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Modulo i servizio sociale: differenze e definizioni

Il servizio sociale è il singolare di servizi sociali? No.

Qual è la differenza?

Sono due entità differenti. I servizi sociali sono delle organizzazioni, della sfera della pubblica amministrazione o privata del terzo settore, che si rivolgono ai cittadini con l’obiettivo di sostenere le persone nella loro esistenza in modo da adempiere al dettato costituzionale (sviluppo della personalità dei cittadini). Si fa riferimento a persone che vivono in un determinato territorio e che, per diverse ragioni, possono aver bisogno di essere accompagnate, sostenute o tutelate per poter sviluppare la propria personalità ed avere una qualità della vita degna. Questo obiettivo viene perseguito da delle organizzazioni pubbliche e private che forniscono tutela ed accompagnamento, utilizzando strumenti diversi e risorse umane, cioè dei professionisti, così come anche altri operatori che non sono professionisti, e attraverso risorse strumentali di tipo economico, ecc.

A seconda dell’ambito di intervento ci saranno professionisti, strumenti, risorse diverse in base alle esigenze che si incontrano. Dal punto di vista giuridico sono definiti da: Art. 128 D. Lgsl, 31 marzo 1998 n. 112. Affermano, circoscrivono e delimitano il perimetro dei servizi sociali tutte le attività che riguardano la predisposizione, cioè la preparazione (ma anche l’erogazione) di servizi, gratuiti o a pagamento, o prestazioni economiche che servono per rimuovere, ridurre, superare situazioni di difficoltà o bisogno che le persone (tutti noi) incontrano nel corso della loro vita.

Non sono considerati servizi sociali quelle attività che riguardano l’ambito sanitario, la previdenza e la giustizia penale. Questo riguarda il sistema previdenziale (pensioni di vario genere, forniti dall’INPS), i servizi erogati dalla sanità non sono servizi sociali, dal sistema penitenziario o penale non fanno parte dei servizi sociali, anche se in quegli ambiti esterni ai servizi sociali troviamo gli assistenti sociali (servizi per dipendenze, salute mentale, ospedali, ecc.).

Troviamo la figura dell’assistente sociale in due aree principali del Ministero della Giustizia: nell’ambito adulti, UEPE (adulti che hanno commesso reati con pena definitiva) e nell’ambito dei minori (reati commessi tra i 14 e 18 anni). Il fatto che i servizi sociali escludano queste 3 aree, non esclude che siano presenti assistenti sociali in quelle aree.

I servizi sociali sono delle organizzazioni all’interno delle quali operano dei professionisti (AS, educatori, operatori, impiegati amministrativi, OSS) ma l’unica professione riconosciuta e ordinata è quella dell’Assistente Sociale.

Servizi sociali

Organizzazioni pubbliche e private, che si occupano di adempiere al compito della nostra Repubblica di affiancare, sostenere e tutelare soggetti che possono presentare condizioni di fragilità o che incontrano ostacoli nella propria esistenza. I servizi sociali sono un compito dello Stato, che può essere portato avanti sia da servizi pubblici che privati, sotto controllo del settore pubblico. Il settore pubblico che provvede alla gestione ed erogazione dei servizi ed è identificato in due ambiti locali:

  • La regione, che ha il compito della programmazione
  • Ente locale (il comune), che ha il compito della predisposizione, della gestione ed erogazione. Queste funzioni possono essere gestite dall’ente in forma singola, il comune singolo (es. di Torino), o associata, cioè gestione in consorzi socio-assistenziali, la cooperazione di più comuni per la gestione dei servizi sociali.

Per evitare la confusione tra singolare e plurale (servizio/i sociale/i) ci rifacciamo all’esempio nell’ambito sanitario: Il medico esercita la professione della medicina negli ospedali, ambulatori, ecc. dentro i servizi sanitari pubblici e privati, ma può svolgerla anche in ambiti non sanitari come quelli socio-assistenziali (case di riposo per anziani autosufficienti, ecc.). I servizi sanitari sono le organizzazioni che mettono a disposizione risorse umane, strumenti, prestazioni, locali, tutto ciò che è necessario per mettere in pratica l’attività; le professioni realizzano gli interventi professionali e li realizzano sulla base di una preparazione scientifica e disciplinare specifica. Come il medico e l’infermiere operano in servizi sanitari, così l’assistente sociale opera in diversi tipi di servizi (sociali, sanitari, ecc.) però i servizi sociali sono l’organizzazione, cioè la struttura all’interno della quale si adempie a certi compiti mettendo a disposizione strumenti, risorse, dispositivi, professionisti ed operatori.

