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Appunti primo modulo filosofia del linguaggio

Appunti di filosofia del linguaggio sul primo modulo basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Panzeri dell’università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib, facoltà di Psicologia, Corso di laurea in scienze psicosociali della comunicazione. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. F. Panzeri

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il l

5/3/2018

Introduzione I modulo

Semantica: significato letterale delle parole

 Pragmatica: cosa la persona voleva comunicare, il significato implicito delle parole

Il linguaggio è uno strumento molto potente ma non riesce ad esaurire tutti i messaggi che vogliamo

comunicare.

La pragmatica cerca di individuare cosa intendeva il parlante mediante l’uso dell’enunciato.

La semantica studia il nesso tra le parole e gli oggetti del mondo e per far questo si utilizza il principio

di composizionalità. Siamo in grado di capire il significato di frasi che non abbiamo mai sentito prima.

Siamo in grado di produrre e di comprendere un numero potenzialmente infinito di frasi mai sentite

prima perché conosciamo il significato di ogni singola parola utilizzata. Per arrivare al significato

complessivo si parte dal significato di ogni singola parola.

Le parole di classe aperta: nomi e aggettivi, verbi e avverbi e se ne possono inventare di nuove,

 Le parole di classe chiusa: sono gli articoli determinativi e indeterminativi e non se ne possono

 creare di nuovi. Anche le congiunzioni, preposizioni, determinanti e ausiliari. Servono a livello

sintattico per connettere.

La competenza lessicale ha due gambe: da una parte si richiedono abilità inferenziali e dall’altra abilità

referenziali.

In semantica formale le parole denotano relazioni tra il significato della parola e entità astratte o

concrete del mondo.

Le abilità inferenziali mettono in relazione individui con altri individui. (?)

Si possono avere tante abilità inferenziali ma non avere abilità referenziali. Le abilità referenziali e

inferenziali vanno di pari passo.

Gli stereotipi hanno tipicamente un’accezione negativa e hanno una funzione molto utile, ci

semplificano la vita, ci permettono di trarre conclusioni da quello che vediamo, sono degli schemi

semplificatori.

Per poter comprendere una parola un individuo deve conoscere il maggior numero di stereotipi

associati a quella parola. 6/3/2018

Gli stereotipi

Associamo a una parola un insieme di informazioni che sono stereotipicamente associate a quel

individuo o oggetto, ci servono per identificare velocemente il soggetto.

I frames sono stati proposti nel 1975 da Minsky, un teorico dell’intelligenza artificiale. In quel periodo si

erano diffusi i primi calcolatori e si cercava di farli ragionare come un individuo pensante.

È molto facile immettere informazioni che riguardano le abilità inferenziali ai calcolatori. Gli

stereotipi ci permettono di trarre inferenze di default che la maggior parte delle volte sono

corrette e questo ci semplifica la vita.

Minsky cercava un tipo di rappresentazione che simulasse il modo in cui gli esseri umani

ragionano. Voleva associare alle parole dei frames, degli strumenti per la rappresentazione di

situazioni stereotipate.

Schank & Abelson hanno proposto gli scripts per rappresentare le situazioni e gli eventi che

sono memorizzate nella memoria degli individui. Gli scripts sono rappresentazioni

stereotipiche di situazioni sociali comuni. Dentro gli script sono già previste delle variazioni.

I bambini (fino a 4 anni) non sono in grado di trarre inferenze che per noi sono ovvie, non sono

in grado di codificare frasi implicite. Cose che per noi sono ovvie non lo sono per individui che

hanno sindromi (down, autismo) ma anche i bambini piccoli. Gli stereotipi ci semplificano la

vita anche se sono connotati negativamente.

Gli slurs sono degli epiteti denigratori che insultano una persona perché appartiene a un

determinato gruppo target. Questo gruppo target è tipicamente individuato nell’appartenenza

religiosa, sessuale, e territoriale. Gli slurs insultano non solo la persona a cui sono rivolti ma

anche un’intera categoria di appartenenza. Esiste una controparte neutra che non è un

insulto. Gli slurs sono parole che da sole sono insultanti.

