Principi e fondamenti del servizio sociale
Modulo: definizione di servizio sociale
Differenza tra “servizio sociale” e “servizi sociali”
I servizi sociali sono delle organizzazioni che possono appartenere alla sfera della pubblica amministrazione oppure a quella che viene definita come il terzo settore. Si rivolgono ai cittadini che vivono in un determinato territorio e hanno l’obiettivo di sostenere le persone nella loro esistenza, in modo da adempiere al dettato costituzionale che in genere la Repubblica è impegnata a promuovere e sostenere lo sviluppo pieno nella personalità dei cittadini. Infatti, non si usa il termine bisognoso perché non si fa riferimento a dei bisognosi, ma si fa riferimento a delle persone che vivono in un determinato territorio e che, per diverse ragioni, possono avere necessità di esser accompagnate e sostenute o tutelate per poter sviluppare la propria personalità e per poter avere una qualità della vita degna.
Questo obiettivo che si trova nella Costituzione viene perseguito attraverso una serie di organismi pubblici o privati che si occupano di fornire queste risposte, questi interventi di sostegno, di tutela e di accompagnamento. Queste organizzazioni, per poter realizzare questi obiettivi, si servono di diversi strumenti e anche di risorse umane. I servizi sociali, per rispondere al loro compito di sostenere i cittadini perché abbiano una degna qualità della vita, lavorano attraverso le risorse umane, che sono risorse professionali, cioè dei professionisti, così come anche quegli altri operatori che professionisti non sono, e lo fanno attraverso risorse strumentali di tipo economico o di altro tipo.
A seconda dell’ambito di intervento, in quell’organizzazione ci saranno professionisti, risorse e strumenti diversi per realizzare gli scopi. Se noi pensiamo, i servizi sociali possono rispondere a diversi tipi di esigenze e quindi le risposte devono esser attinenti a quel tipo di esigenza che si incontra.
Per capire meglio cosa sono i servizi sociali possiamo appoggiarci anche all’articolo 128 del D.Lgs. 112/98 che vincola queste organizzazioni dal punto di vista giuridico normativo. I servizi sociali sono tutte le attività che riguardano la predisposizione, la preparazione e l’erogazione di servizi che possono esser gratuiti o a pagamento, oppure di prestazioni economiche che servono per ridurre le situazioni di difficoltà, di bisogno che le persone incontrano nel corso della loro esistenza. Però, non sono considerate servizi sociali quell’insieme di attività che riguardano la giustizia penale, l’ambito sanitario e la previdenza. La previdenza è uno degli ambiti del welfare però non è uno dei servizi sociali ma riguarda tutta la partita previdenziale.
Noi troviamo la figura professionale dell’assistente sociale anche al di fuori dei servizi sociali, come in sanitá, negli ospedali (servizio sociale ospedaliero), nei servizi per le dipendenze, nei servizi di salute mentale, nell’ambito dell’amministrazione della giustizia. Quindi i servizi sociali sono delle nuove organizzazioni all’interno delle quali operano dei professionisti, come educatori, operatori e oss. I servizi sociali sono quindi un compito dello stato, e lo stato deve essere impegnato a rimuovere gli ostacoli che si frappongono allo sviluppo della persona umana e che ne impediscono la partecipazione all’attività sociale. Quindi si occupa della cosa pubblica che può esser portato avanti sia dai servizi pubblici sia dal privato sociale sotto il controllo del settore pubblico, che provvede alla predisposizione, alla gestione, all’erogazione dei servizi ed è identificato in due ambiti locali: la Regione, che ha il compito della preparazione, e l’Ente Locale che ha il compito della predisposizione, della gestione e dell’erogazione, come il Comune.
Le funzioni dei servizi sociali sono gestite dall’ente locale in forma singola oppure associata, ossia significa che i servizi sociali sono predisposti, gestiti ed erogati dagli enti locali che possono essere in forma singola come il comune di Torino, oppure i consorzi socioassistenziali, che sono una modalità di gestione associata di più comuni che si consorziano e insieme gestiscono i servizi sociali.