Definizione internazionale di servizio sociale

Il servizio sociale è una disciplina basata sulla pratica e una disciplina accademica che promuove il cambiamento sociale e lo sviluppo, la coesione e l'emancipazione sociale, nonché la liberazione delle persone. Principi di giustizia sociale, diritti umani, responsabilità collettiva e rispetto delle diversità sono fondamentali per il servizio sociale. Sostenuto dalle teorie del servizio sociale, delle scienze sociali, umanistiche e dai saperi indigeni, il servizio sociale coinvolge persone e strutture per affrontare le sfide della vita e per migliorarne il benessere.

Servizio sociale come disciplina, cioè un insieme organico di conoscenze teoriche che può essere trasmesso con pubblicazioni, testi o insegnamento. È una delle discipline considerate operative (o professionali) e ha la funzione di orientare l’esercizio dell’attività professionale; insieme organico di conoscenze teoriche non finalizzata alla pura conoscenza (conoscere per conoscere), ma al fine di orientare l’operatività (sapere per fare). Interessa il rapporto che l’uomo intrattiene con l’ambiente sociale: tutte le dinamiche che riguardano le implicazioni che il rapporto persone-ambiente provoca all’interno dell’esistenza di ogni persona.

Le relazioni sociali, il contesto sociale, i rapporti fra le persone sono fondamentali e nel rapporto con il contesto sociale ognuno di noi può incontrare sostegno, stimoli, disponibilità, risorse, ecc., ma anche ostacoli, umiliazione, fatiche superiori alle proprie possibilità; ciò che ci interessa è come si può intervenire nel rapporto dell’uomo con l’ambiente sociale e viceversa per renderlo equilibrato al fine di evitare condizioni di disagio per le persone. Uno squilibrio in questo rapporto comporta difficoltà e disagio per le persone.

Il servizio sociale come professione

Il servizio sociale esiste come disciplina ma è anche una professione. È la disciplina che orienta la professione del servizio sociale. È definita una professione che si esercita in una realtà sociale; la professione si esercita prevalentemente all’interno di organizzazioni pubbliche o private, anche se esiste anche la libera professione (esercizio autonomo). La forma di esercizio autonomo riguarda prevalentemente attività di formazione, anche se negli ultimi anni stanno crescendo studi liberi professionali dove i professionisti esercitano l’attività con una clientela privata; sono spesso un insieme di più professionisti (psicologi, avvocati, AS, ecc.) e hanno a che fare spesso con i problemi familiari (separazioni, adozioni, ecc.).

Il servizio sociale rientra nelle professioni di aiuto e si propongono di intervenire per ridurre il disagio dell’esistenza in termini sociali, ecologici e sanitari. Altre professioni di aiuto sono quelle del medico, infermiere, psicologo (professioni sanitarie), educatore (a metà) e assistente sociale (professione sociale in tutte le realtà in cui opera). L’obiettivo delle professioni di aiuto è di aumentare e migliorare la qualità di vita dei singoli, dei gruppi e delle comunità, non solo dei casi singoli.

Tra le professioni di aiuto e quelle dei servizi sociali troviamo quella dell’assistente sociale, il cui centro della sua attenzione è rivolto al rapporto tra persone-ambiente sociale, le altre tematiche sono prese in considerazione ma non sono trattate direttamente: i problemi sanitari (stato di salute, malattia, ecc.) e psicologici sono trattati direttamente da altri professionisti.

Il percorso dell’assistente sociale è multidisciplinare, considera le persone come un soggetto integro sotto varie dimensioni. L’assistente sociale considera queste diverse dimensioni e deve avere una preparazione interdisciplinare perché è necessario che comprenda il linguaggio ed utilizzi le conoscenze di professionisti in altri campi per capire quanto i problemi incidano nella vita degli utenti.

Essere una professione d’aiuto significa entrare in un ambito con la propria specificità. Ogni professionista integra la propria attività con quella altri professionisti di campi differenti, in modo da integrare le diverse conoscenze e competenze al fine di avere una visione globale del soggetto. L’assistente sociale è un professionista che utilizza le conoscenze teoriche, metodologiche e deontologiche del servizio sociale per intervenire per favorire un buon rapporto tra persone e ambiente sociale. L’obiettivo principale è intervenire dove non si è instaurato o dove si è rotto l’equilibrio nell’ambiente sociale.