Gli slurs hanno usi standard: veicolano una doppia offesa, ma anche usi non standard: che

sono offensivi verso il gruppo target oppure no. Esistono anche usi ironici con si insultano

comunque i gruppi citati. Le parole possono essere riappropriate e possono perdere la loro

connotazione negativa. Quando si cita uno slur, se ne fa un uso metalinguistico, non si

dovrebbe offendere nessuna categoria.

Si possono avere delle buone intenzioni ma se si usano delle parole offensivi, degli slurs, le

buone intenzioni non contano più e si offendono le varie categorie citate.

La negazione nega il contenuto esplicito. Se si nega uno slurs la negazione va a operare solo

sul livello, l’offesa rimane perché l’individuo ha scelto di usare una parola denigratoria.

Le componenti pragmatiche sopravvivono anche con la negazione. 7/3/2018

Stereotipi: applicazioni

Gli scripts indicano situazioni stereotipate. Le pubblicità sfruttano gli scripts. Nelle pubblicità possiamo

trovare delle situazioni estremamente stereotipate (kinder), fanno vedere nella pubblicità ciò che

dovrebbe essere la famiglia perfetta. una pubblicità non vuole vendere solo la merendina ma vuole

vendere anche una promessa. I consumatori vogliono immedesimarsi nella famiglia che vedono nella

pubblicità.

Le marche classiche puntano sulla famiglia tradizionale che ha dei valori.

Nelle pubblicità non si vende più il prodotto ma si vende il marchio, qualcosa in cui ci si può identificare.

Di solito nelle pubblicità troviamo delle storie suddivise in vari spot, cominciano con un’idea ma a volte

i finali possono essere aperti.

Ciò che si vende al giorno d’oggi è un’immagine, un’idea di vita. Nelle pubblicità non si cerca più di

vendere il prodotto.

Uno dei meccanismi alla base dello humor è infrangere le aspettative. Le pubblicità ricorrono agli

scripts per provocare ilarità. Lo humor si basa sulla rottura dell’incongruenza, ho un’aspettativa e

questa viene violata.

La pubblicità si appoggia sulla nozione di script per far capire allo spettatore di cosa si sta parlando.

Nel momento in cui gli stereotipi si riferiscono a un gruppo di persone possono diventare negativi. Le

pubblicità cercano di sfruttare gli stereotipi positivi, alcune sfruttano gli stereotipi negativi per

stigmatizzarli.

A volte è pericoloso basarsi sugli stereotipi nelle pubblicità.

Gli usi standard degli slurs sono sempre offensivi nei confronti delle persone a cui si riferiscono ma sono

offensivi anche nei confronti dei gruppi target a cui appartiene l’individuo.

Spesso ci si basa solo sulla parola usata (slur) e non sul contesto che potrebbe essere offensivo.

12/03/18

Le presupposizioni

Il significato denotativo denota lo stesso individuo, il significato connotativo indica la relazione con

l’oggetto.

Quando una persona parla può scegliere di utilizzare alcuni vocaboli piuttosto che altri e questa scelta

riflette la sua intenzione di presentare delle informazioni come nuove o altre come vecchie.

1. Leo si è accorto che Lia tradisce Gianni

2. Leo crede che Lia tradisca Gianni

1 e 2 trasmettono lo stesso pensiero solo che nella 1 c’è una presupposizione, è un dato di fatto. Nella

2 c’è solo una credenza, non c’è niente di vero.

Le presupposizioni sono state individuate per la prima volta da Gottlob Frege. Egli era interessato a

dare le condizioni di verità degli enunciati. L’idea di Frege era iniziare a vedere quando le frasi sono

vere e quando sono false.

Il primo interesse nei confronti delle presupposizioni è sorto all’interno di un’ottica semantica, si

cercava di capire quali informazioni rendessero le frasi vere e quali le rendessero false.

Se faccio una domanda che contiene un attivatore presupposizionale è complicato perché si crea una

situazione ambivalente. La definizione semantica delle presupposizioni dice che un enunciato

presuppone un enunciato q se e solo se q deve essere ver affinché p possa essere considerato vero o

falso.