Per non far confusione tra servizio sociale e servizi sociali possiamo far l’esempio dell’ambito sanitario: quando parliamo della medicina, parliamo della medicina come disciplina e come professione. Il medico esercita la professione negli ospedali, nei poliambulatori, quindi dentro i servizi sanitari, come l’infermiere che può esercitare la professione anche in case di riposo, ad esempio. Quindi i servizi sanitari sono l’organizzazione che mettono a disposizione risorse umane, strumenti, prestazioni locali e tutto quello che è necessario per realizzare l’attività. Poi ci sono le professioni che realizzano gli interventi professionali sulla base di una preparazione scientifica e disciplinare specifica; come il medico, l’infermiere operano nei servizi sanitari, così l’assistente sociale opera in diversi servizi che possono essere i servizi sanitari, sociali.
Servizio sociale come disciplina e come professione
Quando parliamo di servizio sociale, parliamo di una disciplina operativa e professionale, quindi di un insieme organico di conoscenze teoriche che può essere trasmesso con le pubblicazioni, testi, articoli o attraverso gli insegnamenti. Quando parliamo di servizio sociale sappiamo che questa è una delle discipline operative, nel senso che ha la funzione di orientare l’esercizio dell’attività professionale, è un insieme organico di conoscenze teoriche. Il servizio sociale non è una disciplina speculativa, ma è una disciplina operativa come la medicina.
Il tema che interessa questa disciplina è il rapporto dell’uomo inteso come persona umana che intrattiene con l’ambiente sociale, definito in una concezione ecologica. Il servizio sociale è anche una professione che si esercita all’interno di una realtà sociale e dentro un sistema di servizi sociali pubblici e privati. Prevalentemente, questa professione si esercita all’interno di organizzazioni, anche se è prevista l’esercizio autonomo e quindi in forma di libera professione che però è una forma ancora minoritaria. La prevalenza degli assistenti sociali sono inseriti all’interno di organizzazioni pubbliche e private. La forma dell’esercizio autonomo come libera professione riguarda prevalentemente attività di formazione, cioè gli assistenti sociali liberi professionisti prevalentemente sono formatori, si occupano di formazione permanente e negli ultimi anni sono cresciuti degli studi libero-professionali dove i professionisti esercitano la loro professionalità con una clientela privata. Questo vale soprattutto nel campo dei contenziosi per i divorzi, nel campo delle adozioni, ecc.
Alcuni di questi studi sono pluriprofessionali, cioè più professionisti che si associano per fondare uno studio, come psicologi, assistenti sociali, avvocati che trattano questioni come la tutela dell’infanzia, ad esempio. Quindi è una professione che si esercita entro la nostra società in forme diverse anche se noi sappiamo che oggi è ancora prevalente quella di esser inseriti all’interno di un’organizzazione. Il servizio sociale è una professione che rientra tra le cosiddette professioni di aiuto, che sono quelle professioni che si propongono di intervenire per ridurre disagi psicologici, sociali, sanitari e sono quelle mediche, dell’infermiere, dello psicologo, dell’educatore. Tra queste professioni ci sono le professioni sociali, dove lo psicologo e il medico sono professioni sanitarie, mentre invece quella dell’assistente sociale è una delle professioni sociali; l’educatore invece può stare sia nelle professioni sanitarie che sociali. L’obiettivo delle professioni di aiuto è quello di migliorare la qualità della vita dei singoli, dei gruppi e delle comunità.
Quando leggiamo che il servizio sociale è una professione di aiuto non c’è scritto che l’assistente sociale interviene per ridurre il disagio psicologico. Essere una delle professioni di aiuto significa rientrare in quell’ambito con la propria specificità: quindi le professioni di aiuto sono tante, intervengono in questi ambiti e ognuno ha un ambito specifico e naturalmente, siccome l’essere umano è composto da diverse aree vitali, chi opera nel campo della professione di aiuto è orientato a integrare la propria attività con quella di altri professionisti che hanno competenze diverse per poter guardare al soggetto con uno sguardo globale che integri le diverse competenze e conoscenze.