L’aiuto in modo professionale è diverso dal significato comune; risolvere i problemi assume anche un significato diverso da utilizzare con le “pinze”: nel servizio sociale, contrariamente all’immaginario collettivo, non si risolvono i problemi perché ci sono alcuni problemi che sono insolubili: es. impossibilità motorie. Il non poter camminare comporta problemi allo svolgimento dei compiti quotidiani e l’ambiente e il muoversi fa parte del mondo.

L’equilibrio tra le esigenze delle persone, l’ambiente e lo svolgere un lavoro o una relazione sono aspetti che hanno a che fare con l’uso dell’ambiente e del contesto sociale in cui si vive, quindi questo può essere impedito o reso molto difficile. Ciò crea una rottura profonda tra io (che non cammino) e l’ambiente. Non si può soddisfare i bisogni a causa dell’ambiente.

L’idea non è di risolvere il problema del non poter camminare, bensì intervenire per ripristinare e stabilire un equilibrio per quelle persone con problemi con interventi che vanno dall’eliminazione delle barriere architettoniche all’erogazione di servizi. Fino agli anni '70 i disabili vivevano all’interno di istituti e non avevano casa, famiglia, non facevano nulla ed erano lì sin da bambini.

Dalla fine degli anni '70 in avanti cambia la politica rispetto a temi come questo e le persone con disabilità vengono considerate come persone: la loro identità non è nella disabilità e ciò porta ad una serie di interventi che consentono loro di vivere una vita normale (famiglia, casa, figli/e) che prima non era possibile. Questo non risolve i problemi ma permette loro di interagire con l’ambiente sociale.

La professione dell’assistente sociale opera attraverso il processo di aiuto: attraverso il quale ci si propone di introdurre dei cambiamenti (persona-ambiente) con l’obiettivo di favorire una diversa configurazione della situazione. Intenzione di introdurre cambiamenti che, se efficaci, portano ad un disegno diverso della situazione. Non è una concezione diversa di aiuto rispetto al senso comune: si fa qualcosa per gli altri ma con gli altri.

È necessaria un’azione che sostiene ed accompagna un cambiamento. È importante capire quali sono gli elementi importanti per cambiare la situazione e non per portare solo un beneficio temporaneo (“tamponare”): si promuove la consapevolezza di avere una difficoltà, rispetto le origini del problema, rispetto le risorse del contesto sociale o della propria rete, promuovere la responsabilità personale (non cedere e smettere di governare la propria vita), far leva sulle potenzialità della persona e dell’ambiente per promuovere un cambiamento, ma questo è condizionato da un ambiente sociale che ha stimoli, risorse o altro.

Si cerca di influire su come ci si relaziona e si usa l’ambiente sociale nel lavoro, relazioni, ecc. Gli utenti non sono una “razza a parte”, ma solo delle persone come noi che non riescono a soddisfare dei bisogni. L’assistente sociale deve disporre di ferrate competenze sociali: se l’assistente sociale non ha competenze sociali sviluppate, non può trasmetterle agli altri, bisogna quindi guardare quali affinare o migliorare. Un altro aspetto da promuovere è l’iniziativa e fare in modo che le persone ritrovino la capacità di affrontare situazione assumendo delle reazioni pertinenti, fare in modo che le persone ritrovino la motivazione ad affrontare le situazioni.

Il lavoro dell’assistente sociale, comunque, non si interessa solo dei singoli, ma dei gruppi e comunità. L’intervento dell’assistente sociale si chiama processo di aiuto che porta un cambiamento, che interessa contemporaneamente l’aumento delle capacità di azione delle persone, delle opportunità e delle risorse delle persone nell’ambiente in cui vivono in modo che diventino degli ambienti nutritivi (capaci di nutrire) come ad esempio una pianta: può crescere se ha i giusti nutrimenti nel terreno, se la temperatura, luce ed altre condizioni sono adatte. Se interveniamo solo sulla pianta faremo fatica a farla crescere rigogliosa.

