le aree vicine. Non è un caso che i neonati riconoscano i suoni di tutte le lingue del mondo e dopo pochi mesi perdono queste abilità a favore di un migliore riconoscimento dei suoni della propria lingua.

Plasticità strutturale nel cervello bilingue

Più una persona ha appreso più lingue precocemente, maggiore è la densità della materia grigia nelle aree di rappresentazione del linguaggio. Anche l’apprendimento di abilità specifiche (come suonare uno strumento musicale) inducono plasticità.

La teoria di Jean Piaget

Uno dei primi a basarsi sull’osservazione diretta dei bambini. La conoscenza non deriva dalla ricezione passiva di stimoli o informazioni, ma dall’azione. L’individuo acquisisce le informazioni dell’ambiente che sono utili per farlo interagire con l’ambiente, per agire e modificare l’ambiente. Le azioni possono essere di due tipi:

  • Azioni motorie: che comportano soltanto delle percezioni immediate e movimenti del corpo;
  • Azioni mentali: consistono nel riprodurre con pensiero immagini o eventi che esistono nella realtà (anche se non esistono in quel momento) e operano su essi confronti, calcoli.

Piaget individua dei periodi di sviluppo che sono caratterizzati da abilità distintive e che si presentano in maniera universale attraverso una struttura gerarchica:

  • Stadio sensomotorio (0-2 anni): i bambini si muovono secondo schemi sensomotori legati al qui e ora, però il bambino qui non ha ancora la capacità di rappresentazione simbolica;
  • Stadio preoperatorio (2-7 anni): il bambino comincia a rappresentarsi gli oggetti, compaiono il linguaggio, il disegno, il gioco di finzione. Il pensiero però è ancora limitato all’egocentrismo intellettuale = il bambino non riesce a fare operazioni sulle rappresentazioni mentali. Le difficoltà nei compiti di classificazione e seriazione sono dovute all’irreprensibilità del pensiero: ovvero all’impossibilità di annullare, invertire o compensare un certo risultato. Si manifesta nei compiti di conservazione (ex. se faccio vedere la stessa quantità di un liquido in due bicchieri, uno più basso e uno più stretto il bambino dirà che c’è più liquido nel bicchiere stretto perché il liquido arriva più in alto: i bambini si centrano sugli stati e non sulle trasformazioni). La caratteristica più generale del pensiero preoperatorio è l’egocentrismo intellettuale, cioè la tendenza a prendere il proprio punto di vista momentaneo come assoluto, senza realizzare che ne possono esistere altri né egocentrismo integrale. La conservazione vuol dire comprendere che aspetti quantitativi dell’oggetto non cambiano anche se hanno delle forme diverse o subiscono delle trasformazioni percettive;
  • Stadio operatorio concreto (7-11 anni): i bambini iniziano a fare delle operazioni, che possono essere delle operazioni spaziali (in un esperimento con una pallina che viene schiacciata ad ex. immaginano che la pallina sia formata da tanti pezzi e che i pezzi si sono spostati) o operazioni di tipo logico (nell’esperimento con l’acqua nei due bicchieri iniziano a comprendere che l’ampiezza compensa l’altezza del bicchiere). I bambini iniziano quindi a ragionare in termini logici davanti a problemi concreti e sanno cooperare con i coetanei nei giochi con regole.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elena.butti98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Urgesi Cosimo.
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