Le presupposizioni sono attivate da particolari espressioni linguistiche chiamate attivatori

presupposizionali.

Altri attivatori sono i verbi fattivi perché la loro preposizione subordinata è presentata come un fatto. I

verbi fattivi danno per scontata la loro preposizione subordinata.

I verdi di cambiamento di stato sono altri attivatori presupposizionali. Lo stesso discorso vale per le

espressioni iterative.

Le presupposizioni sono delle informazioni che vengono date per scontate.

La negazione è un operatore logico e agisce solo sul contenuto semantico che viene asserito. La

negazione nega solo la proposizione principale ma rende la proposizione subordinata vera.

Un altro metodo è il test della famiglia, ossia condizionare la frase o porla come domanda. La relazione

di significato è un’inferenza logica, non una derivazione presupposizionale.

Le presupposizioni sono come le credenze di fondo di un parlante. Dal punto di vista pragmatico le

presupposizioni sono delle mosse conversazionali: quando due parlanti iniziano una conversazione

danno per scontate determinate conoscenze condivise, alcune sono basilari e sono informazioni di

background, altre invece sono date dal livello di conoscenza di una persona e delle sue esperienze

personali.

A seconda dell’interlocutore il parlante sceglierà se presupporre o meno delle informazioni.

In alcuni casi ci si può “comportare come se” alcune proposizioni siano conosciute o meno e questo

serve per velocizzare il discorso. Nel momento in cui l’informazione presupposta è controversa

l’interlocutore si fa delle domande e non aggiunge la nuova informazione al bagaglio culturale.

13/03/18

Le presupposizioni in pubblicità

La pubblicità è una forma di comunicazione argomentativa di massa, funzionale a un progetto più vasto

e in cui l’uso di un canale presuppone un pagamento. La pubblicità è utile a tutti perché agisce su tre di

quattro livelli del funnel.

I consumatori possono usufruire gratuitamente dei servizi.

Il cinema fa parte del mercato della ristorazione perché la maggior parte delle entrate è data dal cibo

che consumiamo mentre guardiamo il film.

La pubblicità è enormemente pervasiva, ovunque c’è la pubblicità. C’è un disinteresse totale alla

pubblicità perché siamo abituati.

Ci sono due vie cognitive:

- La via razionale

- La via emotiva

Nella pubblicità si usufruisce della via emotiva perché funziona di più quando non siamo concentrati.

Lo scopo finale non è persuaderci a comprare ma è la memorabilità. La pubblicità è fruita in un

momento in cui non dobbiamo comprare qualcosa ma ci rimane impresso. Più una pubblicità è

memorabile più ci ronza nella testa e quindi al momento dell’acquisto tendiamo a comprarlo perché ce

lo ricordiamo.

I tre mezzi più utilizzati dalle pubblicità sono:

1. Le immagini: sono ciò che apporta più emotività

2. Le scritte: sono importanti per l’effetto stroop

3. L’audio

Ci sono due tipi di pubblicità per quanto riguardo le campagne dei prodotti:

1. Pubblicizzare il brand storytelling

2. Pubblicizzare il prodotto problemi e soluzioni

Le metafore sono delle figure retoriche usate ampiamente in pubblicità. La metafora va letta in senso

pragmatico e non in senso semantico. Ci sono tre tipi di metafore in pubblicità

1. Solo visiva

2. Solo verbale

3. Sia visiva che verbale

Le immagini sono più efficaci delle parole infatti le metafore verbali sono poco usate in pubblicità.

Se si riescono a creare metafore visive efficaci bastano solo quelle, non servono le parole.

La formula più recente per l’apprezzamento M è uguale a ordine O per complessità C.

Ogni brand viene percepito in base a queste cinque dimensioni:

1. Sincerità

2. Competenza

3. Eccitamento

4. Sofisticatezza


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8

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AUTORE

e.man

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze psicosociali della comunicazione
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher e.man di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Panzeri Francesca.

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