Questa professione di aiuto viene acquisita attraverso il conseguimento di una laurea triennale e un esame di stato per l’accesso all’albo B, oppure il conseguimento di una laurea specialistica e un esame per l’accesso all’albo A. L’assistente sociale quindi è un professionista che utilizza le proprie scienze di tipo teorico, metodologiche, deontologiche del servizio sociale per intervenire al fine di favorire un equilibrato rapporto tra le persone e il loro ambiente sociale; in questa definizione incidono le teorie di stampo deontologico che ci aiutano a capire quali sono le dinamiche che caratterizzano il rapporto tra gli esseri umani e gli ambienti. L’obiettivo principale è quello di intervenire per instaurare laddove non si è instaurato o comunque rafforzare questo rapporto tra persone e ambienti.
Questa definizione rompe un po’ lo schema tipico con cui si immagina la figura dell’assistente sociale. La parola che di solito si associa a questa figura è “aiuto”, “servizi”, “problemi”, “famiglia”, “comunità”. “Aiuto” è la parola che più nell’immaginario collettivo si associa alla figura dell’assistente sociale, un aiuto per risolvere i problemi. L’aiuto professionale è molto diverso da come invece intendiamo solitamente l’aiuto nel linguaggio comune, e anche il verbo “risolvere” è un verbo particolare. Nel servizio sociale, contrariamente a quello che è l’immaginario collettivo, non si risolvono i problemi perché ci sono dei problemi che sono insolubili. Se io ho una paraplegia e non cammino, il mio problema è un problema insolubile se i medici hanno diagnosticato questa paraplegia come non curabile e quindi il mio problema di camminare non è un problema risolvibile.
La mia impossibilità di camminare mi ostacola nell’esercizio di tutta una serie di compiti dell’esistenza quotidiana e quindi io incontro dei problemi nell’assolvere i compiti, magari perché vivo in un ambiente dove le persone camminano e quindi l’ambiente è strutturato in modo che sia richiesto il camminare. In questo caso l’equilibrio tra le esigenze della persona e il suo rapporto con l’ambiente e con i compiti dell’esistenza, ossia lavorare, costruire una casa, avere figli, sono tutti aspetti che hanno a che fare con l’uso dell’ambiente, con l’uso del contesto sociale in cui vivo.
Tutte queste attività possono essere impedite da questo problema: questo crea una rottura profonda nel rapporto tra me che non cammino e il mio ambiente. Allora l’idea non è tanto di risolvere il problema del camminare ma di intervenire per ripristinare e attivare un equilibrio in modo che quell’ambiente sia disponibile a chi non ha questa risorsa dello camminare e stare in piedi. Gli interventi vanno dall’eliminazione delle barriere architettoniche, all’uso degli ausili, ecc. Questo può sembrare banale ma fino agli anni '70 le persone che avevano delle disabilità vivevano negli istituti, chiusi dove qualcuno li assisteva. Non avevano una casa, una famiglia, venivano collocati in istituzioni totali dove erano collocati molto spesso da bambini. Dalla fine degli anni '70 in avanti poi cambia la filosofia politica rispetto a questi temi e le persone affette da disabilità vengono considerate come persone e la loro disabilità non diventa più la loro identità, e quindi questo porta a tutta una serie di interventi che consente a queste persone di condurre la propria vita.
Questi interventi creano un diverso equilibrio nel rapporto tra le persone e l’ambiente sociale. La professione dell’assistente sociale opera attraverso quello che viene definito il processo di aiuto, cioè un processo attraverso il quale si propone di introdurre dei cambiamenti. Questa parola “cambiamento” è una parola centrale nel servizio sociale. L’introduzione dei cambiamenti riguarda il rapporto tra persona e ambiente con l’obiettivo di favorire una diversa configurazione della situazione, ossia si cerca di introdurre qualche cambiamento che se è efficace porta a un diverso disegno della situazione: se le persone collaborano e l’intervento è efficace, questa situazione dovrebbe cambiare.
