Diritti umani: prima lezione
Dare una forma allo stato
Fine della dichiarazione universale quando ci parla di diritti umani? Ci sono dei diritti che devono venire protetti, meglio se con il supporto attivo degli stati. Tali diritti devono essere affermati indipendentemente dagli stati, quindi devono poter valere nello spazio internazionale.
Tradizione giusnaturalismo: funzione di questi diritti è di plasmare il potere politico, per cui esiste una stretta relazione tra ordine politico e diritti umani. In astratto, i giusnaturalisti parlavano di diritti universali, ma la funzione dei diritti è quella di plasmare l’ordine politico e quindi lo stato di diritto.
Nel 1948, la dichiarazione universale dei diritti umani ha obiettivi più articolati che non escludono quello di plasmare l’ordine politico. Bisogna cogliere il riferimento ai diritti umani e continuare quello che i giusnaturalisti facevano all’interno dello stato; però si può fare di più: costruire concretamente i meccanismi di tutela e protezione di questi diritti, che devono andare oltre lo stato.
Concezione estranea al giusnaturalismo moderno, per ragioni storiche. Tale corrente aveva nel proprio orizzonte di riferimento la costruzione dello stato moderno e non il suo parziale superamento. I diritti umani nello stesso tempo hanno bisogno dello stato per essere implementati, ma anche per superarlo.
Ambiguità: finalità teorica anche dei diritti naturali, che nella loro concretizzazione finiscono per essere completamente disegnati all’interno dell’ordinamento statale, perché sono in quel momento lo strumento di emancipazione che servirà a costruire un certo ordine politico.
Diritti umani e diritti naturali non hanno a che fare l’uno con l’altro, per ragioni politiche che spingono ad affermare nel secondo dopoguerra i diritti umani in modi diversi dai diritti naturali. Relazioni tra diritti umani/naturali con vari principi: di democrazia, uguaglianza (entrambi i diritti). Uguaglianza è il principio etico-politico più legato ad entrambi.
Struttura logica dei diritti: affermare un diritto vuol dire autonomamente un corrispettivo dovere. Rivendicare un diritto non è quasi mai un atto di armonia sociale. Strumenti di emancipazione, ma anche di conflittualità, poiché i diritti nascono dalla negazione, cioè quando si pensa che un diritto sia stato violato. La loro conflittualità rimane anche dopo il loro riconoscimento, infrangendo un apparente ordine.
Diritti umani: seconda lezione
Elementi da considerare
Elementi da considerare per definire i diritti umani in senso giuridico:
- Riferimento all’essere umano in quanto tale, indipendentemente da ulteriori connotazioni, certo dalla sua appartenenza a una comunità politica. L’idea di diritti umani si presenta come uno strumento che serve al di là della propria appartenenza all’orizzonte statale, base dell’universalità.
- I diritti sono inviolabili per definizione, quindi devono poter trovare una forma capace di garantire questa loro inviolabilità.
- Cosa esprimono questi diritti? Fanno riferimento a dei valori espressi dalle norme riferite ai diritti umani, che si legano in modo intrinseco alla dignità umana, la quale si lega all’universalità.
- I diritti umani possono essere definiti come delle posizioni soggettive, giuridiche riconosciute a fonti.
Diritti umani: 8 marzo
Contributo giusnaturalista
Elementi essenziali di contributo giusnaturalista al concetto di diritti umani/naturali. Il concetto di diritti naturali per come è stato elaborato ha contribuito alla nascita dei diritti umani. Le due categorie di diritti hanno funzioni diverse, ma vengono spesso sovrapposti.
Quale idea è utile per parlare del concetto di diritti naturali? Il diritto naturale è il punto di partenza: per diritto naturale si intende il diritto oggettivo, mentre per diritti naturali si intendono i diritti in senso soggettivo.
Il diritto naturale è un ordine giuridico che non consiste in un atto di disposizione del potere politico, ma appartiene alla natura; è connaturato alla razionalità umana, cioè è conoscibile attraverso la ragione umana. Tutti gli esseri umani sono accomunati dal fatto di essere razionali, quindi seguono norme razionali che garantiscono l’esistenza anche senza istituzioni politiche, perché si reggono su ciò che ogni essere umano vuole primariamente. Sono molto generali e hanno bisogno di essere meglio precisate attraverso il diritto positivo.