La capacità di azione si fa riferimento a quella competenza (essere capaci di fare), una potenzialità di essere capaci di fare quello che serve, che è opportuno ed efficace per perseguire un obiettivo. È costituita da un mix di dotazioni personali (non genetiche) che tutti possono sviluppare nel percorso di crescite sin dalla prima fase delle relazioni primarie mixate con le condizioni dell’ambiente sociale (opportunità, risorse, mancanze, ostacoli) che possono condizionare il potenziale soggettivo. Non è sufficiente un potenziale altissimo o grandi competenze, serve anche un contesto che mi consenta di utilizzare il potenziale. La capacità di muovermi in modo opportuno necessita di risorse.

Ad esempio, se io sono in macchina in una strada di montagna, mi si ferma, non prende il telefono, ho un appuntamento importante, però nel bagagliaio c’è una bicicletta che è una risorsa, ma se non so andare in bicicletta non potrò servirmi di questa risorsa. Il rapporto tra capacità di agire e risorse è fondamentale.

L’idea di lavorare contemporaneamente con i singoli, i gruppi e l’ambiente sociale significa che l’assistente sociale non lavora in una clinica o contesto chiuso con le persone, anche attraverso la relazione di aiuto, ma soprattutto contemporaneamente su fronti diversi (contesto sociale e propria organizzazione) perché le risorse delle quali le persone possono disporre sono i mezzi che ci permettono di soddisfare i bisogni; alcune delle risorse che utilizziamo: relazionali (emotivi-affettivi), strumentali (all’ottenimento di qualcosa che ci serve, come casa, soldi, macchina), queste sono quelle personali; sociali, associazioni, bocciofila, gruppi di volontariato, ecc.; istituzionali (scuola, servizi sanitari, chiesa, parrocchia).

I cittadini, secondo la Costituzione, hanno il diritto che lo Stato rimuova gli impedimenti che non permettono agli individui di vivere una vita sociale, economica e politica (art. 2-3-5-38, Stato entra nella famiglia per tutelare i minori).

La valenza politica del ruolo professionale

Ridurre le risorse in campo sanitario, istituzionale, riguarda una scelta da parte di un orientamento politico. Questo porta delle gravi conseguenze sul piano delle prestazioni e dei diritti che i cittadini possono rivendicare. Intervenire sul piano delle risorse significa conoscere le risorse che ci sono, valutare se le risorse sono adeguate ai bisogni che le persone esprimono in quel contesto, riconoscere l’esistenza di risorse non ancora presenti che devono essere promosse, riconoscere l’inadeguatezza delle risorse esistenti. Sono tutte azioni che hanno una valenza politica. Si forniscono anche dati elaborati e portarli a sostegno di una proposta agli organi decisionali con l’obiettivo di promuovere l’accessibilità a delle risorse e quindi tutelare e promuovere l’esigibilità dei diritti, con una segnalazione e avanzando una proposta, ma questo non significa che il mio lavoro verrà utilizzato e risolverà il problema.

Il servizio sociale è una professione che si muove nell’area della giustizia sociale: promuove i diritti delle persone, promuove le risorse in modo che le persone possano avere una qualità della vita che risponde alla dignità della persona, ecc. Tutti questi sono obiettivi che hanno a che fare con la giustizia sociale così che le persone possano trovare le condizioni dell’autodeterminazione. L’assistente sociale non può non occuparsi dei problemi dell’ingiustizia sociale (advocacy), della marginalizzazione e dell’esclusione sociale; ha la responsabilità di intervenire per promuovere quei processi che vanno ad orientare le politiche sociali ed implementarle in termini di giustizia sociale ed inclusione.

Si cercano di influenzare le politiche sociali fornendo dati e proponendo soluzioni. Spesso (es. campo ospedaliero) le esigenze delle persone passano in secondo piano a causa delle esigenze organizzative/burocratiche utili al funzionamento dell’attività: es. sveglia presto per misurare la temperatura (febbre) prima del cambio di turno. Oppure le persone vengono trattate in condizioni di minorità per es. dando del tu agli anziani o stranieri. Gli stereotipi vanno ad influenzare il modo di relazionarsi (es. straniero che scende dal baobab e non sa relazionarsi).

L’esercizio di questa professione

È una figura professionale che si discosta dall’immaginario collettivo: non sensibile alle emozioni e agli spazi delle persone, che incute timore e con fare poliziesco. Il problema dell’immagine impatta la possibilità di intervenire efficacemente.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nicole.colombara97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Principi e fondamenti del servizio sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Dellavalle Marilena.
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