Questa è una concezione diversa da quella che si ha nel senso comune. Dove quando io dico aiuto una persona l’immagine che ci viene in mente è tendere una mano, compiere un’azione, far in modo di far stare meglio l’altra persona, fare qualcosa con gli altri. Io tendo una mano e facciamo qualcosa insieme, quindi un’azione che sostiene e accompagna un cambiamento. Io posso aiutare qualcuno per far in modo che in quel momento si senta un po’ sollevata, cioè faccio un’azione perché la persona in quel momento stia meglio. Non è detto che forse introduco un cambiamento: se la persona sta bene in quel momento attenua in quel momento la sua percezione di disagio e poi dopo si potrebbe ritrovare di nuovo nella stessa situazione; questo vuol dire che non c’è stato un cambiamento.
Si tratta di introdurre un cambiamento nella configurazione della situazione, quindi si tratta di capire quali sono gli elementi per i quali intervenire perché la situazione cambi, non solo per tamponare il momento di difficoltà, e questi cambiamenti promuovono una serie di elementi nuove che sono elementi di crescita: ossia promuovendo la consapevolezza cioè il fatto che le persone siano consapevoli dell’avere una difficoltà, dell’avere un problema delle origini di questo problema ma possono esser legati anche alla propria esperienza, possono avere invece origini esterne; una consapevolezza rispetto alle risorse, alle possibilità di trasformazione che possono essere risorse e potenzialità di tipo personale, della propria rete familiare e amicale o delle risorse di un contesto sociale. Promuovere la responsabilità che può essere personale e sociale: sul piano personale promuovere un’attitudine ad assumere il governo della propria vita, quindi l’intervento fa leva sulle risorse dell’ambiente per aumentare la responsabilità della persona nella funzione della propria vita e nel non lasciare agli altri la decisione della propria vita, ma tutto questo richiede di vivere in un contesto sociale che sia in grado di offrire opportunità, che sia in grado di offrire degli stimoli, dei sostegni.
Un altro aspetto che si propone sono le competenze nelle relazioni sociali e si possono utilizzare queste competenze in modo efficace. Questo riguarda tutti noi, gli utenti dell’assistente sociale siamo noi, persone che possiamo incontrare nella nostra vita una difficoltà nel soddisfare un bisogno fino a che questa mancata soddisfazione si trasforma in disagio. E quindi la graduazione del disagio è una graduazione molto differenziata che aumenta mano a mano che la persona prova, tenta di affrontare una situazione in cui deve soddisfare il bisogno e non riesce. Più questa situazione diventa insoddisfacente, più si consumano energie, più la persona vive in una condizione di frustrazione e più il problema aumenta. Alcune volte queste difficoltà sono difficoltà legate a una scarsa padronanza delle competenze sociali quindi come ci si muove nelle relazioni sociali, nei rapporti con le istituzioni che possono fornire delle risposte, come ci si muove nei rapporti all’interno del mondo del lavoro, della scuola, cioè come ci si relaziona e si usa l’ambiente sociale e le sue diverse risorse. Le competenze sociali si acquisiscono nella socializzazione primaria e poi si affinano nel tempo.
Un’assistente sociale deve disporre naturalmente di ottime competenze sociali, perché sarebbe curioso pensare di poter promuovere le competenze sociali altrui senza aver lavorato sulle proprie.
L’altro elemento che ci interessa proporre è quello di promuovere la capacità di iniziativa, ossia prendere un’iniziativa per affrontare una situazione, reagire a una situazione di difficoltà assumendo delle iniziative pertinenti e fare in modo che le persone ritrovino la capacità ad affrontare situazioni di disagio cercando di superarle. Quando si parla di persone non si fa riferimento solo a persone singole ma l’assistente sociale lavora anche con i gruppi e le comunità.
Quindi l’intervento dell’assistente sociale prende il nome di processo di aiuto, che insegue una sua metodologia, ha degli elementi specifici e deontologici.
Questo cambiamento interessa più fronti contemporaneamente, questo è uno degli aspetti peculiari del servizio sociale: il cambiamento che ci si propone di introdurre nelle situazioni riguarda contemporaneamente l’aumento delle capacità di azione dei soggetti e l’aumento delle opportunità e delle risorse nei contesti di vita delle persone.
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