In questa prospettiva le norme di diritto positivo devono essere una specificazione del diritto naturale, cioè serve per far capire meglio la concretizzazione del diritto naturale in quella istanza. Qui coesistono due piani del diritto, con una gerarchia: il diritto positivo è meno importante del diritto naturale. Con questa idea arriviamo alla fine del 1700.
Nel 1800 prende invece il sopravvento l’idea di diritto che elimina il diritto naturale. Diritti naturali (soggettivi) non esisterebbero se non esistesse il diritto naturale, quindi un ordine naturale delle cose.
Contratto sociale è una metafora importante per capire in che prospettiva si guarda la giustificazione del momento politico: gli individui rinunciano a qualcosa in cambio di qualcos'altro che ritengono razionalmente conveniente, e definiscono il mandato del potere politico. In questa fase si pone il problema di giustificazione del potere politico (non il benessere dell'individuo, o altri diritti, quelli vengono dopo).
Il problema è definire la sfera dentro la quale lo stato possa o non possa entrare, fare in modo che il potere politico sia esercitato in rispetto di questa sfera (sfera della libertà di pensiero, di espressione e conoscenza e diritto alla proprietà). Hobbes e Locke sono diversi: Hobbes rinuncia a diritti naturali in cambio di sicurezza, mentre per Locke i diritti naturali rimangono alla base del contratto sociale.
Per questo motivo non prendiamo Hobbes come punto di riferimento come teorizzazione dei diritti naturali, perché per lui con lo stato spariscono i diritti naturali. Per Locke i diritti naturali sono prepolitici e continuano a rimanere validi alla costituzione dell’ordine politico e costituiscono un limite a ciò che il potere politico può fare.
Lo stato di natura è lo stato nel quale vige unicamente il diritto naturale. La condizione ideale per l’essere umano sarebbe la vita al di fuori delle istituzioni politiche, poiché il coordinamento sociale viene dall'osservanza del diritto naturale, per cui è possibile vivere senza stato. Lo stato non essenziale. La libertà naturale è perfetta e ideale.
I diritti naturali però non sono scritti, esistono solo nella ragione umana, ma ci sono individui meno razionali di altri. Ove non vi siano istituzioni, ognuno ha il potere di farsi giustizia da sé, ma con questo si rischia di precipitare in anarchia per la mancanza di imparzialità, visto che non c'è un giudice. Lo stato di natura è perfetto in astratto.
Gli individui razionali preferiscono vivere in condizioni istituzionali dove il potere politico previene questo esito. Nel contratto sociale si definisce il mandato delle istituzioni al potere politico. Il limite dello stato è il rispetto della libertà, e il suo fine la salvaguardia della libertà individuale (proprietà e sintesi ed espressione della libertà). Il fine dello stato è la salvaguardia dei diritti naturali.
Mancanze nello stato di natura
Cosa manca nello stato di natura che impedisce la salvaguardia dei diritti naturali? Legge stabile, fissa e notoria, riconosciuta con comune consenso come diritto del giusto. La legge naturale è giusta ma non tutti la conoscono. Stato di diritto: chi ha potere politico è soggetto alla legge. Questo modello nasce in concomitanza con il principio di separazione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario).
Stato regolato sul principio della separazione dei poteri. Per Locke il funzionamento del potere politico è a tutela dei diritti naturali, si esercita con i due principi sopra elencati, ed è necessario che quindi ci siano leggi certe e scritte. Il mandato del potere politico è il limite per il potere legislativo, e la legalità è il principio di controllo per gli altri due poteri dello stato.
Il potere politico si giustifica solo nella misura in cui accetta di avere come unico mandato quello della tutela dei diritti naturali. Quindi non è autorizzato niente di più se non il rispetto dei diritti naturali, non è legittimato se viola questi diritti.
Rapporto tra legge e diritti naturali
Il mandato del potere è quello di rispettare diritti naturali, non di definirli, il contenuto di questi diritti non è definito dalla legge. Quindi è importante la qualificazione di diritti come diritti naturali. Poiché sono prepolitici, non dipendono dalla legge per la loro esistenza.
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